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	<title>Lost Highways &#187; Uncategorized</title>
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	<description>Seek your mood, Find your lost highways!</description>
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		<title>Spina: Il mio posto migliore, l’album d’esordio</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Mar 2026 11:15:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Amalia Dell'Osso]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[SPINA “IL MIO POSTO MIGLIORE”, L’ALBUM DI ESORDIO In uscita venerdì 27 marzo 2026 Esce venerdì 27 marzo 2026 per l’etichetta ad est dell’equatore “Il mio posto migliore”, l’album d’esordio di Spina. Ascolta l&#8217;album sugli store digitali: https://ffm.to/il-mio-posto-migliore A cinque anni dall’EP Sogni Strani (2021), il cantautore originario della provincia di Salerno, torna con un nuovo lavoro in &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><strong>SPINA</strong></p>
<p align="center"><strong>“IL MIO POSTO MIGLIORE”,</strong></p>
<p align="center"><strong>L’ALBUM DI ESORDIO</strong></p>
<p align="center"><em>In uscita venerdì 27 marzo 2026</em></p>
<p align="center"><img class="alignright size-full wp-image-51972" src="https://www.losthighways.it/wp-content/uploads/spina.jpg" alt="spina" width="960" height="960" /></p>
<p style="text-align: justify;">Esce venerdì 27 marzo 2026 per l’etichetta <strong>ad est dell’equatore</strong> “<strong>Il mio posto migliore</strong>”, l’album d’esordio di <strong>Spina</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ascolta l&#8217;album sugli store digitali: <a href="https://ffm.to/il-mio-posto-migliore" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://ffm.to/il-mio-posto-migliore&amp;source=gmail&amp;ust=1774954713632000&amp;usg=AOvVaw31Q75sENMzINb0l3PLTesj">https://ffm.to/il-mio-posto-<wbr />migliore</a></p>
<p>A cinque anni dall’EP <em>Sogni Strani</em> (2021), il<strong> </strong>cantautore originario della provincia di Salerno, torna con un nuovo lavoro in studio: estetica punk, testi che parlano di disagio generazionale e un suono sporco con riferimenti al rock anni ’70 e ai Velvet Underground di Lou Reed.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle 11 canzoni vengono affrontati svariati argomenti: alcuni strettamente personali (la scoperta di sé stessi, l’amore, problemi familiari), altri invece ispirati a quello che sembra essere un vero e proprio disagio generazionale (ansia, incertezza sul futuro, depressione).</p>
<p style="text-align: justify;">“<strong>Il mio posto migliore</strong>” è il risultato di un lavoro di scrittura partito nel 2020, durante la pandemia, grazie alla “scoperta” del pianoforte, che diventa per Spina il diversivo principale in quelle lunghe giornate di quarantena, ma grazie anche e soprattutto all’incontro con <strong>Claudio Domestico (Gnut)</strong> il quale, insieme a <strong>Stefano Piro</strong>, decide di curare la produzione artistica del disco nel 2023.</p>
<p style="text-align: justify;">Il titolo del disco evoca il bisogno di un posto sicuro: Spina affronta la difficoltà di coltivare la propria unicità e trovare al tempo stesso il proprio posto nel mondo, senza diventare vittima del peso schiacciante della realtà. Pur avendo trattato questo tema in modo strettamente personale, l’artista si è presto reso conto di non essere l’unico a provare questo disagio: al contrario, questo sentimento di inadeguatezza è una vera e propria piaga generazionale, dovuta a un mondo che corre troppo e che in molti casi coglie alla sprovvista “i giovani d’oggi”.</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Ne <strong>Il mio posto migliore</strong> ho voluto fotografare il disagio e la difficoltà che vive oggi la cosiddetta “Gen Z” nel tentativo di trovare il proprio posto nel mondo, un mondo che mette costantemente in competizione e non accetta tregua</em>” – dice Spina.</p>
<p style="text-align: justify;">La sfida che si pone Spina in questo disco è quella di vivere la vita inseguendo le proprie passioni, prendendosi il tempo necessario per raggiungere il proprio equilibrio senza soccombere sotto il peso e l’ansia che molto spesso, purtroppo, la società di oggi impone.</p>
<p>Annunciate anche le prime date del <strong>tour</strong>:</p>
<p>10/04/2026 Memis &#8211; Atena Lucana (SA)<br />
18/04/2026 Shabby &#8211; Omignano (SA)</p>
<p>29/04/2026 Pota la pizza &#8211; Calcinato (BS) // live con Sean Albain<br />
30/04/2026 Off Topic &#8211; Torino // live con Sean Albain<br />
01/05/2026 Secret Concert &#8211; Cuneo // live con Sean Albain<br />
02/05/2026 Germi &#8211; Milano // live con Sean Albain<br />
07/05/2026 Mamamù &#8211; Napoli // live con Sean Albain<br />
08/05/2026 Marea &#8211; Salerno // llive con Sean Albain<br />
09/05/2026 Gran Caffè Trezza &#8211; Teggiano (SA) // live con Sean Albain</p>
<p><em>(calendario in continuo aggiornamento)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-large wp-image-51973 aligncenter" src="https://www.losthighways.it/wp-content/uploads/SPINA_26-1024x683.jpg" alt="SPINA_26" width="618" height="412" /></p>
