Tra le band selezionate per Carne Fresca, Suoni dal Futuro, il progetto romano DLEMMA entra tra le nostre strade perdute per un racconto sincero e senza filtri. Nati da un intreccio di affetti e urgenze emotive, con un sound che fonde grunge, metal e vibrazioni alternative, i quattro componenti – Emma Leggieri, Emma Sola, Elisa Leggieri ed Edoardo Leggieri – danno forma ai dilemmi interiori di una generazione inquieta. Dopo il singolo Alien (2024) e l’EP Forget Me Not, si avvicinano all’uscita del loro primo album nel 2025. Hanno aperto gli Afterhours al Roma Summer Fest – Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone il 5 Luglio, nuovi alfieri di un’alternativa pulsante e in opposizione alla deriva plastificata della musica contemporanea. Scopriteli!
Quando, come e perché è nato il vostro progetto musicale?
Il progetto DLEMMA nasce nel 2023, quando Emma L (cantante) ed Emma S (bassista) si incontrano e iniziano a suonare insieme, creando fin da subito un legame forte non solo musicalmente ma anche dal punto di vista personale. Poco dopo siamo arrivati anche noi fratelli e cioè: Edoardo alla batteria ed Elisa alla chitarra, completando la formazione e dando così vita in modo definitivo alla band. DLEMMA nasce dal desiderio condiviso di creare musica, esprimere sé stessi e i propri sentimenti attraverso la musica in un contesto di amicizia e autenticità che possa consentire a tutti di tirare fuori quello che abbiamo senza essere giudicati o valutati da nessuno.
Cosa significa “suonare” rock per dei giovani come voi?
Per noi suonare rock oggi significa avere qualcosa da dire e dirlo senza filtri. È un modo per liberarci, per prendere posizione e far sentire la nostra voce in mezzo al rumore. La musica ci assorbe completamente, è il nostro modo migliore per comunicare ed esprimerci, e siamo tutti e quattro d’accordo nel dire che la sua potenza, la sua carica e al contempo la sua dolcezza ci consente di trasmettere all’esterno tutte quelle emozioni che a volte in parole non riusciamo a dire.
Quali sono i vostri principali riferimenti musicali?
Ci ispiriamo a band grunge come Soundgarden o Pearl Jam, ma ascoltiamo anche artisti italiani come gli Afterhours e i Verdena. Ci piace sperimentare e aggiungere sempre del nostro, infatti il nostro sound nasce proprio da questo mix.
Cosa significa per voi sperimentare e mescolare le carte?
Per noi sperimentare significa non avere paura di uscire dai confini del genere. Amiamo contaminare il nostro sound con influenze diverse: grunge, indie, metal e persino qualche spunto rap o pop. “Mescolare le carte” è il modo che abbiamo per non annoiarci mai e per sorprendere chi ci ascolta, ma senza perdere la nostra identità.
Cosa significa per voi essere stati selezionati nell’ambito della rassegna “Carne Fresca, Suoni dal Futuro”?
Per noi è stato un bel riconoscimento, ma anche un’occasione concreta per confrontarci con altre realtà che stimiamo. Durante la rassegna abbiamo conosciuto varie band molto interessanti, con cui si è creata una bella sintonia, sia umana che musicale. È bello vedere che ci sono ancora spazi dove chi fa musica nuova viene ascoltato senza filtri, senza dover inseguire mode. Carne Fresca ci ha fatto capire che siamo sulla strada giusta, ma che c’è ancora tanto da fare
Gli animi di Carne Fresca tipo Succi, Segale ed Agnelli vi hanno dato qualche consiglio?
Ognuno di loro ci ha regalato qualcosa e ci ha offerto consigli preziosi che porteremo con noi a lungo e che si sono rivelati utili fin da subito, in particolare: siamo molto grati a Manuel Agnelli per i suggerimenti sulla presenza scenica, che ci hanno aiutato a migliorare concretamente.
