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	<title>Lost Highways &#187; Album</title>
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	<description>Seek your mood, Find your lost highways!</description>
	<lastBuildDate>Tue, 07 Feb 2012 14:30:20 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Il Teatro degli Orrori – Il mondo nuovo</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 08:33:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Katia Arduini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Album]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Teatro degli Orrori è una di quelle band che bene o male ha segnato il panorama musicale italiano dal 2007 ad oggi. Dell’impero delle tenebre è stato un album che ha spiazzato, arrivato con il suo Carrarmatorock a distruggere tutti gli stilemi della musica. A sangue freddo suonava già diverso, più morbido se vogliamo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Il_Teatro_degli_Orrori_-_Il_mondo_nuovo.jpg" alt="" width="200" height="200" />Il Teatro degli Orrori è una di quelle band che bene o male ha segnato il panorama musicale italiano dal 2007 ad oggi. <strong><em>Dell’impero delle tenebre</em></strong> è stato un album che ha spiazzato, arrivato con il suo <strong><em>Carrarmatorock</em></strong> a distruggere tutti gli stilemi della musica. <strong><em>A sangue freddo</em></strong> suonava già diverso, più <em>morbido</em> se vogliamo, ma brani come <strong><em>Due</em></strong>, <strong><em>E’ colpa mia</em></strong>, la stessa title-track colpivano comunque duro. Il 2012 è l’anno de <strong><em>Il mondo nuovo</em></strong>, l’attesissimo ritorno dopo un 2011 segnato da voci di un imminente scioglimento, un nuovo album degli One Dimensional Man e un album solista per Gionata Mirai.<br />
E adesso che è arrivato? Bisogna solo mettersi in ascolto. Mettete via tutti i preconcetti che avete sulla band di Capovilla, mettete via tutte le attese. <strong><em>Il mondo nuovo</em></strong> è <em>altro</em>. Un album che sorprende ad ogni ascolto. Un concept sull’immigrazione che racconta sedici storie. Nomi, città che mostrano <strong><em>Il mondo nuovo</em></strong>, questo mondo immaginato, ma che in realtà è molto diverso da come si credeva. Sedici brani che passano dal noise-rock di <strong><em>Rivendico</em></strong>, <strong><em>Skopje </em></strong>o <strong><em>Adrian</em></strong>, che in parte ripropongono il sound che ha reso famosa la band, a pezzi più <em>leggeri</em> (musicalmente, perché i testi sono ben lontani dall’esserlo) come <strong><em>Io cerco te</em></strong>. La vera sorpresa dell’album è <strong><em>Cuore d’Oceano</em></strong>, che vede la collaborazione con gli Aucan e Caparezza. Un brano che mescola rock, elettronica e rap in un mix che prende e sconvolge. <strong><em>Ion</em></strong> ci racconta la storia di Ion Cazacu, operaio rumeno ucciso nel 2000 a Varese e rappresenta uno dei pochi momenti acustici del disco. Per il brano <strong><em>Pablo</em></strong> Capovilla prende in prestito alcune parole di Céline dal suo <strong><em>Viaggio al termine della notte</em></strong>, mentre <strong><em>Doris</em></strong> ci propone una rivisitazione dell’omonima canzone degli Shellac. <strong><em>Adrian</em></strong>, scritta con Marco Catone, è un altro di quei brani che colpiscono duro, con gli archi e la voce di Capovilla (fortemente ispirato dal teatro di Carmelo Bene) a renderlo cupo e scuro. Il finale con <strong><em>Vivere e morire a Treviso</em></strong> addolcisce i toni con una chitarra acustica e qualche bit.<br />
Il Teatro degli Orrori è tornato con un album da loro definito “commerciale”, ma che di commerciale non ha proprio niente. <strong><em>Il mondo nuovo</em></strong> è la giusta evoluzione della strada intrapresa con <strong><em>A sangue freddo</em></strong>. Migliore dei precedenti? Peggiore? Non servono a niente i paragoni nella storia di un gruppo, ma sicuramente la band non ha deluso, nonostante i tanti che storceranno il naso per il loro aver preso “<em>direzioni diverse</em>.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span> La Tempesta Dischi &#8211; 2012</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"> Pierpaolo Capovilla (voce) &#8211; Francesco Valente (batteria) &#8211; Gionata Mirai – (chitarra) &#8211; Giulio Ragno Favero (basso)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li> Rivendico</li>
<li> Io cerco te</li>
<li> Non vedo l&#8217;ora</li>
<li> Skopje</li>
<li> Gli Stati Uniti d&#8217;Africa</li>
<li> Cleveland – Baghdad</li>
<li> Martino</li>
<li> Cuore d&#8217;oceano</li>
<li> Ion</li>
<li> Monica</li>
<li> Pablo</li>