<p><strong>BIO SPINA</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Spina è un cantautore classe ‘98 originario della provincia di Salerno. Estetica punk, testi che parlano di disagio generazionale e un suono sporco con riferimenti al rock anni ’70 e ai velvet underground di Lou Reed.<br />
Il progetto nasce nel 2018, quando pubblica il suo primo singolo “Darò fuoco alla mia casa”, che sarà poi seguito da una serie di singoli pubblicati tra il 2018 e il 2021 fino a quando, a marzo dello stesso anno, pubblica il suo primo EP di 5 brani (totalmente autoprodotto) dal titolo “Sogni Strani”.<br />
Negli anni ha avuto la possibilità di esibirsi in svariati festival in tutta Italia, tra i quali il Meeting del mare (in apertura a Motta nel 2019), il Reset festival all’Off Topic di Torino, ma anche in tantissimi locali e piccoli club, tra la provincia di Salerno e Napoli.<br />
Il 27 marzo 2026 esce il suo primo disco, dal titolo “Il mio posto migliore”, contenente 11 brani. Il disco è stato prodotto da Claudio Domestico (Gnut) e Stefano Piro, che hanno deciso di lavorare al progetto dopo aver conosciuto Spina in una lab di songwriting organizzata dallo stesso Gnut.<br />
“Il mio posto migliore” è pubblicato dall’etichetta “ad est dell’equatore”.</p>
<p> <strong>Segui Spina:</strong></p>
<p>IG: <a href="https://chiagiorgi.voxmail.it/nl/pvmzzz/y0i2m7/xy7djs3/uf/4/aHR0cHM6Ly93d3cuaW5zdGFncmFtLmNvbS9zcGluYXNjYWxsZS8?_d=B2Q&amp;_c=1af165ae" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://chiagiorgi.voxmail.it/nl/pvmzzz/y0i2m7/xy7djs3/uf/4/aHR0cHM6Ly93d3cuaW5zdGFncmFtLmNvbS9zcGluYXNjYWxsZS8?_d%3DB2Q%26_c%3D1af165ae&amp;source=gmail&amp;ust=1774954713632000&amp;usg=AOvVaw07Bevm0Ze-JOR-3RPt8cXF">https://www.instagram.com/<wbr />spinascalle/<br />
</a>YT: <a href="https://www.youtube.com/@spina9236" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.youtube.com/@spina9236&amp;source=gmail&amp;ust=1774954713632000&amp;usg=AOvVaw2L-XcU0BM-kmGmKYERjTG6">https://www.youtube.com/@<wbr />spina9236</a></p>
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		<pubDate>Wed, 07 Aug 2024 22:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<pubDate>Wed, 07 Aug 2024 22:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<title>Torneremo a scorrere: Afterhours Live @ Bologna Sonic Park 18/07/2019</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2019/07/24/torneremo-a-scorrere-afterhours-live-bologna-sonic-park-18072019/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Jul 2019 13:17:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Katia Arduini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Live report]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Non è mai facile trovare le parole giuste per raccontare le emozioni di un live, soprattutto se questo ti coinvolge fino alle viscere. Viene quasi voglia di rinunciare, certi che sia impossibile rendere l’idea, anche solo in minima parte, eppure ci sono eventi che non possono non essere narrati. Il 18 luglio, gli Afterhours sono &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/67082832_1091801847685346_6345833807840542720_o.jpg"><img class=" size-large wp-image-42914 aligncenter" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/67082832_1091801847685346_6345833807840542720_o-1024x683.jpg" alt="67082832_1091801847685346_6345833807840542720_o" width="618" height="412" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Non è mai facile trovare le parole giuste per raccontare le emozioni di un live, soprattutto se questo ti coinvolge fino alle viscere. Viene quasi voglia di rinunciare, certi che sia impossibile rendere l’idea, anche solo in minima parte, eppure ci sono eventi che non possono non essere narrati.<br />
Il 18 luglio, gli Afterhours sono tornati a Bologna con un concerto all’interno del Bologna Sonic Park. L’ultimo album in studio della band, <strong><em>Folfiri o Folfox</em></strong>, è uscito tre anni fa. Un tour e poi una sorta di stop, che ha visto un Manuel Agnelli televisivo, un evento celebrativo dei trent’anni di carriera della band che ha mandando in visibilio il Mediolanum Forum di Assago il 10 aprile dello scorso anno, l’apertura del locale Germi a Milano, un tour teatrale nella formula del duo Agnelli/D’Erasmo. Ma quando hai lo spirito animato dal fuoco del rock, la voglia di suonare dal vivo è insaziabile e così la band ha scelto di regalare due date al suo pubblico: la prima il 18 luglio a Bologna e la seconda il 19 agosto al Cinzella Festival di Grottaglie, in provincia di Taranto.<br />
Il live è stato anticipato dagli I Hate My Village (gruppo composto dal batterista degli Afterhours, Fabio Rondanini, dal chitarrista dei Bud Spencer Blues Explosion, Adriano Viterbini, dal cantante dei Verdena, Alberto Ferrari, e dal bassista dei Jennifer Gentle, Marco Fasolo) e da Rancore, rapper che ha portato sul palco dell’Ariston, insieme a Daniele Silvestri, <strong><em>Argentovivo</em></strong>, brano scritto e interpretato grazie anche alla collaborazione di Agnelli. Dei primi conoscevo l’album omonimo e ho potuto apprezzare la loro potenza anche dal vivo, ma il secondo mi ha letteralmente incantata. L’artista romano è riuscito a catalizzare l’attenzione di tutti i presenti, grazie alla rabbia che scaturisce dai versi tratti dall’album <strong><em>Musica per Bambini</em></strong>.<br />
