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	<title>Lost Highways &#187; Artwork</title>
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	<description>Seek your mood, Find your lost highways!</description>
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		<title>Muhe: L&#8217;artwork che nasce dall&#8217;atmosfera di un disco</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jan 2009 21:40:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vladimiro Vacca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Artwork]]></category>
		<category><![CDATA[CrossRoads]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>

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		<description><![CDATA[LostHighways è dalla parte della sinergia tra le arti, il progetto Muhe sembra essere una bella espressione di questa attitudine. Muhe spazia tra la creazione di fantastiche Artwork e produzioni musicali in cui l&#8217;ambient e il dream-pop si intersecano mirabilmente. Ma chi è veramente Muhe? Un Graphic designer o un musicista alternativo? LostHighways ha intervistato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2009/01/muhe-2008.jpg" alt="muhe-2008" width="200" height="192" />LostHighways è dalla parte della sinergia tra le arti, il progetto <a href="http://www.myspace.com/muhemusik">Muhe</a> sembra essere una bella espressione di questa attitudine.<br />
Muhe spazia tra la creazione di fantastiche Artwork e produzioni musicali in cui l&#8217;ambient e il dream-pop si intersecano mirabilmente.<br />
Ma chi è veramente Muhe? Un Graphic designer o un musicista alternativo?<br />
LostHighways ha intervistato Luigi Cozzolino aka Muhe, deus-ex machina degli El-ghor e autore dei progetti grafici di varie produzioni della Seahorse Recordings.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come nasce l&#8217;artwork di un disco?</strong><br />
Non l&#8217;ho ancora capito proprio bene. Sotto l&#8217;aspetto pratico, molte band, vedendo i lavori fatti in precedenza, mi contattano e mi chiedono di ascoltare il loro album e di realizzare delle illustrazioni, così cerco di trasformare il tutto in una o più immagini. Per quanto riguarda l&#8217;aspetto artistico, affronto più fasi: la prima è immedesimarmi nelle scelte stilistiche e musicali della band, la seconda è riuscire a cogliere almeno tre sensazioni che generino un&#8217;atmosfera costante nel disco, la terza è costruire un mondo che deve risultare, alla stessa band, familiare ma sconosciuto. Sicuramente la realizzazione di un cd-artwork è per me la massima espressione artistica, perché fonde i mondi che hanno sempre riempito le mie giornate, ovvero la musica, la pittura, il disegno, la poesia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img style="margin: 2px 6px; float: left;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2009/01/el-ghor-dada-danze-2006.jpg" alt="el-ghor-dada-danze-2006" width="200" height="200" />A quali artwork realizzate sei più legato?</strong><br />
A tutti, sono come dei figli! Sicuramente sono felice e fiero di aver realizzato le due cover per gli El-ghor, <em><strong>Dada Danzè</strong></em> e <em><strong>Mercì Cucù</strong></em>, album che uscirà a breve.<br />
Realizzare delle cose per me stesso è sempre una grande impresa, sono pienamente consapevole di essere il mio peggior cliente. Ribadisco, sono legato a tutti i miei lavori.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quanto c&#8217;è dell&#8217;attitudine del Muhe progetto musicale nell&#8217;approccio del Muhe artwork designer?</strong><br />