<li> Nicolaj</li>
<li> Dimmi addio</li>
<li> Doris</li>
<li> Adrian</li>
<li> Vivere e morire a Treviso</li>
</ol>
<p><span style="color: #971b7a;">Links:</span><a href="https://www.facebook.com/pages/Il-Teatro-degli-Orrori/30470074291">Facebook</a><a href="http://www.ilteatrodegliorrori.com/">Sito Ufficiale</a></p>
<h2 class="sectionhead">Io cerco te &#8211; Video</h2>
<p><iframe width="500" height="281" src="http://www.youtube.com/embed/P1ghFtc9Dxk?fs=1&#038;feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Valdazze – Saluti da Saturno</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 13:19:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuele Gessi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Album]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Il classicissimo ma visionario progetto dei Saluti da Saturno giunge al secondo capitolo: Valdazze. Luogo misterioso, tra mito e realtà, Valdazze è una località sulle colline toscane denominata “il villaggio del cantante”. Storia, musica e cultura si fondono in luoghi, paesaggi, sogni ed emozioni, come in un viaggio nella memoria per riscoprire l&#8217;essenza delle cose, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/valdazze.jpg" alt="" width="200" height="200" />Il classicissimo ma visionario progetto dei Saluti da Saturno giunge al secondo capitolo: <strong><em>Valdazze</em></strong>. Luogo misterioso, tra mito e realtà, Valdazze è una località sulle colline toscane denominata “il villaggio del cantante”. Storia, musica e cultura si fondono in luoghi, paesaggi, sogni ed emozioni, come in un viaggio nella memoria per riscoprire l&#8217;essenza delle cose, o meglio, la genuinità delle cose semplici.<br />
Ascoltando <strong><em>Valdazze</em></strong> la sensazione è proprio quella di cibarsi di prodotti buoni, sapori di una volta dal gusto perduto. Il viaggio nella canzone classica si avvale dei suoni di strumenti che hanno nomi da fiaba: intonarumori, pianoforte a cristallo, cristallarmonio, optigan e tanti altri. Il tema del viaggio è una costante, quello della compagnia una necessità, l&#8217;amore un&#8217;ancora formidabile, la malinconia un&#8217;amica dal volto più gentile di quanto spesso venga dipinta.<br />
Se il precedente <strong><em>Parlare con Anna</em></strong> rimarrà un bellissimo album “d&#8217;esordio” (trainato anche dalla preziosa collaborazione di Vinicio Capossela), <strong><em>Valdazze</em></strong> è più che una conferma per il capitano Mariani e la sua squadra di musicisti da “pianobar futuristico elettromeccanico”. Oltre ai suoni curati, complessi e magnificamente amalgamati, la varietà dei generi musicali proposti è spiazzante.<br />
Tra le dolci ballate si trovano brani dal ritmo vagamente hawaiano (<strong><em>Hotel Miramare</em></strong>), ritmi sincopati (l&#8217;incantevole <strong><em>Frammenti di notte</em></strong>), danze che profumano di estati anni &#8217;60 (<strong><em>Valdazze</em></strong>): diverse sfumature di una poliedrica espressività ben definita ed affascinante.<br />
Mirco Mariani, Bruno Orioli e Marcello Monduzzi, insieme ai tanti altri componenti di questo indefinibile collettivo di musicisti prestati al sogno, hanno dato vita a qualcosa di davvero bello, che scalda mentre fuori la neve copre tutto. Ma proprio tutto. Chissà a Valdazze&#8230;</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span>Goodfellas Records – 2012</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Mirco Mariani (musiche e testi) &#8211; Bruno Orioli (voce) &#8211; Marcello Monduzzi (chitarre); hanno inoltre suonato Vincenzo Vasi (theremin) &#8211; Jean Luc Teroldengo (intonarumori) &#8211; Christian Ravaglioli (pianoforte a cristallo e duduk) &#8211; Massimo Simonini (giradischi e theremin preparato) &#8211; Gianfranco Grisi (cristallarmonio) &#8211; Marco Venturuzzo (ocarine di Budrio) &#8211; Francesco Arcuri (sega sonora)<span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>La giostra meccanica</li>
<li>Tra noi</li>
<li>L&#8217;ultimo giorno d&#8217;estate</li>
<li>Valdazze</li>
<li>Cinema</li>
<li>Afa</li>
<li>Frammenti di notte</li>
<li>L&#8217;amore ritrovato</li>
<li>Bianco divano</li>
<li>Optigan nella nebbia</li>
<li>Hotel miramare</li>
<li>Lontano</li>
<li>(la bocca tua)</li>
</ol>
<p><span style="color: #971b7a;">Link: <a href="http://lnx.salutidasaturno.it/">Sito ufficiale</a>, <a href="https://www.facebook.com/salutidasaturno">Facebook</a></span></p>
