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Un viaggio nell’autenticità sonora: intervista ai Rain Taylor

RainTaylor

La prossima tappa del nostro viaggio nei suoni dal futuro di Carne Fresca è il progetto Rain Taylor. Nato nel pieno della pandemia come percorso solista, si è evoluto rapidamente in un collettivo artistico guidato da amicizia, sperimentazione e apertura mentale. Si distingue per la sua profonda autenticità, la libertà creativa e la tensione verso l’originalità. Il cantato in inglese li proietta già in una dimensione internazionale. Piacevolmente sorpresi, si rintraccia un’anima grunge tra Mad Season e Mark Lanegan.  Si potranno gustare in apertura delle date degli Afterhours previste il 25.07 a Servigliano (FM), NoSound Fest – Parco Della Pace e il 26.07 a  Bellaria Igea Marina (RN), Beky Bay. Pronti a lasciarvi innamorare?

Quando, come e perché è nato il vostro progetto musicale?
Il progetto Rain Taylor è nato come iniziativa solista nel 2021, durante la pandemia. In quel periodo, sentivo il forte bisogno di trasformare in musica le mie esperienze e le sensazioni personali che la vita quotidiana mi offriva. Tuttavia, credo fermamente che la musica sia un’esperienza da condividere. Per questo, ho subito desiderato trasformare il progetto in qualcosa di più grande, cercando non solo dei musicisti di supporto, ma veri e propri amici e compagni di viaggio. Era fondamentale trovare persone affidabili, che credessero nella visione di Rain Taylor e, soprattutto, che fossero musicisti a mente aperta. Non volevo limiti di genere musicale; cercavo chi fosse desideroso di spaziare, sperimentare e dare il proprio tocco unico alle mie idee musicali. Ed è esattamente quello che abbiamo costruito.

Cosa significa “suonare” rock per dei giovani come voi?
Credo che nel 2025, “suonare rock” abbia assunto una miriade di significati. La parola stessa è stata, a mio parere, parecchio abusata nel corso degli anni, tanto da essere diventata quasi più un’attitudine che un genere musicale ben definito. Personalmente, non mi sento particolarmente “rock”, se intendiamo l’attitudine. La mia convinzione è che la musica sia qualcosa che trascende il personaggio o l’immagine che un artista proietta. Questa è una posizione che va in completa controtendenza rispetto all’industria musicale attuale, che sembra invece voler veicolare il messaggio che l’atteggiamento, l’estetica e l’immagine siano predominanti, quasi più importanti della musica stessa. Per noi, il valore risiede nella sostanza: la capacità di creare, emozionare e comunicare attraverso le note, indipendentemente da quanto “rock” possa sembrare il nostro look o il nostro modo di fare. È un approccio che privilegia l’autenticità e la profondità della proposta musicale.

Quali sono i vostri principali riferimenti musicali?
Rain Taylor nasce come progetto alla ricerca dell’originalità e di nuove sonorità attraverso la sperimentazione, farei fatica a elencare influenze musicali coerenti tra loro, ma sicuramente sono influenzato da molti artisti che dal mio punto di vista condividono diversi aspetti, come Marika Hackman, Laura Marling, Angel Olsen, se guardiamo una scena un po’ più moderna. Mentre per quanto riguarda i grandi nomi del passato, ma sicuramente attuali anche oggi, troviamo i Pink floyd, Portishead, Mark Lanegan, Jefferson Airplane.

Cosa significa per voi sperimentare e mescolare le carte?
Per noi, la sperimentazione è il processo attraverso cui diamo ordine al caos. Non ci sono limiti reali quando si esplora: se un’idea sonora ci entusiasma, troviamo il modo di farla funzionare. È come dare vita a un pensiero, renderlo tangibile e reale. Crediamo fermamente che questa sia la chiave per la ricerca di suoni originali: mantenere una mente aperta, senza fermarsi a ciò che è già stato creato. Se l’obiettivo è ricreare un particolare ambiente sonoro, il nostro approccio parte dal suono desiderato, piuttosto che dallo strumento specifico. È solo dopo aver chiaro il timbro e l’atmosfera che vogliamo ottenere che scegliamo o adattiamo gli strumenti per realizzare quella visione. Questo ci permette di innovare e di plasmare la nostra identità sonora in modo unico.

Cosa significa per voi essere stati selezionati nell’ambito della rassegna “Carne Fresca, Suoni dal Futuro”?
Quando abbiamo saputo che il nostro progetto era stato selezionato per la rassegna, non ci potevamo credere. Onestamente, non pensavamo fosse possibile, ed è per questo che siamo veramente felici e onorati di questa opportunità. Questa esperienza non solo ci ha dato la possibilità di suonare in contesti importanti che non avevamo mai “toccato con mano”, ma ci ha anche permesso di scoprire e conoscere personalmente molti altri artisti emergenti di grande talento. Sicuramente, questa è un’esperienza di cui faremo tesoro per tutta la vita.