Credo sia la medesima cosa per me: è comunicazione, e in quanto tale è assimilazione, trasformazione, ed esternazione di ciò che mi rimane, in maniera positiva e negativa, del contatto con le persone, e della contemplazione di quello che accade al mondo. In questo momento, vedo le mie diverse espressioni artistiche come binari che uniscono la vita reale, sempre più veloce e complessa, a quel mondo magico e gioiosamente mutevole dell&#8217;infanzia che non possiamo fare altro che custodire nel cuore.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2009/01/el-ghor-merci-cucu-2008.jpg" alt="el-ghor-merci-cucu-2008" width="200" height="200" />Tra i vari esponenti della storia dell&#8217;arte mondiale a quali ti senti più vicino, a quali ti sei ispirato di più nei tuoi lavori grafici? </strong><br />
Graficamente parlando, non me lo sono mai chiesto,  forse nessuno per ora.<br />
Nella mia sporadica attività pittorica, ho sempre rivisto Bacon, Toulouse-Lautrec, Egon Schiele ed i maestri espressionisti tedeschi ed austriaci. Credo di essere affascinato ed innamorato di quasi tutto ciò che ha caratterizzato il mondo dell&#8217;arte e che ho avuto modo di conoscere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Hai prodotto anche delle colonne sonore a cortometraggi&#8230; com&#8217;è stata questa esperienza?</strong><br />
Mi sono divertito moltissimo; la mia fortuna, è stata capire la responsabilità di musicare un corto, solo a lavoro terminato e guardandolo nella sua totalità, da semplice spettatore.<br />
Quando realizzi un lavoro del genere, devi sapere che la sonorizzazione ha dei compiti e degli obblighi, cioè amplificare le sensazioni ed anticipare le azioni, senza mai essere invadente e prendere il sopravvento.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img style="margin: 2px 6px; float: left;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2009/01/bco-2005.jpg" alt="bco-2005" width="200" height="200" />Come riesci a dividerti con gli altri due side-project Schelè (duo con la tua compagna Ilaria) e i più affermati El-ghor?</strong><br />
Con grande naturalezza!<br />
Per ora credo sia tutto necessario, ho tanto da dire ed utilizzo stili e forme differenti, e questo mi diverte. In quest&#8217;ultimo periodo sto privilegiando la mia attività da illustratore-grafico ed ovviamente il progetto El-ghor, ma il Muhe musicista gode di buona salute: forse quest&#8217;anno mette su un orchestrina folk!<br />
Schelè, potremmo menzionarlo anche nel concetto di Soundtrack, visto che il tutto fu realizzato da me ed Ilaria per raccontare due mesi molto intensi della nostra vita; il progetto per ora è fermo, aspettiamo nuovamente quella magia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Con la tua compagna condividi due progetti musicali&#8230; cosa significa condividere le proprie passioni con la prima passione che è l&#8217;amore? </strong><br />
Più che compagna direi fidanzata, vista l&#8217;età!<br />
Questa domanda conservatela e riproponimela magari tra vent&#8217;anni, forse ti saprò rispondere.<br />
Il trucco è vivere tutto con grande semplicità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2009/01/the-softones-2008.jpg" alt="the-softones-2008" width="200" height="200" />Se ti chiedessero di rinunciare ad una tua attitudine, quale sceglieresti, quella  del grafico o quella del musicista?</strong><br />
In questo momento, visto che esco da tre mesi di studio di registrazione per il disco nuovo con gli El-ghor, ti direi il grafico perchè ho le orecchie a pezzi  ma, in cuor mio, so che tutte le cose che faccio per me e per la mia identità artistica sono necessarie, nessuna esclude l&#8217;altra!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quale artwork di un disco ti ha colpito recentemente?</strong><br />
Sicuramente <em><strong>Forever Changes</strong></em> dei Love!</p>
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		<title>Cuore d&#8217;immagini – Mauro Ermanno Giovanardi</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Oct 2007 19:39:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Di Cecco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Artwork]]></category>
		<category><![CDATA[CrossRoads]]></category>