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		<title>s/t &#8211; Humanoalieno</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 13:14:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Katia Arduini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Album]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Il gruppo nasce ufficialmente nel 2005. L&#8217;anno seguente è quello del primo disco autoprodotto, Umano Alieno. L&#8217;Arci Libertà e Musica ha scelto dal cd Ballad of spring per la sua compilation 2007 prodotta dalla Sana Records. Radio Kemonia ha voluto Levante ed altri cinque brani per una serata in diretta dal Napul@ della città partenopea. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Humanoalieno.jpg" alt="" width="200" height="200" />Il gruppo nasce ufficialmente nel 2005. L&#8217;anno seguente è quello del primo disco autoprodotto, <strong><em>Umano Alieno</em></strong>. L&#8217;Arci Libertà e Musica ha scelto dal cd <strong><em>Ballad of spring</em></strong> per la sua compilation 2007 prodotta dalla Sana Records. Radio Kemonia ha voluto <strong><em>Levante </em></strong>ed altri cinque brani per una serata in diretta dal Napul@ della città partenopea. <strong><em>Sembianze</em></strong> invece, è la colonna sonora dello spot del IV Festival Internazionale della Biodiversità. Sempre nel 2007 arrivano secondi al festival nazionale Uno su Mille, mentre Francesco Baccini dopo aver sentito il loro disco li ha invitati all&#8217;edizione beneventana dell&#8217;Independent Music Day. I loro brani sono trasmessi da numerose radio nazionali e internazionali (Radio Altra Musica, Radio Kemonia, Radio Bla Bla Network, la statunitense WWUH Radio, etc.). Nel 2008 mettono in scena <strong>H148</strong>, quasi due ore di inediti, cover e brani scritti e recitati da Raffaele d&#8217;Ari, nella parte di un alieno catapultato nel mondo terrestre. Nessun travestimento, il gruppo con gli strumenti, l&#8217;alieno con la sua maschera umana, emozioni di note e periodi. <strong><em>Status quo </em></strong>è il titolo dell&#8217;ep che esce all&#8217;inizio del 2008.<br />
Nel 2011 si presentano con <strong><em>Humanoalieno</em></strong>, concept album che si basa su una sorta di diario di bordo dell’alieno H148 che atterra su un pianeta lontano e ne scopre tutte le contraddizioni. Un diario a ritmo di beat anni ’80 e sonorità new wave veramente ben riuscita. Spicca la cover del brano <em><strong>Polvere </strong></em>di Enrico Ruggeri. Un disco moderno nel suo essere vintage.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span> CNI Music – 2011</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"> Alberto d&#8217;Ari (tastiere) &#8211; Franz Miele (basso) &#8211; Enrico Sciaudone (chitarre) &#8211; Paolo Scotti (batteria) &#8211; Macs Villucci (voce e chitarra)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li> Intro</li>
<li> L’eredità</li>
<li> Figli di gente perbene</li>
<li> Il riscatto</li>
<li> Polvere</li>
<li> Mono</li>
<li> Umano alieno</li>
<li> Amornovo</li>
<li> Levante</li>
<li> L’eccezione alla regola</li>
<li> Liberi davvero</li>
<li> Valore</li>
<li> Radici</li>
</ol>
<p><span style="color: #971b7a;">Links:</span><a href="https://www.facebook.com/pages/Humanoalieno/176075502407047">Facebook</a>,<a href="http://www.humanoalieno.it/#/HOME-01-00/">Sito Ufficiale</a></p>
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		<title>Walking the cow &#8211; Monsters are easy to draw</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2012/02/03/walking-the-cow-monsters-are-easy-to-draw-recensione/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 12:13:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alice Riccato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Album]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi è proprio uno di quei giorni d’inverno in cui la neve imbianca ogni cosa, fino alla punta del tuo naso, le tue giunture sono immobili ma nonostante tutto rimani incantata dalla silenziosa meraviglia di questa parentesi magica del mondo che vuoi assaporare fino in fondo ed è molto vicino a ciò che accade con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Monsters-are-easy-to-draw.jpg" alt="" width="200" height="200" />Oggi è proprio uno di quei giorni d’inverno in cui la neve imbianca ogni cosa, fino alla punta del tuo naso, le tue giunture sono immobili ma nonostante tutto rimani incantata dalla silenziosa meraviglia di questa parentesi magica del mondo che vuoi assaporare fino in fondo ed è molto vicino a ciò che accade con questo album. Il progetto musicale dei Walking the cow si forma nel 2005 a Firenze, unendo esperienze musicali differenti con un’importante esperienza live alle spalle; per ultima entra in formazione Michelle Davis che con la sua versatilità vocale si rivela il vero, anche se non il solo, punto di forza della