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	<title>Lost Highways &#187; Live report</title>
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	<description>Seek your mood, Find your lost highways!</description>
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		<title>I tanti colori della sera: All we need Festival @ Estragon (BO) 20/04/12</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 10:51:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuele Gessi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Live report]]></category>

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		<description><![CDATA[All we need Festival inizia il suo percorso itinerante dall&#8217;Estragon di Bologna. Un festival che promuove la musica emergente e brinda alla sua “prima” con band e personaggi che però emergenti lo son ben poco: Mariposa all&#8217;attivo da più di dieci anni, così come Bugo e Marta sui tubi, mentre i Diaframma da circa una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/AllWeNeedFestival_010512.jpg" alt="" width="300" height="214" />All we need Festival inizia il suo percorso itinerante dall&#8217;Estragon di Bologna. Un festival che promuove la musica emergente e brinda alla sua “prima” con band e personaggi che però emergenti lo son ben poco: Mariposa all&#8217;attivo da più di dieci anni, così come Bugo e Marta sui tubi, mentre i Diaframma da circa una ventina. Insomma, non si parla di emergenti, semmai di musica underground, di nicchia o come volete, ma non “emergente”, un termine che a mio parere si potrebbe dare solo a chi ha all&#8217;attivo uno/due pubblicazioni (compresi demo ed ep).<br />
Un&#8217;altra piccola critica è da segnalare: non può un festival musicale iniziare alle 21 se la location scelta è un luogo fuori dal centro cittadino perchè sarà ben poco il pubblico che arriverà prima delle 22.<br />
Inevitabilmente giungo al locale qualche minuto dopo “l&#8217;ora x” e sento dal parcheggio la musica dei Mariposa: hanno già iniziato!<br />
Dentro all&#8217;Estragon siamo ancora in pochi, ma nel giro di un&#8217;ora tenderà a riempirsi di pubblico, specialmente giovane attirato da Marta sui tubi e Bugo. Il set dei Mariposa riprende lo stile e gli intenti promossi in <strong><em>Semmai Semiplaya</em></strong>, ultimo disco sfornato dalla band e da Trovarobato. Vecchi brani ripresi in una versione semiacustica e “portatile”, priva di batteria, basso e chitarra elettrici, ma ricca di percussioni elettroniche, tastiere e fiati. Poi ovviamente la voce della nuova cantante Serena Altavilla che dal vivo esalta fortemente i brani più dinamici senza riuscire comunque a spiccare in questa dimensione musicale ridotta all&#8217;osso.<br />
E&#8217; giunto il tempo di un pezzo di storia: Federico Fiumani continua a portarsi addosso il nome dei mitici Diaframma e con sé le canzoni di tanti anni di carriera. Il suono è ruvido, proprio come te lo aspetti, proprio come ragazzi della mia età non hanno mai sentito suonare con tanta naturalezza e originalità. Un live dei Diaframma è un tuffo nel tempo, sia per chi l&#8217;ha vissuto già e ne vive la nostalgia, sia come per chi ne ha solo sentito le note e le parole dalle cuffie di un iPod, ed ora è stordito, estasiato. Un live breve ma intensissimo, dove ogni cosa sembra essere al suo posto, dove ogni brano in scaletta è un vero e proprio diamante grezzo, che nelle sue asperità brilla di colori persi nel tempo. La cosa che più stupisce è certamente la personalità di Fiumani, che pare essere nato per stare sul palco e non si riesce ad immaginarlo fare altro che suonare e cantare per quanto ciò gli venga naturale.<br />
Al termine del live dei Diaframma la serata segue con Bugo in un quanto mai bizzarro avvicendamento.<br />
La band in gran carriera, poi lui zompando qua e là sul palco dell&#8217;Estragon. Un live certamente ben congeniato, che dà però molto peso al lato di puro intrattenimento personale più che musicale. Bugo non sta fermo un istante, si dimena, balla, salta, gira, gesticola e l&#8217;attenzione viene completamente catturata da questo, mettendo in secondo piano la band (bravi musicisti che offrivano un suono davvero ottimo) oltre che quella manciata di brani meritevoli che ha in repertorio. Questo è Bugo, ed evidentemente a molti piace ma mi piace pensare che anche la leggerezza deve avere un minimo di classe, cosa che questa sera non ho trovato in un cantante novarese troppo preso a strappare sul momento applausi effimeramente divertiti, piuttosto che belle emozioni che verranno ricordate.<br />
Conclusa la lunga esibizione di Bugo il palco si trasforma ed un tendaggio leggero va a dividere il pubblico dagli strumenti sul palco, pronti per essere suonati. Si spengono le luci del locale e si accende un proiettore. Sul tendaggio le immagini appaiono nitide e sgargianti mentre altre luci illuminano sapientemente i musicisti che si intravedono dietro il velo. L&#8217;effetto è affascinante ed il complesso gioco di luci e proiezioni offre uno spettacolo di notevole qualità e fattura. Il concerto va avanti coniugando magnificamente la musica alla curatissima scelta grafica e visiva.<br />
A lungo andare però il peso del velo a dividere chi sta sopra e sotto il palco si fa sentire in termini di partecipazione del pubblico, dettaglio non marginale in un live di una band come i Marta sui tubi: manca la possibilità di seguire ed incrociare gli sguardi dei componenti della band e creare quell&#8217;alchimia diretta, che scorre adrenalinica in tutte le direzioni.<br />
Dopo una lunga e contemplativa parte di concerto, fortunatamente il velo viene raccolto e l&#8217;esibizione esplode definitivamente.<br />
I Marta sui tubi si confermano un&#8217;ottima live band che ha dalla sua una notevole versatilità che la porta a provare nuove interessanti soluzioni di spettacolo, che per ora continuano a tendere all&#8217;innalzamento della  fondamentale componente musicale, e non a sminuirla a sottofondo.<br />
Terminato il live dei Marta sui Tubi (per la verità un po&#8217; più corto delle aspettative) il palco viene preparato per il dj-set dei Motel Connection. I potenti bassi picchiano nelle casse e bussano alle orecchie di quella parte di pubblico più incline all&#8217;elettronica.<br />
La serata si conclude lasciando un pizzico di amarezza per la realizzazione di un  evento forse un po&#8217; troppo ambizioso, con una scaletta eccessivamente ricca rispetto al ridotto tempo a disposizione; questo ha portato a condensare le esibizioni di tutte le band non appagando completamente parte del pubblico. (<a href="http://www.losthighways.it/lost-gallery-2/2012/All%20We%20Need%20Festival%20@%20Estragon%20%28BO%29%2020-04-2012/">Lost Gallery</a>)</p>
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		<title>Musica spiazzante, che colpisce chi ascolta: Ultimo Attuale Corpo Sonoro+Bologna Violenta @ Calamita – Cavriago (RE) 14/04/12</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 10:49:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Katia Arduini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Live report]]></category>

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		<description><![CDATA[A volta bisogna fare chilometri e salti mortali per avere quello che si desidera. Soprattutto con la musica: se vuoi trovare quella giusta devi spesso armarti di cartina e buona volontà e partire verso l’ignoto. Così quando capita che leggi che a 10 minuti da casa ci sarà una serata che si prospetta davvero interessante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/bolognaviolenta_live0010512.jpg" alt="" width="300" height="225" />A volta bisogna fare chilometri e salti mortali per avere quello che si desidera. Soprattutto con la musica: se vuoi trovare quella giusta devi spesso armarti di cartina e buona volontà e partire verso l’ignoto. Così quando capita che leggi che a 10 minuti da casa ci sarà una serata che si prospetta davvero interessante ti stupisci e non puoi fare altro che andare.<br />
Stasera Bologna Violenta sarà a Cavriago e prima di lui suoneranno gli Ultimo Attuale Corpo Sonoro, che hanno attirato la mia attenzione fin dai primi ascolti. Verso le 23 la band veronese sale sul palco. Il Calamita è un piccolo club, un ambiente davvero intimo per un concerto a stretto contatto con chi suona. La band di Gianmarco Mercati ci presenta i brani tratti dal loro ultimo lavoro in studio, <strong><em>Io ricordo con rabbia</em></strong>. Testi duri, che colpiscono a fondo e lasciano il segno. Brani declamati, urlati, sputati in faccia al pubblico che ascolta attento. Perché non si può non prestare attenzione alla musica degli UACS. Brani ricchi di citazioni, di storie e di storia. Brani che raccontano dei tormenti dell’uomo, come <strong><em>Della tua bocca</em></strong>. Brani che raccontano le pagine più nere della storia come la strage di Ustica (<strong><em>Flight data recorder</em></strong>), la P2 e la sua convivenza con la politica (<strong><em>Tessera P2#1816</em></strong>), l’<em><strong>Undici settembre 1973</strong></em><em>, </em>ma anche parole dedicate a Pasolini e al suo omicidio (<strong><em>Empirismo eretico</em></strong>, dall’album <strong><em>Memorie e violenze di Sant’Isabella</em></strong> del 2009). Parole dure e poesia che si mescolano nelle letture che anticipano ogni brano e nei testi. Rock e rabbia portati sul palco magistralmente. Un set intenso nonostante sia abbastanza breve (poco più di mezz’ora per lasciare lo spazio al set successivo), che conferma gli Ultimo Attuale Corpo Sonoro come una delle realtà più interessanti. Un progetto denso di contenuti che sa come trasmetterli a chi li ascolta.<br />