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		<description><![CDATA[L’arte possiede molteplici lingue, fa della loro specificità altrettanti modi per dire la bellezza, per pronunciarla e farla essere con una parola, muta od urlante, con un segno che è concrezione di senso o con un’invisibile traccia di puro suono. I vari linguaggi artistici, mantenendo le loro peculiarità, possono sfilacciare i confini che li dividono, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><img src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2007/10/cuore-a-nudo-08.jpg" align="right" hspace="6" vspace="2" /> L’arte possiede molteplici lingue, fa della loro specificità altrettanti modi per dire la bellezza, per pronunciarla e farla essere con una parola, muta od urlante, con un segno che è concrezione di senso o con un’invisibile traccia di puro suono. I vari linguaggi artistici, mantenendo le loro peculiarità, possono sfilacciare i confini che li dividono, contrappongono, allontanano… possono, all’unisono, esprimere il medesimo senso, incarnarsi in materie diverse per significarle, per farne significanti che rimandano ad un solo senso, all’essenza della meraviglia che si disvela.<br />
Tutto questo genera una potenza espressiva che dà vita e, al contempo, appartiene all’arte e al suo essere universo in espansione costante. Tutto questo si è fatto sostanza di una preziosa opera, <strong><em>Cuore</em></strong> <strong><em>a nudo</em></strong>. Questo lavoro, che vede Mauro Ermanno Giovanardi per la prima volta impegnato come solista, è nato dall’amore, da una passione che si è nutrita anche di pazienza e dedizione e che ha saputo trasfondersi in poesia, letteratura, teatro, arte visiva e musica… un amore che ha comunicato se stesso e si è fatto comunicazione attraverso questi linguaggi, intrecciando e fondendo queste lingue. Gli occhi sfiorano ed accarezzano quest’amore guardando le fotografie di Silva Rotelli e Alessandro Bianchi che fanno del booklet un’esperienza di luce, di quanto la luce possa toccare, farsi sentire. Mentre le note e le parole ci abbracciano, le nostre dita possono lambire pagine bianche ricamate di scrittura ed altre pagine in cui solo i raggi luminosi si sono fatti inchiostro e penna insieme, mezzo e materia di una grafia che effonde poesia.<br />
<img src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2007/10/cuore-a-nudo-10.jpg" align="left" hspace="6" vspace="2" /><strong><em>Cuore a nudo</em></strong> ha preso forma a partire <em>da</em> ed <em>attraverso</em> uno spettacolo portato e messo in scena nei teatri per circa due anni, una rap-<em>presentazione</em> della musicalità della poesia e della poeticità della musica, un modo per raf-figurare questo sinolo, per dargli figura, corpo, quel corpo stesso che lo veicola, un corpo da far divenire pasto, il cibo-segno della transustanziazione, quella sostanza che manifesta la con-versione e la commistione delle sostanze. Un corpo nudo è andato in scena, il corpo di una voce, quella di un’anima, di una tromba e di un pianoforte. Questa nudità si è fatta possibilità di abitare lo spazio scenico con essenze pure e per esse i vuoti si sono fatti luoghi in cui distendersi, dilatarsi, tra-s-formarsi. Le immagini non hanno immortalato questo, non hanno eternato un momento di questo spettacolo, hanno trovato il modo per farlo accadere ancora, in un altrove, dandogli nuova materia da plasmare… hanno detto e continuano a dire ai nostri sguardi di questa nudità nominandola con il linguaggio della fotografia, si sono pro-poste come ulteriore dimensione in cui per questo cuore a nudo fosse possibile incarnarsi, divenire percettibile.<br />
L’essenzialità di quel corpo fatto di voce la si ritrova negli scatti che l’hanno scritta con la luce e la poeticità di un luogo, un’ex-colonia abbandonata sul Lago Maggiore.<br />