band. <strong><em>Monster are easy to draw</em></strong>, è questo il titolo del disco che può essere definito come una sorta di “parentesi fiabesca” alla Mary Poppins, dove grazie all’immaginario e alla fantasia di quando eravamo bambini (<strong><em>Summer dress</em></strong> <strong><em>Ducks and drakes</em></strong> e <strong><em>Rorschach hands</em></strong>) si intreccia a quella parte di noi stessi che non controlliamo, perché è notte e la nostra mente rmbalza  random tra paure aspettative e desideri (<strong><em>Nightknocking, e Grandchildren are wired</em></strong>). Il gruppo sceglie di fare proprio un pop arricchito da una decostruzione per contrasti sonori, che fanno di questa opera prima un mosaico variegato e interessante dove le influenze si percepiscono, Pixies su tutti, ma senza interferire. L’album è in uscita il prossimo 21 febbraio per White Birch Records. Ve lo consigliamo!</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span>White Birch Records – 2012</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Michelle Davis (voce) – Paolo Moretti (voce, chitarre, basso, bouzouski) – Bardous (chitarre, banjo, mandolino, bouzouski ukulele) – Nico Volvox (organo, fender rhodes, harmonium, synth, omnichord, casiotones) &#8211;  Martino Lega ( batteria, drum programming, pianoforte). Registrato e mixato tra il 2010 ed il 2011 ai Webb Road Studios (Firenze) dai Walking the cow. Masterizzato al No Gravity Studio (Firenze) da Gabriele Caldini. Tutte le canzoni sono scritte, arrangiate e prodotte dai Walking the cow. Tutti i testi sono scritti da Michelle Davis, ad eccezione di Monsters are easy to draw e Sweetheart, scritti da Paolo Moretti. Disegno copertina: Paolo Moretti. Grafica: Michelle Davis e Laura Ottina.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>Summer dress</li>
<li> Ducks and drakes</li>
<li> River P.</li>
<li> Rorschach hands</li>
<li> Movin’ things</li>
<li> Monsters are easy to draw</li>
<li> Jesus (buy some porn)</li>
<li> Barry</li>
<li> Nightknocking</li>
<li> Grandchildren are wired</li>
<li> Sweetheart</li>
</ol>
<p><span style="color: #971b7a;">Links:</span><a href="http://www.walkingthecow.it">Sito Ufficiale</a>,<a href=" https://www.facebook.com/walkingthecowband">Facebook</a></p>
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		<title>Live at KFJC radio USA &#8211; Bradipos IV</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2012/02/01/live-at-kfjc-radio-usa-bradipos-iv-recensione/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 14:56:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Catia Manna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Album]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Ascoltando Live at KFJC radio USA pare di trovarsi sul set di Pulp Fiction e di viverne la storia oppure in quello della cosiddetta “trilogia del dollaro” di Sergio Leone. Questo disco ha le colonne sonore perfette per film western o pulp. Alcune canzoni sono vere e proprie rivisitazioni (si vedano ad esempio A Fistfull [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/bradiposiv.jpg" alt="" width="200" height="180" />Ascoltando <strong><em>Live at KFJC radio USA</em></strong> pare di trovarsi sul set di <strong>Pulp Fiction</strong> e di viverne la storia oppure in quello della cosiddetta “trilogia del dollaro” di Sergio Leone. Questo disco ha le colonne sonore perfette per film western o pulp. Alcune canzoni sono vere e proprie rivisitazioni (si vedano ad esempio <strong><em>A Fistfull of Dollars</em></strong>, dal motivo di <strong>Per un pugno di dollari</strong> oppure la partenopea Carmela di Sergio Bruni), altre sono potenti originali, magari storici (<strong><em>Mysterion</em></strong> e <strong><em>Gunsville</em></strong>), dei Bradipos IV. Per chi non li conoscesse ancora, Ghigo, Enrico, Massimiliano e Francesco sono originari di Caserta e sono riusciti nell’ardua impresa di far conoscere la loro musica al di fuori dei confini dell’Italia, prima in Europa e ora, con il loro terzo album, anche in America. Durante il tour dell’Agosto scorso che li ha portati in giro per la California, patria natia del surf-garage, sono stati invitati a partecipare ad un programma radiofonico della storica emittente KFJC di Los Altos Hill; a chiamarli è stato niente poco di meno che Philip Dirt, tra i massimi esperti al mondo di surf music, produttore e insieme dj. Dall’occasione unica è nato questo lavoro che, oltre a pezzi strepitosi, non soltanto per gli amanti del genere, trasmette tutta la freschezza di una registrazione live. Difficile dire a chi dei componenti del gruppo si debba attribuire il merito, se alle vibranti chitarre elettriche di Francesco e Massimiliano, che stridono sulle armonie sensuali di <strong><em>Carmela</em></strong>, oppure all’instancabile, incostante e netta batteria di Enrico supportata dal fedele basso di Ghigo. Certo, stupisce quando qualcuno rimane legato a un’idea di musica così diversa da quella che quotidianamente ci circonda: lo sguardo dei Bradipos IV, già dal 1996, è fisso al surf strumentale americano degli anni ’60. Certo, è motivo d’orgoglio per tutti che un prodotto italiano riscuota così successo anche oltreconfine. Durante il tour in California, Dick Dale, un gigante del genere, si è personalmente complimentato con i nostri!