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	<title>Lost Highways &#187; Paolo Benvegnù in Lost Highways</title>
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	<description>Seek your mood, Find your lost highways!</description>
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		<title>In attesa della vita: intervista a Paolo Benvegnù</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Dec 2024 13:09:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Grimaldi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Benvegnù in Lost Highways]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Benvegnù-nuova-intervista.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-50373" src="https://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Benvegnù-nuova-intervista-1024x1024.jpg" alt="Benvegnù nuova intervista" width="618" height="618" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">L’uscita di <strong><em>Piccoli fragilissimi film &#8211; Reloaded</em></strong> è occasione graditissima per fare quattro chiacchiere in consueta scioltezza con il fresco vincitore del Premio Tenco 2024, Paolo Benvegnù, meritatamente insignito per il precedente disco di inediti <strong><em>É inutile parlare d’amore</em></strong>, e per raccogliere il sempre vivace sguardo sinottico sul mondo di uno degli intellettuali/musicisti più rappresentativi di fine novecento/ albori del nuovo millennio. A distanza di un po&#8217; di mesi dalla precedente intervista su queste frequenze, in cui a dire il vero è accaduto tanto di buono, diamo ancora spazio alle parole di Paolo Benvegnù, come sempre baluardo di sincerità e portatore di spunti sempre illuminanti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Paolo buongiorno e ben trovato. Innanzitutto complimenti per questo <em>Piccoli fragilissimi film Reloaded</em>. Dopo vent&#8217;anni, riguardare in controluce le splendide Polaroid del 2004 mentre ricompongono questi piccoli fragilissimi film che sensazione ti trasmette? Hai definito questo reloaded come “un crudelissimo inno alla gioia”, un concetto molto affascinante e mi incuriosisce capire da dove nasce questa visione e che obiettivo si pone questa ricerca fatta con gli occhi di oggi? C&#8217;è più disincanto o c&#8217;è ancora dello stupore in questi occhi?</strong><br />
C&#8217;è totale stupore, anche perché poi nello svolgimento di questo disco, che è stato ovviamente tutto risuonato, ci sono 25-30 persone, ho perso il conto, che hanno fatto quello che volevano. E perciò in questo senso mi dà la gioia, perché è stata una risposta, un&#8217;adesione a queste canzoni che fanno quel poco che devono fare, cioè sono delle canzoni molto semplici. Però l&#8217;entusiasmo che si è riversato è stato contagioso. Mi piacerebbe dirti che ho calcolato qualcosa, ma non ho calcolato nulla, ho semplicemente guardato che questa cosa si formasse e poi ho fatto il mio piccolo. Perciò in questo senso è un inno alla gioia, crudelissimo perché comunque va a toccare delle tematiche che secondo me per gli esseri umani sono sempre le stesse; per me che sono NON risolto, ad esempio una canzone come <strong><em>Brucio</em></strong> in me ha ancora un valore notevole. Quando uno si pone di fronte alle cose in relazione al mondo e comprende che c&#8217;è qualcosa di più grande, anche se sembra molto semplice come concetto, in realtà sottende a tutto un mistero che è quello che noi cerchiamo di sondare ogni giorno, ogni essere umano nella sua maniera. E perciò quello che è crudelissimo è che nella scrittura dei brani ci sono degli aspetti molto crudeli, al di là dell&#8217;idea consolante che ci può essere in alcuni testi, e penso a <strong><em>Cerchi nell&#8217;acqua</em></strong> oppure a <strong><em>É solo un sogno</em></strong>. Però, appunto, è solo un sogno; è crudelissimo sapere che la gioia possa essere solo un sogno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Questi Piccoli fragilissimi film non hanno preso polvere in tutti questi anni, hanno continuato a scintillare. É oggettivo il fatto che il tempo che è passato abbia poi conferito a queste canzoni una posizione granitica, tutt&#8217;altro che fragile, nel nostro panorama. Secondo te qual è l&#8217;aspetto più intenso e significativo della fragilità?</strong><br />
Non so, però secondo me quel disco, non all’epoca, ma oggi può sollevare una considerazione rispetto al concetto di fragilità. Per me in questo caso fragilità è arrendersi alla vita che succede e questo non significa essere passivi; è semplicemente che alcune cose non puoi controllarle e la nostra volontà di potenza è di fatto invece quello che guida il mondo in questo momento. Mi sembra che in questi brani ci sia una sorta di antitesi rispetto alla volontà di potenza corrente e forse sotto questo punto di vista può essere più interessante e importante di allora. Penso, tra l&#8217;altro, che in alcune cose scritte vent&#8217;anni fa ci siano disegnati degli scenari che oggi vediamo verificarsi. Secondo me ogni tanto si ha bisogno di vedersi dall&#8217;altra parte, noi siamo sempre persi, corriamo giorno per giorno nell&#8217;utilità delle nostre azioni, questo è già un rovinare all&#8217;inutilità. Mi viene da pensare che mai come in questo momento, dove veramente tutto è teso all&#8217;utile, magari questo possa sollevare una riflessione, per poche persone ovviamente. Io mi sento già così privilegiato di poter suonare queste canzoni, di poter esprimere insieme ai miei compagni queste cose. E perciò è ovvio che tutto si muove da piccole enclave, ma sono enclave che magari nel tempo possono trovare delle risposte e trasmetterle alle generazioni future. Non parlo di me, che appunto sono poco risolto, ma qualcun altro può prendere uno spunto per dare veramente delle informazioni coerenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Paolo, quale di queste canzoni, vent&#8217;anni dopo, può essere vista come un sequel della versione originale e quale invece può essere intesa come un prologo? Intendo dire, dove pensi di essere andato a denudare quello che era il corpo originario e dove invece sei andato a coprire, se ricorre questo caso?</strong><br />
Credo che in <em><strong>Io e te</strong></em> Malika abbia fatto qualcosa di veramente stupefacente; ha una capacità di calarsi nel senso delle cose che è qualcosa di incredibile e allora a me viene da pensare che quello sia mettere ancora più a nudo una realtà di incoerenza come è la scrittura di quel brano. Io ho cercato di non coprire nulla, anzi più che altro io non ho fatto veramente niente, ho lasciato che le cose andassero. Sotto questo punto di vista c&#8217;è filologia con i ritornelli de <strong><em>Il mare verticale</em></strong>. Ho veramente lasciato che le cose passassero, andassero dove dovevano andare, a seconda della loro energia. Mi viene da pensare che in realtà un prequel c’è ed un sequel c’è; la prefazione è legata a quei brani inediti e penso a <strong><em>Preferisci i Silenzi</em></strong> e <strong><em>Le gioie minime</em></strong>, che sono dello stesso periodo e che non erano state usate per quel disco, oltre a dei brani che sono su cassetta e anche quelli fan parte dello stesso periodo. Invece la postfazione è legata ad un brano che si chiama <strong><em>Isola Ariosto</em></strong>, che chiude il disco e che è per la prima volta una specie di laboratorio dei Benvegnù che hanno improvvisato tutto. Abbiamo fatto dei tagli a caso e io ho trovato una narrazione su quella improvvisazione. Quello per me è una cosa che non avevamo mai fatto e perciò è come andare a spostarci un po&#8217; più avanti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Proprio riguardo questi featuring, che sono poi un elemento centrale di questo disco, hai giustamente evidenziato che non si tratta di una summa di canzoni con ospiti, ed in effetti qui percepisci quasi degli sposalizi, le cui foto ricordo con il loro sfondo di affinità elettive splendono terresti sul comodino vita natural durante. Mi interessa capire come sono nate queste collaborazioni, se già conoscevi tutti gli artisti presenti e se ci sono state delle piacevoli scoperte. Io ho scoperto Lamante che non conoscevo e l&#8217;ho trovata veramente fantastica…</strong><br />
Effettivamente Lamante è veramente fantastica. Non c&#8217;ero quando ha registrato perché stavo facendo altre cose, ma sono rimasto folgorato dalla sua maniera di entrare in quel brano, mi ha stupito molto. Però devo dire c’è stata tanta stupefazione in generale; ad esempio mai mi sarei aspettato che i Fast Animals e Slow Kids provassero così piacere a fare un brano come <strong><em>Suggestionabili</em></strong>. Così come non pensavo che Fresu ci rispondesse nemmeno quando gli abbiamo chiesto se voleva fare delle cose su <strong><em>Il mare verticale</em></strong>. È incredibile la generosità ricevuta, ma regalata veramente con gioia. Io, che sono sempre molto chiuso, ho avuto come l&#8217;impressione di essermi perso molto. Ancora non sono bravo ad abbracciare l&#8217;altro, evidentemente. Forse questa cosa poteva succedere prima e sarebbe stato per me più formativo ancora, perché poi ho dovuto imparare a cantare come tutte queste persone ed è stato bellissimo, rientrare nelle loro modalità di espressione, è stato qualcosa di nuovo, completamente nuovo per me. In più c&#8217;è da dire che i miei compagni si sono registrati da soli praticamente e perciò è stato bello, è stato un flusso di energia che io non ho controllato e sono stato veramente felice di questa cosa. Non riesco ancora a capire come sia successo, ma è andata così.<br />
Paolo, nella precedente intervista mi raccontasti di provenire da una formazione di scuola generalista, guardando ad artisti come Peppino Gagliardi; a proposito di collaborazioni, se tu dovessi scegliere un artista del passato, magari che non è più vivente oppure con il quale avresti avuto piacere o avresti piacere di collaborare, ti viene in mente qualcuno che avresti collocato tra questi <em>Piccoli fragilissimi film</em>?<br />
Ovviamente ci sono dei numi tutelari. Mi sarebbe tanto piaciuto fare qualcosa con Fossati, anche se le cose che scrivo io non sono così belle, perciò sarebbe stato difficile riuscire a convincerlo. Ho avuto la fortuna di conoscere tante persone, però mi manca di non aver conosciuto Battiato, che per me è stato un personaggio molto divertente, per quello che ho evinto, e perciò questo rappresenta un rimpianto, l’essere stato suo contemporaneo e non essere riuscito a intercettarlo. Però se ti dovessi dire veramente una cosa anche un po&#8217; bizzarra, mi sarebbe piaciuto fare <strong><em>É solo un sogno</em></strong> con Peppino Gagliardi, non sto scherzando. Per me Peppino Gagliardi è stato formativissimo, era un po&#8217; il Charles Aznavour italiano. E un po&#8217; mi spiace non poterlo fare. Gagliardi era un cantante prodigioso e anche un uomo con uno sguardo molto bello e incarnava la terra da cui veniva.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Paolo, tra i formati fisici di questo disco figura anche un box set in edizione limitata e autografata, contenente oltre al vinile anche una musicassetta, con inediti di quel periodo. Puoi dirci qualcosa in più riguardo questo materiale inedito e perché poi la scelta vintage della musicassetta, che per un orgoglioso boomer è una secchiata di nostalgia pura?</strong><br />
Allora, all’epoca io avevo un registratore di 8 piste ed ero in questa stanza a Firenze, una stanzina piccolissima, dove registravo da solo questi brani, cioè suonavo in questa stanza con un microfono, un mixer piccolissimo, il registratore ed il minidisc. Non ero neanche molto bravo, non che adesso lo sia. Li ho poi mixati su un minidisc che non ha una qualità eccellente. Io e i ragazzi di Woodworm abbiamo pensato che la cosa più vicina alla qualità del minidisc fosse la cassetta. E allora l&#8217;idea è nata dal fatto che per le cassette qualcuno ha ancora delle piastre, e visto che il minidisc davvero non si può più usare, (quello sarebbe stato da hyperboomer, no?) la scelta è stata consequenziale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Di che tipo di materiale inedito si tratta?</strong><br />
<strong><em>Piccoli fragilissimi film</em></strong> era un disco di 11 pezzi, però c&#8217;erano tantissimi outtakes, ad esempio il brano con cui siamo usciti l&#8217;anno scorso con l&#8217;EP che si chiama <strong><em>Non esiste altro</em></strong> fa parte di quel periodo lì; poi c&#8217;erano anche un sacco di altri brani, perciò su questa cassetta ci sono dei mix impossibili di brani che, tranne forse <strong><em>Il vento incalcolabile del sud</em></strong> poi entrato in un EP, all&#8217;epoca non sono state mai sentite. Ad esempio, c’è un pezzo che si chiama <strong><em>Addominali</em></strong> e che è una stupidaggine, però mi ricordo che la cosa divertente è che all’epoca facevo un sacco di cose brutte… (ride, ndr)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Parliamo del tour che si sta completando in questi giorni di novembre dopo aver toccato Bologna, Torino, Firenze, Milano, Verona e Roma&#8230; ovviamente ci auguriamo ci saranno delle aggiunte geograficamente più utili. Che tipo di dimensioni hai immaginato sul palco per questo tipo di tour?</strong><br />
Tornando all’epoca del disco, diciamo che a quel tempo prima di arrivare in questa stanza a Firenze, dormivo in macchina e perciò noi partiamo da questo presupposto: partiamo immaginando di essere ancora in quell’auto alle sei di mattina e c&#8217;è quello della polizia locale che ti bussa picchiettando sul finestrino e che ti sta facendo una multa perché non puoi dormire in macchina, e nonostante questo tu apri la portiera, concili come si dice, prendi la multa che un giorno forse pagherai, e ti stupisci del fatto che sei sveglio in un posto che non conosci e non sai cosa succederà subito dopo, a brevissimo termine, a medio termine. E perciò c&#8217;è tutto un ventaglio di possibilità che si aprono. In realtà <strong><em>Piccoli fragilissimi film</em></strong> è stato veramente questo all&#8217;epoca, era veramente così. Io pensavo i pezzi in macchina e poi quando potevo, trovavo delle situazioni anche rocambolesche per stare un mese in una casa pagando 100.000 lire al mese. É esattamente questo. Noi partiamo dal fatto che ci svegliamo e ci stupiamo del mondo. Pur prendendo una multa. Anche una multa può essere miracolosa, per dire.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Parliamo del Premio Tenco 2024 che ti ha visto recentissimamente protagonista. Nella nostra ultima intervista di gennaio scorso per É inutile parlare d&#8217;amore discutemmo di Sanremo e dei punti di contatto che c&#8217;erano stati nella tua carriera con quel contesto. Non sarà a febbraio, ma essere salito su quel palco a ottobre è decisamente più in linea con la dimensione di cantautore, poeta e intellettuale di eccellenza che incarni. Quindi una domanda secca, forse banale, se vogliamo, ma la cui risposta molte volte tendiamo a darci per scontata: </strong><strong>in questo momento sei più felice o soddisfatto, intendendo la felicità come uno stato estemporaneo ed inebriante e la soddisfazione invece come l&#8217;apice di un percorso?</strong><br />