<img src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2007/10/cuore-a-nudo-01.jpg" align="right" hspace="6" vspace="2" /> Vetri rotti, frantumati. Finestre aperte dalla natura stessa, lacerate da sassi o mani. Drappi di stoffa, tende dilaniate eppure ciglia carezzevoli di occhi socchiusi. Pareti scrostate dal tempo… o incrostate, di vita fluita, confluita e defluita in stanze che, pur vuote, ne restano piene. Varchi, corridoi, porte e mura divenute polvere. Queste le membra di una casa del silenzio in cui, di soppiatto, si è introdotto il soffio della bellezza, un alito di vita arrivato su fogli slegati e rimasto lì per una durata scandita non dal ticchettio delle lancette, ma dai click, dal suono che fa un diaframma che si apre, un occhio che si sofferma e ferma. In tutti gli scatti la luce, sapientemente modellata come morbida materia o semplicemente lasciata essere nella sua incantevole fluidità, si posa delicata su di un corpo ammantato di nero, su un volto e su mani da cui affiorano e fioriscono emozioni. Una sola eccezione. Una sola fotografia in cui l’uomo non compare, se non attraverso una sua traccia, la scrittura accolta e raccolta su fogli, carezze in volo fermatesi su di un piano a trasformar vetri rotti in cristalli, in gemme trasparenti e lucenti… a ricordare che la poesia non solo si fa <em>attraverso</em>, ma è fatta di ogni cosa, anche della polvere o del bordo ingiallito di un lembo di carta, anche di un abbandono, di un invisibile dolore o di un non raffigurabile battito, di un solo respiro.<br />
Dieci immagini per il booklet di questo album, dieci dita che ci afferrano l’anima, che s’insinuano nell’anima, dieci colpi di ciglia per veder nuda l’essenza della poesia, dieci rin-tocchi del cuore. Ai margini di alcune compaiono dei versi, poche parole a dissolvere ancor di più i limiti tra letteratura ed arte visiva, tra il senso e il suo suono… poche parole a porre l’accento sul significato e su come questo sappia e possa vestirsi di tante lingue.<br />
<em>“Il linguaggio è la casa dell’essere”</em>, così scrisse Martin Heidegger. Questo pensiero si fa sensazione mettendosi in ascolto dell’opera di Giovanardi, sentendo le fotografie che hanno ri-scritto con la luce poesie e musiche, gesti e parole, note e toni, movimenti e sospensioni.<br />
Shakespeare e Sanguineti, Tenco, Gualtieri, Lodoli e Guerra, Pagliarani e Tondelli, molti altri insieme a Giovanardi, ad un pianoforte ed una tromba, ad un teatro ed una dimora abbandonata hanno costruito con Silva Rotelli ed Alessandro Bianchi una casa avente come fondamenta il senso, fatta di mattoni di suoni e parole, del linguaggio, di ogni linguaggio. Questa casa ha porte e finestre spalancate, l’essere vi respira, vi abita, l’essere esiste in essa e grazie ad essa e nel suo grembo si dispiega, prende forma e si trasforma portando la bellezza ad esistere, fin dentro le pieghe dell’esistere. I sensi tutti possono e devono accogliere e farsi accogliere da questa casa, entrarvi e sostarvici… aperti.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p><center> <img src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2007/10/cuore-a-nudo-17.jpg" alt="cuore-a-nudo-17.jpg" /> </center></p>
<p align="justify"><a href="http://www.seewhatimean.it/" title="Sito di Silva Rotelli e Alessandro Bianchi"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial">Sito di Silva Rotelli e Alessandro Bianchi</span></a></p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial"><a href="http://www.mauroermannogiovanardi.it/press.htm" title="Sito di Mauro Ermanno Giovanardi da qui possono essere scaricate le foto">Sito di Mauro Ermanno Giovanardi da qui possono essere scaricate le foto</a><o:p></o:p></span></p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p><script src="http://www.google-analytics.com/urchin.js" type="text/javascript"> </script> <script type="text/javascript"> _uacct = "UA-2703131-1"; urchinTracker(); </script></p>