</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span>Freakhouse/ Fullheads &#8211; 2012</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Ghigo (basso) &#8211; Enrico: (batteria) &#8211; Massimiliano (chitarra) &#8211; Francesco (chitarra)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>Fistfull of Dollars</li>
<li> Wray-Man</li>
<li> Carmela</li>
<li> Mysterion</li>
<li> Reverb Gang</li>
<li> A Shot In The Dark</li>
<li> Gunsville</li>
<li> L’inseguimento</li>
<li> Everbody up+Malaguena+Latin’ia</li>
</ol>
<p><span style="color: #971b7a;">Links:</span><a href="http://www.bradipos4.com/">Sito Ufficiale</a>,<a href="https://www.facebook.com/pages/Bradipos-IV/180080195366 ">Facebook</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>A safe place – Farmer Sea</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2012/02/01/a-safe-place-farmer-sea-recensione/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 14:40:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alice Riccato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Album]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[In un pomeriggio dello scorso dicembre andai sul sito dei Farmer Sea per un primo ascolto, rimasi due ore di fila ad ascoltare A safe place e non appena la tracklist finiva, quasi senza rendermene conto, era di nuovo in play. Ore 06,15 del mattino: fuori è ancora notte, il calore è costante sotto alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/farmersea-2012.jpg" alt="" width="200" height="183" />In un pomeriggio dello scorso dicembre andai sul sito dei Farmer Sea per un primo ascolto, rimasi due ore di fila ad ascoltare <em><strong>A safe place</strong></em> e non appena la tracklist finiva, quasi senza rendermene conto, era di nuovo in play. Ore 06,15 del mattino: fuori è ancora notte, il calore è costante sotto alla piuma soffice ricoperta di rose gialle; la mente non ha ancora scelto tra il sonno o la veglia, allora l’immaginario si impadronisce di ogni pensiero galleggiando tra gesti, amabili volti ridenti che sono parte del mio essere quotidiano: parole e desideri, alcuni conosciuti, altri ancora ignoti; in entrambi i casi, sei in attesa da “un sempre” che certi giorni sembra non finire mai. Tra la consapevolezza  e la certezza che sia questo l’unico posto al sicuro da dove però non vedo la luce, scopro che ho solo una paura fottuta di uscire (<strong><em>The green bed</em></strong>), alla fine rischio, esco, vivo; senza sapere se c’è il sole o se sarà la pioggia a farmi scivolare questi pensieri confusi, che intrecciano un sentimento simile all’amore che si rivela un semplice desiderio di complicità che rimarrà un segreto, non per noi che lo coltiviamo reciprocamente, ognuno nel proprio angolo di fantasie segrete (<strong><em>Small revolution</em></strong>). Per la band torinese è il secondo lavoro, decisamente più maturo e variegato, rispetto al precedente <em><strong>Low fidelity in relationship</strong></em> del 2009, grazie ad una leggerezza che si unisce a sonorità ricercate ben eseguite.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span>Dead End Street Record – 2012</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Andrea Sassano ( voce chitarre e organo) – Cosimo Princi (basso e cori) – Marco Farcito (chitarre e piano) – Gianni Coialbu (batteria) </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>The fear</li>
<li> On the sun</li>
<li> Lights</li>
<li> Small revolutions</li>
<li> The green bed</li>
<li> Nothing ever happened</li>
<li> Number 7</li>
<li> Summer comes too late for us</li>
<li> Disappearing season</li>
<li> For too long</li>
</ol>
