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	<title>Lost Highways &#187; Backstage</title>
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	<description>Seek your mood, Find your lost highways!</description>
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		<title>ReAcuto: un nuovo spazio per la musica, raccontato da Carmelo Pipitone</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jun 2014 08:47:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Gessi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Backstage]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
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		<description><![CDATA[A Bologna non si sta mai fermi. Per i giovani e la musica la mia città è sicuramente tra le più vive d&#8217;Italia. Qui hanno sede diverse etichette indipendenti, agenzie di booking, molte band sono nate e cresciute qui. Insomma: il terreno è fertile nonostante tutti i bastoni tra le ruote che vengono infilati dalle &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-27307" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/intervista_ReAcuto-CarmeloMsT_IMG1_201406.jpg" alt="intervista_ReAcuto-CarmeloMsT_IMG1_201406" width="300" height="225" />A Bologna non si sta mai fermi. Per i giovani e la musica la mia città è sicuramente tra le più vive d&#8217;Italia. Qui hanno sede diverse etichette indipendenti, agenzie di booking, molte band sono nate e cresciute qui. Insomma: il terreno è fertile nonostante tutti i bastoni tra le ruote che vengono infilati dalle amministrazioni pubbliche e dallo stesso &#8220;sistema musicale&#8221; ipersaturo e senza controllo. Tutto bellissimo, nessuno realmente contento: un classico italiano, no? Eppure non ci si ferma, ed è così che nascono nuovi spazi per la musica, quella suonata.<br />
Da pochissimo ha aperto il ReAcuto, uno spazio che vuole essere punto di aggregazione per musicisti (emergenti e non) con tre sale prove attrezzate. Carmelo Pipitone, che con i suoi Marta sui tubi proprio a Bologna ha vissuto gli esordi musicali, ci racconta come è nato il ReAcuto e come ha vissuto lui i primi approcci alla musica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come mai hai deciso di buttarti in questo ulteriore impegno? Marta sui Tubi e M.C.N. riescono comunque a lasciarti del tempo anche per il ReAcuto?</strong><br />
Guarda, se potessi fare anche dieci cose al giorno come queste, le farei perchè ho la fortuna di immergermi sempre e completamente in ciò che mi stimola veramente! ReAcuto è un&#8217;idea di Davide Paolini (chitarrista M.C.N.) e di Giovanni Gigantino (La Fabbrica) alla quale ho aderito senza pensarci un attimo!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa offre il ReAcuto?</strong><br />
ReAcuto è uno spazio dotato di tre sale prova provviste di strumentazione professionale, bar e area ricreativa ed è stato creato per tutti i gruppi che cercano professionalità e competenza. Inoltre è un centro aperto a tutti coloro che si interessano non solo di musica, ma di arte mischiata alla natura, di rapporti sociali, di convivialità a 360 gradi! Siamo convinti che se impari a prenderti cura di un piccolo orticello, i frutti non potranno fare altro che crescere rigogliosi, lasciandoti nel cuore un grande senso di appagamento! È la metafora della vita!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Pensate in futuro di crescere offrendo anche servizi di registrazione professionale o assistenza alla produzione?</strong><br />
Assolutamente sì! Per ora siamo ancora piccolini ma abbiamo già pensato ad un ampliamento dello spazio anche in funzione di produzioni, registrazioni e, tramite il supporto attivo de la Fabbrica, anche di distribuzione dei dischi e live! Insomma abbiamo tanta voglia di mettere in pratica i tanti anni di esperienza che abbiamo sul &#8220;groppone&#8221;, cercando di poter aiutare anche chi si è avvicinato da poco alla musica con consigli e produzioni artistiche.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ReAcuto ha aperto da poco, sono passati tanti amici musicisti diventando un punto d&#8217;incontro anche per le realtà consolidate. Invece il mondo dei “giovani”, esordienti, come lo vedi? È molto diverso da quello in cui vivevi tu dieci anni fa agli esordi dei Marta sui Tubi?</strong><br />
Sì, sono passati a trovarci un po&#8217; di amici in questi giorni, alcuni proprio per provare il suono delle salette, altri per contribuire attivamente al work in progress di cui uno spazio del genere necessita; Nika, Gigi Pastore, Andrea Broggi, Giuseppe Ciccarese, Beppe, Claudia ecc&#8230; sono solo alcuni degli amici che ci hanno dato una mano e che continuano a farlo, credo che lo facciano perchè il Re è ormai parte di loro ed è un po&#8217; di tutti! La musica può fare anche questo, unire le persone!<br />
Quando ho iniziato con i Marta non c&#8217;erano tanti spazi, ce li dovevamo inventare e la strada era il posto più ovvio, immediato! Suonavamo sotto ai portici in via del Pratello, rischiando secchiate di acqua ogni sera! Quello che consiglio a tutti coloro che vogliono approcciarsi alla musica è volerlo fortemente, senza &#8220;se&#8221; e senza &#8220;ma&#8221;! Certo, non è affatto facile, soprattutto nell&#8217;epoca piena di difficoltà in cui viviamo, ma tenere duro è fondamentale!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft size-full wp-image-27308" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/intervista_ReAcuto-CarmeloMsT_IMG2_201406.jpg" alt="intervista_ReAcuto-CarmeloMsT_IMG2_201406" width="300" height="200" />È ancora così importante inventare luoghi per la creazione musicale? Siamo in un periodo in cui con uno strumento ed un pc si possono fare cose impensabili solo fino a qualche decina di anni fa&#8230;</strong><br />