Tempo di liberare il palco e Nicola Manzan è pronto per occuparlo. O meglio, non sarà proprio lui a salire sul palco, ma Bologna Violenta, la sua one-man band. Una sorta di alter ego cattivo e arrabbiato di Nicola. Questa sera ci presenterà il suo nuovo lavoro, <strong><em>Utopie e piccole soddisfazioni</em></strong>. Quella di Bologna Violenta non è musica per tutti: il suo grindcore è per palati forti. Chitarra distorta, quasi martoriata, elettronica capace di stordire e rumore, tanto rumore. Bologna Violenta è tutto questo, ma anche tanta crudele e tagliente ironia data da inserti di canti tradizionali polacchi, di cori dei monaci benedettini che fanno da contraltare alle urla angosciate di persone torturate (<strong><em>Il convento sodomita</em></strong>), di cut-up di dialoghi tratti dai cosiddetti mondo-movie o dai poliziotteschi anni ‘70. Naturalmente non mancheranno quelli che ormai sono diventati dei classici per l’artista trevigiano: <strong><em>Il sommo fallo</em></strong>, <strong><em>Maledetta del demonio</em></strong>, <strong><em>Trapianti giapponesi</em></strong> (tratti dall’album del 2010, <strong><em>Il nuovissimo mondo</em></strong>) e pezzi tratti anche dal primo omonimo album del 2006. Sul finale Manzan imbraccia il suo violino per incantarci con le note di <strong><em>Blue Song</em></strong>, un esempio dalle improvvise orchestrazioni per archi e dalle melodie che Bologna Violenta è capace di far apparire in mezzo al caos creato dalla sua musica. Quaranta minuti che spiazzano e violentano il pubblico che rimane attonito, ma divertito dalle splendide doti di intrattenitore di Nicola.<br />
Il 14 aprile 2012 il Calamita ha riunito sul palco due progetti davvero particolari, tra quelli meno incasellabili della scena italiana. Musica spiazzante e ricca di contenuti, fatta per colpire in maniera forte l’animo di chi la ascolta e che lascia il segno. (Foto di Katia Arduini)</p>
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		<title>Porto via con me ricordi che non passano mai: Il Teatro degli Orrori @ Fuori Orario Taneto di Gattatico (RE) 13/04/12</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 10:47:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Katia Arduini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Live report]]></category>

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		<description><![CDATA[A volte capitano delle coincidenze che ti portano ad essere nel posto giusto nel momento in cui ne hai davvero bisogno. Così capita che il giorno del tuo compleanno coincida con una data de Il Teatro degli Orrori proprio nella tua città e finalmente sai cosa rispondere alla fatidica domanda “Cosa ti regalo?”. Come al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/il-teatro-degli-orrori_live010512.jpg" alt="" width="300" height="225" />A volte capitano delle coincidenze che ti portano ad essere nel posto giusto nel momento in cui ne hai davvero bisogno. Così capita che il giorno del tuo compleanno coincida con una data de Il Teatro degli Orrori proprio nella tua città e finalmente sai cosa rispondere alla fatidica domanda “Cosa ti regalo?”.<br />
Come al solito, arrivo al Fuori Orario troppo presto (prima o poi mi daranno le chiavi per aprire). Meglio così: posso scegliere meglio la posizione da cui godermi lo spettacolo. Mi sistemo e mi metto in attesa. Verso le 22.30 salgono sul palco i 2Pigeons: Kole Laca e Chiara Castello ci presentano i loro brani in un set che sembra uscire direttamente da un altro pianeta.<br />
Poi arriva la band di Capovilla sul palco per presentarci il loro nuovo lavoro in studio, <strong><em>Il mondo nuovo</em></strong>. La partenza è affidata a <strong><em>Rivendico</em></strong>: un’esplosione rock che scatena il pubblico. La band sembra essere uscita totalmente rigenerata dai problemi avuti lo scorso anno che sembravano averli portati sull’orlo dello scioglimento. Marcello Batelli, nuova seconda chitarra, sembra perfettamente integrato con il resto della band e Kole Laca con le sue tastiere porta quel qualcosa in più ai brani. “<em>Porto via con me ricordi che non passano mai</em>” (<strong><em>Non vedo l’ora</em></strong>) perché un set de Il Teatro degli Orrori ti lascia davvero ricordi indelebili. Potenza espressiva, nei gesti e nei suoni. Il ritorno di Giulio Ragno Favero in pianta stabile si sente. Una scaletta che verte per lo più sui brani del nuovo album: tante storie, tanti nomi che raccontano di emarginazione, di mancanza, di pazzia. Nei testi che Capovilla declama dal palco ci sono città come <strong><em>Skopje</em></strong>, dove una famiglia aspetta il ritorno del padre, viaggi come quello che porta da Cleveland a Baghdad col pensiero di andare lì per fare qualcosa di buono e poi trovarsi a pensare che arruolarsi “<em>sia stata una cattiva idea</em>”. E poi nomi, tanti nomi: <strong><em>Pablo</em></strong>, <strong><em>Martino</em></strong>, <strong><em>Doris</em></strong>, <strong><em>Monica</em></strong>. Nomi scanditi dalla batteria di Frank Valente che picchia furioso le pelli. La chitarra di Gionata Mirai è impaccabile nel seguire le parole che Pierpaolo Capovilla canta, urla, racconta da un palco che sprigiona un muro di note e rumore che si abbatte sul pubblico. Nel set trova spazio anche <strong><em>Per nessuno</em></strong>, brano contenuto nel singolo <strong><em>A sangue freddo</em></strong>. Capovilla prende il microfono e ci racconta la storia di un operaio ucciso dal suo datore di lavoro solo per aver preteso quello che gli spettava, Mirai imbraccia la chitarra acustica e partono le note di <strong><em>Ion</em></strong>, uno dei momenti più alti del live. Subito dopo arriva <strong><em>Direzioni diverse</em></strong>, brano tratto dall’album precedente e riveduto e corretto in una versione più elettronica grazie agli effetti delle tastiere di Kole Laca. <strong><em>Il terzo mondo</em></strong> precede <strong><em>E lei venne!</em></strong> e <strong><em>Compagna Teresa</em></strong>, brani tratti dal primo album della band, quel <strong><em>Dell’impero delle tenebre</em></strong> che a distanza di cinque anni riesce ancora ad infiammare il pubblico con la sua violenza rock. La storia di <strong><em>Adrian </em></strong>rappresenta un altro dei picchi massimi del live e ci porta verso una breve pausa. La fase finale parte con <strong><em>Dimmi addio</em></strong> e <strong><em>Io cerco te</em></strong> per poi lasciare il posto a tre classici de Il Teatro degli Orrori: <strong><em>La canzone di Tom, Il turbamento della gelosia</em></strong> e <strong><em>A sangue freddo</em></strong>. Sul finale arriva la meravigliosa <strong><em>Lezione di musica </em></strong>che incanta il pubblico chiudendo due ore di pura energia. Due ore durante le quali Il Teatro degli Orrori ha dimostrato, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che sa far male con le sue stilettate rock, nonostante i problemi tecnici che durante tre brani hanno tolto l’audio alla voce. Un Capovilla meno propenso a fare sermoni rispetto al passato, degno rappresentante della teoria che non serve il “bel canto” per immobilizzare il pubblico. Bastano uno sguardo quasi mefistofelico e un sorriso beffardo accompagnati da attitudine e carisma da vendere. (Foto di Katia Arduini)</p>
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		<title>Questo mondo è fatto di vetro: limpidezza e fragilità lungo il binario dei Locomotif @ LaFactoryLive &#8211; Bar Zoki Lido Felix (Torre S.Gennaro – Br) 26/04/12</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 15:37:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Concetta Botrugno</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Live report]]></category>

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		<description><![CDATA[Chiudi gli occhi. Immagina una terrazza che si affaccia sul mare, non molto grande, ma abbastanza spaziosa da contenere un pubblico, un paio di tavolini, una batteria, un piano Rhodes, una base in plastica ricoperta da un telo floreale su cui sono disposte delle campanelle giocattolo colorate ed un leggio, anch’esso rivestito dello stesso drappo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/loco010512.jpg" alt="" width="300" height="225" />Chiudi gli occhi. Immagina una terrazza che si affaccia sul mare, non molto grande, ma abbastanza spaziosa da contenere un pubblico, un paio di tavolini, una batteria, un piano Rhodes, una base in plastica ricoperta da un telo floreale su cui sono disposte delle campanelle giocattolo colorate ed un leggio, anch’esso rivestito dello stesso drappo. Se guardi dritto davanti a te, vedi il mare vestito per le grandi occasioni in elegante blu scuro, con le luci dei lampioni qui a riflettersi in un dorato zig-zag. Volgi il tuo sguardo ancora più lontano, vedi le luci del paese minuscole ed allineate a separare il mare dal cielo. Lassù si esibisce la luna, sulla terra ferma il palcoscenico è per loro, i Locomotif: Luca Barchitta alla batteria, Carmine Ruffino al piano elettrico e al computer, e Federica Faranda a voce e toy bells. Ore 23:00 circa, ha inizio il tanto atteso live della band di Catania. Luca è posizionato all’angolo, come un pugile carico in attesa di affrontare il suo avversario. I suoi guantoni sono le bacchette, il suo ring è la batteria. I suoi colpi non fanno male, non lasciano lividi, ma sono un costante supporto per Carmine col capo chino sul piano, e per Federica, piccola ed esile donna dalla grande vocalità. Rotto il ghiaccio, a parlare è la musica. Si susseguono uno dopo l’altro i brani del loro ultimo lavoro <strong><em>TWIMOG</em></strong> (acronimo di <strong><em>This World Is Made Of Glass</em></strong>). L’atmosfera si scalda e ci si immerge in un sogno con le dolci note di <strong><em>Onirica</em></strong>, preceduta da <strong><em>Promenade</em></strong> e dall’overture <strong><em>Il Volo</em></strong>. Poche parole tra un pezzo e l’altro, quelle che bastano per carpire comunque la simpatia, la dolcezza e la semplicità di questa ragazza, ma anche l’armonia e l’affetto che lega i membri del gruppo. Federica scioglie i capelli, inizialmente raccolti, ha gli occhi chiusi mentre canta e con le mani sembra disegnare nell’aria le parole pronunciate dalle sue labbra, parole e versi in più occasioni modellati ed arricchiti con appositi effetti vocali. E’ la volta del brano che presta il titolo al disco <strong><em>This World Is Made Of Glass</em></strong> e delle campanelle giocattolo. Segue <strong><em>Forget</em></strong> e, per descriverla, prendo in prestito le parole scritte da Federica nella presentazione del progetto Locomotif sulla pagina Facebook: “<em>Adesso ci piacerebbe solo che qualcuno di voi facesse almeno una volta nella vita l&#8217;amore con una nostra canzone in sottofondo, in qualunque parte del mondo. Che fa pure rima.</em>” Ecco, questo è il pezzo che mi sentirei di consigliare come sottofondo perfetto per un&#8217;intensa notte d&#8217;amore. Nostalgico, dolce, passionale, sensuale. Atmosfere jazz e twee pop convivono in <strong><em>Drunken Dreams</em></strong>, mentre <strong><em>La Luna e Gnac</em></strong> è la conferma della destrezza e creatività di Carmine al computer e al piano, dell’attenzione con cui fornisce lungo il cammino di Federica un tappeto sonoro fatto di bassi ed effetti elettronici che, nel pezzo in questione, contribuiscono alla freschezza dello stesso. C’è spazio anche per due cover, ovvero la ninnananna dei Radiohead <strong><em>No Surprises</em></strong> e la struggente <strong><em>Amare Inutilmente</em></strong> di Gino Paoli, arrangiata ed interpretata egregiamente, in linea con lo stile personale del gruppo. Un quarto alla mezzanotte, il live termina. Il pubblico applaude e chiede il bis, gentilmente concesso dai nostri amici catanesi.<br />
