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	<title>Lost Highways &#187; La Bellezza della Poesia</title>
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	<description>Seek your mood, Find your lost highways!</description>
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		<title>Forse il cuore di Salvatore Quasimodo</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jul 2011 09:03:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lele Battista]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La Bellezza della Poesia]]></category>
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		<description><![CDATA[Quella poesia dove ci ritroviamo, secondo Lele Battista. Forse il cuore (Giono dopo giorno, 1947) Sprofonderà l&#8217;odore acre dei tigli Nella notte di pioggia. Sarà vano Il tempo della gioia, la sua furia, quel suo morso di fulmine che schianta. Rimane appena aperta l&#8217;indolenza, il ricordo di un gesto, d&#8217;una sillaba, ma come d&#8217;un volo &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Quella poesia dove ci ritroviamo, secondo <a href="http://www.losthighways.it/?s=lele+battista">Lele Battista.</a><br />
</strong></p>
<p><em><strong><img style="margin: 2px 6px; float: left;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/quasimodo.jpg" alt="" width="200" height="246" />Forse il cuore (Giono dopo giorno, 1947)</strong></em></p>
<p style="text-align: left;"><em>Sprofonderà l&#8217;odore acre dei tigli<br />
Nella notte di pioggia. Sarà vano<br />
Il tempo della gioia, la sua furia,<br />
quel suo morso di fulmine che schianta.<br />
Rimane appena aperta l&#8217;indolenza,<br />
il ricordo di un gesto, d&#8217;una sillaba,<br />
ma come d&#8217;un volo lento d&#8217;uccelli<br />
fra vapori di nebbia. E ancora attendi,<br />
non so che cosa, mia sperduta; forse<br />
un&#8217;ora che decida, che richiami<br />
il principio o la fine: uguale sorte,<br />
ormai. Qui nero il fumo degli incendi<br />
secca ancora la gola. Se lo puoi,<br />
dimentica quel sapore di zolfo<br />
e la paura. Le parole ci stancano,<br />
risalgono da un&#8217;acqua lapidata;<br />
forse il cuore ci resta, forse il cuore.</em></p>
<p style="text-align: left;">Salvatore Quasimodo</p>
<p style="text-align: justify;">Mi sono imbattuto in questa poesia di Salvatore Quasimodo grazie alla mia amica e cantautrice Patrizia Cirulli, la quale ne ha fatto una canzone che mi ha chiesto di arrangiare, e con cui ha vinto il Premio Lunezia 2010 nella categoria &#8220;musicare i poeti&#8221;. Sono rimasto sorpreso nello scoprire che è una poesia scritta nel periodo della guerra e descrive il dolore e la sofferenza che questa comporta. Il significato che le attribuivo era completamente diverso ma questo è il bello della poesia, il fatto che ognuno la può fare sua. A me ha trasmesso da subito speranza quel <em>&#8220;Rimane appena aperta l&#8217;indolenza, il ricordo di un gesto, d&#8217;una sillaba&#8221;</em>, che Patrizia ha fatto diventare il ritornello. Invece l&#8217;unico reale momento di apertura alla speranza è il finale, in cui dopo il grande dolore e le devastazioni provocate dall&#8217;assurda manifestazione di orrore che è la guerra, alla fine di tutto, quello che resta e che ci resta&#8230; forse è il cuore.</p>
<p style="text-align: justify;">Patrizia Cirulli &#8211; Link di riferimento: <a href="http://www.fonopoli.net/pagine.asp?us=1&amp;su=217&amp;car=1">www.fonopoli.net</a></p>
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		<title>L&#8217;essere vivo di Boris Pasternak</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2011/03/23/lessere-vivo-di-boris-pasternak/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Mar 2011 08:56:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lele Battista]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La Bellezza della Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Otherside]]></category>

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		<description><![CDATA[Quella poesia dove ci ritroviamo, secondo Lele Battista]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Quella poesia dove ci ritroviamo, secondo <a href="http://www.losthighways.it/?s=lele+battista">Lele Battista.</a><br />
</strong></p>
<p><strong><em><img style="margin: 2px 6px; float: left;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/BorisPasternak.jpg" alt="" width="230" height="360" />Essere rinomati non è bello (Autobiografia e nuovi versi, 1958)</em><br />
</strong></p>
<p style="text-align: left;"><em>Essere rinomati non è bello,<br />
non è così che ci si leva in alto.<br />
Non c’è bisogno di tenere archivi,<br />
di trepidare per i manoscritti. </em></p>
<p style="text-align: left;"><em>Scopo della creazione è il restituirsi,<br />
non il clamore, non il gran successo.<br />
E’ vergognoso, non contando nulla,<br />
essere favola in bocca di tutti. </em></p>