Tutto si può fare, ma noi crediamo che niente può sostituire la gratificazione che si ottiene dal creare tutti insieme in una saletta. Anch&#8217;io spesso suono da solo a casa, compongo, registro, ma in un secondo tempo mi piace portare gli spunti in saletta per vedere come i componenti del mio gruppo riescono a svilupparli, ad ampliarli, a dargli anche un colore diverso che magari non avevo immaginato! Per questo è importante uscire dalla propria cameretta e vedere cosa c&#8217;è la fuori. Poi per carità, se vuoi registrare da solo con una buona scheda audio e un pc e questa cosa ti avvicina a quello che avevi immaginato di ottenere, va benissimo&#8230; meno male che esistono le alternative a tutto!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tuttora hai sicuramente modo di conoscere molti giovani musicisti, probabilmente riceverai demo, ed ora con il ReAcuto li ascolterai dal vivo. Ti è mai capitato di avere a che fare con persone completamente inadatte alla musica? Infondo ora c&#8217;è un grande surplus musicale e può capitare&#8230; Come ci si comporta in quei casi?</strong><br />
Conosco tante persone che secondo me dovrebbero fare altro e non è sempre facile dirglielo in faccia, ma alla fine, se mi fermo a pensare, ognuno deve fare quello che gli va di fare. Mi posso anche sbagliare sul loro conto, chi lo sa&#8230; e poi, chi sono io per criticarli fino a questo punto? L&#8217;importante è riuscire a vedere negli occhi di queste persone anche solo una piccola luce che possa giustificare le nefandezze che impongono all&#8217;intera umanità!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per i Marta sui Tubi sembra davvero un periodo d&#8217;oro, tanto da portarvi a pubblicare a breve una raccolta di brani (con ospiti speciali) che anticiperà il nuovo disco. L&#8217;attività live, inoltre, è sempre molto fitta. A distanza di più di un anno avrete capito quali sono stati gli effetti di Sanremo. Quanto pensi abbia influito numericamente sul vostro successo?</strong><br />
Sanremo è stato un esperimento, un modo per riuscire ad arrivare a più gente possibile. Quell&#8217;anno ci abbiamo provato perchè sapevamo che la produzione artistica sarebbe stata affidata al Maestro Mauro Pagani, che stimiamo e che quindi per merito suo ci sarebbero stati sicuramente, e aggiungo finalmente, tanti signori della musica italiana come Elio, Silvestri ecc, altrimenti estromessi dal modus operandi di stampo giurassico che ha sempre contraddistinto il festival.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I Marta sui tubi non sono ancora popolari quanto Ligabue, Negramaro, ecc, ma hanno indubbiamente un discreto successo popolare. C&#8217;è una fetta di pubblico che si scandalizza e ripudia il successo. Una specie di “snobberia indie” che talvolta è giustificata di fronte ad una mancanza di coerenza artistica. Dov&#8217;è il confine tra “ottenere successo” e “costruire successo”?</strong><br />
Non è un problema che riguarda i Marta. Ripeto: abbiamo sempre lavorato per riuscire a far arrivare la nostra musica a più gente possibile, il &#8220;successo&#8221; ripudiato sarebbe una mancanza di rispetto nei confronti di tutti quelli che ci seguono e nei nostri confronti! La snobberia la lascio ai poveri d&#8217;animo.<img class="alignright size-full wp-image-27309" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/intervista_ReAcuto-CarmeloMsT_IMG3_201406.jpg" alt="intervista_ReAcuto-CarmeloMsT_IMG3_201406" width="300" height="200" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tutto comunque parte da lì: da una sala prove, che sia il garage del nonno di un amico o una struttura attrezzata. Qual&#8217;è il tuo più bel ricordo personale riguardo ad una sala prove? Quali erano i tuoi primi sogni riguardo alla musica?</strong><br />
Di ricordi ne ho tanti, alcuni estremamente folli e deliranti! Quello che posso dire è che ore e ore di prove in estate con 40 gradi all&#8217;ombra quando ero quattordicenne hanno sicuramente forgiato il mio carattere e mi hanno fatto pensare che non avrei mai potuto fare altro nella mia vita se non suonare.</p>
<p>Il ReAcuto è in <em><strong>via del Sostegno 3/12 (Bologna) </strong></em>uscita tangenziale n.5<br />
<a href="http://www.la-fabbrica.org/?p=2632" target="_blank">specifiche tecniche</a></p>
<p>Info &amp; prenotazioni: <strong>366.533.32.54</strong><br />
e-mail: regnoacuto@gmail.com<br />
<a title="reacuto" href="https://www.facebook.com/reacuto" target="_blank">pagina facebook</a></p>
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		<title>Dialogo di un’innamorata delle parole e di un fotografo gentile.  Amalia Dell’Osso e Claudio Del Monte</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Apr 2012 13:09:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Amalia Dell'Osso]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Backstage]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Si incontrano ad un tavolino di un bar nel centro di una qualunque città lo voglia. Non hanno un appuntamento ma sanno di cosa parleranno. Lei prende appunti sulla musica che sa chiamarla per nome, lui sceglie le foto degli spazi ,dei volti, delle mani che la musica sa abitare. Sono due appassionati che entrano &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Claudio_inter01.jpg" alt="" width="300" height="200" />Si incontrano ad un tavolino di un bar nel centro di una qualunque città lo voglia. Non hanno un appuntamento ma sanno di cosa parleranno. Lei prende appunti sulla musica che sa chiamarla per nome, lui sceglie le foto degli spazi ,dei volti, delle mani che la musica sa abitare. Sono due appassionati che entrano e escono da un mondo che suona di bellezza, intensità, nudità e dedali di contraddizioni, quello dell’indie nostrano (e non solo). Osservano entrambi, l’una racconta con le parole, l’altro con le immagini. Si ritrovano a scambiarsi pensieri e domande sulle prospettive che conoscono. Così, per capire in leggerezza se in fondo ha senso. La Purezza può saltare nel vuoto! (Foto di Claudio Del Monte &#8211; <a href="http://www.frammentisimili.it/">www.frammentisimili.it</a>: soggetto 1 Claudio; 2 Fabrizio Coppola; 3 Moltheni)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa vuol dire per un fotografo puntare l’obiettivo su un palco?</strong><br />