Gli animi di Carne Fresca tipo Succi, Segale ed Agnelli vi hanno dato qualche consiglio?
Assolutamente sì. Abbiamo avuto il piacere di confrontarci con figure come Succi, Segale e Agnelli di Carne Fresca, e i loro consigli sono stati molto stimolanti. Hanno sottolineato l’importanza di valorizzare i brani in italiano. Questo è stato un feedback particolarmente utile, dato che stiamo già cercando di sviluppare il nostro sound e i nostri testi in italiano, parallelamente ai pezzi in inglese.

Cosa rappresenta per voi Germi LdC di Milano?
Per noi, Germi incarna una realtà salutare alla “nube tossica” che ha inquinato l’industria musicale. Lo vediamo come un potente punto di partenza per innescare un vero cambiamento. Siamo rimasti profondamente e positivamente colpiti, poiché non avevamo mai incontrato una realtà che non solo non promuove il mainstream, ma che dà voce e spazio a progetti autentici e più complessi, ben oltre la semplicità delle attuali classifiche.

Come sarà aprire un gruppo storico come gli Afterhours? Il fatto di ritrovarvi con altre band in un cartellone così prestigioso vi fa sentire effettivamente parte di una scena? La vostra generazione concepisce questo concetto oppure vi sentite delle monadi?
Siamo profondamente emozionati e onorati di annunciare che avremo il privilegio di aprire ben due date del tour di un gruppo storico e influente come gli Afterhours. Le nostre esibizioni si terranno il 25 luglio al Parco della Pace di Servigliano (MC) e il 26 luglio al Beky Bay di Igea Marina (RN). Per noi, è un riconoscimento significativo e non vediamo l’ora di condividere il palco con una band che ha lasciato un’impronta così profonda nella musica italiana. Per quanto riguarda il concetto di scena musicale, dobbiamo ammettere che finora non abbiamo avuto molte opportunità di viverlo appieno. La città da cui proveniamo presenta alcune sfide in termini di tessuto musicale attivo, con pochi artisti che si dedicano alla musica originale e, in particolare, che non mirano esclusivamente al mainstream. Tuttavia, la partecipazione alla rassegna Carne Fresca ci sta offrendo una prospettiva diversa. Ci sentiamo decisamente parte di una comunità di persone che condividono la nostra passione e credono fermamente nel valore intrinseco che la musica ha nella vita delle persone. È un’esperienza che ci sta arricchendo e ci fa sperare in un futuro più connesso per la musica indipendente.

Se un giorno qualcuno del mondo mainstream vi chiedesse di modificare radicalmente il vostro sound per raggiungere il successo mediatico, accettereste compromessi?
Assolutamente no. Uno dei concetti cardine del progetto Rain Taylor è proprio l’autenticità. Essere diversi da come siamo realmente, sia sul palco che fuori, sarebbe una presa in giro non solo per il pubblico, ma prima di tutto per noi stessi. La nostra musica nasce da esperienze vere e vogliamo che questa sincerità arrivi sempre a chi ci ascolta.

Come vi rapportate all’attuale sistema di promozione fatto di doping su ogni canale social? Lo condividete in qualche modo oppure credete ci sia un modo per arginarlo?
Possiamo dire che il progetto nutre un profondo disappunto per la direzione che ha preso l’attuale sistema di promozione, in particolare per la dipendenza quasi totale dai social media. Troviamo profondamente spiacevole che, per dare voce al proprio lavoro e farsi ascoltare, sia ormai inevitabile scontrarsi con la realtà dei social, diventata una sorta di dimensione alternativa in cui siamo tutti immersi. Non so se esista un modo efficace per arginare questa tendenza. Tuttavia, confrontandosi con coetanei e osservando le scene musicali emergenti, noto un crescente disprezzo nei confronti dei social. Sono percepiti come il punto di partenza obbligato per avviare qualsiasi progetto, e ciò alimenta in modo significativo la questione dell’immagine e la pressione a dover apparire sempre perfetti. Crediamo fermamente che questa “realtà alternativa” sia particolarmente dannosa per gli individui più sensibili, creando un ambiente in cui l’autenticità può essere sacrificata sull’altare dell’apparenza.

Cosa significa costruire un’alternativa per voi?
Spesso, l’esigenza di un’alternativa nasce da una sensazione di soffocamento all’interno del sistema preesistente. È un bisogno profondo di creare uno spazio, una comunità che rispecchi i nostri ideali più autentici. Non si tratta solo di ribellione, ma di un desiderio intrinseco di riconnettersi con valori che sentiamo siano stati persi o distorti, pur essendo consapevoli dei limiti e delle sfide che un’impresa del genere comporta.

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