E in serate come questa, con la musica giusta, con musicisti in gamba ed umili, lo scenario perfetto e la gente piacevolmente coinvolta dallo spettacolo in corso, che mi verrebbe la voglia di stare dall’altra parte, dalla parte di chi fa il musicista, con i suoi sacrifici e le sue gioie. Sono serate come questa che si trascrivono come per incanto, da sole, su un foglio bianco. E’ questa la musica e sono queste le persone che vale la pena di raccontare. Grazie ai Locomotif e alle sensazioni regalate. Auguro a chi già li segue di risalire al più presto sulla loro locomotiva, mentre invito chi ancora non li conoscesse a prendere nota delle sue prossime fermate. Puoi riaprire gli occhi!</p>
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		<title>Un violino maledetto che incanta su cattedrali di rock: Le maschere di Clara @ Mamamu (NA) 06/04/12</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 13:09:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vladimiro Vacca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Live report]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 6 aprile scorso ho assistito ad una sciarada rock.  Ho assistito al concerto de Le Maschere di Clara.  I tre figli di Giulietta e Romeo hanno scosso il ventre di Napoli. Il Vesuvio ha gradito.  Le maschere di Clara sono state aperte dal gruppo strumentale partenopeo Erlebnis, che ha attirato non poca attenzione con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Le-Maschere-Di-Clara_live010412.jpg" alt="" width="300" height="202" />Il 6 aprile scorso ho assistito ad una sciarada rock.  Ho assistito al concerto de Le Maschere di Clara.  I tre figli di Giulietta e Romeo hanno scosso il ventre di Napoli. Il Vesuvio ha gradito.  Le maschere di Clara sono state aperte dal gruppo strumentale partenopeo Erlebnis, che ha attirato non poca attenzione con i brani tratti  dal debut album <a href="http://www.losthighways.it/2012/03/07/scapes-erlebnis-recensione/"><strong><em>Scapes</em></strong></a>.  Questi ragazzi hanno mostrato grande talento live uguagliando se non migliorando le intuizione post-rock che caratterizzano il loro primo lavoro. Sono stati il giusto prologo per il maremoto  della performance del trio veronese.  Un muro granitico di suono ci ha  sollevato e travolto. Una grande tromba d&#8217;aria ci ha proitettati in un non-luogo dove lo spirito di Bizet si è messo a danzare con i King of Crimson.  Brani come <em><strong>Habbanera</strong>,</em> <em><strong>Acheronte</strong></em>, <em><strong>Piombo</strong></em> (da <a href="http://www.losthighways.it/2011/10/21/anamorfosi-le-maschere-di-clara/"><em><strong>Anamorfosi</strong></em></a>) spaccano e sono la vera novità rock dell&#8217;underground italico. La tecnica dei tre musicisti è ben orchestrata da una grande attitudine live. Il violino di Laura Masotto è più demoniaco ed incisivo di una chitarra elettrica. Il basso, suonato con un guanto nero da Lorenzo Masotto, costruisce insieme al possente drumming di Bruce Turri delle vere cattedrali di rimica ipnotica.  Le voci  sono teatrali e perfettamente sceniche. Una band fantasmagorica che con il passaparola arriverà lontano più di band rock che vanno per la maggiore nel sottobosco indipendente  di oggi. Partecipare ad un loro concerto è un&#8217;iniezione di adrenalina unica. (<a href="http://www.losthighways.it/lost-gallery-2/2012/Le%20Maschere%20Di%20Clara%20@%20Mamamu%20%28NA%29%2006-03-12/">LostGallery</a>)</p>
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		<title>Quella voce che scava e ti ruggisce via: Mark Lanegan @ Estragon (BO) 24/03/12</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 10:04:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuele Gessi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quella del 24 Marzo, all&#8217;Estragon di Bologna, non è stata una serata qualunque. Tra i tanti personaggi della musica e dello spettacolo che hanno calcato il palco del locale bolognese nei suoi brillanti venti anni di attività, Mark Lanegan è sicuramente uno dei più affascinanti e mitici. Il concerto è sold out e la biglietteria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Mark-Lanegan_live010412.jpg" alt="" width="300" height="201" />Quella del 24 Marzo, all&#8217;Estragon di Bologna, non è stata una serata qualunque. Tra i tanti personaggi della musica e dello spettacolo che hanno calcato il palco del locale bolognese nei suoi brillanti venti anni di attività, Mark Lanegan è sicuramente uno dei più affascinanti e mitici.<br />
Il concerto è sold out e la biglietteria chiusa; nell&#8217;enorme parcheggio e davanti all&#8217;ingresso c&#8217;è chi cammina con un cartello “compro biglietto”, andatura rassegnata e sguardo malinconico.<br />
Dentro il caldo è torrido, la folla è attenta in attesa dell&#8217;inizio del live di colui che porta con sé pezzi di storia della musica rock. Si tratta di macigni, ingombranti, pesanti, che solo un uomo della sua stazza può sopportare con tale disinvoltura. La storia musicale di Lanegan nacque nella sua città natale, nel 1984 con il suo gruppo, gli Screaming Trees. Qualche anno dopo la band firmò per la prima etichetta: era la SST del chitarrista dei Black Flag. Parallelamente agli Screaming Trees, che pian piano cercavano popolarità, Lanegan intraprese la carriera solista con il suo primo album nel 1990: <strong><em>The winding sheet</em></strong> demarca una netta differenza tra il Lanegan cantautore ed il Lanegan membro di una band che tentava a fatica di trovare il successo.<br />
Agli Screaming Trees si aggiunse Josh Homme (già con i Kyuss) mentre Lanegan incrociò il suo cammino con quello di altri musicisti della scena grunge dando forma ai Mad Season.<br />
Il fenomeno grunge iniziava ad arrancare e nel 1997 gli Screaming Trees si sciolsero. Lanegan non rimase con le mani in mano e intraprense nuovamente la carriera solista con <strong><em>Scraps at midnight</em></strong> ed il successivo e <strong><em>I&#8217;ll take care of you</em></strong> contenente brani che tutt&#8217;ora risultano tra i più amati dell&#8217;artista statunitense.<br />
La porta degli Screaming Trees si riaprì, poi si richiuse dopo ben poco, ma d&#8217;altra parte si spalancò il portone del desert rock firmato Queens of the stone age. Di nuovo con Josh Homme, al quale si aggiunsero Nick Olivieri (Kyuss) e Dave Grohl (Nirvana, Foo Fighters) e collaborazioni con PJ Harvey (che tornerà più avanti a collaborare con Lanegan). Seguì un nuovo disco solista, poi i precedenti incontri con Greg Dulli degli Afghan Whigs e Twilight Singers portarono alla creazione di un nuovo crepuscolare progetto dal nome Gutter Twin.<br />
E&#8217; datato 2006 il primo album in duetto con Isobel Campbell (ex voce dei Belle and Sebastian): il progetto riesce ad unire il diavolo e l&#8217;acqua santa, l&#8217;amaro vocione di Lanegan con la delicatezza della folk singer scozzese. Il sodalizio si ripetè per ben tre album, prima di dare corpo all&#8217;esordio discografico dei Gutter Twin.<br />
Proprio negli stessi anni, Mark Lanegan riuscì a buttarsi in un&#8217;altra sfida che insieme al duo di producer di musica elettronica, Soulsavers, portò alla realizzazione di due album in un binomio tanto originale quanto impressionante.<br />
In un mare di collaborazioni, a distanza di otto anni dal suo ultimo album solista (<strong><em>Bubblegum</em></strong> – 2004) in questo 2012 Mark Lanegan (con il nome Mark Lanegan Band) è tornato a pubblicare un disco, che riesce ancora a stupire. <strong><em>Blues Funeral</em></strong> è un album apprezzato dalla critica e dal pubblico, che riesce a fondere la tradizione blues e folk all&#8217;elettronica, il tutto senza perdere di autenticità e coerenza.<br />
Il 24 Marzo a Bologna Mark Lanegan ha presentato il suo ultimo disco ma non ha potuto esimersi da raccogliere brani dalla sua sterminata carriera per riproporli ad un pubblico affezionato, che non perde l&#8217;occasione di vederlo ogni volta che passa in tour in Italia, paese che lo stesso Lanegan pare amare molto visto che sono tante le volte che ha suonato nella Penisola.<br />
Con la sua band, Lanegan ha intonato con passione ogni brano. Il timbro inconfondibile è capace di scavare nelle anime di chi lo ascolta. Lanegan riesce a trovare il nero petrolio che scorre in ognuno di noi, lo rimesta al sangue ed ai sogni, poi lo soffia via con i suoi ruggiti. Il concerto è iniziato, non a caso, con <strong><em>The gravedigger&#8217;s song</em></strong>.<br />
C&#8217;è qualcosa di impressionante nel Mark Lanegan persona: grande e grosso, un po&#8217; curvo, con un&#8217;andatura rigida. Piede destro avanti, mano destra sul microfono. Lì, immobile per tutto il concerto. Lui e la voce, gli occhi spesso chiusi. Tra un brano e l&#8217;altro si asciuga il sudore, e con mio grande stupore talvolta risponde agli applausi con un cenno del volto, un apprezzamento, a suo modo un timido ringraziamento, un segno di complicità: siamo tutti lì per la stessa cosa. La musica.<br />
A rileggere il succinto (ma comunque corposo) riassunto delle sue esperienze musicali, viene da pensare che quella di Lanegan sia una vita completamente immolata alla musica. Senza entrare in discorsi filosofici e personali che non possiamo conoscere, tra le tante collaborazioni e le varie produzioni musicali nelle quali è intervenuto nel corso degli anni, si può pensare che gli sia rimasto davvero poco tempo per realizzare qualsiasi altra cosa. Mark Lanegan è la musica. Un artista che incarna la sua arte, con essa si veste e si ciba.<br />