Il concerto è luogo dove chi compone musica si mette in confronto con il pubblico, porta “in scena” lo spettacolo, aggiunge l’elemento visivo e il contatto che permettono all’ascoltatore di superare l’ascolto soggettivo e passare all’evento collettivo. C’è energia ad un concerto, che è qualcosa che non è riproducibile in studio, sono sempre deluso da chi porta live le stesse identiche note incise sul disco. Credo che le canzoni siano vive a loro modo, mutino, si muovano, e bisognerebbe assecondarle e far sì che arrivino nuove (ma autentiche) anche a chi ha già consumato di ascolti il disco, ed è ovviamente il luogo migliore per “vivere” il progetto musicale e ritrarre il proprio punto di vista, il proprio valore aggiunto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lo penso anch’io. Del resto nulla è uguale a nulla. Nemmeno una canzone e le sue “rappresentazioni”. La scena che osservi è in fieri. Uno scatto quanto coglie di quel movimento? E’ esso stesso movimento evocato?</strong><br />
La fotografia viaggia su un equilibrio molto leggero. La distanza che separa una fotografia perfetta, una buona fotografia, e uno scatto mancato può dipendere davvero da minimi particolari, sta tutto nel comporli nel modo giusto, uno sguardo, un movimento, congelarlo o lasciarlo fluire, quando tutto riesce alla perfezione, per me uno scatto sa raccontare un intero concerto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Che tipo di concerto ti piace avere davanti? Raccontami il set perfetto!</strong><br />
Innanzitutto il set perfetto non è un set limitato ai primi tre pezzi. Non tanto perché non sia possibile fare un buon lavoro con soli tre pezzi, ma un concerto è uno show articolato, ci sono diversi momenti che rappresentano differenti anime dell’artista e della sua musica, cambia moltissimo l’atteggiamento sul palco e la risposta del pubblico ed è un peccato non poterne cogliere le diversità. Dal punto di vista “tecnico” ovviamente le luci sono fondamentali, e in questo caso non c’è possibilità di controllarle e dirigerle come avviene normalmente in altri generi fotografici, devi sempre trarre il meglio da quello che ti viene offerto, e parlando di Italia e club italiani, spesso di viene offerto pochissimo!<br />
Il reportage è una palestra fondamentale, ti allena lo sguardo, e poi lavorare di buio e non di luce sposta il riferimento più in là, sia dal punto di vista tecnico che emozionale, un buio con piazzato è qualcosa! (sorride e allarga le mani, ndr). Qualcosa che dice, non è assenza!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quale volto nel corso di un’esibizione ti ha colpito in modo speciale per espressività?</strong><br />
Mi colpisce la capacità di comunicare, questo sì, ma l’espressività è del tutto relativa. Mi spiego meglio, a volte per raccontare il disagio nell’affrontare determinati temi (per esempio di denuncia, di critica) un eccesso di espressività anche nel volto può suonare forzato, eccessivo, caricaturale, quindi apprezzo anche il minimalismo, purché sia contestualizzato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quale volto, invece, non sei riuscito a raggiungere con le tue foto? Mi spiego: può accadere di essere particolarmente coinvolti da un soggetto e non riuscire a sentirne poi l’essenza nella foto?</strong><br />
E’ una base di partenza scivolosa assistere al concerto di un artista che si ama o si stima particolarmente, io non mi pongo mai nello stato d’animo professionale in quei casi (ammesso che l’abbia a disposizione tra i miei abiti d’animo). Ma il bello è proprio quello! Istintivamente trascuro lo studio del palco, delle luci, del pubblico, mi faccio trasportare dalle mie sensazioni ed alla fine ogni volta riesco a fermare qualcosa di quell’emozione (mia) nello stare al cospetto di un progetto che sento parte del mio vivere quotidiano, perché è così che io vivo la musica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Io la vivo come te. Raccontarla emozionati le rende giustizia! E’ questo il ruolo della musica: rapirti, afferrandoti o accarezzandoti. </strong><br />
<strong>C’è un musicista su tutti che ti piacerebbe fotografare? Perché?</strong><br />
Se vuoi la verità sono davvero tanti, perché nonostante si dica che la discografia sia in crisi (di sicuro lo è l’industria) io sento un fermento molto interessante in questi anni, sarà che le mie amicizie stanno tra gli addetti ai lavori e mi aiutano ad avvicinarmi sempre a nuove realtà. Non amo le nostalgie e guardo sempre in avanti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma io voglio i nomi! Ti chiedo di indicarmi qualche soggetto che ti ispira in modo particolare…</strong><br />
Ma se vuoi un nome ti faccio quello che chiuderebbe un cerchio, la mia educazione musicale degli anni zero si è incardinata di due elementi Moltheni e Paolo Benvegnù. Umberto è un amico e abbiamo già avuto modo di fare strada insieme e sono sicuro che ancora ne faremo, Paolo invece sarebbe un ideale completamento di una visione della vita che ho sentito mia nell’ascolto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img style="margin: 2px 6px; float: left;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Claudio_inter-002.jpg" alt="" width="300" height="200" /></strong><strong>Ottime scelte! Mi è piaciuto moltissimo scrivere di entrambi. Forse gli articoli che mi hanno più ispirata e spinta a muovermi con delicatezza in certi immaginari sono stati quelli scritti per i Radiohead e Jeff Buckley. </strong><br />