<p style="text-align: left;"><em>Ma occorre vivere senza impostura,<br />
viver così da cattivarsi in fine<br />
l’amore dello spazio, da sentire<br />
il lontano richiamo del futuro. </em></p>
<p style="text-align: left;"><em>Ed occorre lasciare le lacune<br />
nel destino, non già fra le carte,<br />
annotando sul margine i capitoli<br />
e il luoghi di tutta una vita. </em></p>
<p style="text-align: left;"><em>Ed occorre tuffarsi nell’ignoto<br />
e nascondere in esso i propri passi,<br />
come si nasconde nella nebbia<br />
un luogo, quando vi discende il buio. </em></p>
<p style="text-align: left;"><em>Altri, seguendo le tue vive tracce,<br />
faranno la tua strada a palmo a palmo,<br />
ma non sei tu che devi sceverare<br />
dalla vittoria tutte le sconfitte. </em></p>
<p style="text-align: left;"><em>E non devi recedere d’un solo<br />
briciolo dalla tua persona umana,<br />
ma essere vivo, nient’altro che vivo,<br />
vivo e nient’altro sino alla fine.</em></p>
<p style="text-align: left;">Boris Pasternak</p>
<p style="text-align: justify;">Una poesia sulla creazione, il cui fine ultimo non è la fama che da essa si presume debba derivare,  ma l’entrare un po’ più  in se stessi, il restituirsi.<br />
Un modo per tuffarsi nell’ignoto da esploratori, non da prede.<br />
La creazione ha proprio questo valore, chi l’ha sperimentata sa di cosa Pasternak parli. Io dopo avere scritto una canzone sto bene per una settimana, mi sento in armonia con me stesso e mi rappacifico con il mondo.<br />
La creazione è un flash che fa mi realizzare l’esistenza della possibilità di sentirmi sempre pienamente me stesso.<br />
Nella poesia il tuffo nell’ignoto è visto non come una sofferenza, ma più come un percorso che vale la pena di affrontare intensamente, senza voltarsi indietro, per essere nient’altro che vivi.</p>
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		<title>Il Nulla di Eugenio Montale</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Feb 2011 12:46:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lele Battista]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La Bellezza della Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Otherside]]></category>

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		<description><![CDATA[Quella poesia dove ci ritroviamo, secondo Lele Battista. Forse un mattino andando in un&#8217;aria di vetro (Ossi di seppia, 1925) Forse un mattino andando in un&#8217;aria di vetro, arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo: il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro di me, con un terrore di ubriaco. Poi come s&#8217;uno schermo, s&#8217;accamperanno di &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Quella poesia dove ci ritroviamo, secondo <a href="http://www.losthighways.it/?s=lele+battista">Lele Battista.</a><br />
</strong></p>
<p><strong><em><img class="size-full wp-image-13409 alignleft" title="montale" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/montale.jpg" alt="" width="230" height="321" />Forse un mattino andando in un&#8217;aria di vetro (Ossi di seppia, 1925)</em></strong></p>
<p><strong><em><br />
</em></strong></p>
<p><strong><em><br />
</em></strong></p>
<p><em>Forse un mattino andando in un&#8217;aria di vetro,<br />
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:<br />
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro<br />
di me, con un terrore di ubriaco.</em></p>
<p><em>Poi come s&#8217;uno schermo, s&#8217;accamperanno di gitto<br />
alberi case colli per l&#8217;inganno consueto.<br />
Ma sarà troppo tardi; ed io me n&#8217;andrò zitto<br />
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
<p>E. Montale</p>
<p style="text-align: justify;">Da molti definita una poesia sulla folgorazione data dalla scoperta del nulla, per me rappresenta la quiete del vuoto che è silenzio da amare.<br />
Il vuoto che cancella un passato troppo carico di emozioni sbiadite e rancori e falsi ricordi; la presa di coscienza che è sempre meglio ricominciare da zero, lasciando il consueto inganno della vita che si svolge attorno, finta, come su uno schermo di cinema.<br />
La visione del vuoto coincide con la consapevolezza di aver vissuto almeno un momento di estrema lucidità, in cui il Nulla si rivela e ci insegna a dare il giusto peso alle cose vane.<br />
Un segreto prezioso, perché inconfessabile.</p>
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		<title>L&#8217;inverno di Cesare Pavese</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Jan 2011 10:36:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lele Battista]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La Bellezza della Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Otherside]]></category>

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		<description><![CDATA[Quella poesia dove ci ritroviamo, secondo Lele Battista.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Quella poesia dove ci ritroviamo, secondo <a href="../?s=lele+battista">Lele Battista.</a></strong></p>