Io sono incredulo e in tutta franchezza sono incredulo e stupefatto. Sono incredulo e penso che non sia capitato e che non capiterà. Perché i limiti sono troppo ampi. Allora mettiamola così. Se entro nella realtà, se vado nel crudo pragmatismo, questa cosa mi ha riempito di stupore e per certi versi mi ha responsabilizzato ancora di più, nel senso che non mi sento all&#8217;altezza di una cosa del genere. Questo è davvero il mio sentire. Parlandone con i miei compagni, che sono stati molto contenti, noi eravamo veramente felici del fatto di essere arrivati per la settima volta nella cinquina. Consapevoli del fatto che per noi è un privilegio, perché ci sono tantissimi altri progetti, forse anche migliori, che non hanno la fortuna di avere un ufficio stampa meraviglioso, un&#8217;etichetta che li segue e delle persone che insieme vogliono fare un percorso. Questo fa tutta la differenza del mondo, perciò è una lotta tra privilegiati, ecco, e questo secondo me bisogna metterlo in luce per bene. In più c&#8217;è un&#8217;altra cosa da dire; io mi sento parte di una moltitudine, anche di pensiero, e in quella moltitudine ci sono tutti quegli splendidi artisti come Alessandro Grazian, Cesare Basile, Giuliano Dottori, Marco Parente, Alessandro Fiori, Giulio Casale. Ce ne sono una caterva e di quella generazione lì, che sta a cavallo tra il cantautore classico e le canzoni che diventano successoni e tormentoni, ecco lì in mezzo c&#8217;è stato molto di misconosciuto. A me viene da pensare che in questo caso le persone che hanno votato per la targa Tenco, abbiano voluto abbracciare questa storia così poco raccontata, così sconosciuta di tutte queste persone. Cioè io mi sento sinceramente imbarazzato, mi vergogno quasi, a rappresentare questa eccellenza di cui ti ho parlato prima. É così, non è una risposta secca la mia, la tua è una domanda secca, la mia è una risposta lunga perché secondo me è doveroso dirlo, ed è veramente quello che sento.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se dovessi scegliere tra queste canzoni del disco, compresi gli inediti chiaramente, quella che porteresti con te in un viaggio interstellare, quindi quella che potrebbe farti compagnia per sempre? </strong><br />
Allora, mi viene da pensare ad <strong><em>Isola Ariosto</em></strong>, l&#8217;ultimo brano del disco, dove ho trovato delle cose da dire e che poi viene chiusa da Max Collini. Io attendo, ancora sono in attesa della vita e lui la chiude con una poesia di sua mamma, ex operaia, poetessa e partigiana, che parla invece della ciclicità, dell&#8217;impossibilità di non riuscire a uscire da quello che è lo schema ripetitivo e senza scampo del susseguirsi di ieri, di oggi ma anche di domani e dopodomani. Mi sembra una bella summa per raccontare un essere umano. Questo è proprio il brano che porterei con me ovunque.</p>
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		<title>Piccoli fragilissimi film &#8211; Reloaded</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Dec 2024 12:44:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Grimaldi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Album]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Benvegnù in Lost Highways]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Attendevo l’11 ottobre 2024, data di uscita di Piccoli fragilissimi film &#8211; Reloaded ( Woodworm/ distribuito da Universal Music Italia e prodotto dallo stesso autore con Luca Baldini), come un infante che passeggia nei pressi del Natale. E quindi si aprano le danze, anzi le sinfonie. Fanali puntati su un remake, nel vero senso della parola, &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Benvegnù-reloaded.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-50370" src="https://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Benvegnù-reloaded-200x200.jpg" alt="Benvegnù reloaded" width="200" height="200" /></a>Attendevo l’11 ottobre 2024, data di uscita di <strong><em>Piccoli fragilissimi film &#8211; Reloaded</em></strong> ( Woodworm/ distribuito da Universal Music Italia e prodotto dallo stesso autore con Luca Baldini), come un infante che passeggia nei pressi del Natale. E quindi si aprano le danze, anzi le sinfonie. Fanali puntati su un remake, nel vero senso della parola, in quanto risuonato e ricantato immergendosi in quell’allora con una consapevolezza del tutto nuova dettata dalle acque nel frattempo scorse sotto i ponti e con la formula di accompagnamenti, (per non usare l’orrenda parola “featuring” che inevitabilmente associo alle altrettanto orrende porcherie da streaming gettate come ghiande ai suini devoti al dio Instagram ed al suo profeta Tik Tok), con pregevoli artisti della scena musicale italiana, tra veri totem e piacevolissime scoperte. E quindi tra i solchi del vinile si accomodano di fianco all’autore, a turno, senza spingere: le mani ed il fiato di Stefano Fresu con la voce soffiata di Ermal Meta per <strong><em>Il mare verticale</em></strong>, l’eleganza di Tosca su <strong><em>Cerchi nell’acqua</em></strong> (una delle 5 canzoni al mondo che sempre e dico sempre mi percuote ed accarezza fino alle lacrime) e di Malika Ayane che incede regale sulle note di <strong><em>Io e te</em></strong>, l’originalità di Giovanni Truppi che riveste un brano definitivo come <strong><em>Il sentimento delle cose</em></strong> senza fare sgarbi alla versione originale, l’arrembante versione di <strong><em>Suggestionabili</em></strong>, eseguita con passionario vigore dai Fast Animals and Slow Kids. <strong><em>Fiamme</em></strong> vede la sorprendente comparsa di un Piero Pelù insolitamente non eccessivo, Veronica Lucchesi (del duo La Rappresentante di Lista) dolcifica in maniera gradevolissima <strong><em>É solo un sogno</em></strong>, prima che altro fuoco arrivi dalla voce di Motta che irrompe sulla linea di bisturi al cuore di <strong><em>Brucio</em></strong>. Appino, frontman degli Zen Circus si affaccia su una <strong><em>Only For You</em></strong> che sembra quasi registrata in una Seattle di fine anni ‘90, mentre Dente interviene su uno dei pezzi iconici, <strong><em>Quando passa lei</em></strong>, con la sua tipica delicatezza vocale ad incorniciare forse uno dei reloaded meglio riusciti, mentre la sorprendente Lamante (mea culpa, a me ignota fino ad allora) disegna un trucco quasi disperato ad una <em><strong>Catherine</strong></em> che attraversa una lunga notte senza speranze.<br />
Basterebbe già questo a guadagnare posto di pregio sugli scaffali, ma Natale non era lontano e le strenne sono per chi sa apprezzarle ed aspettare. E così, tre inediti che mettono il fiocco ad un regalo che a distanza di vent’anni dalla prima stesura ne viene arricchito per veleggiare verso i posteri per altri venti almeno. Giulio Casale (poeta, scrittore ed ex frontman degli Estra) cammina insieme a Benvegnù, quasi con le gambe di entrambi legate dalle caviglie per mantenere lo stesso passo senza inseguirsi, fermandosi a sorridere sulle salite di <strong><em>Preferisci i silenzi</em></strong>. Irene Grandi e la sua voce intrisa di gioia e venature di calore ci invita all’abbandono al respiro del mondo sulle colline de <strong><em>Le gioie minime</em></strong>, mentre a chiudere il disco ci pensa Max Collini che traccia i confini di <strong><em>Isola Ariosto</em></strong>, uno sperimentale e riuscito flusso di coscienza parlato che tracima in discesa verso visioni ed improvvisazioni da ascoltare più volte per berne gocce su gocce. Que aproveche!</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span>WOODWORM /Distribuito da Universal Music Italia – prodotto da Paolo Benvegnù e Luca “Roccia” Baldini 2024</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up:</span><br />
Collettivo Benvegnu’<br />
Paolo Benvegnu’ (Voce, Chitarre, Sintetizzatori)<br />
Luca Roccia Baldini (Basso)<br />
Daniele Berioli (Batteria )<br />
Gabriele Berioli (Chitarre)<br />
Saverio Zacchei (Fiati)<br />
Tazio Aprile ( Piano)<br />
Andrea Franchi (Batteria in 01, 14)<br />
Francsco Chimenti (Archi in 07)<br />
Matteo Orenzi (Chitarre in 02)<br />
Guglielmo Ridolfo Gagliano (Coda in 11)</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>Il Mare Verticale feat. Paolo Fresu &amp; Ermal Meta</li>
<li>Cerchi Nell’acqua feat. Tosca</li>
<li>Io E Te feat. Malika Ayane</li>
<li>Il Sentimento Delle Cose feat. Giovanni Truppi</li>
<li>Fiamme feat. Piero Pelu’</li>
<li>Suggestionabili feat. Fast Animals And Slow Kids</li>
<li>É Solo Un Sogno feat. La Rappresentante Di Lista</li>
<li>Brucio feat. Motta</li>
<li>Only For You feat. Appino</li>
<li>Quando Passa Lei feat. Dente</li>
<li>Catherine feat. Lamante</li>
<li>Preferisci I Silenzi (Inedito) feat. Giulio Casale</li>
<li>Le Gioie Minime (Inedito) feat. Irene Grandi</li>
<li>Isola Ariosto (Inedito) feat. Max Collini</li>
</ol>
<p><span style="color: #971b7a;"><br />
Link: <a href="https://www.woodworm-music.com/management/paolo-benvegnu/">Sito Ufficiale</a> <a href="https://www.facebook.com/paolobenvegnu">Facebook</a></span></p>
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		<title>In fuga dalla carovana dei cortigiani, intervista a Paolo Benvegnù</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Mar 2024 18:34:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Grimaldi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Benvegnù in Lost Highways]]></category>

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		<description><![CDATA[Le conversazioni, quelle belle. Le occasioni commoventi di incontrare, tangendole, le curve perfette della personalità di un intellettuale, artista e poeta, oltre che gradevolissimo essere umano. Gente, questo è Paolo Benvegnù. Ho avuto la sorte di incrociarlo varie volte nella mia vita, in posti strani ed impensabili, in cornici spigolose come in valli ovattate, ed &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Benvegnù-intervista.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-49726" src="https://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Benvegnù-intervista-1024x816.jpg" alt="Benvegnù intervista" width="618" height="492" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Le conversazioni, quelle belle. Le occasioni commoventi di incontrare, tangendole, le curve perfette della personalità di un intellettuale, artista e poeta, oltre che gradevolissimo essere umano. Gente, questo è Paolo Benvegnù. Ho avuto la sorte di incrociarlo varie volte nella mia vita, in posti strani ed impensabili, in cornici spigolose come in valli ovattate, ed ogni contatto, ogni singola parola, ha iniettato gocce di bellezza in un circolo venoso, molto spesso ristretto e che lo ha sin da subito posto nell’Olimpo dei riferimenti da difendere e da diffondere. Dal 1999 ad oggi ho osservato reciprocamente i capelli ingrigire e la rabbia ingentilire, senza che la coerenza della sua produzione artistica ne facesse mai le spese. E allora aria buona, come quella ricevuta nei polmoni da una canna di bambù che emerge dalle acque stagnanti di questa Italia pornografica, con questo 2024 che si apre con la pubblicazione di <strong><em>È inutile parlare d’amore</em></strong>, un disco di straordinaria profondità e delicatezza, nono album in studio e che ci consegna l’ex frontman degli Scisma in stato di grazia, avvolto nella comfort zone de I Benvegnù, la schiera di musicisti di primo ordine che ormai da anni costituisce il completamento di un quadro multidimensionale e riconoscibilissimo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Al di là dell&#8217;emozione di questa chiacchierata, inizio con un bentornato, anche se in fondo poi ci siamo lasciati non troppo tempo fa, nel senso che avevi già apparecchiato la tavola con <a href="https://www.losthighways.it/2023/10/11/solo-fiori-paolo-benvegnu/">Solo fiori</a>, un EP bellissimo, ma inevitabilmente troppo breve per chi ha sete di vino e di ambrosia, che poi è quello che da quasi 30 anni rappresentano i tuoi lavori. Quindi, senza piaggeria, davvero grazie per il tuo tempo e soprattutto per come hai reso molte volte migliore il mio e quello di altri. Questo prologo è un mio personale e sentito ringraziamento.</strong><br />
Non ti rendi conto del conforto che dai a un uomo che non ha alcun senso, ti ringrazio tanto, ma veramente sei tu che mi dai conforto. Per quello che ti posso dire, credimi, magari fosse Vino e Ambrosia, io non ambisco neanche a quello, semplicemente ambisco alla comprensione delle cose, cosa che normalmente non mi è data, perciò ti ringrazio, perché è proprio nel mio pormi delle domande che mi arrivano risposte, ad esempio oggi quello che mi hai detto tu mi conforta, appunto. Vuol dire che la ricerca che con i miei compagni abbiamo fatto ha avuto un piccolo senso, che per me è un grande senso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ho avuto il piacere di incontrarti da vicino varie volte, l&#8217;ultima qui a Napoli quando sei venuto con Niccolò Fabi al Museo Archeologico ad Aprile 2017.</strong><br />
Che bello che fu, mamma mia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quella fu davvero una bellissima situazione, pensata e strutturata in maniera impeccabile a dire il vero. La prima volta invece è un po&#8217; più datata e parliamo del 1999 con gli Scisma all’Arenile, in una serata clamorosa con gli Interno 17 ed i Marlene Kuntz, davvero uno spettacolo meraviglioso.</strong><br />