Nel concerto i brani dell&#8217;ultimo <strong><em>Funeral Blues</em></strong> si sono alternati a vere e proprie chicche della carriera di Lanegan; forse non i brani più famosi, ma di certo primi per intensità. E&#8217; stato il tempo di <strong><em>Resurrection song</em></strong>, <strong><em>Hit the City</em></strong>, <strong><em>Sleep with me</em></strong>, <strong><em>Methamphetamine Blues</em></strong> e persino <strong><em>Crawlspace</em></strong> degli Screaming Trees.<br />
La musica di Lanegan diventa un mantra, scorre lenta sulle note del folk, sprofonda nelle scale blues, si erge negli assoli di chitarra.<br />
I brani nuovi spiccano per la potenza dei bassi, delle basi elettroniche, di quella simbiosi che sulla carta non potrebbe reggere ma nella realtà risplende di un nero abbagliante. <strong><em>Ode to sad disco</em></strong>, <strong><em>Grey goes black</em></strong>, <strong><em>Bleeding Muddy Water</em></strong>, <strong><em>Harboview Hospital</em></strong> sono monumentali.<br />
Al termine del concerto ci si ritrova spiazzati, come all&#8217;interruzione di un incantesimo. Non si sa che tipo di magia ti abbia pervaso le vene e la mente, ma ci si sente con qualcosa in più.<br />
Credo che si tratti di un pezzo di storia, un pezzo di umanità. Perchè alla fine che cos&#8217;è la musica se non condivisione di storia di persone, di vite, di gioie e dolori? Che cos&#8217;è uno schivo gesto di saluto dal palco, se mi hai offerto la possibilità di vivere un briciolo della tua vita?<br />
Non resta che andarsene, stretti nelle proprie spalle, con qualche domanda in più, ma un mondo di risposte in tasca, che solo pian piano riusciranno a svelarsi, giorno dopo giorno, canzone dopo canzone, di ricordo in ricordo, di emozione in emozione. (Si ringrazia l&#8217;Estragon)</p>
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		<title>Un concerto coi baffi. Anzi, no!: Brunori Sas (acustico) @ Locomotiv (BO) 16/03/12</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Apr 2012 16:27:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuele Gessi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nuova vita per Brunori Sas. Inizia dal Locomotiv di Bologna il tour che porterà la Sas più famosa della musica italiana ancora una volta in giro per la Penisola. Un live tutto nuovo, che trasforma le sonorità dell&#8217;ultimo disco e si avvicina in qualche modo alla più scarna intimità del Vol.1. Un tour acustico con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/LH.e.001-brunoriACU@locomDSC_014_2453.jpg" alt="" width="300" height="207" />Nuova vita per Brunori Sas. Inizia dal Locomotiv di Bologna il tour che porterà la Sas più famosa della musica italiana ancora una volta in giro per la Penisola.<br />
Un live tutto nuovo, che trasforma le sonorità dell&#8217;ultimo disco e si avvicina in qualche modo alla più scarna intimità del <strong><em>Vol.1</em></strong>. Un tour acustico con Dario Brunori alla voce, chitarra acustica e tastiera, Dario Della Rossa alle tastiere, Mirko Onofrio al sax, flauto traverso, xilofono e tante altre cose. Niente batteria, niente violoncello, niente seconde voci di Sara Marrazzo. Tutto è ridotto ad una essenzialità che comunque si scopre essere capace di stupire come non si poteva credere possibile.<br />
Tutti coloro che pensavano Brunori fosse un novello Sansone sono rimasti delusi (o felicemente sorpresi): Dario Brunori è in grado di cantare e suonare anche dopo il taglio dei suoi caratteristici baffi, anzi, ora suona pure la tastiera!<br />
Il concerto inizia tra i calorosi applausi del variegato pubblico che affolla il locale bolognese; il primo brano è <strong><em>Il pugile</em></strong>, chitarra e voce. Da dove si era partiti con <strong><em>Vol.1</em></strong>, anche oggi da lì si inizia un nuovo percorso.<br />
Nei brani che si susseguono la presenza di Dario Della Rossa e Mirko Onofrio sono a dir poco fondamentali. I nuovi arrangiamenti, intimi e delicati, risuonano comunque pieni e non “impoveriti” e tanto è merito dei due gregari della Sas, capaci di creare le giuste atmosfere con la loro bravura.<br />
Tante le canzoni suonate da <strong><em>Vol.1</em></strong> e da <strong><em>Poveri Cristi – Vol.2</em></strong>: <strong><em>Come stai</em></strong>, <strong><em>Paolo</em></strong>, <strong><em>Animal colletti</em></strong>, <strong><em>Fra milioni di stelle</em></strong>, <strong><em>La mosca</em></strong>, <strong><em>Lei, lui, Firenze</em></strong>, <strong><em>Una domenica notte</em></strong> e l&#8217;immancabile <strong><em>Guardia &#8217;82</em></strong>.<br />
Oltre ai brani che tutti conoscevano, durante la serata sono stati presentati alcuni dei nuovi che compongono la colonna sonora di <strong><em>E&#8217; nata una Star?</em></strong>, film per il cinema con Luciana Litizzetto e Rocco Papaleo. E&#8217; quindi il tempo di conoscere <strong><em>Brucaliffo</em></strong>, <strong><em>L&#8217;asino e il leone</em></strong>, <strong><em>Meglio di niente</em></strong>, <strong><em>Cuore a pellet</em></strong>. Brani spesso sarcastici, forse un po&#8217; sforzati nella loro ricerca di bizzarria, ma comunque piacevoli all&#8217;ascolto.<br />
Il pubblico trova nei live della Brunori Sas un perfetto equilibrio tra profondità e leggerezza che apre il cuore e dona serenità, seppur effimera e momentanea, sempre è serenità da godere appieno e conservare nei ricordi. Ai concerti della Brunori Sas tutti cantano: non è un dettaglio ma parte integrante del concerto. I testi immediati, musicali e talvolta ironici, sono l&#8217;anima di questo progetto capace di unire la gente con una semplicità disarmante.<br />
<img style="margin: 2px 6px; float: left;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/LH.e.002-brunoriACU@locomDSC_0100_2532.jpg" alt="" width="230" height="333" />A tutta la Sas è doveroso anche riconoscere il coraggio (oltre che la capacità “imprenditoriale”) di pensare e realizzare questo nuovo e diverso tour: dopo tantissime date che hanno portato la band a suonare in tutta Italia, sarebbe stato inutile riproporsi con un tour identico al precedente, invece così si offre all&#8217;ascoltatore qualcosa che cambia veste pur rimanendo riconoscibile. Altra cosa che si può molto apprezzare nella Brunori Sas è la professionalità: il nuovo live acustico appare studiato e ragionato nei minimi dettagli, i nuovi arrangiamenti spesso sono ricchi di parti scritte per diversi strumenti (onore al poliedrico Mirko Onofrio, capace di passare da uno strumento all&#8217;altro con estrema disinvoltura), ed infine sono stati inseriti anche dei nuovi suoni ed alcuni brani sono stati completamente stravolti. <strong><em>Rosa</em></strong> ne è un esempio: nel live acustico viene riproposta in una versione minimale dove il ritmo è scandito ossessivamente dalle tastiere. Una prova azzardata, che non convince appieno, ma che ha portato la Sas a reinventarsi e provarci, senza rimanere ingabbiata nella mera esibizione del proprio successo.<br />
E&#8217; tempo di bis, e poi di secondo bis richiesto fortemente dal pubblico. Una intensa <strong><em>Bruno mio dove sei</em></strong> ed una letteralmente acclamata <strong><em>Italian dandy</em></strong> chiudono il concerto di Brunori Sas.<br />
Una serata divertente, dove la freschezza si è unita alla profondità degli animi, dove l&#8217;umorismo del Brunori “saltimbanco” ha strappato sorrisi e vere e proprie risate in ogni pausa tra un brano e l&#8217;altro, dove si sono confermate delle qualità di uno dei progetti musicali della scena indipendente italiana che probabilmente ha il più vasto riscontro popolare.<br />
Dario Brunori c&#8217;è, la Sas (ridotta) pure, il pubblico c&#8217;è eccome. I baffi no, ma a quanto pare non sono indispensabili. (Foto di Emanuele Gessi)</p>
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		<title>Up patriots to arms: Franco Battiato @ Teatro degli Arcimboldi (MI) 14/03/12</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Apr 2012 16:14:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piera Tedde</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Live report]]></category>

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		<description><![CDATA[L’aria sa di primavera mentre percorriamo la breve strada che da casa porta agli Arcimboldi  (Teatro) dove nel piazzale una folla eterogenea per età e per modi e maniere attende di entrare al teatro. E’ sempre così ai concerti di Battiato, quattro generazioni lontane per stile ed età, studenti, signore dai sfarzosi monili, facce da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/franco_battiato_live010412.jpg" alt="" width="300" height="225" />L’aria sa di primavera mentre percorriamo la breve strada che da casa porta agli Arcimboldi  (Teatro) dove nel piazzale una folla eterogenea per età e per modi e maniere attende di entrare al teatro. E’ sempre così ai concerti di Battiato, quattro generazioni lontane per stile ed età, studenti, signore dai sfarzosi monili, facce da concerti indie, facce da concerti di classica e jazz, tutti lì per ascoltare Mister Tamburino. Poliedrico come pochi, riesce a rendere ogni concerto diverso dall’altro e così è anche per questa data dell’<strong><em>Up Patriots to arms</em></strong>, dall’atmosfera più intimistica rispetto a quella di settembre al Castello di Pavia. Inizia con quartetto d’archi e pianoforte, inizia con un saluto, <strong><em>L’addio</em></strong>, come a voler ossequiare i tre grandi cantori che ci presenterà di lì a poco in tre <em>reinterpretazioni</em> di commovente grazia: <strong><em>Aria di neve</em></strong>, <strong><em>Te lo leggo negli occhi</em></strong> di Endrigo, <strong><em>La canzone dei vecchi amanti</em></strong> di Brel, e <strong><em>Inverno</em></strong> di De Andrè, struggente e superba da togliere il fiato. Poi, in un crescendo di atmosfere suggestive e suoni che riescono, con una semplicità surreale, ad unire culture e stili che sembrano così lontani, il Maestro catanese ripercorre in due ore, cariche di energia emozionale, la sua lunga carriera costellata di brani che sono sempre stati capaci di unire critica e pubblico in una sorta di armonia simbolica che riporta all’alto pensiero che esce dai testi di colui che fu primigenio dell’indie italiano in quegli anni settanta che lo videro indiscusso protagonista della sperimentazione musicale. Musiche e testi sempreverdi che racchiudono essenze condivise dalle tante e diverse facce del piazzale degli Arcimboldi, musiche e testi che ogni volta donano lo stupore della loro forza attuale che riesce ad unire in simbiosi quattro generazioni che fanno la storia di questa <strong><em>Povera patria</em></strong>. Un Battiato che gioca e si diverte sul palco con una bellezza che nasce dalla forza interiore che intuisci abitarlo, un Battiato coinvolgente che scherza con bonaria educazione d’altri tempi raccontando aneddoti, un Battiato che porta il pubblico ad abbandonare le sedie per andare sotto il palco a ballare e a batter le mani al tempo delle giravolte dei dervishi. Un artista che tra note mistiche e cambi di prospettiva ti porta in un vortice da cui esci ogni volta più ricco di un qualcosa che non si può spiegare ma solo sentire con un orecchio nascosto che si trova in fondo, dentro da qualche parte, nascosto, dove lui riesce ad arrivare sempre.</p>