<p><span style="color: #971b7a;">Links:</span><a href="http://www.farmersea.it">Sito Ufficiale</a>,<a href="http://www.facebook.com/farmerseaofficial">Facebook</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Playing with the ghost &#8211; Circo Fantasma</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2012/02/01/playing-with-the-ghost-circo-fantasma-recensione/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 14:28:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vladimiro Vacca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Album]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Il potere della musica è infinito. La musica è capace di resuscitare i morti. Nello specifico il quinto album del Circo Fantasma ricrea suggestioni di attitudine indie-rock anni &#8217;80 sporcate di blues, soul e folk, cosi facendo risorgere il compianto Nikki Sudden (deus ex-machina degli storici Swell Maps).  Sì! il fantasma che suona nelle tracce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/circo.jpg" alt="" width="200" height="204" />Il potere della musica è infinito. La musica è capace di resuscitare i morti. Nello specifico il quinto album del Circo Fantasma ricrea suggestioni di attitudine indie-rock anni &#8217;80 sporcate di blues, soul e folk, cosi facendo risorgere il compianto Nikki Sudden (deus ex-machina degli storici Swell Maps).  Sì! il fantasma che suona nelle tracce di questo disco è proprio il songwriter britannico, presente sia come autore di alcune cover, eseguite magistralmente dal trio del Circo Fantasma, e sia come malinconica ed alcolica voce in brani inediti quali <em><strong>When the pope goes back to Avignon</strong></em> ed il fantastico reading <em><strong>Port of  Farewell</strong></em>. Il Circo Fantasma è riuscito nell&#8217;intento di levare la polvere da vecchi vinili nella soffitta della storia post-punk passandoli nel bicchiere di whisky dove aveva bevuto Tom Waits.  Siamo davanti ad incantevoli cover come <em><strong>When I cross the line </strong></em>and <em><strong>The Garden</strong></em> che senza dubbio aggiungono intensi colori alle originali.  Le collaborazioni con Phil Shoenfelt e Amaury Cambuzat sono eccellenti gemme a completare questo particolare tributo ad uno dei più talentuosi cantautori della storia del rock che sicuramente è stato d&#8217;ispirazione a band come R.E.M and The Pixies. <em><strong>Playing with the ghost</strong></em> è un disco fuori tempo e per questo vale la pena ascoltarlo perchè sa di storia del rock che scaldava l&#8217;anima.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span> Antistar Records  – 2012</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"> Nicola Cereda  (voce, chitarra) &#8211; Carlo Cereda (accordion, organ,casio,piano) &#8211; Roberto De Luca (basso). </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<ol> 01. The Garden<br />
02. Nick The Stripper<br />
03. Shooting Star<br />
04. Where The Rivers End<br />
05. The Road Of Broken Dreams<br />
06. When The Pope Goes Back To Avignon<br />
07. Marry Me (Lie! Lie!)<br />
08. The Devil&#8217;s Hole<br />
09. Kiss At Dawn<br />
10. When I Cross The Line<br />
11. Carry Home<br />
12. Port Of Farewell<br />
13. The Ghost In Me</ol>
<p><span style="color: #971b7a;">Link: <a href="http://www.myspace.com/circofantasmaitaly">MySpace</a></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Utopie e piccole soddisfazioni &#8211; Bologna Violenta</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2012/01/30/utopie-e-piccole-soddisfazioni-bologna-violenta-recensione/</link>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 08:28:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Katia Arduini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Album]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 27 gennaio 2012 è arrivato Utopie e piccole soddisfazioni, terzo album di Bologna Violenta, progetto solista di Nicola Manzan. L’album arriva a due anni da Il nuovissimo mondo e a sei anni dal suo esordio. Per quelli (pochi) che ancora non lo conoscono, partiamo col dire che Nicola Manzan è un polistrumentista diplomato in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Bologna_Violenta_-_Utopie_e_piccole_soddisfazioni.jpg" alt="" width="200" height="200" />Il 27 gennaio 2012 è arrivato <strong><em>Utopie e piccole soddisfazioni</em></strong>, terzo album di Bologna Violenta, progetto solista di Nicola Manzan. L’album arriva a due anni da <strong><em>Il nuovissimo mondo </em></strong>e a sei anni dal suo esordio.<br />