Ma certo che mi ricordo, eravamo a Bagnoli, giusto?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A Bagnoli, esattamente. Era un meraviglioso giugno del ‘99.</strong><br />
Mi ricordo, io volevo tirar via la corrente ai Marlene Kuntz, che erano troppo bravi… ad un certo punto ho detto a Cristiano: “non soltanto sei fantastico, ma sei anche bello”. Sai l’invidia è una brutta bestia! (ride, ndr).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Perdersi e ritrovarsi nella tua musica è come aprire una finestra di ossigeno nelle giornate grigie, soprattutto per chi, come me, fa un lavoro molto più arido. Parlarti oggi è la finestra sul mondo che mi sono ritagliato.</strong><br />
Questa è una cosa che ci è accomunerà tra pochissimo. Anch&#8217;io per riuscire a permettermi di poter scrivere canzoni brutte dovrò fare questa cosa di avere un lavoro un po&#8217; più arido (ride, ndr), però la cosa importante è che, sia io che te, siamo ancora in grado di guardare il cielo, cosa che io per tanti anni non sono mai riuscito neanche a osare di fare, perciò ritengo che questa sia un bene veramente importante.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una volta ci siamo visti al Tora! Tora! Festival sulle montagne di Castelnovo ne’ monti, nell’Appennino reggiano, nel 2004. E ricordo che avevi uno splendido completo di lino&#8230;</strong><br />
Che era grande, che era enorme. Era bellissimo però, era bellissimo. Perché volevo fare come David Byrne, solo che lui aveva quello stretto e quello largo, io avevo soltanto quello largo, perché a Prato costavano poco i vestiti larghi. Sì, Castelnovo ne&#8217; Monti, certo, lo ricordo benissimo. Fu una bella giornata piena di creatività, una cosa bellissima.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Passiamo al disco! <em>È inutile parlare d&#8217;amore</em>. Sembra una sentenza spietata, quasi un sipario su tutto quello che poi nell&#8217;immaginario collettivo rappresenta un rifugio, l&#8217;amore. Non parlarne è forse un modo per non dare in pasto agli altri l&#8217;unica azione realmente rivoluzionaria che ci è rimasta ovvero provare amore? </strong><br />
Hai colto esattamente. Questo è un titolo ossimorico. Il senso è che bisogna parlarne, bisogna praticarlo, bisogna uscire dall&#8217;io per entrare nel noi. Una relazione che sia a due, a tre, a cinque, una relazione uomo-natura, una relazione pietra-albero, io desidero un futuro del genere. Però c&#8217;è anche questo, il fatto di riuscire a intercettare l&#8217;irrazionale dell&#8217;altro, spesse volte non dicibile. Se anche l&#8217;amore fosse ridotto, come adesso, all&#8217;utile, nel senso proprio dell&#8217;utile, di che cosa mi è utile, che cosa ci guadagno ad avere una relazione?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un senso del pensiero molto americano…</strong><br />
Esatto, siamo stati colonizzati, siamo neo-americani, neo-egiziani, perché il culto dell’occhio è quello. Tutto si dovrebbe muovere intimamente nel tentativo di intercettare l’irrazionale dell&#8217;altro. Se non c&#8217;è presupposto, allora non riesci prima di tutto ad intercettare l’irrazionale in te, solo l’amore ti fa riconoscere questo; poi cerchi di intercettare l’irrazionale dell’altro e così si innesca un discorso di relazione. Se questo meccanismo riuscisse ad attivarsi all&#8217;interno del genere umano in questo pianeta, molto probabilmente saremmo molto più attenti alle folate di vento che fanno danzare gli alberi piuttosto che alle azioni della Pampers! Secondo me è necessario badare più alla bellezza, alla follia delle cose, al vento che scosta gli alberi, ai movimenti carsici di alcuni fiumi. Noi dovremmo andare lì, sul non visto, sul non visibile.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se pensiamo che l&#8217;amore non occupi spazio, sia invisibile, non produca rumori, proprio in quest&#8217;epoca in cui tutto l&#8217;intangibile sembra quasi non esistere, sembrerebbe essere inutile. La riscoperta di questo tipo di attenzione verso l’invisibile è un modo per riconnettersi con il senso stesso dell&#8217;esistenza.</strong><br />
Certo, dovrebbe essere questo. Nel momento in cui esci dalla carovana dei cortigiani della macchina d&#8217;oro, come li chiamo io, la prospettiva cambia. Siamo tutti cortigiani della macchina d&#8217;oro e tutti odiamo la chiave di questa schiavitù. Siamo schiavi di noi stessi, delle nostre gabbie mentali, mentre c’è qualcuno che sfrutta questa schiavitù. Ebbene, se si riesce a uscire da questa sorta di incantamento terribile, si riprende incredibilmente a ricordare quanto il mondo sia divertente. Tutto ciò che succede nel mondo lo è. Ne ho preso consapevolezza leggendo autori che molti definiscono depressi, tipo Emil Cioran, Guido Ceronetti. Ti cito figure che vivevano e vedevano in maniera ulteriore, nel trascendente. A me viene da pensare che quando uno riesce ad astrarsi da questa macchina d’oro, dall’essere schiavo, tutto il mondo ti parla e soprattutto diverte. È bellissimo vivere! Il problema è che ci fabbrichiamo una realtà che ci azzanna inutilmente, perché tanto le cose essenziali per l’uomo (lo direbbe anche Mengoni!) sono poche (ride, ndr).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In</strong> <strong><em>Pescatori di Perle </em>parli “di continuare ad imparare a lacrimare da un occhio solo”. L&#8217;altro occhio, invece, secondo te, va tenuto spalancato, lucido e asciutto, switchando poi l&#8217;interruttore dell&#8217;emotività, oppure sarebbe preferibile tenerlo completamente chiuso?</strong><br />
Oggi tutti i sensi sono sacrificati all&#8217;occhio ed è normale e logico in una società che bada più all&#8217;apparire che all&#8217;essere. Io sarei per spalancarlo, perché il senso è che è un avvisatore, come può esserlo il pescatore di perle, che può essere un custode, non un aguzzino, uno che scrive i breviari di sopravvivenza per gli altri. Lacrima dall&#8217;occhio in cui non viene visto dagli altri, l&#8217;altro lo tiene allora spalancato per rassicurarvi, come a dire <em>“non ti preoccupare, è tutto sotto controllo”</em>, ma la sofferenza esiste, c&#8217;è nell&#8217;occhio che lacrima. Tempo fa ero in auto con una persona a cui ero molto legato e mi faceva degli scherzi. Alle volte, mentre guidava, l’occhio sinistro lo teneva bene aperto, ma quello destro, specialmente di notte, lo chiudeva per farmi pensare che dormisse. Perciò mi è venuta in mente questa cosa che faceva molto ridere quando succedeva e l&#8217;ho virata nella drammaturgia di quel pezzo. Quello è un brano a cui tengo molto, è incredibile il fatto che io ancora abbia speranze nell&#8217;umanità. Ho scoperto nel tempo che l&#8217;ho molto sopravvalutata. Eppure ci credo ancora al fatto che gli esseri umani non siano così idioti da farsi le guerre, uccidersi tutti, non tenere presente il fatto che quelli più deboli devono essere protetti e non lasciati andare. Insomma ecco, è incredibile, ma ci credo ancora. Non succederà ma ci credo ancora.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Però io penso che questa speranza, in quanto forma di ispirazione, possa trasformarsi nell&#8217;inchiostro con cui viene prodotta emozione.</strong><br />
Sono d&#8217;accordo. Questa speranza esiste ed è in tantissimi, però quando non conviene salvare un popolo perché costa troppo (risata amara, ndr). Rido perché non posso credere ad un cinismo del genere, rido per non piangere, rido per non essere disperato. Ancora nel 2024 si ragiona per avamposti, si ragiona per convenienze, stiamo distruggendo il pianeta e non ci rendiamo conto di quanto sia assurdo che ci sia una disparità tra uomo e uomo. Lo trovo estremamente stupido. Per questo ti dicevo che ho sopravvalutato il genere umano. Ho sempre pensato di essere il peggiore, sia dal punto di vista dell&#8217;intelligenza che dal punto di vista della sensibilità. Ma se questa è l&#8217;umanità, porca miseria!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>C&#8217;è da preferire le pietre sul serio a quel punto, per usare le parole di una tua canzone&#8230;</strong><br />
Io ne sono abbastanza certo, tra l’altro visto che sono misteriose, secondo me hanno un sacco di cose da darci di più rispetto agli uomini che hanno il cuore di pietra.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>“Il mondo si sta suicidando, i ricchi mettono la corda e i poveri il collo”</em>, dice il poeta Franco Arminio&#8230;</strong><br />
Diciamo che è sempre stato così, solo che adesso il vero nemico sono i desideri dei poveri che non possono più neanche ribellarsi. Capisci qual è il problema? Il post-capitalismo, il turbo-capitalismo ha fatto in modo che tu desideri talmente tanto ciò che hanno gli altri, quelli del primo piano, che sei proprio tu a crearti e ad attaccare la corda al gancio. Questa cosa Pasolini la diceva nel ‘66, non capito. Esistono tante forme di nazismo. Questa è la peggiore perché non c&#8217;è neanche l&#8217;uomo con i baffi a cui rivolgerti e ad arrabbiarti. È molto più diffuso e polverizzato purtroppo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Veniamo alle dinamiche del mercato musicale qui in Italia, foraggiato con dosi di apparenza e canzoni brutte. Manca un reale spessore in gran parte di quello che si produce oggi, non mancano invece escamotage come l’infausto autotune soprattutto, rendendo tutto un intrattenimento da streaming, creando podi di polistirolo su cui campeggiano artisti della supercazzola, disincantati, a sorridere a favore di telecamera. Invece, trent&#8217;anni fa questo nostro Paese era forse una delle scene musicali indipendenti più consistente e resistente. Qual è stato il punto di discontinuità, l&#8217;inizio del blackout, questa disattenzione al gusto, questa disaffezione al bello?</strong><br />
Ho due teorie. La prima parte dall’assunto che non è che quella scena fosse interessante soltanto perché c&#8217;erano i facitori che avevano delle idee diverse o in più; il fatto è che c&#8217;era un pubblico, c&#8217;erano degli esseri umani che erano interessati alle idee degli altri. Il senso era questo. Io ricordo quando sentii alcune cose dei CCCP e mi resi conto di non capire perché venivo da un altro mondo, venivo da Peppino Gagliardi, non sto scherzando, cioè dalla musica generalista italiana. Perciò non capivo i CCCP e quello che ho fatto è dirmi, “<em>ah non capisco, allora sono io che non comprendo e devo approfondire per capire</em>”. Questa cosa in questi anni è stata assolutamente ribaltata. Se tu non capisci qualcuno, sei portato a dire a quest’ultimo “<em>sei tu che non ti spieghi</em>”; sembra una cosa banale ma è di una sottigliezza che fa tutta la differenza. Perché, se tu prima nel sentirti in difetto, andavi a cercare l&#8217;identità sia della cosa che ti poteva interessare e incuriosire, sia la tua identità che si bagnava all&#8217;interno dell&#8217;identità altra, oggi invece si cerca soltanto l&#8217;eredità ed è ovvio che chi è facitore in questo momento non ha bisogno di fare una particolare ricerca. Ha bisogno soltanto di essere interessante dal punto di vista fisico, di avere un ottimo ufficio stampa e del fatto che se ne parli bene o anche male, tanto non è un problema. Detto questo, secondo me, mai come in questo momento c&#8217;è una grande creatività. E lo dico a discapito di quello che faccio io. C&#8217;è una grande creatività nel senso che sono velocissimi, fanno cose interessanti. Quello che abbiamo fatto e che stiamo facendo noi, quelli della mia generazione e quelli della generazione successiva, è semplicemente un altro tipo di ricerca.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>È stato ed è artigianato fatto bene.</strong><br />
Sì, ed è come se noi fossimo ancora incantati dalla possibilità, dall&#8217;illusione, dall&#8217;idea di riuscire a migliorare le cose, parlandoci bocca per bocca. Oggi sono spietati, non hanno alcuna speranza, giustamente perché non c&#8217;è alcuna speranza, sono cinici e ogni volta che fanno un pezzo si mettono lì e dicono <em>“allora abbiamo quattro ore per fare questa cosa”</em>, trovano delle frasi a caso, alle volte sono proprio, che ne so, l&#8217;ultima frase di <em>Fast &amp; Furious 6</em>, ma funziona. E sono bravissimi a fare questo, cioè sono bravissimi a fare Chewing Gum Music, sono meravigliosi. E guarda, ci vuole grande talento. Cioè mai come in questo momento secondo me la creatività in Italia è ai massimi livelli, parlo del fatto di fare una cosa in tre ore!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>C&#8217;è da dire anche che effettivamente in tutto questo tempo un grosso impulso è stato dato soprattutto dalla tecnologia. Un tempo ricercare il bello significava affrontare, lato pubblico e lato artisti, molte volte un percorso di ricerca tortuoso, anche eroico per certi versi. Oggi la parola d&#8217;ordine è velocità, appunto. Tu ritieni che ci possano essere delle strade per rendere l’uso della tecnologia meno spersonalizzante o addirittura funzionale alla creazione di contenuti degni di tale nome?</strong><br />