<p><em><strong><img style="margin: 2px 6px; float: left;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/cesare-pavese.jpg" alt="" width="230" height="322" />No, io son nato per l’inverno (11 Agosto 1927)</strong></em></p>
<p><em>No, io son nato per l’inverno,<br />
per il grigio e il freddo che mi serra d’intorno<br />
per starmene raccolto a stringere sul cuore la mia fiamma<br />
povera fiamma vacillante.<br />
La bella natura<br />
Che si scalda e vive decisa<br />
Al sole, ai colori più sani,<br />
datrice agli eletti di pensieri ed opere forti,<br />
inesorabile come la vita,<br />
universale piena,<br />
a me (piangete o miei poveri sogni)<br />
dà smarrimento e stanchezza,<br />
a me spegne ogni fiamma, fonte più pura.</em></p>
<p>Cesare Pavese</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Un inno all’inverno scritto in estate. Il caldo opprimente dell’atmosfera estiva che dona agli “eletti” energia vitale, per Pavese non è altro che la soffocante sottolineatura del suo isolamento rispetto agli altri, della sua snervante stanchezza , del suo (e del mio) smarrimento. Lo stesso smarrimento, forse, che fa premere il grilletto a Meursault, il protagonista de “Lo straniero” di Albert Camus, che in un torrido pomeriggio d’estate spara quasi contro la sua volontà a un uomo sulla spiaggia.<br />
L’immagine più affascinante che ci rimane è quella del freddo che lo serra d’intorno, che lo protegge dal mondo, un freddo che è amico benevolo e sincero, non come la natura della bella stagione, inesorabile come la vita, che con i suoi colori muove gli altri uomini alla falsità di quei rapporti da cui si sente escluso, nella calma del suo inverno.<br />
Che Pavese lo intenda in senso metaforico o meno, il risultato non cambia: l’inverno è un luogo meraviglioso, un rifugio sicuro, una calma apparente che si nutre di silenzi ovattati. D’estate nel mio cervello fa un freddo cane, perché forse anche a me, il sole, spegne ogni fiamma.</p>
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		<item>
		<title>La solitudine di Emily Dickinson</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2011/01/04/la-solitudine-emily-dickinson/</link>
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		<pubDate>Tue, 04 Jan 2011 21:35:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lele Battista]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La Bellezza della Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Otherside]]></category>

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		<description><![CDATA[Quella poesia dove ci ritroviamo, secondo Lele Battista]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Quella poesia dove ci ritroviamo, secondo <a href="http://www.losthighways.it/?s=lele+battista">Lele Battista.</a><br />
</strong></p>
<p style="text-align: left;"><em><strong><img style="margin: 2px 6px; float: left;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/emily-dickinson.jpg" alt="" width="200" height="260" />Ha una sua solitudine lo spazio (1695)</strong></em></p>
<p style="text-align: left;"><em>Ha una sua solitudine lo spazio,<br />
solitudine il mare<br />
e solitudine la morte,<br />
eppure tutte queste son folla<br />
in confronto a quel punto più profondo,<br />
segretezza polare,<br />
che è un&#8217; anima al cospetto di se stessa:<br />
infinità finita.</em></p>
<p style="text-align: left;"><em><br />
</em></p>
<p style="text-align: left;">Emily Dickinson</p>
<p style="text-align: justify;">Questa poesia sulla solitudine di Emily Dickinson ha avuto subito il potere di farmi sentire meno solo, che poi è la qualità che più apprezzo in una poesia. Non ha alcun senso per me distinguere tra opere d’arte allegre o tristi; trovo che una categorizzazione di questo tipo sia limitante, infatti definendo questa una poesia triste si incorrerebbe in un grave errore.<br />
Quell’<em>infinità finita</em>, o <em>finita infinità</em>, come si trova in altre traduzioni, è infatti da una parte l’accettazione della finitezza umana, ma dall’altra una porta spalancata sulla felicità, un invito ad oltrepassare i limiti mentali che ci impone lo stare in società.<br />
Ho letto che l’autrice si auto-infliggeva un isolamento totale dal mondo, convinta che con la fantasia si riuscisse ad ottenere tutto e che la solitudine fosse un veicolo per raggiungere la felicità: forse un atteggiamento un po’ estremo ma affascinante. Tutta la poesia si svolge nelle ultime due parole, che racchiudono una perfetta descrizione dei limiti ma anche del potere della mente.<br />
E’ incredibile infatti come le due parole si bilancino a vicenda, come nessuna delle due immagini prevalga sull’altra, come sia riuscita a dare una sintesi perfetta della condizione umana.</p>
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