Ore 21.30: gli Afterhours si appropriano del palco e tutto il resto sparisce. Per due ore e mezzo, la band di Agnelli ha lanciato sul pubblico una scarica rock, di quelle che colpiscono lasciando senza fiato. L’Arena Joe Strummer del Bologna Sonic Park è stata teatro di un concerto rivelatosi un concentrato di energia: quella che si respirava sul palco e quella della platea.<br />
Un live partito forse un po’ in sordina, ma che è cresciuto con il susseguirsi dei brani, fino a esplodere. I sei musicisti sono stati impeccabili: Rodrigo D’Erasmo e le stilettate del suo violino, Roberto Dell’Era al basso e il suo immancabile stile anni ’70, Xabier Iriondo e Stefano Pilia e le loro chitarre così tremendamente rock, Fabio Rondanini e il battito cardiaco della band segnato dalla sua batteria e un frontman che è attitudine, sfrontatezza, consapevolezza che, a 53 anni, non ha bisogno di chiedere il permesso a nessuno per fare ed essere quello vuole.<br />
<strong><em>Rapace</em></strong>, <strong><em>Male di Miele</em></strong>, <strong><em>Strategie</em></strong> (dedicata al pubblico), <strong><em>Germi</em></strong>: un inizio che toglie il fiato, che lascia interdetti.<br />
“<em>Grazie mille per essere qui stasera in così tanti. Non è mai scontato e non lo diamo mai per scontato</em>”: una frase che Agnelli ripeterà più volte durante la serata, a sottolineare l’importanza di mettersi sempre in gioco, di non sentirsi mai arrivati, anche dopo una carriera trentennale.<br />
<strong><em>Ossigeno</em></strong> fa urlare, saltare il pubblico, catapultandolo nel presente della band e portando a intonare <strong><em>Non Voglio Ritrovare Il Tuo Nome</em></strong>. Manuel Agnelli si racconta, attraverso aneddoti che spiegano la nascita delle canzoni. “<em>Ho scritto questo pezzo quando mi sono accorto di essermi talmente accanito e concentrato in un percorso da perdere di vista la ragione che mi aveva spinto ad iniziare. Da perdere di vista il sogno che avevo. Non dimenticate mai perché sognate. State attenti, ricordatevi sempre dei vostri sogni. Questa è <strong>Padania</strong></em>”.<br />
L’invito a inseguire sempre i propri sogni, senza però farsi fagocitare dagli stessi, viene seguito da un’amara considerazione sulla situazione sociale e politica, esternata attraverso le parole de <strong><em>Il Paese È Reale</em></strong>, pezzo del 2009 ma che mantiene, purtroppo, intatta la sua attualità.<br />
<strong><em>Bianca</em></strong> è l’occasione per omaggiare la musa che la ispirò, <strong><em>Oppio</em></strong> è quella per ringraziare Xabier Iriondo di essere tornato nella band mentre la strumentale <strong><em>Cetuximab</em></strong> è una scarica di adrenalina pura, che conferma la forma smagliante della band.<br />
Arriva il momento per l’esecuzione di due brani tratti da <strong><em>Folfiri o Folfox</em></strong>: <strong><em>Grande</em></strong>, in versione chitarra e voce, e <strong><em>Ti Cambia Il Sapore</em></strong>. Due punti di vista, quello di un figlio e quello di un padre che sente “<em>la vita che gocciola</em>”, che rappresentano uno dei picchi emozionali del live. Una performance vocale impeccabile, un urlo di dolore, una confessione personale che diventa collettiva, che si alza dal palco, dalla platea per diventare una voce unica.<br />
<strong><em>Ballata Per La Mia Piccola Iena</em></strong>, <strong><em>Non È Per Sempre</em></strong> sono ormai diventati una sorta di inni, da cantare in coro, da tatuarsi sulla pelle e nell’anima. <strong><em>Costruire Per Distruggere</em></strong>, <strong><em>Se Io Fossi Il Giudice</em></strong>, <strong><em>Né Pani Né Pesci</em></strong> sono i brani che, tra ironia e sarcasmo, contribuiscono a mantenere altissimo il livello di una performance che non cede nemmeno per un secondo<strong><em>. Il Mio Popolo Si Fa</em></strong> e <strong><em>La Sottile Linea Bianca</em></strong> anticipano la chiusura della prima parte del set, chiosa <strong><em>Il Sangue Di Giuda</em></strong>, arricchita dalle armonie distorte del violino di Rodrigo D’Erasmo. Una vera pugnalata nello stomaco, che necessita di una pausa per tornare a respirare.<br />
Il primo dei tre encore, acclamati dal fragore degli applausi del pubblico, vede Agnelli presentarsi sul palco lanciando la maglietta, rimanendo a petto nudo per fare, ancora una volta, roteare il suo microfono in aria ne <strong><em>La Verità Che Ricordavo</em></strong>. <strong><em>La Vedova Bianca </em></strong>e<strong><em> Bye Bye Bombay</em></strong>, in duetto con il pubblico, chiudono il primo bis. Ma la platea non è ancora sazia: le iene ne vogliono ancora così il loro capobranco le accontenta, arrivano <strong><em>Quello Che Non C’è</em></strong> e una potentissima cover di <strong><em>You Know You’re Right</em></strong> dei Nirvana, testimonianza che le aspettative di cambiamento sono morte con Kurt Cobain. La quarta e ultima parte del concerto si apre con Agnelli al piano che esegue un’emozionante <strong><em>Ci Sono Molti Modi</em></strong>. Le note di <strong><em>Voglio Una Pelle Splendida</em></strong> chiudono quella che è stata una serata perfetta.<br />