<strong>La musica live è trasporto, coinvolgimento sensoriale quasi totale. Ti è mai successo di non riuscire a scattare perché l’udito ha avuto il sopravvento sulla vista?</strong><br />
Mi è successo di non riuscire a scattare perché sono stato travolto fisicamente dall’onda d’urto delle casse dei Chemical Brothers (ride, ndr). No, a parte gli scherzi, no! Nasce tutto dall’ascolto, dal coinvolgimento, come dice Finardi in un famoso brano: <em>“con la radio si può scrivere, leggere o cucinare”</em>. Ecco, con la musica (anche live) si può fotografare anche essendone travolti (meno leggere e ancora di meno cucinare).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A me capita che il coinvolgimento mi blocchi, ma per poco. Poi a prendere il sopravvento è sempre la musica, insieme alla voglia di raccontarla. Quindi siamo d’accordo, il trasporto non è un limite!</strong><br />
<strong>Il rapporto fotografia-musica vive di una passionalità che può caratterizzare anche un lavoro su commissione. Ma è davvero la stessa cosa?</strong><br />
No, ma non è per forza un limite. Lì entra in gioco la professionalità e mi è capitato di dover fotografare concerti o progetti su commissione anziché per ambizione personale, il mio metodo è scomporre il set e provare a partire dai particolari, cercando qualche elemento caratterizzante, singolare, per poi costruire una visione d’insieme che sappia rappresentare, come sempre, il mio punto di vista. Mi è anche capitato di ricredermi, quando ti “sporchi le mani” lavorando, scopri sfaccettature che dal divano di casa non apprezzi e non senti tue, ma da dentro il punto di vista è differente. Se consideri che uno dei tratti più marcati del mio carattere è la curiosità (che mi espone sempre a grandi pericoli) non posso fare a meno di cercare, annusare, toccare, per sorprendermi ma anche per confermare la tesi di partenza, sia inteso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Qualche volta io ho messo le mie parole in gioco per commissione. Per me è stato diverso. Solo professionalità. Invece io amo mischiarla al coinvolgimento, sempre. Chissà, forse la musica dalle parole su commissione non vuole “creatività”! Oppure le vuole solo schiave del viral!</strong><br />
<strong>Dal tuo punto di vista, sono valutati in modo opportuno la passione e (anche) il valore di un fotografo nel mondo indipendente?</strong><br />
L’avvento del digitale ha aperto, com’è giusto e auspicabile, le porte della fotografia anche a chi, normalmente, non se ne sarebbe mai interessato se fosse rimasta la professione di alto artigianato qual’era. Inevitabilmente questo ha mediamente abbassato la qualità del lavoro e permesso a chiunque (e parliamo di qualità) di proporsi come fotografo nei diversi ambiti dove questa viene richiesta e dove sa essere valore.<br />
Ma la qualità c’è, eccome! Ci sono fotografi bravissimi (parlo di gente brava sul serio, non come me) della scena indipendente, che meriterebbero davvero di potersi esprimere e di poter raccontare, perché hanno un mondo dentro, ricco e variopinto, che può catturare in uno scatto l’impressione che si vuole veicolare, ma non è questa la logica imperante e per esigenze di “budget” ci si affida a caso, inevitabilmente ne risente il risultato finale.<br />
Un ultimo aspetto davvero fastidioso che voglio sottolineare è il credito fotografico, qui siamo davvero all’assurdo. Lavoriamo molto spesso con i giornalisti (ma anche qui il capitolo è ampio) che dovrebbero essere i primi a rispettare il lavoro di chi, come loro, racconta, informa oppure riesce a stimolare l’immaginazione di chi non può assistere direttamente ad uno spettacolo, ovviamente lo strumento è diverso, non sono le parole ma è un’immagine, ma cambia solo lo strumento, appunto.<br />
Un’immagine è un punto di vista soggettivo, singolare, è il mio punto di vista, e non permettere di capire a chi appartenga quel punto di vista è inevitabilmente una comunicazione a metà… e poi se, solo per controprova, provassimo a togliere la firma di un pezzo ad un giornalista…(ride, ndr)? Ma noi siamo una categoria di solitari, di indipendenti, sempre impauriti che ci rubino i segreti, non riusciremmo mai a manifestare, ma poi te lo immagini uno sciopero di fotografi? E chi fotograferebbe il corteo di fotografi? Lo vedi? Non farebbe notizia!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il web ha permesso a tutti di esprimersi, soprattutto con le parole. Ma c’è una bella differenza tra l’espressione di un pensiero motivato e articolato (analisi, parlo di questo!) e un mero sfogo/accusa/delirio/frustrazione! Dici il credito? Vogliamo parlare delle rassegne stampe che, a volte, citano senza alcun riferimento ad un autore? Quanti punti in comune, Claudio?!</strong><br />
<strong>Il classico “scambio di visibilità” musicista-fotografo. Me ne parli?</strong><br />
Non è un passo obbligato di chi è agli inizi, a volte è una scelta di campo. Come spesso accade, nell’industria musicale ci sono progetti che non hanno “mercato” per investimenti e molto spesso le economie riguardano gli “accessori” al disco (ma che poi accessori non sono), come le fotografie o i videoclip. E non è propriamente uno scambio di visibilità, è più un contributo personale a sostegno della causa, diciamo un volontario schieramento, per l’appunto, una scelta di campo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sono d’accordo. Ho sempre pensato che mettere le proprie passioni in campo crei un gioco di scambio e condivisione in grado di arricchire più di qualunque moneta. Ma cosa accade quando fiuti la mancanza di sincerità e il solo interesse?</strong><br />