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		<title>Low-Fi: un diario del Tour Est direttamente dalla band</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Mar 2012 13:48:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Low-Fi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Live report]]></category>

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		<description><![CDATA[21/03/2012 &#8211; Day 1: Circolo Ribalta, Vignola (MO) Comincia il tour, furgone caricato, ci siamo tutti: la Band e i nostri compagni/assistenti di viaggio Denny, Claudia e Vincenzo, la sciarpa del Napoli come talismano. Alla prima sosta per il rifornimento ci rendiamo conto che i nostri calcoli sul consumo di GPL erano troppo ottimistici, il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/furgone.jpg" alt="" width="300" height="225" />21/03/2012 &#8211; Day 1: Circolo Ribalta, Vignola (MO)</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Comincia il tour, furgone caricato, ci siamo tutti: la Band e i nostri compagni/assistenti di viaggio Denny, Claudia e Vincenzo, la sciarpa del Napoli come talismano. Alla prima sosta per il rifornimento ci rendiamo conto che i nostri calcoli sul consumo di GPL erano troppo ottimistici, il furgone consuma quanto una Ferrari ma è veloce come una Panda. Come al solito un blocco del traffico all&#8217;altezza di Firenze causa lavori autostradali ci fa accumulare un ritardo spaventoso per cui arriviamo a Vignola dopo le 21. Nonostante tutto, l&#8217;accoglienza è ottima, il locale (un ex lavatoio comunale) ha un&#8217;attrezzatura audio e un fonico esperto che riducono i tempi del soundcheck al minimo con il migliore dei risultati. Prima di cominciare il live ceniamo con una zuppa di cereali e legumi, affettati, verdure e vino rosso: ci voleva proprio per risollevarsi. Poi finalmente si suona, parte ufficialmente il tour: il pubblico non è numeroso ma giusto per un mercoledì sera e molto partecipe, suoniamo belli carichi, il sound sul palco è potente… siamo soddisfatti. I presenti apprezzano, infatti vendiamo tanto merchandising e conosciamo persone molto interessanti per collaborazioni future.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>22/03/2012 &#8211; Day 2: Club Zica, Beograd (Serbia)</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sveglia all&#8217;alba, si riparte, destinazione Belgrado, più di 900 km di distanza, tre paesi da attraversare e relative frontiere in entrata e in uscita: sarà dura ma abbiamo tutti i documenti in regola anche se dalle voci che girano questo non è sufficiente. Passiamo invece senza problemi Slovenia e Croazia accumulando però ritardo, in entrata in Serbia ci fanno notare la mancanza del timbro della dogana croata sul Carnet degli strumenti e ci chiedono di accostare.A questo punto il furgone, che da ora in poi indicheremo con il nome de Il Gioiellino, non ne vuole sapere di rimettersi in moto, quindi tutti giù a spingere per spostarlo… a quel punto ci lasciano andare senza problemi. Il Gioiellino, dopo una mezz&#8217;oretta di riposo, è pronto per affrontare lo strappo finale fino a Belgrado. Finalmente, giunti in città tra navigatori che perdono la bussola nel vero senso della parola, ci aggiriamo alla ricerca della venue che sembra essere sempre dietro l&#8217;angolo ma irraggiungibile causa sensi unici e strade chiuse. Al secondo giro in tondo ll Gioiellino si stanca e, nel bel mezzo di un&#8217;illegalissima inversione ad U su di un ponte ipertrafficato, si spegne e non ne vuole sapere più di rimettersi in moto, e allora di nuovo tutti giù tra auto che sfrecciano a tutta velocità a cercare di mettere in posizione meno pericolosa il furgone. Fortuna che due ragazzi vedendo la situazione scendono dalla loro auto e ci danno una mano a spingere in zona di sicurezza e telefonano al locale per avvisare che siamo vicini e magari farci recuperare da qualcuno. Grazie ragazzi, non sappiamo nemmeno i vostri nomi ma grazie ancora, ecco per voi due t-shirt Low-Fi! Finalmente arriviamo al club, il promoter mette in chiaro che il locale &#8220;is illegal&#8221; infatti non ha un&#8217;insegna e vi si accede attraverso una scala ripidissima a lato di una rivendita di liquori, e il suo nome completo è &#8220;Panic Room Club Zica&#8221;. Il palco è molto piccolo quindi si decide di non montare il set di percussioni acustico ma di usare il Drum Pad, soundcheck breve, il sound non è male ma l&#8217;impianto è un po&#8217; vecchiotto e non sempre regge bene il nostro volume di suono. Ok, birra sul palco, si suona!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img style="margin: 2px 6px; float: left;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/locandina.jpg" alt="" width="230" height="307" />23/03/2012 &#8211; Day 3: Hard Rockers, Pristhine (Kosovo)</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Notte in ostello vicino alla stazione di Belgrado, ci prepariamo ad affrontare quella che consideriamo la tappa più impegnativa e difficile del tour. La situazione politico-militare della regione è nota con tutti i problemi annessi, quindi l&#8217;attraversamento della frontiera Serbia-Kosovo ci preoccupa non poco. Ci svegliamo come sempre di buon&#8217;ora per partire il prima possibile e anche quelli dell&#8217;ostello ci mettono fretta entrando a rifare le stanze mentre ci rivestiamo dopo la doccia. Imbarazzante. Il viaggio scorre via veloce in autostrada da Belgrado a Nis, qui si esce e ci addentriamo nella campagna serba con un po&#8217; di ansia in più, ma il paesaggio rurale nella sua immobilità temporale ci rasserena un po&#8217;. Attraversiamo Prokuplje, paesino caratteristico balcanico, questa è l&#8217;Europa dell&#8217;Est. Dopo un po&#8217; sulla strada tutta curve che sale sempre di più troviamo segnali stradali di ogni genere, ci fermiamo dietro ad una interminabile fila di tir immobili, gli autisti tutti giù dai propri mezzi ci fanno segno di superarli… ci siamo, ecco la frontiera. Il Gioiellino affronta la salita con grande slancio e passiamo alla sinistra del muro dei Tir così velocemente che non ci rendiamo conto che improvvisamente siamo arrivati all&#8217;ultimo camion che nasconde alla nostra vista il posto di polizia serbo. Sbuchiamo allo scoperto e contemporaneamente alla nostra destra accorrono due guardie armate urlandoci qualcosa: ferma! Ferma! Passaporti, contestazione di aver superato il limite di velocità, pena prevista 15 o 50 €, non capiamo, ma poi tutto si risolve senza problemi e sopratutto senza pagare nulla… usciamo dalla Serbia. Ingresso in Kosovo, assieme alla polizia kosovara ci sono militari della KFOR che ci chiedono informazioni sulla Band e sul genere di musica che suoniamo, mentre gli altri si occupano delle formalità burocratiche richieste per entrare in Kosovo a cui eravamo preparati, nessuna sorpresa. Tutto bene, siamo passati, il paesaggio cambia completamente, ad uno scenario rurale si sostituisce un susseguirsi di cantieri di case e quant&#8217;altro in costruzione… ricostruzione postbellica o speculazione e riconversione del territorio?<br />
Ovunque sventola la bandiera albanese, c&#8217;è un forte senso di appartenenza.<br />
Pristina, vecchio e nuovo che avanza, tradizione e modernità, per strada polizia americana, carabinieri, militari francesi, le ragazze… ma l&#8217;acqua in alcune zone è ancora razionata.<br />
&#8220;Giaggi&#8221;, il promoter, ci aspetta fuori dal locale, è molto espansivo ed accogliente e subito ci offre boccali di birra come benvenuto, per la prima volta siamo in perfetto orario per cui dopo aver montato il nostro set aspettiamo di fare il check ma lo faremo solo prima di suonare, davanti ad un già consistente pubblico. Prima di noi suona una cover band familiare, padre al basso e due ragazzi giovanissimi alla chitarra e alla batteria molto simpatici e bravi. Il nostro live è esplosivo, il pubblico, che già durante le prove ballava si scatena, su ogni pezzo e alla fine siamo costretti a fare quattro bis, non ci lasciano più scendere dal palco. Dopo il concerto ci tratteniamo a lungo nel locale e conosciamo anche qui persone interessate a farci suonare in giro nella regione, e Melos e… che ci ospita nella sua casa per la notte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/kana2JPG.jpg" alt="" width="300" height="225" />24/03/2012 &#8211; Day 4: La Kana, Skopje (Macedonia)</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il risveglio non è dei migliori: manca l&#8217;acqua, niente doccia, se ne parla a Skopje. E&#8217; una giornata di sole calda e piacevole, andiamo in giro alla ricerca di souvenir come veri turisti, poi ritorniamo al locale per recuperare gli strumenti e salutare i ragazzi che ci offrono come aperitivo un altro giro di birra così tanto per ripartire con le idee chiare! Speriamo di ritornare presto, grazie a tutti!<br />
