 <?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Lost Highways &#187; Roberta Molteni</title>
	<atom:link href="http://www.losthighways.it/author/roberta-molteni/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.losthighways.it</link>
	<description>Seek your mood, Find your lost highways!</description>
	<lastBuildDate>Mon, 12 Oct 2026 16:57:21 +0000</lastBuildDate>
	<language>en-US</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.2.38</generator>
	<item>
		<title>Roberto Camurri: Il nome della madre</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2020/08/21/roberto-camurri-il-nome-della-madre/</link>
		<comments>http://www.losthighways.it/2020/08/21/roberto-camurri-il-nome-della-madre/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2020 13:54:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Roberta Molteni]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Autostop]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.losthighways.it/?p=45618</guid>
		<description><![CDATA[Roberto Camurri Il nome della madre NNEditore 2020 Questo libro è per chi batte le mani per vedere le piume verdi di un fagiano che si alza in volo, per chi si lascia cullare da una Canzone quasi d’amore, per chi non teme lo sguardo penetrante della strega di Fabbrico, e per chi ha creduto &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Roberto Camurri<br />
<strong>Il nome della madre</strong><br />
NNEditore<br />
2020<br />
<a href="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/il-nome-della-madre.jpg"><img class="alignnone wp-image-45619 size-full" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/il-nome-della-madre.jpg" alt="il nome della madre" width="318" height="499" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Questo libro è per chi batte le mani per vedere le piume verdi di un fagiano che si alza in volo, per chi si lascia cullare da una Canzone quasi d’amore, per chi non teme lo sguardo penetrante della strega di Fabbrico, e per chi ha creduto di desiderare un futuro incerto, ma poi è rimasto a contemplare l’orizzonte di nuvola che segna il confine della sua pianura.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Un punto luce, quei piccoli diamanti il cui reticolo cristallino restituisce il chiarore come se al suo interno sostasse, inimagginabile, una stella: questo sono le 176 pagine di questa storia.<br />
Resta sotto pelle, dopo aver preso il loro fiato, la voglia di reinventare da capo il significato di tatto, essenza, coraggio, silenzio, autenticità.<br />
L&#8217;amore rotola attraverso le righe come una frana e come una frana lascia lì e porta via, in egual misura.<br />
L&#8217;amore: quello che conduce altrove senza prendere treni; quello che ti avrà cambiato per sempre; quello che devi inventarlo, non potendotene ricordare; quello che sale come lava dalla pancia ai pugni e non ricordi più com&#8217;era prima di fare quel male (quel bene?) lì.<br />
Dire una rivoluzione quando la rivoluzione è permettere alla normalità di resistere non è affatto semplice, così come non è semplice impedire al sentire di schierarsi anche dove sarebbe più opportuno aspettare, non capirci nulla, stare a vedere se il fumo del falò sale alto o si allarga, a dirci se la stagione sarà buona o cattiva. Se poi è proprio di normalità che stiamo parlando tutto si rivela straordinario, umile e straordinario, banale e meravigloso, prevedibile e impenetrabile.<br />
Il nascondiglio che da bambini teniamo nascosto a tutti è un segreto che con il tempo ci permetterà, una volta padri, di rompere il silenzio e franare in pace, ma lo scopriremo solo per caso, solo dopo avere contato il primo passo dopo mille messi lì per caso o anche solo per andare, pur di andare.<br />
La pianura &#8211; la terra, la nebbia, il vino &#8211; è una promessa, una cicatrice, un destino, delle volte una bugia: sono cose che non si possono scrivere sul retro di una cartolina, ma chiedono tempo e poesia e &#8211; ve lo garantisco &#8211; luce.</p>
<p><em><strong>Colonna sonora 1</strong></em></p>
<p>Francesco Guccini &#8211; Canzone delle domande consuete &#8211; <em><strong>Quello che non&#8230;</strong></em> EMI, 1990</p>
<p><iframe width="618" height="348" src="https://www.youtube.com/embed/NWptWkNa8YQ?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<blockquote><p>Rimanere così, annaspare nel niente, custodire i ricordi, carezzare le età;<br />
è uno stallo o un rifiuto crudele e incosciente del diritto alla felicità&#8230;</p></blockquote>
<p><em><strong>Colonna sonora 2</strong></em></p>
<p>Counting Crows &#8211; Mercury &#8211; <i><b>Recovering the Satellites</b></i>, 1996 UMG Recordings, Inc.</p>
<p><iframe width="618" height="464" src="https://www.youtube.com/embed/VP0BokJ-0yk?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<blockquote><p>She is trapped inside a month of gray<br />
And they take a little every day<br />
She is a victim of her own responses<br />
Shackled to a heart that wants to settle<br />
And then runs away<br />