G. Succi ci ha trasmesso tanto e ci ha subito aiutato ad inserirci consentendoci di mettere da parte l’agitazione per tirare fuori quello che abbiamo. Li ringraziamo di cuore anche per averci dato l’opportunità di muovere i primi passi in questo mondo, permettendoci di esibirci all’Auditorium Parco della Musica di Roma.
Cosa rappresenta per voi Germi LdC di Milano?
Germi per noi è molto più di un locale: è un punto di riferimento. Uno di quei posti in cui senti che la musica è ancora una cosa viva, urgente, e non solo sottofondo da playlist. È uno spazio libero, dove puoi permetterti di rischiare, di sbagliare, di cercare. Aver avuto la possibilità di suonare lì ci ha fatto venire voglia di scrivere e spingerci oltre. È un luogo che non ti tratta da “emergente”, ma da artista, punto.
Come è stato aprire un gruppo storico come gli Afterhours? Il fatto di ritrovarvi con altre band in un cartellone così prestigioso vi fa sentire effettivamente parte di una scena? La vostra generazione concepisce questo concetto oppure vi sentite delle monadi?
Aprire per gli Afterhours è stato surreale e bellissimo. Gli Afterhours poi sono per noi una delle band che più ci ha insegnato cosa vuol dire fare musica con spessore, con identità. Ritrovarci su quel palco, a condividere lo stesso spazio, è stato un mix di ansia, orgoglio e carica pura. Riguardo al sentirsi parte di una scena: sì, lo sentiamo. Forse non esiste una scena “organizzata” come un tempo, ma ci sono connessioni vere tra band, c’è scambio. Condividiamo ansie, prove, palchi, idee. Non ci sentiamo monadi, o almeno, cerchiamo di non esserlo. E se una scena non c’è, forse siamo tutti noi che la stiamo costruendo adesso.
Se un giorno qualcuno del mondo mainstream vi chiedesse di modificare radicalmente il vostro sound per raggiungere il successo mediatico, accettereste compromessi?
Dipende dal tipo di compromesso. Siamo aperti al cambiamento, ci piace evolverci e metterci in discussione, ma solo se ha senso per noi, non perché ce lo impone qualcuno dall’esterno. Non ci sentiamo superiori al mainstream, semplicemente vogliamo che quello che facciamo resti autentico. Siamo molto gelosi dei nostri pezzi e non solo per quanto emotivamente rappresentino per noi ma anche e soprattutto per la sincerità e autenticità che si portano dietro, pertanto se un cambiamento dovesse arrivare in modo naturale, lo accoglieremo sicuramente, ma se invece si trattasse di stravolgere tutto solo per piacere di più, allora preferiremmo sicuramente restare coerenti con quello che siamo, anche se la strada dovesse essere molto in salita.
Come vi rapportate all’attuale sistema di promozione fatto di doping su ogni canale social? Lo condividete in qualche modo oppure credete ci sia un modo per arginarlo?
È un sistema complicato, e in certi momenti ti senti quasi obbligato a starci dentro per non sparire. Anche noi usiamo i social, ma cerchiamo di farlo senza forzarci troppo, senza trasformare tutto in una vetrina. Ci interessa di più far arrivare qualcosa di vero, che rincorrere numeri vuoti. Non abbiamo la pretesa di cambiare le regole, ma crediamo che si possa comunicare anche in modo più sincero, più umano. Alla fine, chi ti segue davvero lo capisce se c’è sostanza dietro.
Cosa significa costruire un’alternativa per voi?
Per noi costruire un’alternativa significa rifiutare le strade già tracciate. Non vogliamo inseguire modelli, ma creare uno spazio nostro. L’alternativa è suonare quello che sentiamo, senza filtri, anche quando può non piacere. È dare forma a quello che ci portiamo dentro, trasformarlo in musica e restituirlo a chi si sente come noi. Non siamo qui solo per intrattenere ma per comunicare un messaggio.
Lost Highways Seek your mood, Find your lost highways!