Non te lo so dire, perché secondo me l&#8217;esperienza tattile, l&#8217;esperienza respirante del contatto tra essere umano e essere umano è ancora fondamentale. È chiaro che ora si muove tutto in maniera completamente diversa e perciò quando si parla anche di cose importanti ci si fa una call, (mi fa sempre molto ridere); io volentieri prenderei un treno e verrei parlarti in faccia domani mattina, ma questo è un altro discorso. Il senso è proprio questo, manca quel tipo di esperienza, che è un&#8217;esperienza tattile, olfattiva, di trascendenza quando tu hai un rapporto, una relazione; non siamo soltanto quello che vediamo, siamo anche quello che nascondiamo, siamo anche ciò che non diciamo. È come se fosse presente un valore assoluto, come in matematica quando metti quei due piccoli segmenti ai lati del numero, cioè praticamente quello che succede è che tutto è in valore assoluto e si perde tutto il resto. Però non voglio essere nostalgico. Dico soltanto che secondo me l&#8217;unica maniera per recuperare questa cosa è di nuovo, per l&#8217;ennesima volta, andare sul campo e ricominciare da capo. Puoi nutrirti di fantastiche soddisfazioni personali con il led wall di 50 metri, le persone che ti cantano i pezzi, che cantano pezzi che magari non hai scritto tu e che tu canti in maniera ignobile oppure nobilissima, ognuno la pensa come vuole. Ma il problema grande è che a fronte di questa esibizione non c’è mai l’espressione, capisci qual è il problema per me? Il mio problema nel comprendere tutto questo circo non è legato ai numeri che fanno e all&#8217;ambizione che hanno di avere posizione nel mondo. Figurati, lo comprendo benissimo e fanno anche bene, il problema però è che non dai niente né a te né agli altri. Perché, ti ripeto, è esibizione. Se tu mi chiedessi: <em>&#8220;quando ti esibisci a Napoli?&#8221;</em>, ti risponderei: <em>&#8220;io non mi esibisco, vengo a Napoli piuttosto a piedi o a nuoto e semmai mi esprimo, ma soprattutto vediamoci&#8221;</em>. È proprio questa la differenza, la differenza è che è tutta esibizione. E, se è tutta esibizione, allora hanno ragione i divi del porno, che tra l&#8217;altro non sono muti come Rodolfo Valentino, alle volte gemono.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Parliamo dei featuring. Dimmi di Neri Marcorè, Dario Brunori e Malika Ayane. Nell&#8217;attuale era di featuring abbastanza improbabili, nel tuo caso invece si intravede questo sentiero luminoso che evidenzia delle affinità innegabili. Mi incuriosisce capire come nascono le collaborazioni che scegli.</strong><br />
Permettimi, in primis, di dire che Neri, Dario (lo conosco da anni) e Malika hanno fatto quello che spesse volte non fanno tante altre persone: hanno visto dei naufraghi su una zattera e hanno gettato una cima. Se questo slancio si verificasse anche in quello che succede giorno per giorno, ad esempio nel passaggio dalla Libia all&#8217;Italia potrebbe servire molto; ecco, questa generosità è una cosa che ho sentito in maniera specifica. A tutti e tre sono piaciuti molto i brani. In particolare a Dario ho fatto ascoltare tutto, ma l&#8217;unico pezzo che gli è piaciuto veramente è stato <strong><em>l&#8217;Oceano</em></strong>, quindi, quando l&#8217;ha fatto, si sentiva appartenente a quella narrazione; così come Neri su <strong><em>27-12</em></strong> e, inspiegabilmente, Malika su quel pezzo che si chiama <strong><em>Non esiste altro</em></strong>. Cioè, sono cose che, in tutta franchezza, non avrei mai pensato, dico la sincera verità. Sono stati poi i ragazzi di Woodworm label a chiedermi di ampliare la tavolozza dei colori con l&#8217;apporto di altri artisti. Perché io ai miei canto come un prussiano, e dopo un po&#8217; i baffi di sego rompono le scatole, perciò secondo me hanno avuto una bella idea. Non ti nego che io vorrei far suonare il pianoforte a Lazza su un pezzo, perché secondo me è una cosa che servirebbe anche a lui. <em>Perché non suoni più il pianoforte, Lazza? È una cosa importante.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Chiami il tuo progetto “I Benvegnù”, ribadendo in maniera netta questa idea di collettivo, che ormai è un dato di fatto.</strong><br />
Come i Ramones, ma molto meno intelligenti!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ormai la riconoscibilità del vostro suono è un marchio di fabbrica, quanto questo è un punto di forza? Rispetto ai tempi degli Scisma, cosa è cambiato nel processo creativo inteso all&#8217;interno di una compagine?</strong><br />
Non sono più un tiranno. I primi sei anni con gli Scisma ho tiranneggiato, facevo le parti a tutti, dovevo dire a tutti quello che facevano, mi occupavo anche della loro vita privata, ero una sorta di Stasi. Per fortuna l&#8217;ultimo anno, quello di <strong><em>Armstrong</em></strong>, è stato un anno in cui non facevo più così. Ma non abbiamo saputo sopportare la libertà, è una chiave che ho capito non tanto tempo fa, non abbiamo saputo sopportare il fatto di essere liberi dal mio tiranneggiare, dal mio essere un generale della Stasi. Perciò con i Benvegnù la linea è “<em>fate quello che volete come lo volete e quando lo volete</em>”, e il senso è molto aperto. Normalmente traccio un disegno e poi scelgo la cornice, il resto lo fanno loro e non è una limitazione perché per me questo collettivo è un collettivo che deve crescere. Per me un gruppo di persone esiste in maniera specifica quando tutti sono in crescita e noi siamo in crescita. Lo sono i miei compagni perché molto più giovani di me e sempre alla ricerca di idee nuove, sensazioni nuove. Lo sono io semplicemente perché mi beo della loro ricerca. È un valore aggiunto nettamente. È chiaro ed è ovvio che puoi trovare fuori dalla cerchia della tua famiglia qualcosa di diverso. Ma il problema è questo: quando la tua famiglia ti dà tutto quello che ti fa essere felice, perché cambiare? Funziona perché sono bravi loro e sono anche molto pazienti perché, come avrai potuto notare, sono dall&#8217;altra parte, sono slacciato rispetto alla realtà e perciò provo a pensare a quanta pazienza devono avere. Spesse volte negli autogrill mi dicono “<em>guarda che stiamo andando via, non puoi stare qua dentro, vieni fuori dal bagno, forza nonno, torniamo fuori</em>”. È bellissimo!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa c&#8217;è da attendersi da questo tour che è alle porte e di cui sono state annunciate le prime date? Se ne aggiungeranno delle altre, magari Napoli?</strong><br />
Sì, lo spero veramente perché mi manca l&#8217;atmosfera della vostra città e mi manca l&#8217;esplorazione che mi piace tanto fare da Roma in giù. Mi piace perché c&#8217;è tanto da comprendere. Sono incantato dalla storia esatta, incredibile e superiore che c&#8217;è al sud e perciò per me arrivarci è qualcosa di formativo e non vedo l&#8217;ora. Noi ci muoviamo sempre su canovaccio, abbiamo degli appuntamenti che ogni tanto rispettiamo e ogni tanto no e perciò la narrazione è così abrasiva. Pertanto se vogliamo identificare per questo tour un mood rispetto al passato, per vicinanza di abrasione, parlerei de <a href="https://www.losthighways.it/2008/02/17/le-labbra-%e2%80%93-paolo-benvegnu/"><strong><em>Le labbra</em></strong></a>, che è un disco che spesse volte non prendo in considerazione. Però l&#8217;idea è di essere brucianti, voglio andare nel fuoco insieme ai miei compagni e vedere che cosa succede. Voglio andare veramente verso la massima espressione della passione. Siamo stati un po&#8217; formali negli ultimi anni, invece io vorrei proprio andare verso la bellissima disperazione dell&#8217;amore assoluto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Venendo allo scenario italiano, ci sono bolle di ossigeno puro rappresentate da programmi tv come <em>Via dei matti numero zero</em> di Bollani con cui poi hai condiviso un&#8217;esperienza importante nei <em>Presepi viventi.</em> Questi progetti possono ancora fare la concreta differenza?</strong><br />
Sì, se tu dai in mano una cosa a Stefano e alla sua compagna, Valentina Cenni, esseri consapevoli, può cambiare qualcosa. Però cambia per l&#8217;1% della popolazione italiana. Noi siamo obnubilati da stupidaggini da almeno 40 anni. Io c’ero, avevo già 15 anni, ero molto sveglio all&#8217;epoca, non come ora. Mi ricordo l&#8217;ascesa di Berlusconi, non tanto a livello nazionale, ero a Milano e mi ricordo la sua ascesa nell’edilizia e poi con le televisioni. Devo dire che ha fatto un bel lavoro, perché è riuscito in 40 anni a rincitrullire completamente una popolazione. Complimenti a lui e complimenti a coloro i quali hanno seguito i suoi dettami legati al denaro, all&#8217;apparire, al farsi vedere, a quella che io chiamo professionalità. Se la professionalità vuol dire che non ami più, ecco io allora preferisco essere amatore. Ecco che allora, parlando del programma di Stefano, e di altre piccole cose che ci sono in televisione, lì ci sono ancora gli amatori, anche se sono professionisti, sono amatori perché amano quello che fanno. Le cose si muovono in maniera diversa da altre parti. Mi viene da pensare a quel meraviglioso artista che è Bergonzoni. Quando dice che ovviamente si muove a teatro e soltanto in una serie di teatri non è che gli fanno fare tipo il Sistina, per intenderci. Quando dice che non è il successo ma far succedere, mi sembra che sia la cosa più bella del mondo, non trovi? Ovunque succeda, far succedere, ecco.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tu racconti anche l&#8217;assenza di rabbia, di consapevolezza. Questa rassegnazione nell&#8217;attendere che qualcuno tiri la moneta e cambi gli scenari, da che cosa ritieni che possa essere generata?</strong><br />
Sono due le motivazioni. In primis, l&#8217;opposizione non urla perché nel momento in cui urli il potere di turno ti dice “<em>urli perché non hai il potere</em>”, e questo ti esclude completamente dai giochi. La seconda è che gli esseri umani più preziosi, quelli che veramente potrebbero gestire uno stato, quelli che veramente potrebbero pensare agli altri, insomma i migliori, o se ne vanno via da questo Paese oppure stanno zitti perché sono troppo intelligenti e non vengono capiti. Magari parlano, ma non vengono mai compresi. Allora, qual è il problema? Dopo un po&#8217; che uno continua a dire, “<em>oh figliolo, non farti del male, non fare questa cosa per cortesia. Ti spiego anche per quale motivo, se tu fai così, non fai soltanto male a te stesso, ma anche agli altri</em>”. Te lo spiego una, due, tre, cinque, dieci volte. Alla ventesima volta io faccio come i cani, prendo e vado a morire in spiaggia. Ma è sempre stato così, tranne in quel momento di Engagement, dopo la Seconda Guerra Mondiale, dove incredibilmente si respirava libertà. E sai perché c&#8217;era libertà? Perché c&#8217;era povertà. E allora le persone si davano una mano perché non c&#8217;era niente. Gli uomini appena hanno qualcosa incominciano a diffidare della pace, perciò è tutto un guardarsi l&#8217;uno verso l&#8217;altro. Poi c&#8217;è questa grande frustrazione, ognuno vuole essere Dio, ognuno vuole essere Justin Bieber, ognuno vuole essere Guè Pequeno. Il problema è questo, anzi non il problema, è la cosa giusta; è molto giusto voler essere Guè Pequeno, però per arrivare a essere Guè Pequeno bisogna essere bravi a far qualcosa. E allora ognuno punta a questo, ma vuole arrivare a questo senza fare sforzo. La frustrazione sta anche in questo negli esseri umani, nel fatto che non ce la fai ad ammettere che gli altri sono più bravi di te, sono più intelligenti di te.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>È la cosa più faticosa per l&#8217;essere umano in generale.</strong><br />
Lo so, però succede questo, la frustrazione è sempre stata un&#8217;arma, un nodo gordiano. Non è un discorso di vita o di morte, non c’è un momento in cui se tu sbagli qualcosa muori, oppure se tu sbagli qualcosa veramente succede qualcosa di profondissimo, di difficilissimo da mettere a posto. È tutto rimediabile, capisci? Perciò ci trasciniamo in questo rimediabile, sotto l’inno del “<em>poi Dio ci pensa</em>”. Perciò il mio problema è sempre questo, se tu hai questo tipo di frustrazione, tra mondo immaginato e mondo reale, non riesci a muoverti e ovviamente diventi aggressivo e non capisci per quale motivo gli altri non ti adorino. Come mai non mi amano? E non ti amano perché forse non lo meriti alle volte, no? Io lo so benissimo, perché io ad esempio sono uno dei campioni regionali di stizza cosmica; ci sono delle cose che mi danno noia, però non le dico a nessuno, e tutti i miei amici del club della stizza cosmica sono come me, ci vediamo da qualche parte ne parliamo, ci scambiamo informazioni sulla stizza cosmica e poi andiamo via.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Volendo parlare di un argomento più leggero, Sanremo è appena terminato. Senza voler fare degli snobismi, ti ha mai sfiorato l&#8217;idea, oppure è un recinto da cui ti tieni scientemente e serenamente lontano?</strong><br />
No, no, l&#8217;ho provato, ma che scherzi, io ho una figliola da far campare. Se vado a Sanremo per un anno e mezzo, due anni, posso farle fare dei corsi di nuoto quattro volte alla settimana. Però il problema è che non mi pigliano mai e va bene. In realtà c&#8217;è stato un momento, avevo mandato tanti anni fa <strong><em>Avanzate Ascoltate</em></strong>. Avevano anche chiamato, mi hanno detto “<em>un pezzo bellissimo, un po&#8217; troppo bello</em>”. Grazie per la stima. E allora che cosa può fare uno? Prova a scrivere per altri, io ho provato a scrivere per altri e non sono mai stati presi. La mia è una storia di respingimenti, capisci per quali motivi ho dei problemi con questo governo? Non posso andare d’accordo con Salvini, è tutta la vita che ho a che fare con i respingimenti!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sei partito pennellando <a href="https://www.losthighways.it/2007/10/07/piccoli-fragilissimi-film-paolo-benvegnu/"><em>Piccoli fragilissimi film</em></a>, 20 anni fa ormai, per arrivare oggi poi a produrre un robustissimo romanzo sul senso delle cose. C&#8217;è qualcosa in questi 20 anni che rifaresti in maniera diversa?</strong><br />
Sì, ma non nella musica. Nella musica ho fatto quello che ho potuto, perché non sono né così intelligente, né così sensibile, perciò ho fatto quello che ho potuto di volta in volta. Nella vita qualcosa cambierei, ma sono cose che penso tutti abbiamo. Allora, dal punto di vista strettamente musicale, se uno parte dal 1999, da <strong><em>Armstrong</em></strong> ed arriva a questo disco, qui ci trova tutta la continuità, è tutto un racconto. Ho raccontato tutta la mia vita, ripetutamente e penso con dovizia di particolari e approfondimenti e anche leggerezza alle volte. È incredibile come sia stato così fortunato, non tanto musicalmente ma in generale, non avrei mai pensato di avere a che fare con così tanti esseri umani incredibili, di ricevere dei regali dagli altri così grandi che mi imbarazzo soltanto al pensiero di averli avuti, perciò è una grande cosa.</p>