Per quelli (pochi) che ancora non lo conoscono, partiamo col dire che Nicola Manzan è un polistrumentista diplomato in violino al conservatorio che però si è votato alla violenza sonora del grind. Rispetto agli album precedenti, <em><strong>Utopie e piccole soddisfazion</strong></em>i non prende spunto dal mondo cinematografico, ma nasce da una riflessione sulla vita, sui disagi che ne derivano senza mai dimenticare la forte dose di ironia che caratterizza i lavori di Bologna Violenta. Una caratteristica dell’album è la forte presenza degli archi, che in alcuni pezzi formano una vera e propria orchestra a contrastare le scariche violente che Manzan sprigiona dalla sua chitarra. Tra gli ospiti di questo album troviamo J. Randall, cantante degli americani Agoraphobic Nosebleed e label-manager di Grindcore Karaoke (un&#8217;etichetta che sta creando una vera e propria scena nel mondo grind) e Aimone Romizi dei Fast Animals And Slow Kids, che presta la sua voce per la cover di <strong><em>Valium Tavor Serenase</em></strong> dei CCCP.<br />
<strong><em>Utopie e piccole soddisfazioni</em></strong> è un album che colpisce, che spiazza per la sua forte capacità di comunicare senza usare le parole (se non in minima parte). Un album che siamo sicuri regalerà grandi soddisfazioni a Manzan e a chi avrà il coraggio di seguirlo.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span> Wallace Records/Dischi Bervisti – 2012</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"> Nicola Manzan</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li> Incipit</li>
<li> Vorrei sposare un vecchio</li>
<li> Utopie</li>
<li> Sangue in bocca</li>
<li> Costruirò un castello per lei</li>
<li> E’ sempre la solita storia, ma un giorno muori</li>
<li> Valium Tavor Serenase</li>
<li> You’re enough</li>
<li> Lasciate che i potenti vengano a me</li>
<li> Remerda</li>
<li> Intermezzo</li>
<li> Il convento sodomita</li>
<li> Terrore nel triregno</li>
<li> Mi fai schifo</li>
<li> Il bimbo</li>
<li> Lutto nella testa</li>
<li> Piccole soddisfazioni</li>
<li> Popolo bue</li>
<li> Le armi in fondo al mare</li>
<li> Transexualismo</li>
<li> Finale – Con rassegnazione</li>
</ol>
<p><span style="color: #971b7a;">Links:</span><a href="http://www.bolognaviolenta.com/">Sito Ufficiale</a>,<a href="http://www.facebook.com/bolognaviolenta?sk=wall">Facebook</a></p>
<h2 class="sectionhead">Utopie e piccole soddisfazioni &#8211; Preview</h2>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="320" height="320" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="data" value="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" /><param name="flashvars" value="&amp;file=http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/bv_list.xml&amp;height=320&amp;width=320&amp;displaywidth=0&amp;autostart=true&amp;repeat=true&amp;frontcolor=0x971B7A&amp;backcolor=0xffffff" /><param name="src" value="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="320" height="320" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" flashvars="&amp;file=http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/bv_list.xml&amp;height=320&amp;width=320&amp;displaywidth=0&amp;autostart=true&amp;repeat=true&amp;frontcolor=0x971B7A&amp;backcolor=0xffffff" data="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf"></embed></object></p>
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		<item>
		<title>Si avvicina lunedì &#8211; Aura</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 08:16:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuele Gessi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Album]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Freschi ed un po&#8217; mielosi: gli Aura si presentano così, muovendo i primi passi da Bologna, con un pop-rock curato ed orecchiabile. Con questo album, Si avvicina lunedì, gli Aura sono pronti a raccogliere i primi successi, molto probabilmente radiofonici. Indubbiamente il disco è ben fatto ed alcuni brani risultano anche molto piacevoli, ma l&#8217;approccio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/AuraCover2011.jpg" alt="" width="200" height="200" />Freschi ed un po&#8217; mielosi: gli Aura si presentano così, muovendo i primi passi da Bologna, con un pop-rock curato ed orecchiabile. Con questo album, <strong><em>Si avvicina lunedì</em></strong>, gli Aura sono pronti a raccogliere i primi successi, molto probabilmente radiofonici.<br />
Indubbiamente il disco è ben fatto ed alcuni brani risultano anche molto piacevoli, ma l&#8217;approccio della band troppe volte vira sull&#8217;ottenimento rapido del risultato, scegliendo una strada facile piuttosto che un più affascinante ma meno diretto percorso.<br />
Lenta nel suo incedere dai suoni retrò, l&#8217;interessante <strong><em>ConsumAzioni</em></strong> sembra incompatibile con le banali ed ingenue due canzoni successive (<strong><em>Dillo con gli occhi</em></strong> e <strong><em>Le nostre ore</em></strong>). Più frizzante e ben realizzata, <strong><em>Quanto ci costa</em></strong> colpisce nel segno, mentre <strong><em>Doveva andare così</em></strong> corre sul bordo del precipizio che delimita un bel brano pop dal profondissimo dubbio di un confezionamento ad hoc studiato per il passaggio radiofonico.<br />