Il passaggio alla frontiera avviene senza problemi ma, una volta arrivati a Skopje, il navigatore non trova la strada della venue: chiediamo ad un paio di tassisti che molto gentilmente telefonano al promoter per farsi spiegare bene quale sia la zona da raggiungere e poi si offrono di accompagnarci sul posto per appena 2€. La Kana si trova nel centro della città chiuso al traffico, molto caratteristico, con case basse e botteghe che danno sulla strada, c&#8217;è un po&#8217; di gente in giro e si intuisce la presenza di due diverse etnie, islamici e ortodossi. Il locale ci piace subito, tappezzato com&#8217;è di immagini e icone della new wave post punk, dai Joy Division ai Killing Joke e così via, la porta del bagno su cui svetta a grandezza naturale il Mensch logo degli Einsturzende Neubauten. Mentre ci apprestiamo a fare il soundcheck veniamo a sapere di aver ricevuto un invito a cena dall&#8217;Ambasciatore italiano in Macedonia e ci chiediamo come sia possibile una cosa del genere visto che il nostro sound non è certo rappresentativo delle tradizioni culturali italiane, poi tutto si spiega: ad attenderci fuori dal locale c&#8217;è l&#8217;Ambasciatore con Vladimir, consulente dell&#8217;ambasciata, appassionato di musica &#8217;80, che ci rivela di aver vissuto all&#8217;inizio degli anni &#8217;90 per circa sette anni a Napoli a cui è rimasto particolarmente legato, per cui saputo che eravamo in città non poteva lasciarsi sfuggire l&#8217;occasione di conoscerci. All&#8217;inizio la cena, in un ristorante con ottima cucina tradizionale macedone, è un po&#8217; formale e da parte nostra forse c&#8217;è un po&#8217; di imbarazzo ma poi piano piano l&#8217;atmosfera si scioglie e il tutto passa via piacevolmente. A proposito delle due etnie, l&#8217;Ambasciatore ci spiega che a Skopje, come nel resto del paese convivono, più o meno pacificamente, albanesi e macedoni: più o meno perché proprio in questi ultimi giorni in città ci sono stati scontri tra le due parti con agguati e spedizioni punitive, una situazione che cova silenziosamente ma che potrebbe esplodere da un momento all&#8217;altro. Questo è anche il motivo per cui stasera non si vede tanta gente in giro per strada: la tensione non è ancora calata del tutto. Quando suoniamo però il locale si riempie, anche qui il suono è perfetto, la carica tanta, sensazioni positive, il pubblico che balla e partecipa… come poi ci conferma la nostra crew, il miglior live del tour fino ad ora.<br />
Poi cominciano i problemi. Finiamo tardissimo e il passaggio all&#8217;ora legale ci ruba un&#8217;ora di sonno e domani a Salonicco, il cambio di fuso orario ci farà perdere ancora un&#8217;altra ora, quindi ci proponiamo una veloce dormita giusto per recuperare un po&#8217; le forze… illusione: l&#8217;accomodation è a Kumanovo ad appena 30km da Skopje e una volta arrivati il posto non è proprio dei migliori, anzi lascia molto a desiderare, usare il bagno è un&#8217;impresa ardua ma in tutto l&#8217;alloggio vige un regolamento ferreo, che sia uno scherzo? Insomma recuperare le forze è impossibile e dopo tre ore di dormiveglia ci ritroviamo catapultati nel van sicuramente non pronti ad affrontare il pur breve viaggio verso la Grecia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img style="margin: 2px 6px; float: left;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/salo.jpg" alt="" width="300" height="196" />25/03/2012 &#8211; Day 5: La Favela, Thessaloniki (Grecia)</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Come era prevedibile arriviamo verso le 18 ora locale a Salonicco in uno stato pietoso tipo &#8220;Brutti, sporchi e cattivi&#8221;, il caldo avuto durante il viaggio e che troviamo in città non aiuta. Inoltre ad aggravare la situazione pare ci siano problemi logistici organizzativi, restiamo quindi per un po&#8217; parcheggiati in una sorta di limbo a non fare nulla. Finalmente la venuta di Christob(non scherziamo, il promoter si chiama proprio così) mette tutto a posto, così si comincia ad allestire il palco, procediamo con il soundcheck e tutto fila liscio ma la stanchezza è sempre più pesante. Terminiamo le prove che è già molto tardi, via subito all&#8217;alloggio, abbiamo giusto il tempo per una doccia veloce e poi si ritorna al locale che intanto si è già riempito all&#8217;inverosimile. L&#8217;accomodation è casa di Christo, anche lui ha una band, ed è abituato ai lunghi tour su e giù per l&#8217;Europa, è una persona disponibilissima e con lui ci rilassiamo anche troppo. Mentre a piedi velocemente torniamo al Favela, Fabio accusa un malore che poi si rivelerà essere solo un accumulo di stress e stanchezza e si ferma per strada a prendere qualcosa per distendersi, si perde altro tempo e lo show tarda ad iniziare. Quando poi siamo tutti al completo pronti sul palco ad iniziare, il mixer in sala si spegne e non riescono a riavviarlo, altro tempo passa e il pubblico rumoreggia… pochi minuti e si comincia: il live scorre bene ma si avverte una certa stanchezza di fondo, almeno noi e la crew lo notiamo ma fuori non traspare e il pubblico sembra gradire. Il fatto strano che capita è che brani veloci che suoniamo fino ai 170 bpm improvvisamente ci sembrano rallentati, come se andassero con il freno tirato. Finito, si torna a casa di Christo, e finalmente in un vero letto possiamo prepararci ad affrontare il lungo viaggio di domani verso Istanbul.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/istanbul.jpg" alt="" width="300" height="225" />26/03/2012 &#8211; Day 6: Peyote, Istanbul (Turchia)</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Stamattina belli freschi ripuliti e riposati ci mettiamo in cammino verso la Turchia sempre con un po&#8217; di ritardo sulla tabella di marcia, ma da Salonicco al confine è tutta autostrada, quindi nessun problema. E invece l&#8217;intoppo si presenta dopo un po&#8217; quando incominciamo a notare che su quel tratto autostradale non esistono aree di servizio ma ogni tanto, in corrispondenza di un&#8217;uscita, una freccia indica una fantomatica zona rifornimento, il più delle volte non proprio nelle immediate vicinanza e sempre senza GPL. Incomincia il tour dei paesini costieri alla ricerca di un pieno di gas, si esce e si rientra in autostrada decine di volte finchè il miraggio di un&#8217;area di servizio fornita di GPL diventà realtà.<br />
La frontiera tra Grecia e Turchia ha il sapore d&#8217;altri tempi, l&#8217;iconografia perfetta della linea di confine vista in tanti film: il ponte con le garitte e i militari a presidiare, diviso a metà, da un lato le balaustre con i colori greci, dall&#8217;altro le bandiere turche… storicamente i due popoli non hanno un buon rapporto reciproco, vedi Cipro. L&#8217;attraversamento della frontiera è lungo e molto burocratico ma non ci sono problemi e così si entra in Turchia: da qui fin quasi alle porte di Istanbul, solo statale… si farà tardi. Arrivati su una sorta di tangenziale ci sembra di essere arrivati a Napoli altezza Corso Malta nell&#8217;ora di punta: le ben cinque corsie sembrano quasi raddoppiate, in un traffico che avanza lento ci sono mezzi di ogni tipo che sbucano indifferentemente da destra a sinistra con la classica strombazzata di clacson incazzata, ci sentiamo un po&#8217; a casa. Siamo al tramonto avanzato e attraversiamo velocemente la città ma lo sfondo che ci appare davanti agli occhi è spettacolare, le cupole delle moschee e i minareti che svettano in questa luce violacea tendente al blu, le stradine che incrociamo fino ad arrivare a Piazza Taksim piena di gente e di vita, dove ci aspetta il promoter Hemi. Con lui a bordo arriviamo al Peyote attraversando un dedalo di stradine dove il Gioiellino passa a stento, e troviamo un locale su tre livelli, noi suoneremo al secondo piano, con un&#8217;attrezzatura audio di alto livello, con tecnici professionali, che fanno sì che il check si risolva in brevissimo tempo. Uscendo dal locale da una porta diversa da quella dell&#8217;ingresso ci troviamo in una viuzza piena di tavoli di ristoranti, venditori di cibo da strada, botteghe artigiane, insomma di tutto di più e stracolma di gente nonostante il tempo sia cambiato e soffi un vento gelido. Tutta la zona circostante è piena di gente, ma Hemi ci spiega che essendo lunedì non c&#8217;è nessuno perché nel fine settimana lì non si riesce nemmeno a camminare. Ottima cena in un ristorante tradizionale e poi via al club, come al solito siamo in ritardo. Per essere un lunedì nel locale c&#8217;è abbastanza gente anche se forse la struttura dei tre piani in queste situazioni risulta essere un po&#8217; dispersiva. C&#8217;è sempre un po&#8217; di stanchezza nella performance, ma i presenti rispondono con entusiasmo e questo ci spinge a concedere ancora un paio di bis. Dopo l&#8217;esibizione ci tratteniamo a parlare e a bere con Hemi su al terzo piano dove c&#8217;è un bar con tavolini molto accogliente. Hemi è una persona gradevolissima ed un ottimo promoter, dal nostro arrivo alla partenza tutto si è svolto nel migliore dei modi senza alcuna difficoltà con un alto livello di professionalità. Thank you Hemi, see you soon! Adesso andiamo a dormire in un ostello qua vicino al Peyote, molto carino… domani nuova trasferta lunga.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img style="margin: 2px 6px; float: left;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/DSCN1265-1.jpg" alt="" width="300" height="225" />26/03/2012 &#8211; Day 7: Swinging Hall, Sofia (Bulgaria)</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sveglia come al solito all&#8217;alba, entro le 9 bisogna recuperare il furgone dal parcheggio e poi schizzare via verso Sofia dove ci aspettano nel pomeriggio. Il live sarà trasmesso in diretta alla BNR la Radio Nazionale Bulgara, quindi i tempi sono precisi, non si può fare ritardo. Arriva una notizia negativa: gli show di Bucarest e di Bacau, in Romania, sono stati annullati ed è in forse anche la data di Budapest. Partiamo con una certa apprensione perché sul passaggio della frontiera bulgara ci sono stati fatti dei racconti raccapriccianti di corruzione, perquisizione, orchi, draghi, insomma un&#8217;impresa al di là delle possibilità umane, e infatti viene caldamente consigliato su tutti i manuali di sopravvivenza di prendere, al Duty Free in uscita dalla Turchia, una bottiglia di Pozione Magica rigorosamente da 1 Litro, preparata da gallici druidi a Jarnac, France, regione di Cognac, da offrire ai frontalieri in caso di necessità. Ovviamente seguiamo alla lettera tutte le indicazioni, ma poi arrivati alla dogana bulgara l&#8217;unico ad aver bisogno della pozione è Gioiellino che si pianta al controllo passaporti e giù tutti a spingere sotto gli sguardi divertiti delle guardie. Incredibile, siamo passati indenni e senza fare uso di doping, e adesso siamo a Sofia anche abbastanza in orario. Ci incontriamo con Cvetan davanti alla sede della Radio, a poca distanza dal locale dello show. Lo Swinging Hall è un bel club molto grande e, come tutti i posti in cui abbiamo suonato fino ad ora, molto ben attrezzato tecnicamente: abbiamo a disposizione tutto quello di cui abbiamo bisogno per l&#8217;audio e anche un buon parco luci, sarà un ottimo show. Ormai il soundcheck è praticamente una formalità, si trova subito la quadra, e così abbiamo il tempo di andare a cena e rilassarci un po&#8217;. Ritorniamo al club, è tutto pronto, i tecnici per la messa in onda sono in postazione, ancora dieci minuti e si comincia anche se la sala non è ancora piena, ma durante il live arriverà ancora qualcuno. Esecuzione tirata e potente, anche se tra di noi percepiamo qualche sbavatura di troppo, che esalta il pubblico: dopo lo show al banchetto del merchandising c&#8217;è folla, ogni cd venduto deve essere aperto ed autografato, un punkrocker di una certa età dice che gli ricordiamo i Front 242 per l&#8217;elettronica e i Killing Joke per l&#8217;andamento di alcuni brani, non male come riferimenti. Facciamo qualche ultima foto e poi ci incamminiamo verso l&#8217;ostello, relativamente vicino così abbiamo modo di vedere un po&#8217; la città. L&#8217;Art-Hostel non è un semplice bed&#8217;n'breakfast, ma un centro culturale con una galleria espositiva, un giardino e un locale sotterraneo dove si svolgono performance concerti e party, specie nei fine settimana. Il proprietario è gentile ed ospitale, ci offre del tè caldo per riscaldarci dal freddo invernale della notte e ci lascia le consumazioni per prendere un drink di benvenuto al party che si svolge sotto di noi.<br />