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		<title>Solo Fiori &#8211; Paolo Benvegnù</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Oct 2023 16:11:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Grimaldi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Album]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Benvegnù in Lost Highways]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Dove eravamo rimasti? Interrogativo che trova esaltante risposta già dalle prime note delle cinque tracce di questo Solo Fiori, EP che moltissimi, scrivente compreso, attendevano trepidi a distanza di oltre tre anni dall&#8217;ultimo tour vero e proprio e ad un paio dall&#8217;inizio delle sue Inutili premonizioni in doppio volume. Ed anche se frasi che hanno &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Benvegnù-solo-fiori.gif"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-49395" src="https://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Benvegnù-solo-fiori-200x200.gif" alt="Benvegnù solo fiori" width="200" height="200" /></a>Dove eravamo rimasti? Interrogativo che trova esaltante risposta già dalle prime note delle cinque tracce di questo <strong><em>Solo Fiori</em></strong>, EP che moltissimi, scrivente compreso, attendevano trepidi a distanza di oltre tre anni dall&#8217;ultimo tour vero e proprio e ad un paio dall&#8217;inizio delle sue <strong><em>Inutili premonizioni</em></strong> in doppio volume. Ed anche se frasi che hanno come incipit il &#8220;<em>sembra ieri</em>&#8221; vengono quasi sempre fuori tra gli sputacchi di una bocca sdentata, c&#8217;era decisamente uno spazio da riempire nello scaffale della musica d&#8217;autore, seppure in versione compressa da extended play. Solo fiori esce per l&#8217;etichetta indipendente WoodWorm Label, e porta con sé lo stesso gustoso gaudio di un canestro da tre punti sulla sirena dei supplementari, lasciando che le mani si sfreghino come pietre focaie ad accendere la fiamma della poesia. <strong><em>Solo fiori</em></strong>, non recisi ma con un velo di rugiada ad imbellettarne i petali, cinque episodi di scrittura delicatissima a cui ci ha abituato da quasi trent&#8217;anni uno degli autori ed intellettuali più coerenti e fascinosi che questo paese, tra tante storture, ci abbia regalato. Un paese per il quale la primavera in alcuni istanti sembra avere preso la rincorsa, ma che colpevolmente tarda ad arrivare, e che nel frattempo continua ad accumulare distese di polvere sotto i tappeti. In <strong><em>Italia pornografica</em></strong> che apre il disco, piovono scuri e frecce, a ricordare che, senza la magia necessaria, anche il più coriaceo amore per il paese diventa pornografia, allineata alle istanze finanziarie del capitalismo angloamericano, con il “<em>contorno del tempo brevissimo e dell&#8217;intrattenimento stolto</em>” a fare da pericolose pietre da inciampo. Un paese visto con sguardo orwelliano, sovraffollato da drogati di melatonina in preda ad incontrollati ed illusori deliri da effetto Dunning-Kruger, intenti a guardare il mondo dalla finestra del bagno con la stessa assenza di slancio dei gatti rapiti ad osservare la lavatrice e gli scossoni delle centrifughe senza spavento né interesse. Che alla fine il problema è solo chi racconta il problema, quando invece quella polvere di cui sopra, se proprio deve esserci, che almeno sia da sparo, usando le parole di Lucio Corsi. Un paese dove la politica non è altro che la gestione del condominio Italia (Benvegnù dixit), fatta stirando il presente per assottigliare il futuro che dovrebbe restare, dimenticando che se la folla è stupida, la gente invece è intelligente. E che, come insegna Ken Loach, la gente vuole il pane e vuole le rose, anche se chi occupa gli scranni appiccicosi ancora propone feste, forche e farina, sghignazzando sotto i baffi. Un paese dove i forum si fanno all&#8217;ombra degli ulivi di Bruno Vespa non può che essere pornografia pura, fasullo come i Milli Vanilli, neanche interessato a pulire la sua reputazione dalle scorie della vita precedente, dimentico che il fascismo è l&#8217;autobiografia di una nazione, come tuonava Gobetti un secolo fa, e che continua ad irridere chi fa la fila ed aspetta il suo turno. Arriva acidamente <strong><em>Our love song</em></strong>, che si tende come un elastico, di quelli doppi, per colpire la pelle fino ad allora carezzata, lasciando un segno bruciante. Aspra come un bicchiere di succo di limone in cui hai scordato volontariamente di mettere lo zucchero, con un&#8217;alterigia da bavero alzato, sfidando e tagliando a fette le comfort zone in cui decidiamo di sprofondare. Ad imprimere musica sulle costole come ai tempi del Club del Cane d&#8217;Oro, quando nell&#8217;Unione Sovietica post bellica i dischi venivano incisi su fogli di pellicole da radiografia, tra ossa ed organi sconosciuti in un rischioso baccanale dal sapore carbonaro. Una canzone d&#8217;amore nell&#8217;accezione meno melliflua pensabile e che dà l&#8217;avvio alla fase due dell&#8217; EP, che messa la riga dopo l&#8217;invettiva iniziale, vira verso la linea più intimista, a fotografare un sentimento duale, di ricerca continua dell’altro quasi ad occhi bendati ma con le mani intrecciate, in stanze in cui sembra di ascoltare vivide le onomatopee emotive che rendono gli spigoli nuove terre emerse, dove &#8220;<em>l&#8217;impossibile travolge e rende sovrani</em>&#8220;. Dove l&#8217;imperativo è continuare a desiderare abbastanza insieme. Il pezzo che ha anticipato l&#8217;uscita del nuovo lavoro è <strong><em>Non esiste altro</em></strong>, che vede l&#8217;inconfondibile voce di Malika Ayane dare corpo ad una traccia insospettabilmente adeguata ad indossare lo smoking del singolo, termine questo che l&#8217;autore probabilmente riterrebbe fastidioso come gli infradito indossati con i calzini. Quasi una penisola rigogliosa che collega, senza infrastrutture, pietre angolari come <strong><em>Nel silenzio</em></strong> e <strong><em>Cerchi nell&#8217;acqua</em></strong>, dove l&#8217;amore è l&#8217;intercettare la follia dell&#8217;altro senza saziarsene mai, dove gli echi del cuore sono voci doppie, assordanti, che non hanno effetto solo sui cuori e i timpani devitalizzati. Perfetta ad accompagnare l&#8217;incedere di una sposa attraverso una lunga navata in stile gotico, così accorta a non inciampare nel velo, così curiosa di annullare la distanza dall&#8217;altare, senza timore della nostalgia per la controfacciata lasciata alle spalle. Anche la successiva <strong><em>27/12</em></strong> parla di camminate crostacee, fatte per sentire i rumori dei propri passi, dolenti come un flamenco al crepuscolo, idolatrando a fasi alterne stelle cadenti per i desideri e stelle polari per le direzioni, nel continuo incontrarsi all&#8217;interno di un sogno solido, da affettare con una spada da samurai in due parti uguali, e da custodire gelosamente assieme al &#8220;<em>desiderio di non essere soli</em>&#8220;. Proprio mentre la vita continua a scorrere di fianco, incessante come pioggerellina british, e tu vorresti solo che ti si attorcigliasse tra le dita come capelli lunghi che fanno giri interminabili attorno ai polpastrelli, fino a renderli viola per la stretta. Fino a farli pulsare nuovamente. Per “<em>credere di nuovo all&#8217;impossibile</em>”, come poter imparare a suonare il piano passandoci le dita sopra. Chiedendosi con Langston Hughes che fine facciano poi i sogni rimandati, quelli incompiuti, sempre in bilico tra l&#8217;appassire come uva e scomparire come una ferita sanata. <strong><em>Tulipani</em></strong> parte con una soffice intro strumentale, su cui si innesta un testo che fa quasi nuotare nell&#8217;erba, scivolando nel conforto impagabile dell&#8217;avere sempre a disposizione una nuova prima volta ed un medico che seppure talvolta non guarisce, di certo neppure stavolta ti lascerà morire, permettendoti di non svegliarti dalla parte sbagliata del prato. Anime destinate ad aspettarsi nel perpetuo, nonostante tutta l&#8217;acqua passata sotto i ponti, inquieti come licantropi assediati dal plenilunio, sbagliando per continuare a disimparare, dribblando sui pattini gli staliniani elenchi degli inaffidabili in cui finire segnati a matita, in attesa di inchiostri indelebili o cancellature. <strong><em>Solo fiori</em></strong> sono “<em>cinque brani come ginnastica dell&#8217;anima</em>”, per usare le parole dell&#8217;autore; donare fiori come gesto di adesione, di amore senza soluzione e pertanto sovversivo come la faccia di Vera Caslavska girata a non incontrare la bandiera nemica, in una antistorica e commovente fierezza. Se è vero che &#8220;<em>la poesia è un mucchietto di neve in un mondo con il sale in mano</em>&#8221; in una calzante immagine di Franco Arminio, con questo lavoro Benvegnù si conferma capace di lirismi deliziosi come un caffè di Tommaso Starace nel centro sportivo del Calcio Napoli il giorno dopo un trionfo di Coppa. E ci conferma che per fare poesia non serve chi mette in giro il troppo ma chi sa usare il raro rendendolo vitalizzante, tellurico. Dando vita ad un viaggio che può essere terapia, basta non scambiarlo per una fuga. In quel caso durerebbe il tempo del ritorno. Qui non si dispensa dai fiori, anzi. Questi fiori, dunque, vanno invece piantati in piena terra, accarezzati ed annusati in un rituale arcaico ed in disuso come l&#8217;accento circonflesso. E seppur sia vero che la legge di natura ed, ahimè, anche quella del mercato si asserve più all&#8217;efficienza (spesso intesa come ferale combo tra abuso criminale di incapacità ed autotune) che all&#8217;eleganza, Benvegnù, dall&#8217;alto di una torretta di difesa ben corazzata, stoicamente si guadagna ancora una volta sorte diversa da quella dello smilodonte, regalando un acquerello di indiscutibile valore.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span>Solo Fiori- Woodworm Label -2023</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up:</span> Paolo Benvegnù (Voce e Chitarra) – Luca Baldini (Basso Elettrico) – Daniele Berioli (Batteria) – Gabriele Berioli (Chitarra Elettrica) – Saverio Zacchei (Sintetizzatori) – Tazio Aprile (Pianoforte)</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>Italia Pornografica</li>
<li>Our Love Song</li>
<li>Non Esiste Altro</li>
<li>27/12</li>
<li>Tulipani</li>
</ol>
<p><span style="color: #971b7a;"><br />
Link: <a href="https://www.paolobenvegnu.it/bio/">Sito Ufficiale</a><br />
<a href="https://www.facebook.com/paolobenvegnu">Facebook</a></span></p>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/aaM_mrosklA?si=UrUGv8z1jr8mtp5l" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><iframe style="border-radius: 12px" width="100%" height="352" title="Spotify Embed: Solo fiori" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/album/1CBHQrn7EmU4yCxheRorjc?si=_hm-wRipRAufLsDiD2FOCg&#038;utm_source=oembed"></iframe></p>
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		<title>Delle inutili Premonizioni Vol. I &#8211; Paolo Benvegnù</title>
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		<pubDate>Tue, 11 May 2021 19:33:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Grimaldi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Album]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Benvegnù in Lost Highways]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Sipario. Sul palco Paolo Benvegnù, tra le mani una scatola di deliziose gemme acustiche. Delle inutili Premonizioni Vol.I, etichetta Black Candy Produzioni, fresca label fiorentina che a marzo 2021 ha dato alle stampe questo album registrato in diretta e senza sovra-incisioni in due giornate a cavallo della fine del 2020. Quasi un colpo di coda &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Benvegnù.png"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-46846" src="https://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Benvegnù-195x200.png" alt="Benvegnù" width="195" height="200" /></a>Sipario. Sul palco Paolo Benvegnù, tra le mani una scatola di deliziose gemme acustiche. <strong><em>Delle inutili Premonizioni Vol.I</em></strong>, etichetta Black Candy Produzioni, fresca label fiorentina che a marzo 2021 ha dato alle stampe questo album registrato in diretta e senza sovra-incisioni in due giornate a cavallo della fine del 2020. Quasi un colpo di coda che si trasforma in carezza soffice al crepuscolo di un <em>annus horribilis</em>. Dodici tracce attinte in maniera asimmetrica dai sette lavori solisti del milanese Benvegnù e che prendono le mosse dal disco di esordio del 2004, lo splendido <strong><em>Piccoli fragilissimi film</em></strong>, biglietto da visita di quello che si sarebbe affermato e confermato, dopo aver cavalcato la florida scena indipendente di fine millennio scorso da frontman degli indimenticati Scisma, come uno dei cantautori italiani dalla scrittura più seria e delicata che possiamo vantare. La consueta asciuttezza, senza fronzoli e l’indiscutibile sensibilità di testi capaci di generare vortici proprio al centro dello stomaco e rendere la pelle un tappeto elettrico attraversato da intermittenze emozionali. Benvegnù su questo palco indossa abiti aderenti, molto aderenti e che mettono in evidenza, disegnandone i contorni, arterie e ventricoli che pompano poesia. Dipingendo ancora una volta i sentimenti delle cose che “<em>chiamandoci ci sveleranno tutto e ci re-insegneranno LO STUPORE</em>”. Missione compiuta. L’incipit è <strong><em>In Dissolvenza</em></strong>, tratto dall’album <strong><em>Dissolution</em></strong> del 2010, istantanea sfuocata scattata al momento dei saluti, dal ritornello che sfocia in un loop finale distonico dove tutto perde definizione. <strong><em>Io ho visto</em></strong>, da <strong><em>Hermann</em> </strong>del 2011, primo lavoro della trilogia dell’H che vedrà completamento con i successivi <strong><em>Earth Hotel</em></strong> e <strong><em>H3+</em></strong>, traccia atmosfere pasoliniane, tra elenchi di cose di cui gli occhi avrebbero fatto volentieri a meno, a cui rispondere soltanto pulsando sangue “<em>pazzo d’amore</em>”, mentre il sole si piega al buio e gli animali restano in branco “<em>fiutando il cielo più sereno</em>”. Arriva <strong><em>Il mio nemico</em></strong>, estratto da <strong><em>Le Labbra</em></strong> del 2008, ritratto che trasuda di concitazione e fuga e da cui difendersi mostrandosi disarmati completamente, come il più feroce dei criminali o il più santo dei santi, quasi che il reale antagonista sia quello che compare nell’immagine riflessa dalla mediocrità