It&#8217;s a sin to be fading endlessly</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Sinossi</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Da quando sua moglie se n’è andata senza spiegazioni, Ettore vive da solo con il figlio piccolo a Fabbrico, nel cuore della pianura padana. L’assenza della moglie popola la mente di Ettore, che oscilla tra i teneri ricordi di lei, donna imperscrutabile e feroce, e gli sforzi furiosi di dimenticarla, di non vederla in ogni espressione del figlio, Pietro, che le assomiglia così tanto. Anni dopo sarà Pietro a ereditare questo vuoto, in perenne conflitto con il padre, con Fabbrico e i suoi campi vasti e opprimenti. Pietro vuole amare Miriam, la ragazza che lo fa sentire al sicuro, ma quella sicurezza lo spaventa, lasciandolo solo di fronte alle sue emozioni. E cresce nella speranza di trovare una traccia, un ricordo, un indizio per provare a capire la donna che li ha abbandonati e di cui lui non ha memoria, per poter immaginare un futuro, il suo, che continuamente gli sfugge.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Dopo le storie di amicizia di A misura d’uomo, Roberto Camurri torna con un romanzo intimo e familiare, e con voce sincera e appassionata ci parla di sentimenti espressi a fatica, spesso condivisi in silenzio, che palpitano sotto la pelle dei personaggi guidandoli alla ricerca del loro posto nel mondo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Roberto Camurri</strong> è nato nel 1982, undici giorni dopo la finale dei Mondiali a Madrid. Vive a Parma ma è di Fabbrico, un paese triste e magnifico di cui è innamorato forse perché è riuscito a scappare. È sposato con Francesca e hanno una figlia. Lavora con i matti e crede ci sia un motivo, ma non vuole sapere quale. Scrive da pochi anni, anche se avrebbe voluto scrivere da sempre. A misura d’uomo è il suo primo romanzo.</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.losthighways.it/2020/08/21/roberto-camurri-il-nome-della-madre/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Elizabeth Strout : Olive, ancora lei</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2020/04/29/elizabeth-strout-olive-ancora-lei/</link>
		<comments>http://www.losthighways.it/2020/04/29/elizabeth-strout-olive-ancora-lei/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2020 06:19:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Roberta Molteni]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Autostop]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.losthighways.it/?p=44707</guid>
		<description><![CDATA[Elizabeth Strout Olive, ancora lei traduzione Susanna Basso Giulio Einaudi Editore collana Supercoralli 2020 &#8220;Forse ci si innamora di chi ci salva la vita, anche se non si crede più che valga la pensa salvarla.&#8221; La vita fa così: non te la manda a dire. Non tiene le mani in tasca perché il suo schiaffo &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="author" style="text-align: center;">Elizabeth Strout<br />
<strong>Olive, ancora lei<br />
</strong></div>
<div class="author" style="text-align: center;">traduzione Susanna Basso</div>
<div class="author" style="text-align: center;">Giulio Einaudi Editore<br />
collana Supercoralli</div>
<div class="author" style="text-align: center;">2020</div>
<div class="author"></div>
<div class="author"><a href="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/strout.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-44708" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/strout-646x1024.jpg" alt="strout" width="618" height="980" /></a></div>
<div class="author">
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Forse ci si innamora di chi ci salva la vita, anche se non si crede più che valga la pensa salvarla.&#8221;</em></p>
</blockquote>
</div>
<div class="author" style="text-align: justify;">
<p>La vita fa così: non te la manda a dire.<br />
Non tiene le mani in tasca perché il suo schiaffo potrebbe farti male.<br />
Non aspetta dietro l’angolo considerando l’ipotesi che a sbatterle contro perderesti l’equilibrio.<br />
Non ti corre dietro e non ti coccola se perdi il passo, la misura o la fortuna.<br />
Lei è quel che è: a te le parole per farne qualcosa, le gambe per correrla, la luce per guardarla, la delicatezza o la rabbia per piangerla; a te il gusto di dirla, il privilegio di darla, l’ostinazione di tenerla chiusa nelle tue quattro mura anche quando sai che è inevitabile, se ne andrà.<br />
Olive Kitteridge fa così: non te la manda a dire.<br />
È tornata ed è quel che è: solida, tremenda, più vecchia di qualche anno, burbera, disincantata, ingenua poiché limpida.<br />
Così Olive, se stessa senza fronzoli, di una bellezza maleducata, onesta, così simile alle fotografie che andiamo a riguardare quando abbiamo bisogno di avere fiducia, un posto, una trama.<br />
Olive e il suo modo autentico di frequentare il tempo, di occupare lo spazio, di avere a che fare con la memoria sono un dono, oggi, aprile 2020, sono un dono straordinario.<br />
La vecchiaia, la solitudine, la fede, gli abbandoni, i fallimenti.<br />