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		<title>Franz Goria – Dal fondo (Casasonica – 2007)</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Sep 2007 22:17:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franz Goria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Artwork]]></category>
		<category><![CDATA[CrossRoads]]></category>

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		<description><![CDATA[Franz Goria (voce e chitarra dei Petrol) ci racconta com’è nata l’idea alla base dell’artwork di Dal fondo, quali ne sono i referenti concettuali e la traduzione in una mostra… L’immagine di copertina e l’intero artwork del disco è il risultato dell’adattamento di un mio lavoro dal titolo Sliced Earth, tradotto significa terra divisa o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><img src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2007/09/m_dalfondo.jpg" align="right" height="180" hspace="6" vspace="2" width="250" />Franz Goria (voce e chitarra dei Petrol) ci racconta com’è nata l’idea alla base dell’artwork di <strong><em>Dal fondo</em></strong>, quali ne sono i referenti concettuali e la traduzione in una mostra…<br />
L’immagine di copertina e l’intero artwork del disco è il risultato dell’adattamento di un mio lavoro dal titolo <strong><em>Sliced Earth</em></strong>, tradotto significa terra divisa o terra porzionata o ancora porzionatura terrestre. Se dovessi dare un nome italiano tradurrei in <strong><em>Campionatura Terrestre</em></strong>. Il nome in sé spiega molto, sia della tecnica utilizzata che del concetto su cui si fonda.<br />
Prima di proseguire terrei molto a fare, sforzandomi nell’essere il più sintetico possibile, un cappello introduttivo e premetto che la mia vita ruota intorno a due grandi passioni, l’arte visiva e la musica. Possiedo una formazione artistica in quanto ho frequentato il liceo artistico prima e successivamente l’Accademia di belle arti, sezione scultura. Il tutto si è tradotto poi nella grafica, campo in cui lavoro da molti anni e in ambiti diversi, assolutamente non solo legati alla musica.<br />
Nella mia esperienza professionale uno dei momenti migliori fu il contatto con il mondo dell’Interaction Design essendo coinvolto in qualità di Art Director nell’Interaction Design Institute di Ivrea. Lavoravo all’interno della Exhibition Unit, un gruppo formatosi internamente all’istituto e che si occupava principalmente di organizzazione di eventi, mostre e ricerca nell’ambito dell’Interaction Design. Il gruppo era formato da personaggi provenienti da mondi diversi, designer, architetti, video maker, psicologi o grafici musicisti come me.<br />
La storia dell’istituto finì ma il gruppo E1 rimase coeso dando vita a una nuova esperienza autonoma che oggi prende il nome di Interaction Design Lab (<a href="http://www.interactiondesign-lab.com/">www.interactiondesign-lab.com</a>).<br />
E’ proprio all’interno dell’esperienza Idlab che nasce il progetto <strong><em>Sliced Earth</em></strong>.<br />
Era un periodo in cui stavamo sviluppando diversi progetti che ruotavano intorno al concetto di mappa,  come tecnica di rappresentazione visuale di concetti non per forza legati alla geografia, o utilizzando la tecnica della mappatura geografica come schema metaforico.<br />
Era il periodo in cui Google Earth e altri sistemi di mappatura satellitare prendevano maggiormente piede nel mondo internet definendo nuovi modi, ai quali oggi siamo assolutamente abituati, di visualizzazione, organizzazione e distribuzione dei contenuti.<br />
Quindi un linguaggio assolutamente attuale e riconoscibile.<br />
Prima di ciò le immagini satellitari del nostro mondo erano prerogativa di pochi, dedicate al mondo professionale o militare. Mentre noi avevamo sempre avuto a che fare con rappresentazioni geografiche piuù o meno dettagliate ma sicuramente mai così vicine e reali quanto le foto ad alta risoluzione di un satellite scattate in tempo reale.<br />