Capita. Ma capita in ogni ambito della vita. Costruisci, ti metti in gioco, ti esponi, un po’ perché non riesci a farne a meno, un po’ perché i sogni sono il nostro motore migliore, poi capita di svegliarsi, di capire che dall’altra parte non c’è sincerità. L’esperienza aguzza il fiuto e ti “strutturi” sempre un po’ di più. Il vero contro non sono le delusioni, quanto la diffidenza che maturi, è quello che spegne la fantasia ed è controproducente più per te che per gli altri.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Hai perfettamente ragione. Il tuo “contro” è anche il mio. </strong><br />
<strong>Cosa pensi di tutti quelli che, finchè non sono nessuno, ti cercano e ti invitano per le foto e… poi… dimenticano? Perché ci sono, no?</strong><br />
Ancora molto prima di essere diventati “qualcuno” (ride, ndr), ma poi, in fondo, non “siamo vivi per usarci”?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Claudio_inter003.jpg" alt="" width="230" height="344" />Che fai? Mi citi Manuel Agnelli?!</strong><br />
<strong>Tu fotografi la Musica. Io scrivo di Musica. Ma della Musica abbiamo bisogno davvero?</strong><br />
E come fare senza? Se tu mi trovi qualcosa di altrettanto travolgente, totalizzante, capace di concretizzare proprio quello stato d’animo che provi in quel momento, o quelle parole che non riesci a fare uscire, o riportati a quel momento (ma proprio quello lì!) della tua vita, allora sì, potrei anche ridimensionare la sua importanza.<br />
Poi parli con uno che accende lo stereo appena sveglio e che sempre più spesso chiude le proprie giornate allo stesso modo, la risposta vien proprio da sé!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Allora siamo vittime di una dolcissima condanna!</strong><br />
<strong>Per me scrivere è varcare una soglia che mi porta altrove. Dentro un universo ipotetico. </strong><br />
<strong>Ti chiedo una metafora. Una metafora dedicata alla fotografia!</strong><br />
E’ acqua. Pur essendo l’elemento più presente dentro di me, ho sempre bisogno di circondarmene, di immergermi, di farla scorrere sulla pelle, talvolta di sentirla pungere come pioggia, di trovarmene inzuppato, ma anche di sfuggirle stando al riparo, di fermarmi in contemplazione dei suoi mutamenti, delle sue onde. Sa spaventarmi con la sua forza, sa portare il tuo messaggio lontano fino a paesi (culture) lontanissimi, la puoi contenere in una forma ma è sempre pronta a cambiarla appena liberata. Basta pochissimo, trattieni il respiro e immergiti, il mondo intorno non è più lo stesso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ci salutiamo con due canzoni? Io scelgo <em>All I need</em> dei Radiohead. Tu?<em> </em></strong><br />
<strong><em>Please</em></strong> degli U2!</p>
<h2 class="sectionhead">Please &#8211; Video</h2>
<p><iframe width="618" height="464" src="https://www.youtube.com/embed/xxG2UWhvXJI?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<h2 class="sectionhead">All I need &#8211; Video</h2>
<p><iframe width="618" height="464" src="https://www.youtube.com/embed/DV1hQSt2hSE?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Una vita per il palco: intervista ad Alessandro Ceccarelli (Estragon)</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2011/04/28/intervista-alessandro-ceccarelli/</link>
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		<pubDate>Thu, 28 Apr 2011 15:18:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vladimiro Vacca]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Backstage]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ stato tour manager per la Mescal e quindi di band del calibro di Afterhours, Modena City Ramblers, Mau Mau, Cristina Donà, La Crus, Massimo Volume, Bluvertigo, Morgan, Subsonica, La Sintesi, Perturbazione, Bandabardò. E’ stato dietro le quinte della macchina Tora! Tora! Festival. Ora è uno dei soci-fondatori di Estragon, una delle agenzie di booking &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/cecca_in3.jpg" alt="" width="300" height="207" /></a></strong>E’ stato tour manager per la Mescal e quindi di band del calibro di Afterhours, Modena City Ramblers, Mau Mau, Cristina Donà, La Crus, Massimo Volume, Bluvertigo, Morgan, Subsonica, La Sintesi, Perturbazione, Bandabardò. E’ stato dietro le quinte della macchina Tora! Tora! Festival. Ora è uno dei soci-fondatori di Estragon, una delle agenzie di booking più importanti in Italia. Per LostHighways è stato un onore poterlo intervistare perché i suoi occhi e le sue orecchie hanno visto e ascoltato il meglio della musica indipendente italiana degli ultimi vent&#8217;anni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La prima volta che ti ho incontrato è stato anni fa: verificavi l’organizzazione del palco degli Afterhours. Potresti descrivere il mestiere di direttore della produzione di un tour? I suoi pregi ed i suoi difetti? </strong><br />
Ho lavorato per diversi anni a Nizza Monferrato (AT) alla Mescal occupandomi del booking di tanti artisti e spesso mi trovavo anche a seguire la produzione dei tour e magari anche a fare il tour manager… insomma seguire la produzione  mi ha sempre affascinato e divertito anche se spesso è molto faticoso perché devi mantenere tutti i rapporti con artisti, turnisti e tecnici  e il lavoro da svolgere è davvero tantissimo. Credo ad ogni modo che sia importante fare diverse esperienze sul campo nel mio lavoro, proprio per cercare di capire di più come e cosa fare per ottenere buoni risultati.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Avendo vissuto i tour di molte band dell’underground italiano degli anni d’oro (Afterhours, Modena City Ramblers, Mau Mau, Cristina Donà, La Crus, Massimo Volume, Bluvertigo, Morgan, Subsonica, La Sintesi, Perturbazione, Bandabardò), pensi che una scena di tale tipo possa mai ritornare con le nuove band emergenti attuali? </strong><br />