E l’amore, ah, l’amore: sempre lì a fare da bandolo, nel bene e nel male, disilluso o salvifico, deluso, prepotente, necessario, sognato o che stringe forte.<br />
La vita e Olive continuano ad annusarsi, a nutrirsi l’un l’altra, a tenersi a mente, a scegliersi.<br />
C’è una gran luce fra le pagine di questo libro e gli odori sono pungenti.<br />
Dire il crescere e farlo dire alla vecchiaia, agli acciacchi, alle sconfitte, ai finali di partita, alle carezze necessarie: è miracoloso, oggi, aprile 2020, sentire tanta empatia per le crepe che ci divorano prendere forma e stringere forte.<br />
Grazie Olive.<br />
Bentornata.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>“E Bob sedette sui talloni e aspettò che Helen restasse a occhi chiusi a lungo prima di trasferirsi sulla poltrona di fronte alla sua. Era indolenzito, come se avesse camminato molto più di quanto il suo fisico potesse sostenere, sentiva male da tutte le parti, e pensò: Ho l’anima indolenzita.<br />
</em><em>E capì che non bisognava mai prenderla alla leggera, la profonda solitudine della gente, che le scelte fatte per arginare quella voragine di buio esigevano molto rispetto.”</em></p>
</blockquote>
</div>
<div class="author" style="text-align: justify;"></div>
<div class="author" style="text-align: justify;"><strong>Colonna sonora 1:</strong></div>
<div class="author" style="text-align: justify;">Daniele Silvestri &#8211; &#8220;Acrobati&#8221; in Acrobati, Sony Music 2016</div>
<div class="author"></div>
<div class="author">
<p><iframe width="618" height="348" src="https://www.youtube.com/embed/80pk9nYE4jU?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
</div>
<div class="author">
<blockquote><p>Disobbedire alla gravità<br />
Non credo che sia grave<br />
Non puoi chiamarla libertà<br />
Finchè non rischi di cadere</p></blockquote>
<p><strong>Colonna sonora 2:</strong></p>
<p>Grant Lee Buffalo &#8211; &#8220;Fuzzy&#8221; in Fuzzy, Slash 1993</p>
<p><iframe width="618" height="464" src="https://www.youtube.com/embed/qAi9-LRtYSU?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<blockquote><p>And just when those big arms lift up<br />
Fall in love with no time to say it</p></blockquote>
</div>
<div class="book-detail__summary">
<div class="book-detail__summary__panel accordion">
<div class="book-detail__summary__panel__inner">
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Il libro</strong></em><br />
<em>Che ne è stato di Olive Kitteridge? Da quando l’abbiamo persa di vista, l’irresistibile eroina di Crosby nel Maine non si è mai mossa dalla sua asfittica cittadina costiera, e da lí ha continuato a guardare il mondo con la stessa burbera empatia. Sono passati gli anni, ma la vita non ha ancora finito con lei, né lei con la vita. C’è posto per un nuovo amore, nella sua vecchiaia, e amicizie profonde, e implacabili verità. Perché in un mondo dove tutto cambia, Olive è ancora lei.</em><br />
<em>Olive Kitteridge. Insegnante di matematica in pensione, vedova di Henry, il buon farmacista della cittadina fittizia di Crosby nel Maine, madre di Christopher, podologo a New York, figlio lontano in ogni senso, solo una «vecchia ciabatta» scorbutica per molti in paese; una donna scontrosa, irascibile, sconveniente, fin troppo franca, eppure infallibilmente sintonizzata sui movimenti dell’animo umano e intensamente sensibile alle sorti dei suoi consimili: è questa la creatura straordinaria che abbiamo conosciuto un decennio fa, quando la pubblicazione del volume di storie collegate che porta il suo nome l’ha consacrata a eroina letteraria fra le piú amate di ogni tempo ed è valsa alla sua artefice il Premio Pulitzer per la narrativa. In Olive, ancora lei, Elizabeth Strout riprende il filo da dove l’aveva lasciato e in questo nuovo «romanzo in racconti» ci narra il successivo decennio, l’estrema maturità di Olive, dunque. Ma in questa sua vecchiaia c’è una vita intera. Un nuovo amore, innanzitutto. Jack Kennison è un docente di Harvard ora in pensione, vedovo come Olive. A parte questo i due non hanno granché in comune, eppure la loro relazione ha la forza di chi si aggrappa alla vita, e le passioni che muovono i due amanti – la complicità e il desiderio raccontati in Travaglio, la rivalsa e la gelosia di Pedicure – ne trascendono i molti anni. Trascendere il tempo è però una battaglia che non si può vincere e racconto dopo racconto, anno dopo anno, Olive si trova ad affrontare nuove forme di perdita. Deve fare i conti con la propria maternità fallace in Bambini senza madre, con la decadenza fisica in Cuore, con la solitudine in Poeta. Ma contemporaneamente, e senza rinunciare al suo piglio irridente, leva, quasi a ogni racconto, una specie di quieta, tutta terrena speranza. La vita riserva qui piccoli momenti di rivelazione, istanti di comunione, brevi felicità. Succede, magicamente, in Luce, succede in Amica, dove l’incontro insperato con l’ultima compagna di strada è insieme un’appagante occasione di rincontro per i lettori di Elizabeth Strout.