Chi era presente al Bologna Sonic Park non ha assisto solo a un semplice concerto, ma a un vero e proprio scambio: di energia, di emozioni, di vissuto. Un raccontarsi e accogliersi a vicenda, da parte di chi era sul palco e dalla platea. Lacrime, sorrisi, urla, silenzi a sugellare un rapporto indissolubile, la voglia di esserci, di chiudere dei cerchi per poi “tornare a scorrere” più impetuosi di prima.</p>
<p style="text-align: justify;">Foto: <a href="https://www.facebook.com/BolognaSonicPark/photos/pcb.1091804504351747/1091801841018680/?type=3&amp;theater">Bologna Sonic Park</a></p>
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		<title>S/T &#8211; Tense Up!</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Apr 2019 20:27:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Katia Arduini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[I Tense Up! sono un duo cresciuto nelle pianure reggiane. La nebbia deve averli ispirati, tanto da portarli a creare melodie che sarebbero perfette per le colonne sonore dei thriller anni ’70. Il progetto nasce nel 2015, da un’idea del chitarrista Vincenzo Melita, ma si concretizza solo più tardi, grazie all’incontro con il batterista Luca &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/TENSEUP_ep_cover.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-42729" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/TENSEUP_ep_cover-200x200.jpg" alt="TENSEUP_ep_cover" width="200" height="200" /></a>I Tense Up! sono un duo cresciuto nelle pianure reggiane. La nebbia deve averli ispirati, tanto da portarli a creare melodie che sarebbero perfette per le colonne sonore dei thriller anni ’70. Il progetto nasce nel 2015, da un’idea del chitarrista Vincenzo Melita, ma si concretizza solo più tardi, grazie all’incontro con il batterista Luca Bajardi. Il sound dei Tense Up! unisce surf rock, jazz, garage punk creando melodie risonanti, rumorose, frenetiche, in perfetto stile noir. Il tutto solo attraverso l’uso di chitarre, batteria pesante, basso e organo, fatta eccezione per alcuni dialoghi di pellicole in bianco e nero inseriti qua e là. L’album dei Tense Up! è pura contaminazione, tra i generi e tra le arti. Un’unione perfetta tra l’immaginario delle pellicole cinematografiche e quello musicale. Suspense, inquietudine, follia sono i protagonisti di una messinscena che non può lasciare indifferenti. Il primo album dei Tense Up!, registrato alla fine del 2018, uscirà il 29 aprile 2019, ma potete già ascoltarlo in anteprima streaming dalle pagine di LostHighways.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span> Dischi Bervisti &#8211; 2019</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"> Vincenzo Melita (chitarre) – Luca Bajardi (batteria)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>Mr: Memory</li>
<li>Carrusel</li>
<li>I Killed Him</li>
<li>Astraphobia</li>
<li>The Key</li>
<li>Private Traps</li>
</ol>
<p><span style="color: #971b7a;">Links: </span><a href="https://www.facebook.com/tenseupband"> Facebook </a><a href="http://tenseup.band/"> Sito Ufficiale </a></p>
<p><iframe src="https://w.soundcloud.com/player/?url=https%3A//api.soundcloud.com/playlists/648058620%3Fsecret_token%3Ds-kanm1&amp;color=%23fec936&amp;auto_play=false&amp;hide_related=false&amp;show_comments=true&amp;show_user=true&amp;show_reposts=false&amp;show_teaser=true" width="100%" height="450" frameborder="no" scrolling="no"></iframe></p>
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		</item>
		<item>
		<title>“Noi siamo Afterhours”: in arrivo il docufilm</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Oct 2018 20:30:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Katia Arduini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[È in arrivo “Noi siamo Afterhours”, il docufilm sulla band di Manuel Agnelli. È la stessa band ad annunciarlo dalla loro pagina face book &#8220;Noi siamo Afterhours&#8221; è qualcosa di più di un documentario sulla notte di Assago, sulle emozioni di chi era lì, tra 12.000 altre persone, e su chi era sul palco, davanti &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/s1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-41569" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/s1.jpg" alt="s" width="820" height="312" /></a>È in arrivo “Noi siamo Afterhours”, il docufilm sulla band di Manuel Agnelli. È la stessa band ad annunciarlo dalla loro pagina face book<br />
&#8220;Noi siamo Afterhours&#8221; è qualcosa di più di un documentario sulla notte di Assago, sulle emozioni di chi era lì, tra 12.000 altre persone, e su chi era sul palco, davanti a un Forum di Assago soldout. &#8220;Noi siamo Afterhours&#8221; è un modo per ripercorrere 30 anni di musica, dagli esordi in inglese alle tournée internazionali fino a oggi, con un linguaggio intimo. Lo abbiamo realizzato in questi mesi, affiancati da un regista come Giorgio Testi, capace di trasferire questa urgenza in immagini. Oggi siamo davvero lieti di annunciare che &#8220;Noi siamo Afterhours&#8221; sarà presentato in anteprima assoluta alla Festa del Cinema di Roma, il prossimo 23 ottobre. Il film, prodotto da IslandRecords/Universal Music Italia, farà parte di un progetto più ampio al quale stiamo lavorando.<br />
Vi aspettiamo a Roma!&#8221;<br />
#noisiamoafterhours<br />
Prevendite a partire dalle 9.00 del 12 ottobre sul circuito Ticketone. A breve ulteriori news e informazioni.</p>