Dalla fine del Tora! Tora! Festival che è stato secondo me la degna conclusione di dieci anni d’oro per la nuova scena italiana c’è stato un periodo di stasi ma credo che ora i nuovi gruppi italiani (e non parlo solo di quelli che c’erano nei ’90) stiano producendo buone cose ed emergendo molto bene. E’ vero che non esiste ancora una nuova scena ma credo che a breve ci si renderà conto che qualcosa sta effettivamente avvenendo… non voglio dare anticipazioni ma penso che il movimento musicale italiano “alternative” sia pronto ad emergere di nuovo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Molto spesso quando ci sono band italiane che propongono un bel rock cantato in inglese ho visto consigliare il tuo nome per inviare la demo. Quanto credi nel rock cantato in inglese dalle giovani band italiane? Quali band proporresti all’attenzione ora?</strong><br />
Credo che un musicista possa esprimersi come crede e che se ha qualità queste saranno immediatamente visibili a molti, il talento per me non si discute quando è percepibile. Certo oggi ci vuole tanto e duro lavoro per una band per essere speciale, forse chi canta in italiano è avvantaggiato sul pubblico italiano e chi canta in inglese fatica di più a farsi un proprio pubblico. Ultimamente ci sono molte band interessanti che vorrei segnalare: Heike Has The Giggles e Young Wrists in primis, dai suoni freschi, dolci ed aggressivi, altri come (M+A) ed Aucan, ma i nomi che potrei fare sono davvero tanti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tu hai studiato all’Università di Bologna. Il primo aneddoto connesso alla musica che ti viene in mente di quel periodo?</strong><br />
Fin dai tempi del liceo vivevo per andare a vedere tutti i concerti in zona Emila-Romagna, sia di italiani che di stranieri e arrivato a Bologna mi sono davvero trovato immerso in mille possibilità di vedere live. In questo modo conoscevo molti artisti e molte persone del settore, inoltre ho elaborato una tesi di laurea in scienze politico-sociali (tecniche di ricerca sociale) facendo un censimento di tutti i gruppi rock romagnoli a mezzo interviste e questionari. Poco prima di laurearmi ecco che i Mau Mau, che avevo conosciuto in giro ai loro concerti, mi chiesero di fare il loro tour manager (non sapevo nemmeno che cosa volesse dire a quel tempo) e dal giorno alla notte decisi di partire con loro per un tour in Francia. Di lì poi tutto è cominciato passando per i  La  Crus e la  Mescal e poi ancora Estragon.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Hai partecipato all’organizzazione del famoso Tora! Tora! Festival che doveva cercare una sinergia tra i vari gruppi italiani per proporsi come alternativa al filtro mainstream. Diciamo che quel discorso è stato ripreso dal progetto Il paese è reale. Cosa pensi dell’esito di tali tentativi di unificare artisti sotto un movimento, un’idea? E’ possibile una tale proposta soprattutto nell’ambiente underground italiano?</strong><br />
<img style="margin: 2px 6px; float: left;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/cecca_in2.jpg" alt="" width="239" height="319" /></a>Sì, credo sia possibile perché alla fine in molti si conoscono e si rispettano anche se spesso la poca lungimiranza di manager, discografici ed agenti di booking, non permette loro di agire per il meglio. L’unica parsona che ha cercato di unire per davvero una scena (che per altro era palpabile e alla luce degli occhi) è stato Manuel Agnelli ai tempi del Tora! Tora! cercando di coinvolgere davvero tanti bei progetti. Vi assicuro poi che il mio lavoro  di raccordo dietro le quinte è stato davvero difficile per far andare avanti le cose al meglio. Abbiamo realizzato serate davvero incredibili dove tutti in primis si divertivano nel fare il proprio lavoro. Certo non si è riusciti a porrtarlo avanti per troppo tempo, soprattutto per mancanza di sponsorizzazioni.  Il tentativo seguente credo sia stato più palpabile a livello discografico perché coincideva anche con la partecipazione a Sanremo degli Afterhours, è mancato il festival vero, cosa che secondo me in questo preciso momento storico invece avrebbe senso fare. Soprattutto noi che lavoriamo a contatto con tanti artisti sentiamo il bisogno di avere almeno un appuntamento importante, un festival per le band “alternative”, che continuano ad avere un buon pubblico nonostante i media diano spazio solo ai talent show spazzatura, e su questo sto lavorando con altre persone del mio settore, anche di agenzie concorrenti con le quali però siamo in sintonia sugli obiettivi da raggiungere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sei membro dell’organizzazione Network Europe (associazione di promoters e booking agent europei). Partecipi da anni a numerosi ed importanti appuntamenti per la musica dal vivo quali Eurosonic in Olanda, By:Larm in Norvegia, Popkomm in Germania, SXSW in USA, CMW in Canada per la musica pop/rock e Womex per la world music. In Italia, secondo te, appuntamenti live confrontabili a quelli stranieri esistono?</strong><br />
In Italia purtroppo non c’è la capacità di formulare ipotesi di lavoro comuni e di darsi strategie ed obiettivi comuni. In Italia esistono poche realtà aperte ai conttatti con gli stranieri ed il mondo internazionale: il MEI (onnivoro e onnicomprensivo  di tutto quello che può inserire nel suo programma per fini più politici e commerciali che altro) cerca di essere un fulcro come Italia Wave che permette si dare visibilità a nuovi gruppi con le sue selezioni, ma che vive però un po’ ripiegato su se stesso e spesso non sta a seguire il lavoro ‘sporco’ degli agenti di booking come noi che siamo sempre sul campo. L’esperienza all’estero mi serve ed è servita ad aprire nuovi orizzonti ad avere nuovi input e soprattutto a far circolare meglio gli artisti su cui lavoriamo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel 2007 hai fondato Estragon Lab, come procede quest’avventura?</strong><br />