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Elizabeth Strout</strong> vive a New York ed è originaria del Maine. Ha insegnato letteratura e scrittura al Manhattan Community College per dieci anni e scrittura alla New School. Suoi racconti sono apparsi in numerose riviste, tra le quali il «New Yorker». Con &#8220;Amy e Isabelle&#8221; (2000), acclamato da pubblico e critica, e vero e proprio caso editoriale, il suo primo romanzo, è stata finalista al PEN/Faulkner Prize e all&#8217;Orange Prize, e ha vinto il Los Angeles Times Art Seidenbaum Award per l&#8217;opera prima e il Chicago Tribune Heartland Prize. Con la raccolta di racconti &#8220;Olive Kitteridge&#8221; (pubblicato in Italia per Fazi editore) ha vinto il Premio Pulitzer (2009), il Premio Bancarella (2010) e il Premio Mndello (2012).Tradotti e pubblicati in Italia (sempre per Fazi ed.) anche &#8220;Resta con me&#8221; e&#8221; I ragazzi Burgess&#8221; (2013). Per Einaudi ha pubblicato &#8220;Mi chiamo Lucy Barton&#8221; (2016) e &#8220;Tutto è possibile&#8221; (2017).</em></p>
</div>
</div>
</div>
<div class="author"></div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.losthighways.it/2020/04/29/elizabeth-strout-olive-ancora-lei/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Gennaro Serio: Notturno di Gibilterra</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2020/03/25/gennaro-serio-notturno-di-gibilterra/</link>
		<comments>http://www.losthighways.it/2020/03/25/gennaro-serio-notturno-di-gibilterra/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2020 18:13:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Roberta Molteni]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Autostop]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.losthighways.it/?p=44324</guid>
		<description><![CDATA[Gennaro Serio Notturno di Gibilterra ed. L&#8217;ORMA collana I TRABUCCHI 2020 Sabotare il giallo. Sorprendere la saggezza di spalle. Mischiare le carte prima che il mazzo sia stato del tutto raccolto. Guardare il dito mentre la luna si presta all’eclissi. Viaggiare un itinerario di seduzioni, all’inseguimento di un assassino, certi fantasmi, i cerchi nell’acqua dei &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="author" style="text-align: center;">Gennaro Serio<br />
<strong>Notturno di Gibilterra</strong></div>
<div class="author" style="text-align: center;">ed. L&#8217;ORMA<br />
collana I TRABUCCHI</div>
<div class="author" style="text-align: center;">2020</div>
<div class="author"></div>
<p><a href="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/notturno-di-gibilterra.jpg"><img class=" size-full wp-image-44325 aligncenter" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/notturno-di-gibilterra.jpg" alt="notturno di gibilterra" width="443" height="658" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Sabotare il giallo.<br />
Sorprendere la saggezza di spalle.<br />
Mischiare le carte prima che il mazzo sia stato del tutto raccolto.<br />
Guardare il dito mentre la luna si presta all’eclissi.<br />
Viaggiare un itinerario di seduzioni, all’inseguimento di un assassino, certi fantasmi, i cerchi nell’acqua dei canali.<br />
La letteratura è il bandolo, Dublino il tassello, Gibilterra l’approdo: i misteri collaterali di un caso senza mistero suggeriscono un’Odissea in cui il naufrago-eroe ha i tratti sconcertati dello scettico che, suo malgrado, finirà con lo scoprirsi poeta. Barcellona, Joyce, Samuel Riba e la pioggia, Platone, gli epitaffi, le notti di Carvalho, Poirot, Maigret, Padre Brown, Holmes, Ingravallo, Montalbano, Montale, Marlowe, Wolfe: ad aver letto &#8220;Dublinesque&#8221; di Enrique Vila-Matas sale alle labbra un sorriso e forse questo Soledad non l&#8217;aveva previsto (o forse sì?).<br />
Notturno di Gibilterra è un folle lungometraggio d’amore per la letteratura, di genere (il giallo) e non: un po’ Woody Allen (Ombre e nebbia), un po’ Bergman (Il posto delle fragole e Il settimo sigillo), Gennaro Serio ama – oso intuirlo &#8211; Joyce, Omero, i poeti, la campagna inglese, Jean-Claude Izzo.<br />
A non opporre resistenza, a lasciarsi condurre, Gennario Serio portandoci via da casa ci mostra una Casa dentro le cui mura libertà e passione possono essere ben più di un capriccio.</p>
<p style="text-align: left;"><em><strong>Colonna sonora 1:</strong></em></p>
<p style="text-align: left;"><span class="style-scope yt-formatted-string" dir="auto">Franz Ferdinand &#8211; &#8220;Ulysses&#8221; from &#8216;Tonight: Franz Ferdinand&#8217; released 2009 on Domino Record Co.</span></p>
<p><iframe width="618" height="348" src="https://www.youtube.com/embed/31sZ9xZr_Ew?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<blockquote>
<p style="text-align: left;"><em>Oh&#8230; Oh, then suddenly you know<br />
You&#8217;re never going home<br />
You&#8217;re never<br />
You&#8217;re never going home</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: left;"><em><strong>Colonna sonora 2:</strong></em></p>
<p style="text-align: left;">Radiohead &#8211; &#8220;Lotus flower&#8221; fron &#8220;The King Of Limbs&#8221; released 2011 (Colin Greenwood, Philip Selway, Ed O’Brien, Thom Yorke, Jonny Greenwood)</p>