<p style="text-align: left;">Fonte: <a href="http://“NoisiamoAfterhours”:inarrivoildocufilm">Facebook</a></p>
<p><iframe src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fafterhours%2Fvideos%2F2131641870180440%2F&#038;show_text=0&#038;width=560" width="560" height="315" style="border:none;overflow:hidden" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" allowFullScreen="true"></iframe></p>
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		<title>Mike Shinoda – Post Traumatic</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Oct 2018 07:36:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Katia Arduini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Album]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[La perdita è un dolore forte, di quelli che ti si attaccano addosso e non se ne vanno. Cerchi un modo per riempire il vuoto determinato da chi ti ha lasciato, ma nessuno ha la cura giusta perché ogni vuoto è diverso, ogni dolore è diverso. Se sei fortunato, trovi un appiglio, un gancio che &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/post-traumatic-mike-shinoda-cover-ts1529023600.jpeg.jpg"><img class="  wp-image-41460 alignleft" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/post-traumatic-mike-shinoda-cover-ts1529023600.jpeg-200x200.jpg" alt="post-traumatic-mike-shinoda-cover-ts1529023600.jpeg" width="200" height="200" /></a>La perdita è un dolore forte, di quelli che ti si attaccano addosso e non se ne vanno. Cerchi un modo per riempire il vuoto determinato da chi ti ha lasciato, ma nessuno ha la cura giusta perché ogni vuoto è diverso, ogni dolore è diverso. Se sei fortunato, trovi un appiglio, un gancio che ti aiuta a risalire, a rimetterti in piedi e ripartire. L’appiglio di Mike Shinoda è la musica, quella che l’aveva unito all’amico fraterno Chester, diventando, in un certo senso, anche il suo lascito. <strong><em>Post Traumatic</em></strong>, disco solista di quello che, fino a un anno fa, era conosciuto come parte dei Linkin’ Park, è un album le cui tematiche sono la perdita, l’abbandono, la risalita per tornare a vivere, senza mai dimenticare. Sedici tracce, sedici pezzi di vita che suonano come una sorta di “diario terapeutico”. Un disco che parte cupo, arrabbiato, sofferente per poi, man mano, esplodere, facendo emergere la voglia di Shinoda di andare oltre, di affrontare tutto con un sorriso. Il punto di svolta è rappresentato dal brano <strong><em>Crossing a Line</em></strong>, in cui Shinoda, su una base pop-trap, parla con Chester e gli spiega di aver bisogno di andare oltre, senza però dimenticarlo. Il sound si discosta molto rispetto a quello dei Linkin’ Park, almeno dei primi dischi della band. La parte più aggressiva è quasi del tutto abbandonata, lasciando spazio a un mix tra hip-hop, trap e pop. Basi elettroniche, autotune, rime sputate quasi con rabbia, che fanno da contrasto a un cantato più delicato. Non mancano le collaborazioni (Chino Moreno dei Deftones, Machine Gun Kelly, Blackbear, K.Flay, Grandson) e pezzi, come la strumentale <strong><em>Brooding</em></strong> e la successiva <strong><em>Promises I Can&#8217;t Keep</em></strong>, che richiamano maggiormente al sound dei Linkin’ Park. Da segnalare il brano <strong><em>I.O.U.</em></strong>, pezzo dark di hip-hop arrabbiato. <strong><em>Post Traumatic</em></strong> è un album sincero, a tratti commovente. La produzione e la promozione sono modeste, quasi come se Shinoda volesse entrare in punta di piedi nelle vite dei fan dei Linkin’ Park, rispettando il loro dolore ma ribadendo il suo diritto a essere vivo. Ciò nonostante, il disco risulta completo sotto ogni punto di vista, senza trascurare neppure l’aspetto artistico (molto sentito e presente, sia nei video in alcuni casi realizzati da solo che nei vari artwork e dipinti che accompagnano il progetto).</p>
<h2>Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span> Warner Bros. / Machine Shop &#8211; 2018</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"> Mike Shinoda<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>Place to Start</li>
<li>Over Again</li>
<li>Watching As I Fall</li>
<li>Nothing Makes Sense Anymore</li>
<li>About You (feat. blackbear)</li>
<li>Brooding &#8211; Instrumental</li>
<li>Promeses I can’t Keep</li>
<li>Crossing A Line</li>
<li>Hold It Togheter</li>
<li>Ghosts</li>
<li>Make It Up As I Go (feat. K.Flay)</li>
<li>Lift Off (feat. Chino Moreno and Machine Gun Kelly)</li>
<li>I.O.U.</li>
<li>Running From My Shadow (feat. grandson)</li>
<li>World’s on Fire</li>
<li>Can’t Hear You Now</li>
</ol>
<p><span style="color: #971b7a;">Links: </span><a href="https://www.facebook.com/mikeshinoda/">Facebook </a><a href="http://www.mikeshinoda.com/">Sito Ufficiale</a></p>
<p><iframe width="618" height="348" src="https://www.youtube.com/embed/MAHif75XlPU?feature=oembed" frameborder="0" allow="autoplay; encrypted-media" allowfullscreen></iframe></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"> </span></p>
<p><iframe src="https://embed.spotify.com/?uri=spotify:album:1OCbKbK5GlDx5h2cx4E6hP" width="618" height="783" frameborder="0" allowTransparency="true"></iframe></p>
]]></content:encoded>