In fondo senza rendercene conto abbiamo assistito a una silenziosa rivoluzione che ha cambiato l’immaginario di milioni di persone abituandoci a una rappresentazione del mondo, nella sua globalità, molto diversa da quella di dieci anni fa, completamente basata sulla rappresentazione cartografica.<br />
Non è neanche da troppi anni che si sia affrontato il tema sulle carte geografiche mondiali del ridimensionamento dell’Europa. Se penso che alle elementari avevo una visione distorta del mondo e immaginavo l’Europa molto più grande di quello che è rispetto agli altri continenti mi sento come uno che ha appena oltrepassato il medioevo senza accorgersene.<br />
Eppure è così, e non vale solo per l’Europa. Oggi sappiamo che non si trattava di un errore ma di una scelta fondata e con scopi ben precisi legati a questioni economico &#8211; sociali ed educative piuttosto che a questioni scientifiche.<br />
Che la terra vista dai satelliti sia estremamente affascinante è innegabile e in alcuni casi sorprendente. Sono incredibili le foto notturne che evidenziano in modo chiarissimo, fornendo un’immediata lettura sulle zone di estremo benessere in contrasto con le zone di estrema povertà del mondo.<br />
Le luci sfavillanti, accecanti tanto da far perdere di vista i confini geografici di Parigi,  Mahnattahn o Roma in contrasto con il buio inimmaginabile, profondissimo ed esteso a dismisura delle zone dell’Africa, del Sudamerica o della Russia. La cosa sconcertante è che in quelle zone di buio profondo vivono in realtà i due terzi della popolazione mondiale, quei due terzi che rappresentano il “terzo mondo” ma che alla luce di un’immagine di questo genere diventano immediatamente il primo, il più consistente e il più importante.<br />
Quindi raccontare la storia del nostro mondo ora, in tempo reale, utilizzando immagini reali e intervenendo solo nel riposizionamento delle aree geografiche per costruire una mappa metaforica, ma con l’intento di essere più reale della realtà, è la base concettuale su cui si fonda <strong><em>Sliced Earth</em></strong>.<br />
Ho raccolto immagini scattate in un periodo di tempo abbastanza circoscritto, diciamo tra la guerra del golfo e l’11 settembre dell’attentato alle torri gemelle. Ho ritagliato fotografie dell’Europa e le ho mescolate con immagini di Baghdad, rendendo anche il più chiaro possibile l’intervento di Cut Up, lasciando i colori inalterati, le dimensioni date dalla distanza delle foto identiche. Quindi a una Baghdad reinventata, e più caotica di quella reale ho attaccato le immagini dei pozzi del Kuwait in fiamme; alle fiamme dei pozzi ho unito l’immagine satellitare del campo da Golf più grande di Hollywood, frequentato dai vip californiani, che proprio in quello stesso periodo prese fuoco; al campo da golf ho ricucito nuovamente Baghdad e altri pezzi di terra presi qua e là in occidente, e un pentagono sradicato e dalle dimensioni improbabili definisce un nuovo confine con una Manhattan che si ritorce su sé stessa e intorno al rogo delle torri gemelle.<br />
E’ una mappa irreale ma costruita con immagini reali e inconfutabili, che nella mia idea riesce a rappresentare meglio della realtà la geografia mondiale nella quale viviamo. Avvicinando ciò che apparentemente sembra lontano, ridefinendo e affermando una visione piuttosto che una rappresentazione.<br />
La scelta di utilizzare <strong><em>Sliced Earth</em></strong> per la copertina del disco dei Petrol è successiva alla sua realizzazione.<br />
Chiedemmo a diversi grafici di fare alcune proposte, dando non troppe indicazioni per dare maggior spazio a libere interpretazioni. Le proposte furono tutte interessanti ma sembrava mancasse ancora qualcosa mentre l’immaginario dei Petrol prendeva una forma sempre più definita. In un primo momento avevo deciso di tenermi fuori per timore di un’eccessiva autoreferenzialità, ma in ultima istanza decisi di proporre un possibile adattamento di quest’immagine all’artwork del disco. <strong><em>Sliced Earth </em></strong>si sposava in effetti in modo assolutamente naturale con le tematiche affrontate all’interno del nostro primo lavoro.<br />