Al mattino stufe accese, docce bollenti, il freddo non ci lascia e cominciano i primi raffreddori. Viene a prenderci un&#8217;altra collaboratrice della radio e ci porta a prendere dei dolci tipici bulgari in una zona di mercatino pubblico molto caratteristica, vediamo ancora uno spicchio di città, stavolta di giorno, una capitale europea con il fascino dell&#8217;atmosfera orientale, con ancora qualche reminiscenza del periodo sovietico, quando &#8220;bulgaro&#8221; era sinonimo di obbedienza assoluta all&#8217;ortodossia comunista. Un&#8217;ultima sosta al palazzo della Radio per una foto con il logo RNB alle spalle con i promoter e altri redattori, e poi via sul van verso Bucarest che sarà semplicemente una tappa verso Cluj-Napoca, unica data confermata del tour romeno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/8.jpg" alt="" width="230" height="307" />27/03/2012 &#8211; Day 8: Day off in Bucuresti (Romania)</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ce la prendiamo comoda, il tratto di strada è lungo e tutto su statale, ma siamo attesi in tarda serata a Bucarest. Tra i due paesi, essendo entrambi parte della comunità europea, non c&#8217;è una vera e propria frontiera dunque si passa senza problema. Dopo pochi km in territorio romeno, ci fermano per un controllo ad un posto di blocco di polizia. Sembra sia tutto a posto, invece ci contestano di aver superato il limite di velocità attraversando una cittadina poco prima. Alla richiesta di spiegazioni più approfondite prima di firmare il verbale della multa, il poliziotto che parla solo romeno si incazza e se ne ritorna alla macchina con i nostri documenti. Ma cazzo, abbiamo attraversato otto paesi diversi e altrettante frontiere in entrata e in uscita senza avere alcun problema e adesso ci troviamo bloccati a poco più di 60 km da Bucarest per un limite di velocità! Dai, scendiamo ed andiamo a pagare anche senza spiegazioni, basta che ci muoviamo da qui. Niente da fare, non abbiamo Lei, la moneta romena, e i poliziotti non accettano Euro… ci fanno ancora aspettare. Poi dopo una buona mezz&#8217;ora lo sbirro ritorna per restituire i documenti e ci lascia andare come se niente fosse, bah. Si accavallano una ridda di ipotesi sull&#8217;accaduto ma l&#8217;importante è essere ripartiti e non aver pagato nulla. Adesso proviamo a contattare il nostro appoggio a Bucarest per avvisare che di lì a poco saremo in città: niente da fare, il numero risulta inesistente… siamo fregati, ma per fortuna è solo la solita agitazione che fa commettere errori banali, basta togliere lo zero al numero dopo il profilo internazionale e magicamente il telefono squilla. Ci lasciano un appartamento tutto per noi con il frigo pieno, restiamo a casa, in tv danno Milan-Barcellona di Champions, e ci prepariamo una montagna di spaghetti, un po&#8217; collosi a dire il vero, ma ottimi per la nostra fame. Buonanotte…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>29/03/2012 &#8211; Day 9: Day off in Cluj-Napoca (Romania)</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Alle 11 viene a prenderci il promoter che ci porta a fare colazione, poi sempre con molta calma ci rimettiamo in moto alla volta di Cluj dove domani abbiamo lo show. Arriva la notizia che anche il live a Budapest è annullato, ma recupereremo la data ad Alba Iulia, meglio che niente. Ad alcuni di noi il raffreddore peggiora prendendo anche la gola, qualcuno ha forse anche un po&#8217; di febbre, almeno questi due giorni di pausa forzata serviranno a rimetterci in forma. Per uscire da Bucarest ci vuole più di un&#8217;ora, poi comincia la traversata dei Carpazi Meridionali per entrare in Transilvania. La strada si inerpica in un paesaggio naturale di straordinaria bellezza, a tratti costeggia un corso d&#8217;acqua che si intuisce gelida, infatti fa molto freddo come testimonia la coltre bianca che ancora ricopre i bordi della strada. Arrivati in città ci dirigiamo nella strada dove incontreremo il promoter: siamo proprio davanti al locale dove domani suoneremo. Stasera c&#8217;è una serata con tre band adesso impegnate nel soundcheck, ci rilassiamo un po&#8217; ai tavoli bevendo una birra anche se siamo veramente stanchi e febbricitanti, in attesa di andare all&#8217;accomodation, abbiamo assoluto bisogno di calore, cibo e aspirine. Lasciamo il van CARICO per strada fuori al locale dove rimarrà per due notti, senza nessun problema, meditate… e andiamo a piedi a casa, tragitto breve attraverso il centro cittadino, dove ci aspetta una tavola imbandita. Dopo cena ritorniamo al club per vedere che situazione ci aspetta l&#8217;indomani, il locale è pieno di gente… ottimo segno, domani ci sarà da divertirsi!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img style="margin: 2px 6px; float: left;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/10.jpg" alt="" width="300" height="200" />30/03/2012 &#8211; Day 10: Flying Circus Pub, Cluj-Napoca (Romania)</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Al risveglio è un continuo di starnuti e nasi colanti, a Cluj è inverno pieno. Tiriamo fuori tutti gli indumenti pesanti che ad inizio tour pensavamo di non dover usare mai, sciarpe guanti e cappelli, per stasera bisogna essere in piena forma. Usciamo da casa per mangiare qualcosa, sono già quasi le 16 e ci infiliamo nel primo posto al chiuso che offre un menù a prezzo fisso, un piatto caldo ci vuole anche se non è proprio un granché. Vorremmo girare un po&#8217; per la città che si presenta molto piacevole ma oltre al freddo adesso ci si mette anche la pioggia. Sulla strada verso il Flying troviamo un caffè molto accogliente pieno di gente, siamo in zona universitaria, facciamo una sosta per un tè caldo e poi siamo pronti per affrontare il soundcheck, è ora ormai. Il palco è grande e abbiamo modo di sistemare le nostre postazioni nel miglior modo possibile, Denny si occupa dei suoni e ci fa suonare il palco bello, potente e pulito, se in proporzione in sala è lo stesso a qualcuno sanguineranno le orecchie stanotte. Soddisfatti delle prove ritorniamo a casa dove ci aspetta una cena calda, piatto forte, per la gioia dei veg, uno spezzatino di soia con patate cucinato in maniera eccellente tant&#8217;è che tutti pensano inizialmente che sia carne. Quando ritorniamo al locale ci aspettiamo di trovarlo pieno e invece c&#8217;è poca gente: panico, tensione, possibile che ieri ci fosse tanto pubblico e oggi di venerdì poco o niente? E non è nemmeno tanto presto… il tempo poi di bere una birra e avere le rassicurazioni del promoter che come d&#8217;incanto il Circus è pieno, il pubblico rumoreggia, ancora pochi minuti e si comincia. Il pubblico si infiamma e fino alla fine non si risparmia, il Cirus è una bolgia e quando arriviamo a fine scaletta esplode in cori da stadio: usciamo per due volte suonando ancora per venti minuti circa poi tocca ai dj tenere in pista questa fantastica audience. Già l&#8217;anno precedente suonare qui a Cluj era stata un&#8217;esperienza bellissima ma stavolta non ci sono parole per descrivere quello che proviamo in questo momento. Anche il nostro promoter è entusiasta della serata e non smette di ripeterlo, e fuori dal backstage è un continuo avvicendarsi di gente che viene per complimentarsi e scambiare qualche parola con noi. La serata è lunga ed è piacevole restare avvolti nell&#8217;atmosfera festosa del Flying, domani la tappa è breve e abbiamo tutto il tempo che vogliamo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/11.jpg" alt="" width="300" height="198" />31/03/2012 &#8211; Day 11: Art Cafe Downtown, Alba Iulia (Romania)</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La mattina passa veloce dormendo e facendo gli ultimi preparativi: abbiamo deciso di metterci in viaggio verso Napoli direttamente stasera dopo il concerto, alcuni di noi hanno impegni nel pomeriggio di lunedì per cui cercheremo di arrivare nelle prime ore del mattino. Poi siamo sinceramente un po&#8217; delusi perché oggi avremmo dovuto suonare a Budapest invece c&#8217;è questa soluzione di ripiego che non ci convince molto, ieri eravamo quasi sul punto di annullare tutto. Per recuperare il Gioiellino lasciato tutto solo al locale ci facciamo un ultimo giro turistico per Cluj, anche se ormai quel quadrilatero di strade lo abbiamo percorso in lungo e in largo per decine di volte, cercando anche qualcosa da mangiare, ma sabato mattina, anzi per meglio dire primo pomeriggio, troviamo quasi tutto chiuso. Così dopo un brunch offertoci a casa dai nostri contatti, a base di fette di pane girate nell&#8217;uovo e poi fritte e accompagnate da burro e marmellata, una cosina leggera insomma, ci mettiamo in marcia verso Alba Iulia, accompagnati dal promoter.<br />