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		<title>SolDo @ Mamamù, Napoli 30 marzo 2018</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2018/04/05/soldo-mamamu-napoli-30-marzo-2018/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Apr 2018 13:03:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Cuccaro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Live report]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[La piccola sala del Mamamù è gremita, il pubblico si spinge fin sui bordi del piccolo palchetto, rettangolo blu e viola, aperto sui gialli scuri di cenere del centro storico di Napoli. SolDo, Alessio Sollo + Claudio Domestico, l&#8217;incontro di due voci, due visioni, due approcci alla musica diametralmente opposti, che trovano il giusto equilibrio in &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/SolDo-at-Mamamù.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-40416" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/SolDo-at-Mamamù.jpg" alt="SolDo at Mamamù" width="630" height="435" /></a>La piccola sala del Mamamù è gremita, il pubblico si spinge fin sui bordi del piccolo palchetto, rettangolo blu e viola, aperto sui gialli scuri di cenere del centro storico di Napoli. SolDo, Alessio Sollo + Claudio Domestico, l&#8217;incontro di due voci, due visioni, due approcci alla musica diametralmente opposti, che trovano il giusto equilibrio in un sodalizio umano, d&#8217;amicizia prima ancora che artistico; come dichiara lo stesso Sollo nel corso della serata &#8216;io vengo dal punk, Claudio dal folk&#8217;. I SolDo sono dunque un duo punk-folk? Decisamente no. La voce di Sollo, felpa dei Linkin Park e t-shirt degli Arctic Monkeys, è punk solo d&#8217;attitudine, potenza non curata (canta a quasi mezzo metro dal microfono!) che agisce d&#8217;istinto col sapore di un antico timbro partenopeo che non avrebbe sfigurato nella prima formazione della Nuova Compagnia di Canto Popolare, anche se privo di quelle implicazioni filologiche: la sua è una voce che si esprime con la naturalezza inconsapevole di una lingua madre. Gnut, volto nascosto dalla coppola calcata, curvo sulla sua amata chitarra intona suoni che risalgono differenti profondità, con accenti sfumati e rochi che trovano un inaspettato completamento nel registro basso e doppio di Sollo. Gli lascia il ruolo di imbonitore che intrattiene il pubblico con verve spontanea e teatrale raccontando aneddoti improbabili quanto veritieri, e poi lo stuzzica e incalza fino a riprendere le fila di una scaletta altrimenti sfilacciata. Scopriamo così che due amici che volevano giocare alla Play Station a casa di Gino Fastidio si ritrovano invece a scrivere canzoni solo perché Gino, quella sera, dormiva. È dunque più che appropriata la ragione sociale del duo, SolDo, fusione autoironica di due cognomi, ma anche intervallo congeniale a Gnut che lo declina in varie tonalità con l&#8217;ausilio di un capotasto che varia posizione ad ogni brano. Una sequenza di accordi che gli consente di marcare con precisione i bassi profondi, anche grazie al timbro corposo e pulito della fidata &#8216;ciaccarella&#8217;, talvolta concordando la tonalità con Gianluca Capurro che arricchisce il sound del duo con le venature blues della sua dodici corde, non amplificata, e rinforza i cori dalle retrovie. Nella prima parte dell&#8217;esibizione si propone un repertorio di inediti, composti sorseggiando <strong><em>&#8216;Nu bicchiere &#8216;e</em> vino </strong>a partire dai testi che Sollo, Bukowski napoletano convinto che l&#8217;amore sia l&#8217;<strong><em>Ultimo pensiero</em></strong> prima di addormentarsi, affida quotidianamente al vento dei social e che Gnut trasforma in canzoni con la sua personale musicalità. Sottolineando questo processo creativo Domestico chiede all&#8217;amico di declamare alcuni di questi testi come introduzione alla parte propriamente cantata, aggiungendo suggestiva teatralità alla performance. Lo stesso Gnut si lancia talvota in gustose accelerate swing, chiosando con ironia &#8216;questa canzone sembra degli Aristogatti&#8217;. Ed è sempre lui a proporre inaspettatamente una cover dei Royksopp, vincendo lo scetticismo di Sollo, con una passionale coralità che ripulisce gli orpelli sintetici del gruppo norvegese e traghetta nell&#8217;orbita della sua produzione originale una cadenza quasi dark alla Cranes. Ma l&#8217;ironia prende il sopravvento e la seconda parte del set è una partita di ping-pong in cui i due SolDo si lanciano metaforicamente l&#8217;esecuzione di una canzone dell&#8217;uno o dell&#8217;altro, anche se come scherza Sollo i suoi brani vengono reinterpretati secondo il mood di Gnut, quelli di Gnut secondo lo stile di Gnut, &#8216;in pratica si diverte solo lui&#8217;. E infatti si comincia dalla sua ballata delicatamente consolatoria <strong><em>&#8216;Nu poco &#8216;e bene</em></strong> dedicata alle prostitute, un successo che il pubblico già canta a memoria. <em><strong>Loser</strong></em> dei Collettivo perde tutti gli accenti wave dell&#8217;originale ma neanche un po&#8217; della sua grinta malinconica. E dal fluido armonico di <strong><em>Dimmi cosa</em> <em>resta</em></strong> si passa al ritmo scanzonato di <strong><em>Perfect suicide</em></strong>. Non è dunque un caso che per il finale un altro pirata della ciurma del Capitone, Roberto Colella, fino ad allora accucciato in un angolo del palchetto ad ascoltare il concerto da buon amico, si unisca alla band per eseguire <strong><em>L&#8217;ammore &#8216;o vero</em></strong>. E dal petto scompare ogni paura.</p>