del gioco degli specchi. Dal disco di esordio piomba leggera come una piuma <strong><em>Il sentimento delle cose</em></strong>, con la sua purissima e faticosissima ricerca del compimento del desiderio, permeata dell’incapacità di amare “<em>neanche il pane che mangiamo</em>”, mentre siamo avidamente tesi a moltiplicare tutto. La musica ed il suo potere evocativo che tutto scuote e frantuma. La carrucola che affonda nella profondità del pozzo dei ricordi. Ad occhi chiusi mi involo ancora più leggero tra le pieghe di una vita fa, tra le valli dell’Appennino Emiliano, luglio 2004, Tora Tora Festival. Gli Scisma avevano da poco chiuso la porta, la sua giacca di lino color ocra ed i capelli che iniziavano a vedere l’alternanza dall’argento all’ossigeno, fotogrammi a pavimentare la via che iniziava. Eravamo giovani. Ed ora siamo qui a raccontarlo. La principessa <strong><em>Andromeda Maria</em></strong> ed il suo cavaliere diventano entità inscindibilmente collegate, condannate, nonostante i segni della innegabile diversità, a cercarsi all’infinito, ad inseguirsi e sfiorarsi “<em>come i fiori che baciano gli alberi</em>”. Ed è il finale, è la sintesi perfetta dell’armonia assoluta. <strong><em>Nelle stelle</em></strong> è l’unica incursione negli anni 20, sfilata dall’album <strong><em>Dell’odio dell’innocenza</em></strong>, dialogo nell’iperspazio dove non si salva nessuno e non c’è niente da salvare, e che in questa versione fa a meno della voce di Orelle, presente nell’originale. Dallo spazio siderale a <strong><em>Nello spazio profondo</em></strong>, con un salto all’Earth Hotel, un buco nero nel quale precipitare, un ambiente innaturale e fuori posto, come “<em>De Chirico in un centro commerciale</em>”. Le parole usate come pietre ambiziose, capaci di fluire ed al contempo divenire struttura che resiste al tempo. In sequenza, i brividi arrivano rapidi sulla schiena, concentrici proprio come <strong><em>Cerchi nell’acqua</em></strong>. Gli occhi, discretamente cullati da un arpeggio commovente, avviano processi umidificanti ed incontrollati. Nessun imbarazzo, queste sono vette di poesia ipersensibile. Salvifica meraviglia acustica che fa gridare ogni volta al capolavoro. <strong><em>Avanzate, ascoltate</em></strong> mi mette comodo, le spalle appoggiate ad un muro del Circolo degli Artisti nella Eterna, AD 2011. Immagini di eserciti di terracotta e sensazioni buone che marciando rispondono all’esortazione al movimento del titolo. Per sentirsi meno soli nel guardare l’orizzonte, per smettere di illudersi di apprendere la verità dagli uomini. La verità è che c’è ancora bisogno, ora forse più che mai, delle stelle per tornare a navigare. La discesa da queste <strong><em>Premonizioni</em></strong> si inarca sulle note de <strong><em>La schiena</em></strong> (2008, <strong><em>Le Labbra</em></strong>), con un moto quasi circolare a raffigurare l’assillo del controllo che diviene ossessione, il possesso del respiro altrui che degenera in claustrofobie sentimentali, accerchiamenti relazionali. In un momento storico in cui anche lo sfiorarsi pone seri dubbi di coscienza, arriva uno degli episodi più toccanti, una <strong><em>Olovisione in Parte terza</em></strong>, che ci rammenta, qualora i tempi ce ne avessero impolverato il ricordo, “<em>che quando riusciremo a toccarci saranno i demoni dell’amore a ritrovarci</em>”. Per allora avremo forse ripreso a sorridere del passato e della timidezza e ricominciato “<em>ad assaporare l’ineguagliabile bellezza della Giovinezza</em>”. Chiusura del disco lasciata ad una versione di <strong><em>Sempiterni sguardi e primati</em></strong> ancora più sincera, quasi un negativo fotografico di quella edita. Benvegnù sussurra che forse vale la pena “<em>non avere niente per poter credere a tutto</em>” e sperare che le stelle a volte volino tra gli uomini. L’innocenza del restare in silenzio a guardarsi gli occhi, a cercarsi nell’iride le immagini che alle volte smettiamo di inseguire, convinti di aver trovato già le risposte. Se è vero che si scrive sempre per un pubblico, che sia l’altro o il se stesso di un tempo successivo, non c’è da dubitare che il Benvegnù 2021 abbia molto, moltissimo da ammirare di quello scapigliato milanese affacciatosi sulla scena oltre vent’anni fa e capace di dare inchiostro ad immagini che ancora oggi si insediano orgogliose, senza alcun timore reverenziale, nel firmamento (in questi ultimi anni non sempre degnamente popolato a dire il vero) del cantautorato di qualità. Il fatto che si annunci come un <strong><em>Volume I</em></strong> attenua la sensazione di incompiuto che si materializza al pensare che forse ci sarebbe stato ancora spazio per un bel po’ di quadretti su questa parete di INUTILI PREMONIZIONI.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span>Black Candy Produzioni &#8211; 2021</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up: </span>Paolo Benvegnù (Voce, Chitarre) &#8211; Luca Baldini (Basso) &#8211; Gabriele Berioli (Chitarre) &#8211; Daniele Berioli (Batteria) &#8211; Saverio Zacchei (Trombone)</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<ol>
<li>In dissolvenza</li>
<li>Io ho visto</li>
<li>Il nemico</li>
<li>Il sentimento delle cose</li>
<li>Andromeda Maria</li>
<li>Nelle stelle</li>
<li>Nello spazio profondo</li>
<li>Cerchi nell&#8217;acqua</li>
<li>Avanzate ascoltate</li>
<li>La schiena</li>
<li>Olovisione in parte terza</li>
<li>Sempiterni sguardi e primati</li>
</ol>
</ol>
<p><span style="color: #971b7a;">Link: <a>Sito Ufficiale</a> <a>Facebook</a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/LThNTjGa2G4" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>H3+ &#8211; Paolo Benvegnù</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2017/04/03/h3-paolo-benvegnu/</link>
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		<pubDate>Mon, 03 Apr 2017 13:47:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rita Euterpe]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Album]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Benvegnù in Lost Highways]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[“A nuova vita, all&#8217;entusiasmo dei secondi, ai limiti dei sensi, alla deriva”. Questi sono i primi bellissimi versi con cui Paolo Benvegnù ci introduce H3+, il suo ultimo lavoro uscito lo scorso 3 Marzo per Woodworm Label/Audioglobe. Un album che conclude una trilogia, iniziata con Hermann e proseguita con Earth Hotel, che indaga l’animo umano. &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-38390" src="https://www.losthighways.it/wp-content/uploads/recensione_Paolo-Benvegnù-h3_IMG_201704-200x200.jpg" alt="recensione_Paolo-Benvegnù-h3_IMG_201704" width="200" height="200" />“<em>A nuova vita, all&#8217;entusiasmo dei secondi, ai limiti dei sensi, alla deriva</em>”.<br />
Questi sono i primi bellissimi versi con cui Paolo Benvegnù ci introduce <em><strong>H3+</strong></em>, il suo ultimo lavoro uscito lo scorso 3 Marzo per Woodworm Label/Audioglobe. Un album che conclude una trilogia, iniziata con <em><strong><a href="https://www.losthighways.it/2011/05/15/hermann-paolo-benvegnu/" target="_blank">Hermann</a></strong></em> e proseguita con <em><strong><a href="https://www.losthighways.it/2014/10/20/earth-hotel-paolo-benvegnu/" target="_blank">Earth Hotel</a></strong></em>, che indaga l’animo umano. La consapevolezza si spinge a livelli ancora superiori e lo si intuisce già dal titolo: <em><strong>H3+</strong></em>, lo ione triatomico d’idrogeno, è la particella alla base dell’Universo. Così nasce un’intuizione: se noi siamo fatti della stessa materia dell’Universo perché non immaginarci di essere altro; e se l’uomo diventasse una particella vagante nello spazio come si comporterebbe? Conserverebbe memoria umana? Ed ecco tornare a quei primi versi pronunciati da <strong><em>Victor Neuer</em></strong>, esploratore che decide consapevolmente di buttarsi nel vuoto per conoscere cosa c’è, metafora di un viaggio più grande, interiore. Pur mantenendo uno stile riconoscibilissimo, ci ritroviamo dentro un’atmosfera musicalmente un po’ diversa dal passato, qui diventa fluttuante, più o meno costante per l’intero disco; accenni di elettronica, sax, fiati, e lunghe code finali, dove tutto scorre.<br />
Non troviamo più il corpo, carne e sangue, dei dischi precedenti, portatore di desideri e sofferenze. Si prova a liberarsene per diventare altro, per entrare in armonia con l’Universo e trovare pace e luce.<br />
I sentimenti, le emozioni, quelli restano, qualunque forma noi assumiamo, così <em><strong>Olovisione in parte terza</strong></em> è una ballata d’Amore, dedicata a chi ci ha segnato e dove regnano delicatezza e grazia: &#8220;<em>ma quando riusciremo a sfiorarci sarà l&#8217;incanto dell&#8217;amore a illuminarci</em>&#8220;.<br />
E nello spazio vuoi non incontrare chi molto probabilmente proprio da lì era venuto?! <em><strong>Goodbye Planet Earth</strong></em> riprende musicalmente <em><strong>Ashes to Ashes</strong></em>, e a proposito Benvegnù durante uno dei live di presentazione, con la simpatia che lo contraddistingue (e chi lo conosce dal vivo sa di cosa sto parlando), ci dice essere “<em>un pezzo di David Bowie fatto male, grazie, arrivederci</em>”. In realtà è un omaggio, fatto benissimo, a poco più di un anno dalla sua scomparsa, a un altro grande esploratore dell’infinito. Il brano poi prende la sua strada, e il corpo diventa un’astronave.<br />
<em><strong>Se questo sono io</strong></em> è il singolo, che, parole di Benvegnù, fa pensare a quei momenti in cui ci si sente così inadeguati da volere evaporare, diventare un fantasma e sentirsi finalmente in sintonia con gli elementi circostanti. E lo ritroviamo rasserenato ed accogliente. Una chicca è la presenza di Steven Brown dei Tuxedomoon in<em><strong> Slow Parsec Slow</strong></em>, che col suo sax impreziosisce una delle canzoni di maggiore impatto del disco: <em>è il nuovo mondo, tutto ciò che è inutile non ha alcun senso e non ne avrà mai… tutto è luce, tutto si illumina, e sono brividi</em>.<br />
In conclusione una <em><strong>No Drinks No Food</strong></em>, che è il ritorno a casa e la pace ritrovata.<br />
Dopo la perdita e l’abbandono ecco finalmente la rinascita, nuova ripartenza, nuova vita, sotto un’altra forma.<br />
Paolo Benvegnù e i suoi meravigliosi compagni di viaggio, alcuni di sempre, ci lasciano un altro pezzo di cuore. Benvegnù, come Victor Neuer, è un esploratore, un navigatore, un avvisatore e la sua profondità, la sua sensibilità e la sua costante ricerca dello stupore lo hanno portato a viaggiare per noi e a rivelarci visioni e riflessioni in cui ritrovarci. E rinascere a vita nuova, uno dei messaggi più belli che possano essere lasciati. Questo sei tu caro Paolo, e sei tanto.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span>Woodworm Label / Audioglobe &#8211; 2017</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up: </span>Paolo Benvegnù (voce e programmazioni) – Luca “Roccia” Baldini (basso) – Andrea Franchi (chitarre, percussioni) – Marco Lazzeri (pianoforte, tastiere, continuum) – Ciro Fiorucci (batteria, programmazioni); con la partecipazione di Mr Steven Brown (sax soprano, sax alto)<span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"><br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>Victor Neuer</li>
<li>Macchine</li>
<li>Goodbye Planet Earth</li>
<li>Olovisione In Parte Terza</li>
<li>Se Questo Sono Io</li>
<li>Quattrocentoquattromila</li>
<li>Boxes</li>
<li>Slow Parsec Slow</li>
<li>Astrobar Sinatra</li>
<li>No Drinks No Food</li>
</ol>
<p><span style="color: #971b7a;">Link: </span><a href="http://www.paolobenvegnu.com/" target="_blank">Sito Ufficiale</a>, <a href="https://www.facebook.com/paolobenvegnu/?fref=ts" target="_blank">Facebook</a></p>
<h2>H3+ &#8211; streaming</h2>
<p><iframe src="https://embed.spotify.com/?uri=spotify:album:7M49sEUQ07ArdlBghnh39R" width="300" height="300" frameborder="0" allowTransparency="true"></iframe></p>
<h2>Se questo sono io &#8211; video</h2>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/m9m9Rl80XrA" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Malinconia e sorrisi, canta l&#8217;amore: Paolo Benvegnù @ Magnolia (MI) 11/02/2015</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Feb 2015 14:15:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Piera Tedde]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Live report]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Benvegnù in Lost Highways]]></category>

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		<description><![CDATA[Fa freddo a Milano in questo febbraio. Un gelo pungente, che ti penetra fino alla staffa dell’orecchio, la tipica temperatura da casa, divano, coperta, film. Solo Paolo e i Benvegnù potevano aprire una breccia nella mia pigrizia invernale e farmi uscire in un mercoledì di ordinaria follia metropolitana. Il viale che dal parcheggio porta all’ingresso &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-30442" src="https://www.losthighways.it/wp-content/uploads/PaoloBenvegnù_inter010215.jpg" alt="PaoloBenvegnù_inter010215" width="300" height="200" />Fa freddo a Milano in questo febbraio. Un gelo pungente, che ti penetra fino alla staffa dell’orecchio, la tipica temperatura da casa, divano, coperta, film. Solo Paolo e i Benvegnù potevano aprire una breccia nella mia pigrizia invernale e farmi uscire in un mercoledì di ordinaria follia metropolitana. Il viale che dal parcheggio porta all’ingresso del Magnolia sembra essere il luogo più freddo del mondo. Dentro il locale è appena sceso dal palco Alessandro Grazian che ha suonato in apertura, la gente è già tutta ammassata davanti al piccolo (troppo piccolo) palco, vedo la band prendere posizione e iniziare a suonare. Elettrica apre <em><strong>Nello spazio profondo</strong></em>, dall’ultimo album <a href="https://www.losthighways.it/2014/10/20/earth-hotel-paolo-benvegnu/" target="_blank"><em><strong>Earth Hotel</strong></em></a>, seguono <em><strong>Feed the destruction</strong></em> e la poliglotta <em><strong>Avenida Silencio</strong></em>. Dopo il trittico del nuovo album un tuffo nel passato con <em><strong>Quando passa lei</strong></em> e <em><strong>Love is talking</strong></em>. Da questo momento le emozioni si impasteranno di sangue e grazia per quello che sarà il punto più alto di tutto il live. <em><strong>Avanzate Ascoltate</strong></em>, <em><strong>Orlando</strong></em> e <em><strong>Il mare verticale</strong></em> scaveranno nell’abisso del bene e del male, in quell’eterno miracolo di vita che ci consuma. &#8220;<em>Sentirsi vivi costa</em>&#8220;, canta ora Benvegnù in questo viaggio nei riverberi delle chitarre alla ricerca di <em><strong>Una nuova innocenza</strong></em> che apre un nuovo trittico di<em><strong> Earth Hotel</strong></em> con <em><strong>Stefan Zweig</strong></em> e <em><strong>Hannah</strong></em>. Sul palco la complicità tra Paolo e la band si vede, si sente, e il pubblico riesce a percepire la loro forte passione. Chiude <em><strong>La schiena</strong></em>. Il bis è servito quando il palco è ancora caldissimo: <em><strong>Piccola Pornografia Urbana</strong></em>,<em><strong> Io ho visto</strong></em>, <em><strong>E’ solo un sogno</strong></em>, <em><strong>Sempiterni sguardi e primati</strong></em> e a chiudere l’immancabile, e sempre gradita, <em><strong>Cerchi nell’acqua</strong></em>.<br />