L&#8217;Art Cafe si presenta bene, è praticamente una villetta con un ampio spazio antistante, divisa internamente in tre ambienti: due grandi ali laterali, quella di sinistra adibita a sala live e quella a destra con divanetti e tavolini e un ambiente centrale più piccolo, in corrispondenza dell&#8217;ingresso, col bancone del bar. L&#8217;ambiente è molto piacevole e già a quest&#8217;ora, sono circa le 18:30, con un bel movimento di gente… la cosa si fa interessante. Lulu, il proprietario, ci invita a sederci in attesa che venga sistemata la zona palco e ci offre da bere rimanendo un po&#8217; sorpreso quando ordiniamo solo tè e caffè, niente alcolici: sicuri che siete una rock band? Caro Lulu, aspetta a stasera, potresti pentirti di aver lanciato questa sfida. Il locale è tappezzato ovunque di locandine della serata, grafica molto curata, e così nei bagni ci sono le nostre foto che osservano tutto quello che succede, imbarazzante, specie se in quel momento, nel bagno affollato, vorresti passare il più inosservato possibile. Più passa il tempo e più aumenta l&#8217;afflusso di gente, per cui facciamo un soundcheck praticamente già davanti ad un pubblico schierato in prima fila. Ok, siamo a posto con i suoni, andiamo a cena in un ristorante a pochi passi da qui, e quando ritorniamo il locale si è quasi riempito. Siamo carichi, tutta questa gente non può deluderci ed infatti è così, ne viene fuori uno dei live più emozionanti del tour, il pubblico davanti a noi balla senza fermarsi un momento, non ci sono mai cali di attenzione, la sala è in delirio… quanti bis facciamo? Ne perdiamo il conto, è come risuonare di nuovo tutta la scaletta. Che serata inaspettata e pensare che non ne eravamo per niente convinti, siamo soddisfattissimi, il tour è stato tutto positivo, ma questi due ultimi live valeva la pena di farli anche da soli. Adesso comincia il party, c&#8217;è una bellissima sensazione di festa, sfrenatezza, alcool e sudore… è l&#8217;essenza del rock, e come è ovvio in questi casi dobbiamo raccogliere le nostre cose ed andare via perché ci <strong><img style="margin: 2px 6px; float: left;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/121.jpg" alt="" width="230" height="307" /></strong>aspetta il lungo ritorno verso casa. Qualcuno cerca di ritardare, di rallentare almeno un po&#8217; l&#8217;inesorabile momento dei saluti, degli addii e forse degli arrivederci, tutti lasciamo ad Alba Iulia un pezzo di cuore. Si ritorna a casa…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>01/04/2012 &#8211; Day 12: In the van</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sulla strada del ritorno lasciamo il promoter a Cluj durante la notte, in una città in piena attività festaiola e proseguiamo in direzione Ungheria. Passiamo per Budapest durante la mattinata e proseguiamo in direzione Lubiana per evitare il passaggio alla dogana croata. Siamo come in una bolla di sapone, in uno continuo passaggio da un&#8217;apparente lucidità ad un sonno più che leggero, uno stato di dormiveglia continuo, e così maciniamo chilometri su chilometri. Siamo adesso nei pressi di Bologna, sta per cominciare il secondo tempo di Juventus-Napoli, la trasmettono in autogrill, ci prendiamo quest&#8217;oretta di pausa e ci intossichiamo il resto del viaggio. Gli ultimi km sembrano allungarsi sempre di più, si ha l&#8217;impressione di andare indietro anziché guadagnare terreno, siamo ormai al lumicino, avanziamo molto lentamente e finalmente con un paio d&#8217;ore di ritardo sulle previsioni chiudiamo il capitolo di quest&#8217;avventura.</p>
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		<title>Imparare a scegliere i ricordi: Giuliano Dottori @ Il Rifugio Acustico (BO) 16/03/12</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Mar 2012 19:02:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuele Gessi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La primavera svela le sue carte in questa serata bolognese. Può apparire una frase superflua, ma descrivere il tempo atmosferico quando si parla di musica dal vivo è quasi fondamentale, perchè non si può negare il fatto che le due cose siano strettamente legate. Una non può modificare direttamente l&#8217;altra, ma entrambe possono alterare le  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/dottori_live010312.jpg" alt="" width="300" height="207" />La primavera svela le sue carte in questa serata bolognese. Può apparire una frase superflua, ma descrivere il tempo atmosferico quando si parla di musica dal vivo è quasi fondamentale, perchè non si può negare il fatto che le due cose siano strettamente legate. Una non può modificare direttamente l&#8217;altra, ma entrambe possono alterare le  rispettive percezioni.<br />
Il clima è mite sotto i silenziosi portici: via Sant&#8217;Isaia è semideserta e distante dalla baraonda dei lunghi aperitivi nelle vie universitarie. Le luci calde avvolgono i muri degli ininterrotti caseggiati, giocando con la prospettiva e l&#8217;umore della gente. Passeggiando ho proprio pensato quanto fosse brutta quella via, stretta e occlusa dagli alti palazzi, con il suo nero asfalto e la linea gialla che indica la preferenziale dei bus. I pochi negozi hanno le serrande chiuse, metalliche e fredde. Il Rifugio del Neurone appare proprio una meta per viandanti, un rifugio appunto.<br />
Il locale non è niente più di un bel bar (con un soffitto in legno a cassettoni, dipinto, antico, violentato e dimenticato, come tante cose non valorizzate nella bella e sempre più cieca Bologna). Scendendo le scale si accede ad una saletta interrata; un luogo come tanti che, nella sua semplicità dei muri freddi e le porte di metallo, trova un senso di intimità in cui la chitarra di Giuliano Dottori, appoggiata a terra, pare trovarsi a casa, in luogo amico.<br />
La semplicità è la qualità che contraddistingue questo tour del cantautore e chitarrista milanese. Per il  Come a Casa Tour sono stati scelti luoghi e modi intimi per gustare l&#8217;essenzialità di una musica che sa riempire i vuoti con poesia e passione, e la rassegna Il Rifugio Acustico organizzata da La Fabbrica sposa perfettamente questi principi.<br />
La chitarra acustica amplificata, la voce: niente più. Questo è ciò che basta per immergersi in un mondo delicato e profondo. Dottori scandaglia gli animi con grazia, usando la parola e la voce come un misurato pittore. Le note della chitarra sono un tutt&#8217;uno con il timbro vocale, ed escono piene e ben calibrate dall&#8217;amplificatore.<br />
Non siamo in molti a godere di questo spettacolo perchè bizzarre coincidenze hanno portato questa sera a Bologna molti nomi della scena musicale italiana che fanno riferimento al medesimo bacino di seguito: ne consegue che sdoppiarsi è difficile e forse a rimetterci è stato proprio l&#8217;evento che aveva puntato a giocare d&#8217;anticipo con l&#8217;orario per “aprire” la serata musicale offerta dalla città. Essere pochi, però, ha un lato positivo: l&#8217;esclusività. In questo modo le vibrazioni ti colpiscono per forza, non si può evitarle, ed anche se l&#8217;umore non è dei migliori, queste arrivano e fanno il loro compito, vengono assorbite e si sa che prima o poi si sveleranno.<br />
<img style="margin: 2px 6px; float: left;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/dottori_live020312.jpg" alt="" width="230" height="333" />Talvolta può capitare che, per un insieme di fattori differenti e personali, si assista in modo “distratto” ad un&#8217;esibizione ma la musica è talmente permeante che nei giorni successivi le note e le atmosfere riescono a farsi ancora più forti nei ricordi. <strong><em>Tenerti stretto un ricordo</em></strong>: elaborato ed implementato dalla propria mente, l&#8217;evento in sé vive ancora più forte nei pensieri, si riproduce nella mente dei vari spettatori in tante combinazioni differenti quante sono le teste presenti. Una magia la cui intensità è direttamente proporzionale alla grandezza dell&#8217;artista che fa scattare la scintilla del ricordo, reale e personale. In questa delicatissima versione dei suoi brani (oltre a qualche magnifica cover) Giuliano Dottori trova la chiave d&#8217;accesso per l&#8217;angolo più profondo di quella parte immaginaria del corpo che unisce cervello e cuore. Lì i brani vanno a depositarsi, con delicatezza come neve leggera, che sparge candore ma può anche creare insidie di ghiaccio.<br />
<strong><em>Silenzi</em></strong>, tra noi del pubblico, interrotti solo dagli applausi verso colui che suona e canta come fosse il modo più naturale per esprimersi. Complice un magnifico suono creato da un piccolo impianto di amplificazione, la resa sonora è magnifica, avvolgente, calda.<br />
Per me, che conosco la musica di Dottori dal suo primo disco, è stato come godere di un abbraccio fraterno, quelle emozioni che non vengono dalla sola “musica” ma da una più completa Arte.<br />
Dopo il concerto, lo stesso Giuliano mi confesserà che a suo parere è stata la migliore esibizione di questo tour: “<em>Ero rilassato, ho suonato bene, me lo dico da solo! Sono contento</em>”, ed anche questo è importante, perchè in un live privo di orpelli e dettagli, in cui l&#8217;artista si trova nudo da ogni riparo di fronte alla propria musica (la sua più grande ma temibile amica), l&#8217;umore e la personalità giocano un ruolo fondamentale.<br />
Molti musicisti e cantautori possono suonare soli con la propria chitarra, pochi possono farlo come Dottori, con la sua naturalezza e bravura, senza additivi.<br />
Così, finito il concerto è finito l&#8217;incanto. Diretto verso l&#8217;auto pensavo ai brani che avevo appena ascoltato, ed alle tante canzoni che potevo chiedere di cantare nel bis (perchè non l&#8217;ho fatto? Stupido!). Subito ho coperto il suono del motore con la musica del disco scartato di fresco. Avevo intenzione di proseguire la serata bolognese con altra musica live, ma poi ho pensato che non era bene imbrattare il ricordo. Giunto ormai a casa ho allungato il tragitto per finire di ascoltare <strong><em>Inno nazionale del mio isolato</em></strong>. Mi attraversa la strada una lepre che mi strappa un sorriso e dona un nuovo senso alla canzone, offrendo nuove sfumature al ricordo che, come un piccolo tassello, va ad unirsi al puzzle che sono.<br />
L&#8217;ennesimo ricordo: sentirsi dire da Giuliano Dottori con voce sincera &#8220;<em>grazie per il supporto</em>&#8221; e non saper cosa rispondere&#8230; io che ho sempre pensato che fosse la bellezza della musica a supportare me. (Foto e video di Emanuele Gessi)</p>
<h2 class="sectionhead">E&#8217; stato come &#8211; Live</h2>
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