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		<title>Together at last &#8211; Jeff Tweedy</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Oct 2017 13:54:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Cuccaro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Album]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Trent’anni di carriera alle spalle, Jeff Tweedy dell’Illinois. Compie cinquant’anni e decide di festeggiarli in solitaria ripercorrendo voce e chitarra acustica alcune tappe della sua band principale, i Wilco, nonché del side-project Loose Fur, due terzi Wilco più Jim ‘O Rourke, e del super gruppo Golden Smog, nel quale Teewdy transita negli anni ’90. Intitola ironicamente l’album Together &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Jeff-Tweedy-Cover.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-39485" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Jeff-Tweedy-Cover-200x200.jpg" alt="Jeff Tweedy - Cover" width="200" height="200" /></a>Trent’anni di carriera alle spalle, Jeff Tweedy dell’Illinois. Compie cinquant’anni e decide di festeggiarli in solitaria ripercorrendo voce e chitarra acustica alcune tappe della sua band principale, i Wilco, nonché del side-project Loose Fur, due terzi Wilco più Jim ‘O Rourke, e del super gruppo Golden Smog, nel quale Teewdy transita negli anni ’90. Intitola ironicamente l’album <strong><em>Together at last</em></strong> annunciando l’inizio di una serie di album retrospettivi intitolata <strong><em>Loft acoustic sessions</em></strong>. Un percorso intrapreso nel 2014 con l’interessante esperimento <strong><em>Sukierae</em></strong>, in collaborazione col figlio Spencer alla batteria, un album che alterna accenti rock a classiche ballate, in cui i demo domestici registrati con lo smartphone (il suo I-Phone compare infatti nei credits degli strumenti suonati) venivano missati ad altri strumenti in sala d’incisione, per conservare la freschezza della prima intuizione. Il progetto avviato ora utilizza lo stesso approccio home-made per affrontare col senno di poi un repertorio consolidato negli anni attraverso incisioni in studio e live. Come Neil Young solo sulla scena nei primi anni ’70, Tweedy sostiene qualcosa di simile a un concerto casalingo, mettendo a posto vecchi oggetti accumulati nel tempo, ma non per tirarli a lustro e farne un bilancio, quanto per fissarne nuovamente la memoria col suo essere attuale. Si parte da <strong><em>Via</em><em> Chicago</em></strong>, dall&#8217;album dei Wilco <strong><em>Summerteeth</em> </strong>del &#8217;99, dove un&#8217;armonica fischiante prende il posto di una tastiera acida e di un piano lieve riportando il brano alla sua essenza <em>dylaniana</em>, che si rivela anche in un canto meno impastato, più asciutto e affilato. Un processo di semplificazione che prosegue con <strong><em>Laminated Cat</em></strong>, dall&#8217;esordio dei Loose Fur del 2003, in cui l&#8217;autore scompone l&#8217;arrangiamento complesso del trio ricavandone un riff glissato che ripulito dalle tinte psichedeliche disegna un&#8217;oscuro deserto del West. E come i brani si arricchiscono e mutano in fase di registrazione, allo stesso modo cambiano nel processo inverso qui messo in atto. <strong><em>I’m Trying to Break Your Heart</em></strong>, da <strong><em>Yankee Hotel Foxtrot</em></strong> del 2001, spogliata delle sue coloriture elettroniche e della ritmica spezzata, dimezzata nella durata, torna ad essere la ballata circolare che era probabilmente al momento della composizione. Per <strong><em>Hummingbird</em></strong> Tweedy sembra aver ritrovato addirittura il provino della versione poi pubblicata in <strong><em>A ghost is born</em></strong> nel 2004. L&#8217;idea è quella di suonare per tornare alle origini di una idea e mostrarla nuda, come <strong><em>I’m Always in Love</em></strong> priva dell&#8217;abito new wave indossato per <strong><em>Summerteeth</em></strong>. Se alcuni episodi suonano più chiari senza l&#8217;ausilio della band (<strong><em>Muzzle of Bees</em></strong><a href="https://youtu.be/0Wzwu4ogNR4">)</a>, altrove, spente le fiamme, covano solo le ceneri (<strong><em>Ashes of American Flags</em></strong>), e dolci armonie emergono dalle asprezze del rock (<strong><em>Dawned on Me</em></strong>), fino a chiudere l&#8217;album con la title track di <strong><em>Sky Blue Sky</em></strong>, del 2007, che senza accompagnamento swing rivela l&#8217;anima di una terra generosa, quella di Tweedy, quella dei Wilco.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span>dBpm Records</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>Via Chicago</li>
<li>Laminated Cat</li>
<li>Lost Love</li>
<li>Muzzle of Bees</li>
<li>Ashes of American Flags</li>
<li>Dawned on Me</li>
<li>In a Future Age</li>
<li>I’m Trying to Break Your Heart</li>
<li>Hummingbird, da</li>
<li>I’m Always in Love</li>
<li>Sky Blue Sky</li>
</ol>
<p><span style="color: #971b7a;"><br />