Un concerto malinconico con inserti di guasconeria. Un concerto elettrico e sussurrato come l’amore che canta Benvegnù: quello impastato di bene e male. Ogni tipo di amore. Quello di ogni tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Tutto innamora solo nel passaggio: intervista a Paolo Benvegnù</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2015/01/19/intervista-paolo-benvegnu-2/</link>
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		<pubDate>Mon, 19 Jan 2015 18:10:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Amalia Dell'Osso]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Benvegnù in Lost Highways]]></category>

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		<description><![CDATA[Abbiamo incontrato un visionario, un poeta. Uno che ha messo dentro le canzoni i più sentiti trattati d&#8217;Amore, quello grande, grandissimo che ci porta in alto rivelandoci la consapevolezza dell&#8217;essere umani, nel bene e nel male. Abbiamo incontrato Paolo Benvegnù, uno dei cantautori più ispirati dei nostri anni. Sarà stata notte fonda, alba rosa o &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.losthighways.it/wp-content/uploads/PaoloBenvegnù_inter010215.jpg"><img class="size-full wp-image-30442 alignright" src="https://www.losthighways.it/wp-content/uploads/PaoloBenvegnù_inter010215.jpg" alt="PaoloBenvegnù_inter010215" width="300" height="200" /></a>Abbiamo incontrato un visionario, un poeta. Uno che ha messo dentro le canzoni i più sentiti trattati d&#8217;Amore, quello grande, grandissimo che ci porta in alto rivelandoci la consapevolezza dell&#8217;essere umani, nel bene e nel male.<br />
Abbiamo incontrato Paolo Benvegnù, uno dei cantautori più ispirati dei nostri anni. Sarà stata notte fonda, alba rosa o giorno pieno. Forse pioveva o forse scoppiava la primavera. Difficile dirlo in un tempo senza tempo, quando tutto si ferma e niente si trattiene. Poche battute, nella hall dell&#8217;<a href="https://www.losthighways.it/2014/10/20/earth-hotel-paolo-benvegnu/#more-29231"><em><strong>Earth Hotel</strong></em></a>. Musica, vita, Amore, grandezze, bassezze. Abbiamo parlato di uno dei dischi più emozionanti del 2014&#8230; abbiamo parlato di noi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A volte solo due parole condensano un mondo. La visione di un mondo. Earth. Hotel. Sembrano quasi sinonimi. Specchio l’uno dell’altro, mentre riflettono la Vita, l’Amore.</strong><br />
Siamo tutti. Potenzialmente. Creatori di mondi immaginari. Mondi vivi. Perciò Di A-mors. Mondi di non-morte. Siamo fortunati. Ricordiamocelo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il tuo Hotel sembra un luogo fuori dalle coordinate di spazio e di tempo. C’è un alone di sospensione su tutte le figure, su ogni dettaglio… Si sente il peso e il vuoto dell’assenza…</strong><br />
Sicuramente è al di fuori dello scenario storico che stiamo vivendo. O quantomeno non contepla le regole della nostra società. Sono piccoli pensieri di necessità. Nulla di superfluo. E sì. Le Assenze, anche.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Figlio. Questa parola più di tutte mi ha colpita. Se dovessi scegliere una sola parola per dire il tuo disco, direi questa…</strong><br />
Si. Figlio, mondo, sete.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Posso chiederti i tempi e i luoghi di gestazione di <em>Earth Hotel</em>? </strong><br />
Due anni di ricerca del vuoto. Due giorni per trovarlo. Sei mesi per registrarlo. Una vita per negarlo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Parlami di <em>Nuovosonettomaoista</em>&#8230; Della <em>diseducazione al sentimento</em>…</strong><br />
<strong><em>Nuovosonettomaoista</em> </strong>non è troppo distante dallo scenario che prefigurava Pasolini quando parlava dell’Evaporazione del Senso del Sacro. Potrei fare mille esempi. Ma ne propongo uno per tutti. Fermatevi in uno spazio collettivo, pieno di gente. Guardatevi intorno. Scoprite, negli umani, soavità e mostruosità. È semplice e non costa nulla. Ed è molto istruttivo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Suggestione 1. Sento <em>Orlando</em> e <em>Sempiterni sguardi e primati </em>due brani vicinissimi…</strong><br />
Sono semplicemente una visione aerea degli abissi. E della Terra da raggiungere per salvarsi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Suggestione 2. A proposito di <em>Sempiterni sguardi e primati</em>, mi è tornata alla mente la scena finale di Tree of life di Malick. La separazione ci fa vagare, ci fa perdere, ci spinge verso un punto di cui abbiamo bisogno. “<em>Eppure è tutto vero/ anche se non c’è niente”. </em>Un paradosso che schiude una potenza emotiva e lirica straordinaria. Questo è essere umani. Questo è l’Amore…</strong><br />
Così sono io. Così mi figuro un essere senziente. Ma sono un ottimista, ahimè.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Earth Hotel</em> e</strong><strong><em> Piccoli fragilissimi film</em>…</strong><br />
Il rapporto tra la Ninfa anelante (pff) ed il Cielo Minaccioso. Ed il Mare in Tempesta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Potrebbe un tuo brano di questo disco riempire lo spazio di un film che hai amato?</strong><br />
Credimi. Se amo ogni Cosa è proprio perché non ci Sento nulla di me all’interno. Ecco perché non posso rispondere a questa domanda. Posso solamente dire che ciò che mi interessa è che tutto si esprima compiutamente. E diventarne fruitore è un privilegio sempre.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dimmi dei suoni che hai scelto per <em>Earth Hotel</em>…</strong><br />
Molto, quasi tutto, a livello sonoro è stato compiuto da Michele Pazzaglia. Io ho cercato semplicemente di essere un compagno di giochi simpatico. Non riuscendoci per lunghi tratti. Però, ho ammirato la dedizione e la coerenza di Michele in ogni frangente. Davvero un uomo da sposare..</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="https://www.losthighways.it/wp-content/uploads/PaoloBenvegnù_inter020215.jpg"><img class="size-full wp-image-30443 alignleft" src="https://www.losthighways.it/wp-content/uploads/PaoloBenvegnù_inter020215.jpg" alt="PaoloBenvegnù_inter020215" width="300" height="200" /></a>C’è un brano, tra tutti, che ti ha sorpreso e innamorato in modo viscerale al punto da considerarlo il cuore di <em>Earth Hotel</em>?</strong><br />
No. Perché Tutto innamora solo nel passaggio. E non voglio trattenere nulla.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il motivo principale che, oggi, ti spinge a scrivere, a girare l’Italia per incontrare gli altri attraverso la tua musica…</strong><br />
Sorridere. Guardare i sorrisi. I Gesti dell’Altro. E poi ancora Perdersi in ogni cosa ignota.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E ora scegli tu una parola, una sola per dire <em>Earth Hotel</em>…</strong><br />
Hannah.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Una nuova innocenza &#8211; Video</h2>
<p><iframe width="618" height="348" src="https://www.youtube.com/embed/GcdHlqppTZE?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<item>
		<title>Earth Hotel &#8211; Paolo Benvegnù</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2014/10/20/earth-hotel-paolo-benvegnu/</link>
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		<pubDate>Mon, 20 Oct 2014 08:56:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Amalia Dell'Osso]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Album]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Benvegnù in Lost Highways]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Un visionario. Un poeta. Esplora il mondo da un capo all’altro, immaginando. Percorsi, nomi, amori. Storie. E le racconta tutte insieme, nel loro svolgersi contemporaneamente, dopo averle sistemate ai piani di un hotel. Perché è in un luogo di incrocio, che sia d’incontro o d’addio, che vede la metafora di questa vita terrena. Nella camere &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-29247" src="https://www.losthighways.it/wp-content/uploads/BEVENGNU_EARTH_HOTEL_cover_300dpi-200x200.jpg" alt="BEVENGNU_EARTH_HOTEL_cover_300dpi" width="200" height="200" />Un visionario. Un poeta. Esplora il mondo da un capo all’altro, immaginando. Percorsi, nomi, amori. Storie. E le racconta tutte insieme, nel loro svolgersi contemporaneamente, dopo averle sistemate ai piani di un hotel. Perché è in un luogo di incrocio, che sia d’incontro o d’addio, che vede la metafora di questa vita terrena. Nella camere di un hotel l’umanità intona inno e maledizione di un presente che ci abbraccia, ci allontana, ci vince, ci turba, ci annienta, ci seduce. Figure in lotta, figure simbiotiche, figure sole, figure sospese su un vorticoso flusso di accadere. Vorace e vitale.<br />
<strong><em>Earth Hotel </em></strong>(Woodworm, 17 ottobre 2014) è un grido dolcissimo in cui condensa la preghiera all’amore, in ogni sua faccia e deriva. L’amore che ci vuole amanti ladri, innamorati devoti e appagati, figli perduti senza più radici. Figli di una terra donna, di una madre ventre caldo che ci aspetta alla <em>fine del mondo</em>.<br />
E Paolo Benvegnù è quel visionario. È quel poeta. È lo sguardo sul caos e sulla perfezione della fragile mappatura della natura umana. Ogni storia si dispone al suo piano dell’hotel, da uno a dodici, componendo un’archittettura sublime e maestosa, dove ogni parola prende il proprio posto come obbedendo all’incantesimo di un mago antico capace di una potenza lirica, immensa, commovente e universale.<br />
Il nuovo disco di Paolo Benvegnù arriva senza dover dimostrare nulla, senza dover confermare nulla, senza volere nulla. Questo disco è semplicemente necessario al talento. Il talento che scorre senza argini, senza calcoli, senza dichiarazioni d’intenti. Questo disco è un fiore che sboccia in tutto il suo vigore di colore e profumo, come le cose naturali fanno.<br />
Pianoforte, archi, chitarre, bassi, inserti di elettronica e altre meraviglie stendono il tappeto rosso ad una voce che può permettersi calma e accelerazioni, suppliche e sferzate. Le suggestioni letterarie si mischiano agli ingredienti carnali e spirituali di una scrittura impetuosa e leggiadra come la trasparenza dell’ispirazione.<br />
<strong><em>Nello spazio profondo</em></strong>, <strong><em>Una nuova</em></strong> <strong><em>innocenza</em></strong> sono due brani perfetti per cominciare, delicatezza e melodia sono le chiavi di volta. <strong><em>Nuovosonettomaoista</em></strong> è un brano pungente, ironico e incalzante; si canta la decadenza di questo tempo, forse di ogni tempo: <em>diseducazione al sentimento</em>, questo ci corrompe la vita. Uno dei picchi del disco, per la totale armonia delle parti che porta a quella strana forza alchemica di una canzone, è in <strong><em>Divisionisti</em></strong>. Mentre in <strong><em>Orlando </em></strong>(dove la voce di Benvegnù è così vicina alle altezze del cantautorato di Luigi Tenco) e <strong><em>Sempiterni sguardi e primati </em></strong>(con una chiosa onirica e toccante che ricorda il finale di <strong>Tree of life</strong> di Malick)) due momenti, su tutti, svelano un pathos che unisce, conforta, addolora, diventa catartico, facendoci sentire tutti figli che necessitano di ritrovare il mistero profondo che ci ricongiunge ad un amore nonostante l’assenza. Questo è un paradosso. E con un paradosso si chiude <strong><em>Earth Hotel</em></strong>: <em>“eppure è tutto vero/ anche se non c’è niente”</em>. Un paradosso che è la verità sull’Amore, tutto.<br />
<strong><em>Earth Hote</em></strong>l è un&#8217;opera meravigliosa e completa, firmata  da uno dei cantautori più meritevoli e importanti della storia della nostra canzone. Da attraversare, assolutamente.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span>Woodworm &#8211; 2014</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Paolo Benvegnù (voce, basso, chitarre acustiche ed elettriche, programmazioni, sintetizzatori, cori) &#8211; Michele Pazzaglia (sound engineering, sintetizzatori) &#8211; Luca Baldini (basso, pianoforte) &#8211; Andrea Franchi (batteria, chitarre acustiche ed elettriche, sintetizzatori, pianoforte preparat) &#8211; Matteo Carbone (chitarre acustiche ed elettriche, pianoforte, sintetizzatori) &#8211; Guglielmo Ridolfo Gagliano (basso, chitarra elettrica) &#8211; Ciro Fiorucci (batteria elettronica) &#8211; Francesco Chimenti (violoncello) &#8211; Emanuela Agatoni (viola, violino).<br />
Registrato Fra Jam Recordings E Farm Studio Factory Mixato Allo Studio Jork Di Villa Dekani (SLO) Da Michele Pazzaglia<br />
Masterizzato Da Giovanni Versari Presso &#8220;La Maestà&#8221; Di Tredozio<br />
Produzione Artistica Paolo Benvegnù E Michele Pazzaglia.<br />
Produzione Esecutiva Woodworm Music.<br />
Fotografie e art-work Mauro Talamonti ©2014 </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<p>1. Nello spazio profondo (Primo piano)<br />
2. Una nuova innocenza (Secondo piano)<br />
3. Nuovosonettomaoista (Terzo piano)<br />
4. Avenida silencio (Quarto piano)<br />
5. Life (Quinto piano)<br />
6. Feed the destruction (Sesto piano)<br />