Mielosi, come dicevo, gli Aura sono forse adatti ad un pubblico molto giovane, che cerca emozioni facili, ritornelli da cantare, e quella vena rock che fa tendenza per non essere messi nel calderone dei miti da talent show.<br />
Quello della band bolognese è un progetto ben creato, con canzoni che “funzionano” e in qualche modo riescono a catturare l&#8217;ascolto. Però la distanza (misurata in qualità compositiva), rispetto ad altri nomi con i quali gli stessi Aura dividono i palchi, può rivelarsi davvero abissale.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span>Forears – 2011</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"> Ugo Cappadonia (voce, chitarra), Oliviero Fella (chitarra), Andrea Tabanelli (basso) e Paolo Urbano (batteria)<span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>La forma della mia faccia</li>
<li>Quanto ci costa</li>
<li>Doveva andare così</li>
<li>Dillo con gli occhi</li>
<li>Le nostre ore</li>
<li>ConsumAzioni</li>
<li>Rosa rossa al veleno</li>
<li>Senza</li>
<li>Il tempo sul tuo viso</li>
<li>Untitled</li>
</ol>
<p><span style="color: #971b7a;">Link: <a href="http://www.auraofficial.net/">Sito ufficiale</a></span></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>My Wilderness &#8211; Piers Faccini</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2012/01/26/my-wilderness-piers-faccini-recensione/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 10:01:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vladimiro Vacca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Album]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Tout est bien sortant des mains de l&#8217;Auteur des choses, tout dégénère entre les mains de l&#8217;homme.&#8221;(Émile, J.J. Rousseau).  Ascoltando il nuovo lavoro di Piers Faccini viene in mente il mito del buon selvaggio, basato sulla convinzione che l&#8217;uomo in origine fosse un &#8220;animale&#8221; buono e pacifico, solo successivamente corrotto dalla società e dal progresso. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/piers-faccini-my-wilderness-copie-1.jpg" alt="" width="200" height="200" />&#8220;Tout est bien sortant des mains de l&#8217;Auteur des choses, tout dégénère entre les mains de l&#8217;homme.&#8221;(</em><strong><em><em>Émile</em></em></strong>, J.J. Rousseau).  Ascoltando il nuovo lavoro di Piers Faccini viene in mente il mito del <em>buon selvaggio</em>, basato sulla convinzione che l&#8217;uomo in origine fosse un &#8220;animale&#8221; buono e  pacifico, solo successivamente corrotto dalla società e dal progresso. <em><strong>My wilderness </strong></em>canta questo mondo selvaggio del passato con la limpidezza del sorgere di un&#8217;alba in un giorno di primavera. Le trame del bardo italo-britannico sono sempre quelle del linguaggio universale del folk che questa volta si colora di tinte forti di chiara matrice world-music.  La danza del buon selvaggio potrebbe essere la splendida <em><strong>Dreamer </strong></em>con la tromba di Ibrahim Maalouf o e la segreta tarantella <em><strong>No replay</strong></em>. Il buon selvaggio potrebbe venire dal sud ed essere <em><strong>The Beggar &amp; The Thief </strong></em>con il suo magico e diabolico canto di origine partenopea. Il buon selvaggio potrebbe vivere sulle rive del Delta ed attraversare la Pangea per giungere sulle sponde di un lago britannico, fondendo blues e folk come nelle incantevoli <em><strong>Tribe, Say But Don&#8217;t Say</strong></em> e <em><strong>Strange is the man</strong></em>. Ogni brano di questo disco è un delicato insieme di sfumature, dove non passano inosservati gli inserti poetici del violino di Rodrigo D&#8217;Erasmo (Afterhours). Ci sono dischi che danno un senso ad un giorno, e  <strong><em>My Wilderness</em></strong> è uno di questi.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span>Tot ou tard– 2011</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up: </span>Piers Faccini (voce e chitarra) &#8211; Simone Prattico (batteria) &#8211; Rodrigo d&#8217;Erasmo (violino).</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>No Reply</li>
<li>The Beggar &amp; The Thief</li>
<li>That Cry</li>
<li>Strange Is The Man</li>
<li>Dreamer</li>
<li>My Wilderness</li>
<li>Tribe</li>
<li>And Still The Calling</li>
<li>The Branches Grow</li>
<li>Say But Don&#8217;t Say</li>
<li>Three Times Betrayed</li>
</ol>
<p><span style="color: #971b7a;">Link: <a href="http://www.myspace.com/piersfaccini">MySpace</a></span></p>
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