Quindi adattai l’immagine al formato cd facendo alcune proposte. Nel ragionare insieme, sul titolo, sul senso di quell’immagine e sul senso delle nostre liriche venne in mente l’espressione “dal fondo”, didascalica per il nostro nome ma in contrasto con un’immagine vista dall’alto.<br />
I richiami alle tematiche generali sono abbastanza chiari e si possono esprimere in vari modi, il Petrolio che arriva dal fondo della terra, come le canzoni che arrivano dal fondo della nostra vita,  la visione della realtà descritta senza mezzi termini, in modo fotografico, ma anche reinterpretata in modo visionario ed estraniante, distaccandosi nel tentativo di osservare il tutto da un nuovo punto di vista.<br />
Sono molto soddisfatto del risultato ottenuto nella stampa del cd e nell’adattamento di <strong><em>Sliced Earth</em></strong>, allo stesso tempo ho voluto non spiegare il lavoro all’interno del disco confidando nella curiosità di chi lo acquista.<br />
Questo perché credo sia affascinante scoprire le cose lentamente.<br />
Dopo i primi concerti di presentazione proponemmo di presentare l’artwork attraverso una mostra che si tenne al circolo “Amantes” di Torino. Luogo che frequentiamo abitualmente, molto attivo nel campo artistico attraverso l’organizzazione di mostre ed eventi.<br />
Feci quindi stampare tre pannelli nelle dimensioni reali di 2 metri per 60 centimetri, utilizzando una tecnica di stampa particolare che simula l’effetto metallico. I tre pannelli si differenziano per la colorazione riprendendo l’utilizzo che ne è stato fatto sul disco. Quindi un pannello con la colorazione originale e inalterata (come la copertina), un secondo virato sul rosso (come l’etichetta del cd) e un terzo virato sul nero (come l’interno della copertina).<br />
Durante la serata proiettammo anche un video in loop di Herzog, <strong><em>I giorni dell’Apocalisse</em></strong>, documentario stupendo che abbiamo utilizzato (estrapolandone alcune parti) anche in performance dal vivo.<br />
Il filmato si sposa perfettamente con il progetto in quanto è girato completamente nel Kuwait subito dopo la fine della guerra, quindi lo stesso periodo in cui sono state scattate le foto della copertina, e documenta le operazioni di spegnimento dei pozzi petroliferi intervallate da interviste a gente del luogo coinvolta e devastata direttamente dalla guerra e dalle sue conseguenze.<br />
Ho fatto poi altre stampe dei pannelli, tutte numerate e firmate, con l’idea di venderle o regalarle. In generale, visto che uno dei miei obiettivi vitali è quello di far convivere i diversi aspetti di me, e cioè la grafica, l’arte visiva e la musica, questo lavoro mi ha dato delle enormi soddisfazioni.</p>
<p>Sul sito, nella sezione “dal fondo” è possibile leggere la descrizione del lavoro e visualizzare <strong><em>Sliced Earth</em></strong> per intero.<br />
Pagina su <a href="http://www.petrolmusic.it/">petrolmusic</a><br />
Foto della mostra: (Fotografo: Carlo De Marchis &#8211; grazie J)<br />
<a href="http://www.flickr.com/photos/carlodemarchis/463783262/in/set-72157594541346738/">Foto1</a><br />
<a href="http://www.flickr.com/photos/carlodemarchis/463782742/in/set-72157594541346738/">Foto2</a><br />
<a href="http://www.flickr.com/photos/carlodemarchis/463782400/in/set-72157594541346738/">Foto3</a><br />
<a href="http://www.flickr.com/photos/carlodemarchis/463786201/in/set-72157594541346738/">Foto4</a><br />
<a href="http://www.flickr.com/photos/carlodemarchis/463781378/in/set-72157594541346738/">Foto5</a><br />
<a href="http://www.flickr.com/photos/carlodemarchis/463781248/in/set72157594541346738/">Foto6</a><br />
<a href="http://www.flickr.com/photos/carlodemarchis/463785775/in/set-72157594541346738/">Foto7</a></p>
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