<p><iframe width="618" height="348" src="https://www.youtube.com/embed/cfOa1a8hYP8?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<blockquote><p><em>And all I want is the moon upon a stick</em><br />
<em> Dancing around the pit</em><br />
<em> Just to see what it is</em></p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Sinossi</strong></em><br />
<em>Sospinto da uno stile versatile e sorprendente, Notturno di Gibilterra mette in atto un furibondo sabotaggio del genere più letto e amato: il giallo. Nell’appartata sala da tè del Grand Hotel Rodoreda di Barcellona, un giovane giornalista sta intervistando il celebre scrittore Enrique Vila-Matas. Ma, evidentemente, qualcosa va storto. Nella sala resta solo il cadavere dell’intervistatore, e Vila-Matas pare svanito nel nulla. Un detective scontroso, e fiero «nemico delle Lettere», si lancia all’inseguimento del supposto assassino con l’aiuto della sorella Soledad, medico legale e coltissima lettrice, che sembra invischiata nella vicenda più di quanto non dovrebbe. Si innesca così un congegno romanzesco composto di carteggi, referti, interviste, picaresche peripezie (e persino di un campionato mondiale dei detective letterari in cui si sfidano mostri sacri come Poirot, Montalbano, Maigret e Sherlock Holmes). Un «ipergiallo» giocoso e diabolico che attraverso una sapiente rete di divertiti omaggi e ghiotte citazioni porterà il lettore dai canali delle Fiandre al Baltico, dall’Accademia di Svezia alla Patagonia, per approdare infine a Gibilterra, dove marginali poeti allo sbando rivendicano uno spazio a quella materia incandescente che è la letteratura.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Gennaro Serio</strong> è nato a Napoli nel 1989. Vive attualmente a Roma dove lavora nella redazione del «manifesto». Scrive per varie testate tra cui «il Venerdì» e «Alias». Con Notturno di Gibilterra, il suo primo romanzo, ha ottenuto il più prestigioso riconoscimento italiano riservato agli inediti di scrittori esordienti, il Premio Italo Calvino. Questa la motivazione della giuria: «Per il coraggioso esperimento metaletterario condotto nel testo con lingua poliedrica, sulla scia dei modelli cosmopoliti di Vila-Matas e Bolaño. Un giallo sofisticato dal gusto ironico e parodistico che vede i protagonisti in viaggio per l’Europa dei luoghi di culto della scrittura terminando nella Gibilterra dell’immortale Molly Bloom».</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.losthighways.it/2020/03/25/gennaro-serio-notturno-di-gibilterra/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La carezza del Papa</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2020/03/19/la-carezza-del-papa/</link>
		<comments>http://www.losthighways.it/2020/03/19/la-carezza-del-papa/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2020 11:07:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Roberta Molteni]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Autostop]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.losthighways.it/?p=44261</guid>
		<description><![CDATA[Ai padri castello, che ti senti al sicuro e loro sono anche il fossato e i coccodrilli, anche se il mondo se ne frega, ma loro sono così. Ai padri innamorati, che insegnano alle loro bambine come un uomo deve amare una donna, ai loro bambini come un uomo deve amare una donna, ai loro &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><em><img class="size-full wp-image-9309 aligncenter" title="bodypart" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2010/05/bodypart.jpg" alt="bodypart" width="517" height="324" /></em></strong></p>
<p>Ai padri castello, che ti senti al sicuro e loro sono anche il fossato e i coccodrilli, anche se il mondo se ne frega, ma loro sono così.<br />
Ai padri innamorati, che insegnano alle loro bambine come un uomo deve amare una donna, ai loro bambini come un uomo deve amare una donna, ai loro figli come un uomo deve amare.<br />
Ai padri stanchi, di poche chiacchiere, di smisurate intenzioni, dagli sguardi integri e fermi, solidi come roccia e delicati come certe bugie.<br />
Ai padri che saresti<span class="text_exposed_show"> capace di morire per loro, ma dovresti imparare a vivere senza di loro (fosse facile, dice); padri che sarebbero capaci di morire per te, ma conoscono l&#8217;accanto, i frattempo, quel tenere per mano senza spezzare le dita.<br />
Ai padri che non sanno più essere altro che padri e puoi girarci attorno come vuoi, ma loro si sono fermati lì ed è una fortezza il posto dove hanno scelto di sostare.<br />
Ai padri che ci provano, tutti quanti, nessuno escluso.<br />
Ai padri dei figli non nati, capaci di amarli come li avessero messi al mondo.<br />
Ai padri selva, selvatici, andati via per rimanere.<br />
Ai padri madre, che tutto è possibile, ma ci sono cose che non ha saputo spiegarvi nessuno.<br />
All&#8217;imperfezione, le ostinate preghiere, a chi vi tiene per mano e spesso non ve ne accorgete.<br />
Alla forza necessaria, oggi più che mai.<br />