Procede molto bene in sinergia con l’Estragon Club ed ora anche l’Osteria Estragon: cresciamo piano piano e ci togliamo le nostre piccole soddisfazioni. L’agenzia lavora con tanti gruppi italiani di qualità: Africa Unite, Amor Fou, Bachi da Pietra, Bologna Violenta, Figli di Madre Ignota,  Heike Has The Giggles, JoyCut, Massimo Volume, Modena City Ramblers, Persiana Jones, Phone Jobs, Saluti Da Saturno, Skiantos, The Dub Sync, Nidi D’Arac, Mau Mau, Meg, Diva Scarlet, Moltheni, Ronin, Super Elastic Bubble Plastic e… alcuni progetti speciali davvero interessanti come “Songs with other strangers” oltre ad alcuni artisti stranieri Damo Suzuki, Tape the radio, La  Pegatina, Muchachito Bombo Infierno etc. Certo non siamo tantissimi nello staff e lavoriamo davvero 24 ore al giorno per stare dietro a tutto e tutti… cerchiamo di essere sempre pronti ad ogni evenienza e di essere in sintonia con gli artisti con cui lavoriamo, ci diamo obiettivi e  cerchiamo di raggiungerli.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/cecca_in1.jpg" alt="" width="239" height="357" /></a>La vendita dei concerti. Alcune volte delle band girano poco ed altre tanto. Quelle che girano poco molto spesso sono quelle più valide, molto spesso i costi delle loro date non sono proporzionati al pubblico che va ai loro concerti ed ecco che scatta l’ostruzionismo dei locali verso tali progetti. Ci sono modi per evitare di far scomparire band valide a causa di queste dinamiche?</strong><br />
Molto dipende da come lavorano i club che fanno suonare le band dal vivo. Se si riesce a stringere una sinergia tra noi e loro di solito i gruppi validi rimangono in circolazione creandosi una fan base solida che gli permettere di crescere. Certo il problema, se andiamo a fondo, non è dei club ma dei media che spesso non danno risalto alle band emergenti valide.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quanto lo stato italiano investe per la cultura e quindi per gli eventi live? Perché un gruppo di ragazzi per organizzare un evento live nel loro comune devono fare i salti mortali? Molto spesso vedo festival al sud che sono stretti in una strana morsa tra le agenzie di booking e gli assessori comunali/provinciali di turno.  Tutto ciò non fa molto male allo spirito di iniziativa giovanile? </strong><br />
Ci sono molti piccoli festival e belle realtà giovanili che organizzano bene e con voglia nella nostra penisola ma quando si incomincia a diventare troppo grandi allora le istituzioni non aiutano a dovere. In questi ultimi anni molti sono i festival che non esistono più ma vedo comunque che ne nascono di nuovi anche se le difficoltà crescono. Spesso non si hanno agevolazioni e/o contributi per portare avanti le cose e per questo i piccoli festival muoiono.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Hai detto che il più bel disco del 2010 è stato quello dei Massimo Volume. Perché tale scelta?</strong><br />
Perché li conosco da tanto tempo, sono bravissimi, interpretano nel migliore dei modi lo spirito di questi anni, Mimì è diventato uno scrittore bravissimo ed i suoi testi sono molto intensi ed inseriti in un contesto musicale perfetto. Il loro album <strong><em>Cattive Abitudini</em></strong> rimarrà a lungo come uno dei migliori  album rock mai realizzati da band del nostro paese.</p>
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		<title>La passione è l’ingrediente principale: intervista a Giulio Di Donna</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Nov 2010 14:48:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vladimiro Vacca]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Backstage]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>

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		<description><![CDATA[Giulio Di Donna è uno di quelli che si definiscono &#8220;addetti ai lavori&#8221;. E&#8217; il direttore di un magazine decennale come Freak Out, manager della Hungry Promotion, direttore artistico di un festival come il Neapolis che ogni estate rinnova la sua caratura di stampo internazionale, e poi ancora mette le sue mani d&#8217;oro al Duel:beat &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2010/11/didonna.jpg" alt="didonna" width="300" height="201" />Giulio Di Donna è uno di quelli che si definiscono &#8220;addetti ai lavori&#8221;. E&#8217; il direttore di un magazine decennale come Freak Out, manager della Hungry Promotion, direttore artistico di un festival come il Neapolis che ogni estate rinnova la sua caratura di stampo internazionale, e poi ancora mette le sue mani d&#8217;oro al Duel:beat e nella Freakhouse Records.<br />
Questa volta esploriamo il mondo della musica da un&#8217;altra prospettiva. Quella di chi la gestisce e la organizza, la analizza e la produce nella complessa realtà partenopea.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fondatore e direttore del magazine di cultura indipendente Freak Out, manager della Hungry promotion, direttore artistico di Neapolis Festival, Duel:beat Club e Freakhouse Records. <em>Uno, nessuno e centomila</em>, diceva Pirandello. Penso che solo la tua passione per la musica riesca a farti divedere perfettamente in tutti questi progetti? </strong><br />
Ovviamente se non hai la passione non è un lavoro che si può portare avanti. Le difficoltà sono tantissime (non ultime quelle economiche), ma fortunatamente sono riuscito ha creare un buon team di lavoro che mi permette di coordinare e condividere tutti questi settori apparentemente distanti tra loro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nelle ultime edizioni del Neapolis Festival è aumentata sempre di più la matrice elettronica delle band selezionate. Molti rockettari napoletani hanno storto il naso. C&#8217;è da dire però che nell&#8217;edizione 2009 avete portato a Napoli i !!!(Chk Chk Chk) della Warp che ora sono sull&#8217;onda mondiale e che sembrava una giusta lettura delle nuove direzioni contaminate del rock. Cosa pensi a questo proposito?</strong><br />