7. Stefan Zweig (Settimo piano)<br />
8. Orlando (Ottavo piano)<br />
9. Divisionisti (Nono piano)<br />
10. Piccola pornografia urbana (Decimo piano)<br />
11. Hannah (Undicesimo piano)<br />
12. Sempiterni sguardi e primati (Dodicesimo piano)</p>
<p><span style="color: #971b7a;">Links:</span><a href="http://www.paolobenvegnu.com/">Sito Ufficiale</a>,<a href="https://www.facebook.com/paolobenvegnu">Facebook</a></p>
<h2>Una nuova innocenza &#8211; Video</h2>
<p><iframe width="618" height="348" src="https://www.youtube.com/embed/GcdHlqppTZE?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<h2>Streaming Spotify</h2>
<p><iframe src="https://embed.spotify.com/?uri=spotify:album:4vFnofA4eLIKVkHIIPqSid" width="300" height="300" frameborder="0" allowTransparency="true"></iframe></p>
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		<title>È così che va il mondo: intervista a Paolo Benvegnù</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2011/10/27/intervista-paolo-benvegnu/</link>
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		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 07:18:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Piera Tedde]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Benvegnù in Lost Highways]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.losthighways.it/?p=16090</guid>
		<description><![CDATA[Love is Talking, nuovo tour dei Paolo Benvegnù. Seregno, Tambourine, 8 ottobre 2011. Le nostre strade non si incrociano da un po’ e, come una sorta di necessità fisiologica, ho bisogno di ritrovarli davanti a me su un palco. Così avviso la redazione, perché penso che potrei fare un live report, ma mi viene risposto: &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="https://www.losthighways.it/wp-content/uploads/benvegnù_inter011011.jpg" alt="" width="300" height="208" />Love is Talking</strong>, nuovo tour dei Paolo Benvegnù. Seregno, Tambourine, 8 ottobre 2011. Le nostre strade non si incrociano da un po’ e, come una sorta di necessità fisiologica, ho bisogno di ritrovarli davanti a me su un palco. Così avviso la redazione, perché penso che potrei fare un live report, ma mi viene risposto: “perché non un’intervista?”. Adrenalina a mille, in meno di un secondo rispondo il mio sì. Poi mi sovviene la mia emotività maledetta, il sabato pomeriggio mentre preparo le domande, che si riveleranno poi del tutto superflue, perché Benvegnù ti porta dove vuole. Con i miei prodi e baldi compagni di venture musicali e di vita parto alla volta di Seregno colma d’ansia. Arriviamo, entriamo, e Paolo ci guarda un po’ perplesso: “che ci fate così presto qua?”, noi lo salutiamo e gli spieghiamo che io, grasse risate, lo devo intervistare e così come quattro buoni amici iniziamo le nostre elucubrazione sull’… <em>è così che va il mondo </em>(citando alcuni Maestri)…o, almeno, il nostro. (<strong><em>Avanzate, ascoltate</em></strong> è in streaming autorizzato dallo stesso Benvegnù: scelta dalla redazione per &#8220;un motivo particolare&#8221;;  foto di Serena Remondini)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dopo i tuoi primi lavori più intimistici incentrati sulla ricerca del sè come individuo, arriva <a href="https://www.losthighways.it/2011/05/15/hermann-paolo-benvegnu/"><em>Hermann</em></a> in cui invece sembra che la prospettiva sia rivolta alla ricerca del sè come essere sociale. Perché questo cambio di prospettiva?</strong><br />
Innanzitutto perché è un lavoro corale, soprattutto come scrittura. Ho la fortuna di trovarmi con delle persone con cui mescolo i giuochi. Sì, è vero che l’idea era quella di parlare dell’uomo in senso generale. È significante anche parlare dei desideri dell’uomo, dell’amore e quindi della fuga dalla morte: a-mors, amore come la negazione della morte, è il segno che ogni persona ha, ovviamente. Una ricerca di questo tipo è per certi versi, paradossalmente, più personale, ma la scrittura degli altri fa in modo che sia “relativamente” personale. Ho capito tante cose grazie alla scrittura degli altri.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’uomo è un animale dalle grandi potenzialità, ma le ha riversate tutte nell’avere più che nell’essere. Credi che la sua missione sia miseramente fallita nel nome della ricerca del superfluo o che ci sia ancora un margine per la sua “redenzione”?</strong><br />
Sono arrivato al punto di pensare che gli uomini sviluppino le potenzialità che possono, perché comunque, se ci pensi, è come essere buttati in un pianeta sul quale non è che sai effettivamente perché ci sei. Quali cose sappiamo realmente? Per quanto la scienza e la tecnologia si siano evolute, riguardo al mistero della vita, al mistero della seduzione naturale, al mistero della morte, non sappiamo nulla. Però cerchiamo in ogni cosa, altrimenti l’iperconsumismo, l’ipercapitalismo, non esisterebbero.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una ricerca dell’avere più che dell’essere, appunto…</strong><br />
È una ricerca fittizia, è una ricerca facile, una ricerca legata al denaro. È una ricerca legata al consumare, ma fondamentalmente è una ricerca. Certo, penso che se molte persone avessero letto qualche libro in più, avessero incontrato sulla loro strada film in più, o meglio, fossero state attente a tutti i segnali che avvisatori prima di noi hanno dato, avrebbero avuto molto di più.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tu sei un po’ un avvisatore… </strong><br />
Sì, ma molto presuntuosamente. Dopo la fase emulativa, che contraddistingue lo stadio di avvicinamento a un “artigianato” qualsiasi, che sia pittura, scultura, poi c’è il momento della creazione, o quantomeno, il tentativo di creazione che sottende in sè una volontà di divinazione. Questo è da un lato presunzione assoluta e dall’altro, però, è anche ciò che ha spinto gli uomini a muoversi da quello stadio iniziale. Questo è ciò che cerco di fare ma, in tutta franchezza, non posso dirti se il senso della divinazione sia da me centrato oppure no. Per quanto mi succede prima, durante e dopo i dischi, normalmente le cose che intuisco poi si verificano, forse è normale essendo concentrato su certi temi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Però c’è anche attenzione nella ricerca di quei temi.. </strong><br />
Sì, ma è anche una specie di maledizione. Io sono una persona molto “pesante” e, perciò, la ricerca è anche una fatica e la fatica non comporta, giustamente, una restituzione né immediata né futura. È una ricerca fine a se stessa e questo scatena molte domande e un peso enorme di risposte sbagliate e giuste. Però se posso dire una cosa che forse ho capito e che mi sembra corretta, così ad occhio e croce, e non perché lo dico io, ma perché l’ho vista anche scritta e firmata da altri, è questa: la legge si basa sul bene e sul male. In realtà il bene e il male in valore assoluto sono identici, o meglio sono una compenetrazione, come il mare che è talmente bello ma anche terribile. Il santo e l’assassino più greve hanno, per certi versi, la medesima dedizione alla stessa cosa, poi ovviamente c’è un segno che è il segno verso l’alto ed io sono tendenzialmente teso verso il bene. Eppure molte volte, e come tutti gli uomini, percorro una strada lastricata di ambiguità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img style="margin: 2px 6px; float: left;" src="https://www.losthighways.it/wp-content/uploads/benvegnù_inter021011.jpg" alt="" width="300" height="218" />Siamo un fiume in piena ed arriviamo alle intuizioni senza più domande o risposte… </strong><br />
La conoscenza non dovrebbe essere esibizione della conoscenza. Ecco perché, a mio parere, le canzoni rimangono canzoni, e devono rimanere tali, perché ognuno può vedere ciò che vuole. Il mio obiettivo è, nel mio quotidiano, nel mio personale, di riuscire ad essere una persona giusta. Una persona giusta non deve necessariamente fare il giusto movimento, semplicemente deve seguire ciò che Freud chiamerebbe la castrazione, cioè: parto da lì per poi ricrearmi, ricreare un’idea, un pensiero, un segno e, ovviamente, mi capita tante volte di vedere nelle altre persone segni evidenti dello stesso pensiero nelle mani, nei gesti e mi sento appartenente. Al contrario molte volte nella parte dirigente di questo Paese, non soltanto politicamente, non mi ci ritrovo e questo mi fa stare male. Penso che gli uomini debbano stare bene considerando l’altro perché è l’unica maniera di vera armonia nell’umanità. Poi… l’armonia tra l’umanità e l’universo… quelle sono cose che penso di non riuscire mai nella vita a comprendere realmente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tornando ad <em>Hermann</em>, un’altra delle “ovvietà” è che tutti nasciamo da una donna, ma spesso ce ne dimentichiamo… </strong><br />
E parecchio direi, e di questi tempi anche molte donne si dimenticano questa cosa…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Molte donne sono imprigionate in modelli preconfezionati di beltà volgare o tentano in ogni modo di liberarsi del loro essere femminile. Un acceleratore della discesa in verticale verso il peggio che pare non avere mai fine in questa società? </strong><br />
A proposito della volgarità, il fatto è che tante persone non hanno gli strumenti per comprendere il senso della dignità. Questi strumenti dovrebbero essere insegnati a scuola, dovevano essere insegnati trent’anni fa, in questo momento di caduta dell’ipercapitalismo sarà difficile recuperare. Gli insegnanti sono tra gli umani, sono le persone più importanti. Se io non avessi avuto la fortuna nel tempo di appassionarmi a dei segni che delle persone più adulte di me mi hanno evidenziato, penso che vivrei una vita nella totale cecità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La discesa in verticale dipende dalla mancanza di modelli sani…</strong><br />
Da un lato è vero, perché siamo in un momento molto strano, le persone che hanno potere, specialmente in Italia, hanno ancora il revanscismo della seconda guerra mondiale, nel senso che si infrangono tutti i limiti senza pensare ai danni che provocano. Però io vedo anche tante persone molto sane in giro per il mondo, per il mio mondo, che va da Arezzo a Cuneo, a Seregno questa sera. Il punto è che siamo sotto invasione di un tipo di umanità che non recede dalla voglia di spargere il proprio seme perché è malata. Tanti hanno sempre più bisogno di soldi per fuggire, ma non serve fuggire, tanto prima o poi il tuo dolore ti prende anche se sei ricco e potente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma ormai non si tratta più di un solo uomo, è più uno stile di vita perverso a dominare…</strong><br />
È una forma sociologica, ma è una forma umana. Io sono convinto che dopo questa deviazione aberrante ci sarà un rinascimento legato non tanto al merito, perché in Italia è impossibile, non c’è mai stato, quanto al congiungimento di persone particolari e incredibilmente normali. Una persona normale che ama il proprio lavoro e fa il logopedista o il falegname non è un cretino perché non ha i soldi, è una persona che ama il proprio lavoro e magari vuole costruire una famiglia, avere dei figli. Questo ha un senso. Questo non è sbagliato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come siete anche voi…</strong><br />
Noi non possiamo nemmeno progettarci sotto questo punto di vista, io non posso progettare la mia vita oltre venti giorni. Per i prossimi venti giorni so cosa farò, ma poi so che dovrò fare un altro lavoro perciò ecco il vero errore. L’invasione, di cui dicevamo, ha fatto evaporare il senso del qui e del futuro rispetto a qui. Se tu non hai il famoso “centro di gravità permanente”, di cui parlava il Maestro, se tu non hai una misura del qui ed ora, non puoi progettare il futuro ed è terribile perché navigano a vista normalmente soltanto i naufraghi. In questo momento in questo Paese la maggior parte delle persone sono naufraghe. Ognuno cerca il proprio margine, il proprio galleggiamento, ma quando il mare diventa pieno di naufraghi si ritira… e allora i naufraghi prendono possesso della terra.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Parlando di merito, siete stati nominati per la Targa Tenca nella categoria Miglior album dell’anno. State raccogliendo ciò che avete seminato?</strong><br />
Quando succedono queste cose a me non si sposta nulla, io so cosa devo fare per andare molto più in là di dove sono adesso, perciò ringrazio molto ma so che non è niente: le intuizioni che ho avuto fino adesso non sono nulla rispetto a quelle che vorrei avere, non per bulimia ma, semplicemente, per senso della vita ed io sono disperatamente attaccato alla vita. Mi piace tutto di questa vita, anche i momenti difficili, le frustrazioni. Per esempio, l’essere qui a suonare, non ricordarmi alcune parti perché sono un po’ di giorni che non suono con questi ragazzi perché devo fare un altro lavoro, avere il timore di non ricordarmi una cosa, ma soprattutto avere il timore di non riuscire a godermi il senso di portare casa propria in casa d’altri. Parlo del mio senso di un’esibizione, che vedo come accoglienza reciproca.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="https://www.losthighways.it/wp-content/uploads/benvegnù_inter031011.jpg" alt="" width="300" height="208" />Prossimi progetti, a parte il tour?</strong><br />
Sono quelli di un essere umano. Il mio progetto è quello di riuscire a respirare per i prossimi mesi. Respirare significa avere un respiro per sé e per gli altri. Il più delle volte non riesco a respirare per gli altri e questo mi dispiace. Alle volte non riesco a respirare per me. Riuscire invece ad armonizzare questo respiro, poterlo dare alle persone che nel quotidiano mi sono care: questo è il mio desiderio. Poi non so se succederà perché è sempre una grande corsa, ed è strano perché ho iniziato a fare musica per non correre tanto come correvo prima. Però, rispetto alla corsa di un lavoro non appassionato, questo che ho adesso è appassionato… perciò non ne sento il peso.</p>
<h2 class="sectionhead">Avanzate, ascoltate &#8211; Preview</h2>
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<h2 class="sectionhead">Love is Talking &#8211; Video</h2>
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