Buona festa del papà, padri miei: vi ho visti perdere, conquistare, ritrovare, credere.<br />
Continuate a crescere, non smettete, non fatelo mai.<br />
Buona festa del papà, padri miei.<br />
</span></p>
<p><iframe width="618" height="348" src="https://www.youtube.com/embed/DcZLabdOutQ?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<p><span class="text_exposed_show"> </span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.losthighways.it/2020/03/19/la-carezza-del-papa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>s/t &#8211; Giuradei</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2013/02/12/st-giuradei/</link>
		<comments>http://www.losthighways.it/2013/02/12/st-giuradei/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 12 Feb 2013 11:26:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Roberta Molteni]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Album]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.losthighways.it/?p=21295</guid>
		<description><![CDATA[Le vite degli altri, il dolore degli altri, la storia degli altri: ci seducono quando restano a debita distanza. Ci scuotono fino a lì, ci toccano senza distruggerci, ci permettono di riflettere senza metterci troppo in gioco. Questione di alibi, di auto-conservazione, di un po’ di sano egoismo. Ascoltando questo disco succede qualcosa che con &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-21296" title="Giuradei Cover_2013" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Giuradei-Cover_2013.jpg" alt="" width="200" height="200" />Le vite degli altri, il dolore degli altri, la storia degli altri: ci seducono quando restano a debita distanza. Ci scuotono fino a lì, ci toccano senza distruggerci, ci permettono di riflettere senza metterci troppo in gioco. Questione di alibi, di auto-conservazione, di un po’ di sano egoismo. Ascoltando questo disco succede qualcosa che con la debita distanza ha davvero poco a che vedere. Succede che le canzoni si impossessano del corpo e del buon senso di chi le ascolta con il garbo e la sfrontatezza che solo una straordinaria purezza può osare. Come sempre, Ettore Giuradei racconta delle storie che sembrano rubate ai sogni pur avendo l’odore e i colori della vita, quella che ci siamo abituati a respirare a furia di rabbia e frustrazioni, quella che poi ti accarezza e allora la perdoni e ricominci, la abbracci e ricominci. Questa volta le racconta come se alla tavola imbandita dalla sua musa toccasse scegliere fra l’antidoto e il veleno e, nel dubbio, si finisse per provarli entrambi. A fare la differenza è il preciso momento in cui non ti è dato sapere se sarà il veleno o l’antidoto ad avere l’ultima parola. Furioso e al contempo gentile, <strong><em>Giuradei</em> </strong>è un’esperienza che non riesce a lasciare indifferenti: i dieci pezzi del disco, nati dalla perfetta simbiosi tra i talenti dei due fratelli Giuradei ed impreziositi da grandi collaborazioni (si pensi per esempio alla chitarra di Jairo Zavala dei Calexico in <strong><em>Senza di noi</em></strong><em>, </em>pezzo degli Otto Ohm reinterpretato in particolarissima chiave acustica), conquistano per potenza stilistica, maestria comunicativa, spontaneità, velocità, per la perfezione chirurgica degli arrangiamenti, del corpo metrico, melodico. Viene la voglia di alzare il volume, di raccoglierne le sfumature con la pelle, di esporsi alla loro nudità con la propria, di danzare via dal ventre, insieme a loro, tutte le voglie taciute, le certezze che ci tremano addosso, tutto il respiro che rimandiamo, il tempo tenuto in sospeso, tutta la <em>distanza fra le regole e la vita (<strong>Dimenticarmi di te</strong>)</em>, le saggezze a tradimento, le ragioni del niente e quelle del cuore. Un disco da ingoiare, vivo, stimolante: una preziosa oasi nel deserto, per noi <em>perle coperte di polvere</em>.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span> Picicca Dischi &#8211; 2013</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"> Ettore giuradei (voce e chiatarra acustica), Marco Giuradei (pianoforte, chitarra acustica, classica ed elettrica, sinth, fisarmonica, hammond, percussioni, cori), Alessandro Pedretti ( batteria), Nicola Panteghini (chitarra elettrica), Giulio Corini (basso), Giulia Mabellini ( archi in Sta per arrivare il tempo), Giancarlo Onorato (voce in Continuano a volare), Jairo Zavala (chitarra acustica e stil guitar in Senza di noi), Accursio Montalbano (chiatarra elettrica in Papalagi), Emma Giuradei (cori in La tristezza). Testi e musica di Ettore Giuradei (tranne il testo e la musica di Senza di noi di V. Leuzzi e la musica di Continuano a volare e Dimenticarmi di te di Ettore e Marco Giuradei). Produzione artistica ed arrangiamenti di Marco Giuradei. Illustrazione di copertina e progetto grafico di Tycho Creative Studio. Illustrazione poster interno di Nicola Ballarini</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>Mi dispiace amore mio</li>
<li>La sconosciuta</li>
<li>Sta per arrivare il tempo</li>
<li>Continuano a volare</li>
<li>Dimenticarmi di te</li>
<li>Generale</li>
<li>Papalagi</li>