Link: <a href="http://wilcoworld.net/">Sito Ufficiale</a> <a href="https://www.facebook.com/wilcohq/"> Facebook</a></span></p>
<h2> Together at last &#8211; streaming</h2>
<p><iframe src="https://embed.spotify.com/?uri=spotify:album:1bphIktMvuXo7VvaT75nSK" width="618" height="783" frameborder="0" allowTransparency="true"></iframe></p>
<h2> Via Chicago &#8211; Video</h2>
<p><iframe width="618" height="464" src="https://www.youtube.com/embed/0Wzwu4ogNR4?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
]]></content:encoded>
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		<title>To the bone &#8211; Steven Wilson</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2017/08/29/to-the-bone-steven-wilson-recensione/</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Aug 2017 13:53:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vladimiro Vacca]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Album]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità&#8221; (Joseph Goebbels &#8211; Ministro della Propaganda del Terzo Reich dal 1933 al 1945). Attraverso i social network viviamo di post-verità&#8230; quanto questa è lontana dalla verità di Goebbels? C&#8217;è bisogno di non fermarsi all&#8217;apparenza, alla pura forma del messaggio ma di approfondire &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/ToTheBone_digitalCover3.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-39237" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/ToTheBone_digitalCover3-200x200.jpg" alt="ToTheBone_digitalCover3" width="200" height="200" /></a>&#8220;Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità&#8221;</em> (Joseph Goebbels &#8211; Ministro della Propaganda del Terzo Reich dal 1933 al 1945). Attraverso i social network viviamo di post-verità&#8230; quanto questa è lontana dalla verità di Goebbels? C&#8217;è bisogno di non fermarsi all&#8217;apparenza, alla pura forma del messaggio ma di approfondire ogni sua particella di verità, di arrivare all&#8217;essenza delle cose&#8230; <em><strong>To the bone</strong></em>. Il quinto album della carriera solista di Steven Wilson parte da questa riflessione sui nostri tempi malati, dove tutto è vero e tutto è falso allo stesso tempo, dove scompariremo tutti nello stesso manicomio (<strong><em>The Same Asylum as Before</em></strong>), dove si è perduti in una costante incertezza tra fondamentalismi religiosi (<strong><em>Detonation</em></strong>) ed insensibilità verso i profughi di guerra (<strong><em>Refuge</em></strong>), perchè forse la paura di coloro che si nutrono di oscurità vince sempre (<strong><em>People Who Eat Darkness</em></strong>). Come uscirne? Forse le uniche vie di fuga sono l&#8217;arte-musica (<strong><em>Nowhere Now</em></strong>) e l&#8217;amore (<strong><em>Pariah</em></strong>, <em><strong>Blank Tapes</strong></em>).  Per veicolare nella maniera più immediata questa sua visione del mondo contemporaneo, Steven Wilson si spoglia (come in copertina) quasi totalmente del suo passato prog-rock e si veste di pop melodico, ricco di sfumature e stilemi anni ottanta, quando questo genere era suonato e non era stato completamente privato di riferimenti socio-politici, per ridursi a solo puro intrattenimento. Ed ecco che sarà facile ritrovare i Tears for Fears più maturi in <em><strong>Song of I</strong></em>, i migliori ABBA in <em><strong>Permanating</strong></em>, Peter Gabriel e Level 42 in <em><strong>To the bone</strong></em> ed i Talk Talk in <strong><em>Refuge</em></strong> e <strong><em>Song of Unborn</em></strong>. In <strong><em>Pariah</em></strong> e <em><strong>Song of I</strong></em> gli splendidi duetti con Ninet Tayeb e Sophie Hunger confermano la ricerca della grazia della voce femminile, come già nei precedenti dischi <em><strong><a href="http://www.losthighways.it/2015/03/05/hand-cannot-erase-steven-wilson/" target="_blank">Hand. Cannot. Erase. recensione</a></strong></em> e <a href="http://www.losthighways.it/2016/02/02/4-%c2%bd-steven-wilson-quarto-album-e-mezzo-recensione/" target="_blank"><i><b>4 ½</b></i></a>. Questo cambio di prospettiva sonora è coinciso anche con un cambio di etichetta, Steven Wilson lascia la Kscope Records per approdare alla Caroline International (etichetta indipendente satellite della Universal). Tutto questo per dare il giusto supporto promozionale ad uno dei dischi più intensi e più intelligenti di questo 2017. La genialità ed il talento artistico devono avere i mezzi per giungere a tutti. Steven Wilson per tutti.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span>Caroline &#8211; distribuzione Universal – 2017</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up: </span>Steven Wilson.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<p>01. To The Bone<br />
02. Nowhere Now<br />
03. Pariah<br />
04. The Same Asylum As Before<br />
05. Refuge<br />
06. Permanating<br />
07. Blank Tapes<br />
08. People Who Eat Darkness<br />
09. Song Of I<br />
10. Detonation<br />
11. Song Of Unborn<br />
<span style="color: #971b7a;">Link: <a href="http://stevenwilsonhq.com/sw/" target="_blank">Sito ufficiale</a></span></p>
<h2>Album &#8211; streaming</h2>
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<h2>Pariah &#8211; video</h2>
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