Penso che non sia vero che Il Neapolis sia diventato negli ultimi anni un evento electro-dance (qualora lo diventasse non mi sembra un deterrente). Negli ultimi cinque anni hanno suonato tanto rock gente come Editors, REM, Iggy Pop, Kasabian, Subsonica, Cure, Horrors, Eels, Deus, Verdena, Negrita, Baustelle, Elio, Bluvertigo; poi se Jamiroquai, LCD Soundsystem, Fatboy Slim, Massive Attack, Kraftwerk e Prodigy determinano una condizione da festival electro-dance possiamo tranquillamente discuterne; ma la visione dei fatti risulterebbe sicuramente divergente. Il nostro festival di elettronica e dance è Kaleidoscope che si svolge a dicembre, e oggi giunge alla sesta edizione, quindi uno così già lo produciamo da svariati anni perché mai dovremmo ripeterci?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Hai una visione a 360° del mondo indipendente italiano. Da questo bagaglio di esperienze, ti chiedo quanto è importante per un artista essere recensito? </strong><br />
Molto! E&#8217; un discreto veicolo promozionale (come le interviste o i live report), ma non crea una condizione determinante per le sorti di un gruppo o artista. Ci vuole ben altro per andare avanti in questo mondo, se si ha l&#8217; attitudine giusta e una forma d&#8217;arte sopra la media la promozione positiva aiuta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Recentemente il Duel:beat club ha iniziato il progetto delle serate di musica indispensabile ed ha cercato di portare anche grandi nomi del panorama indie internazionale (es. Piano Magic, Sara lov) .  Ho visto il prossimo cartellone ed ho notato molti nomi del panorama indie italiano come Calibro 35 e Perturbazione. Quanto è una scommessa realizzare una rassegna di questo tipo a Napoli? E&#8217; lontano il giorno in cui potremmo vedere gruppi indie stranieri come quelli che bazzicano il Circolo degli Artisti a Roma o l&#8217;Alcatraz di Milano?</strong><br />
Oramai come local promoter sono oltre quindici anni che organizzo concerti, con alti e bassi sicuramente. Da quattro anni lavoriamo in ottime condizioni al duel:beat (ottima sala, acustica buona, ottimo impianto e tantissimi servizi utili per gli spettatori); ho fatto in modo che a Napoli suonassero, nel tempo, tantissimi gruppi stranieri che erano o sono in calendario di rinomati club della capitale, del bolognese o del milanese. E non credo che a Napoli ci sia poca offerta, magari c&#8217;è poca costanza nel proporre concerti di band straniere ma questo dipende da due fattori determinati: il primo è che non sempre il pubblico partenopeo ha supportato certe iniziative, e siccome senza soldi non si cantano messe reinvestire in tour costosissimi diventa difficile; secondo punto è una difficoltà oggettiva per le distanze siderali dal resto d&#8217;Europa (Milano, Bologna e Torino sono a poche ore da Parigi o Monaco e questo ti fa capire che tappe troppo a Sud non conviene farle). Ma queste strategie dipendono anche dalle agenzie di booking italiane che da anni vedono Napoli come una città di secondo ordine e quindi non meritevole di certi tour. Poi succedono cose strane ma belle: certi artisti pretendono dai loro management di suonare a Napoli (riconosciuta come capitale della musica melodica e per le bellezze locali) e quindi capita di avere &#8220;l&#8217;onore&#8221; di ospitarli. Altre circostanze coincidono con lo sfruttamento da parte di questi signori dei concerti che annusano fondi pubblici o organizzazioni favorevoli per venire a lucrare. In entrambi casi chi ci rimette è l&#8217;appassionato di musica e i fans che poi sono costretti a fare chilometri per assistere ai concerti dei loro beniamini. Anche qui c&#8217;è l&#8217;immigrazione, ma peggio perché di stampo culturale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Capitolo Freakhouse Records, cosa bolle in pentola? </strong><br />
Siamo fermi. Siamo alla ricerca di una vera band da produrre e promuovere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quanto è diventata importante la promozione web per la musica indipendente?</strong><br />
E&#8217; importantissima e non credo che quella fatta direttamene dagli artisti sia una cosa giusta. Credo fortemente nella distinzione dei ruoli, ognuno deve fare il proprio lavoro e se sei bravo a comporre musica e suonarla dal vivo devi concentrarti su quello senza pretendere di conoscere le dinamiche promozionali che in quanto artista non potresti mai condividere. Troppi compromessi e tanta diplomazia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I cinque album della tua vita?</strong><br />
Tutta la discografia degli Smiths, <strong><em>Reading, Writing and Arithmetic</em></strong> dei The Sundays,  l&#8217;omonimo dei Suede, Some Friendly dei The Charlatans, l&#8217;omonimo dei Clash. Ma credimi cinque sono pochissimi, diciamo che ti ho elencato quelli che hanno segnato la vita dai sedici ai vent&#8217;anni. Il periodo più bello!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non hai paura che, essendo dai vari lati del prisma della musica (produzione, promozione, critica musicale, booking), ciascuna delle tue attività possa essere influenzata dalle altre? Qual è il segreto?</strong><br />
Lavoro e lotto contro il pericolo di conflitti ogni giorno. Come ti dicevo all&#8217;inizio dell&#8217;intervista ho un team che lavora con me talmente bravo che spesso molte attività procedono autonomamente. Ho la fortuna, però, di saper linkare bene questi vari aspetti del lavoro e fino ad oggi ho ottenuto i risultati che mi aspettavo. Ma non è finita qui perché ci sono tantissime cose nuove che bollono in pentola.</p>
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