<li>La tristezza</li>
<li>Senza di noi</li>
<li>Amami</li>
</ol>
<p><span style="color: #971b7a;">Links:</span><a href="http://www.giuradei.it/">Sito Ufficiale</a>, <a href="https://www.facebook.com/Giuradei">Facebook</a></p>
<h2 class="sectionhead">Sta per arrivare il tempo &#8211; Video</h2>
<p>http://youtu.be/sOMYHl_3fCY</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.losthighways.it/2013/02/12/st-giuradei/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>S/t &#8211; Cesare Basile</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2013/02/04/st-cesare-basile/</link>
		<comments>http://www.losthighways.it/2013/02/04/st-cesare-basile/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 04 Feb 2013 16:03:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Roberta Molteni]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Album]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.losthighways.it/?p=21183</guid>
		<description><![CDATA[Un disco che porta il nome e il cognome dell’artista che lo ha messo al mondo non poteva, nel caso dell’artista in questione, non somigliargli dannatamente: nelle cadenze, nei modi, nell’atroce armonia dei segni del viso. Ti guarda in faccia e non c’è menzogna da indagare, nessuna: Vinni a cantari e cantaturi sugnu. La franchezza &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-21184" title="CESARE BASILEcover 200x2002013" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/CESARE-BASILEcover-200x2002013.jpg" alt="" width="200" height="200" />Un disco che porta il nome e il cognome dell’artista che lo ha messo al mondo non poteva, nel caso dell’artista in questione, non somigliargli dannatamente: nelle cadenze, nei modi, nell’atroce armonia dei segni del viso. Ti guarda in faccia e non c’è menzogna da indagare, nessuna: <em>Vinni a cantari e cantaturi sugnu. </em>La franchezza vale il buono e il cattivo tempo: se sono schiaffi fanno davvero male, se è tenerezza finisce per spezzarti le ossa del cuore. Cesare Basile è poesia, l’Umana, Vera poesia dei corpi, della fede, dei massacri, dell’amore, della vita a cottimo, della perdita, delle storie che fanno la storia e poi la storia le dimentica oppure sceglie di non ricordarsene. C’è compassione fra le righe che cantano le vite raccontate in questo disco; c’è un grande desiderio di verità, di libertà, una prepotente malinconia, la malinconia della polvere tirata via dalle cose con il palmo della mano, e poi le cose hanno di nuovo un colore e ti commuovi per questo, prima o poi piangi per questo. Le iridi di Katerina Gogou, di Alfia madre, di Nunzio, di Minni Spartuti, del cantore cieco, dei pazzi clessidra, di Ferdinando e Bartolomeo, di Woody, di Cesare sono punti fermati sulla mappa della coscienza alla maniera del tempo: scavati come rughe, riemersi  alla luce in un pomeriggio di sole, dopo un sonno lungo anni, impossibili da cancellare, buoni al bisogno di appartenere, consegnati alla melodia perché li tenga in salvo, sottratti all’imbroglio a furia di pelli, corde, terra e aria di mare. Siciliano, folk, acusticamente ineccepibile, stilisticamente impeccabile, vibrante, paradossale, scarno, elettrico, dialettico, nudo e crudo: il Quarto Stato dipinto da Egon Schiele, un disco ossessionante e che innamora, di rara eleganza, in qualche modo sfacciato, alla maniera degli amanti, quelli scellerati, le anime salve &#8211; salvate. Di una bellezza rara e coraggiosa.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span> Urtovox &#8211; 2013</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"> Prodotto e suonato da Cesare Basile, Luca Recchia, Massimo Ferrarotto, Rodrigo D&#8217;Erasmo, Enrico Gabrielli, Andrea &#8220;Fish&#8221; Pesce, Marcello Caudullo, Marco Iacampo, Guido Andreani. Testi e musiche di Cesare Basile.<br />
&#8220;Canzuni Addinucchiata&#8221; scritta con Dina Basso.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>Introduzione e sfida</li>
<li>Parangelia</li>
<li>Canzoni Addinucchiata</li>
<li>Nunzio e la Libertà</li>
<li>Marilitta carni</li>
<li>Minni spartuti</li>
<li>L’Orvu</li>
<li>Caminanti</li>
<li>Lettera di Woody Guthrie al giudice Thayer</li>
<li>Sotto i colpi di mezzi favori</li>
</ol>
<p><span style="color: #971b7a;">Links:</span><a href="https://www.facebook.com/pages/Cesare-Basile/165643234629?ref=ts&amp;fref=ts">Facebook</a></p>
<h2>Suggestions</h2>
[amazon_enhanced asin=&#8221;B00AXVD3DM&#8221; container=&#8221;&#8221; container_class=&#8221;&#8221; price=&#8221;All&#8221; background_color=&#8221;FFFFFF&#8221; link_color=&#8221;000000&#8243; text_color=&#8221;0000FF&#8221; /]
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.losthighways.it/2013/02/04/st-cesare-basile/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>È necessaria una reazione: intervista a Daniele Tenca</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2013/01/09/intervista-daniele-tenca/</link>
		<comments>http://www.losthighways.it/2013/01/09/intervista-daniele-tenca/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 Jan 2013 11:02:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Roberta Molteni]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.losthighways.it/?p=20882</guid>
		<description><![CDATA[Wake Up Nation, il nuovo e atteso lavoro in studio di Daniele Tenca, verrà presentato il 12 gennaio allo Spazio Teatro 89 di Milano. Abbiamo avuto il piacere di parlarne con lui proprio in occasione dell’uscita del disco. Ci siamo permessi di entrare nel merito delle sfumature tematiche, del piacere legato alla realizzazione di un &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><em><img class="size-full wp-image-20883 alignright" title="tenca_inter010113" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/tenca_inter010113.jpg" alt="" width="300" height="200" />Wake Up Nation</em></strong>, il nuovo e atteso lavoro in studio di Daniele Tenca, verrà presentato il 12 gennaio allo Spazio Teatro 89 di Milano. Abbiamo avuto il piacere di parlarne con lui proprio in occasione dell’uscita del disco. Ci siamo permessi di entrare nel merito delle sfumature tematiche, del piacere legato alla realizzazione di un progetto che ha richiesto tempo e dedizione e della storia di Daniele e della sua band. Buona lettura. Con l&#8217;occasione vi onformiamo che il 18 gennaio Daniele Tenca sarà allo Stone Pony, Asbury Park, New Jersey, USA per il Main Event del Light of Day, sul cui palco negli anni si sono presentati Bruce Springsteen, Willie Nile, James Maddock, Joe Grushecky, Michael J. Fox, Jakob Dylan, per citarne alcuni. (<strong><em>The Wounds Stay With You</em></strong> è in streaming esclusivo autorizzato; Foto 1 di <a href="http://www.frammentisimili.it/">Claudio Del Monte</a>)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Wake up Nation</em> vede finalmente la luce. Oso dire <em>finalmente</em> perché è da tempo che questo progetto semina segni lungo le strade percorse da chi ha amato <em>Blues for the Working Class</em>. Raccontaci il come e il perché di questo disco: come è venuto al mondo e perché lo hai voluto</strong>.<br />
La genesi di <strong><em>Wake Up Nation</em></strong> è addirittura più semplice di quanto lo sia stataa quella di <strong><em>Blues for the Working Class</em></strong>; è bastato tenere aperti gli occhi e guardarsi in giro in questi anni, capire che è necessaria una reazione, misurare la distanza tra una reazione a parole ed una “effettiva” e metterla in musica. Non vorrei scomodare frasi divenute celebri o citare a sproposito colleghi più illustri, ma il provare a “fare qualcosa che serva”, è stata la spinta, così come il fatto che molta della gente ai concerti ci dicesse “ma nel prossimo disco parlerete della crisi?”, come se aver scritto e cantato di sicurezza sul lavoro, o di mancanza del lavoro stesso ci avesse dato una specie di “missione” da portare avanti. Noi lo facciamo volentieri, e lo avremmo fatto comunque;  in ogni caso il fatto che da alcuni ci venga riconosciuta e affidata questa “responsabilità” (anche se parliamo sempre di fare dischi, eh!) è di sicuro un grande onore, oltre che molto gratificante.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Parlando di <em>Blues for the working class</em> mi dicesti “<em>Per come è stato suonato mi aspetto che sia un disco credibile, come spero sempre siano i miei dischi</em>”. Non ti chiedo di convincermi in merito (lo sono già), ma di darmi gli argomenti su cui continuare a riflettere in merito al senso, alla credibilità di  <em>Wake up Nation</em>.</strong><br />
Penso che la credibilità di <strong><em>Wake Up Nation</em></strong> si appoggi in prima battuta proprio su quello che è successo a <strong><em>Blues for the Working Class</em></strong>, inteso come disco, e come progetto in senso allargato; essere risultati credibili parlando di un tema specifico e facile alla retorica come quello del lavoro ci ha dato consapevolezza e, se vogliamo, un po&#8217; più di tranquillità, nel poter affrontare un tema come quello “della crisi” passando sopra all&#8217;ansia da demagogia o banalità.<br />
Ti dico anche che, dal punto di vista dei testi, ho cercato di “sporcarmi le mani” molto di più che nel disco precedente; là c’erano racconti, storie, non dico vissute dall’esterno, ma sicuramente con un distacco da “narratore”. In <strong><em>Wake Up Nation</em></strong> ho cercato di annullare il più possibile questa distanza, mettendomi quanto più “in mezzo” alle storie stesse, per essere più diretto ed immediato. Non è sicuramente un disco di slogan e inni, questo no, però è più facile immedesimarsi in quello che suoniamo e cantiamo, al di là del fatto che siano temi che toccano un po’ tutti, anche per una scelta di immediatezza nei titoli, ad esempio, che potesse avvicinare anche chi l’inglese lo conosce fino a un certo punto. Una canzone che si intitola <strong><em>Default Boogie</em></strong>, per fare l’esempio più lampante, anche uno che l’inglese lo parla poco capisce di cosa tratta. Con <strong><em>Blues for the Working Class</em></strong> questo processo era più complicato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La band che ti accompagna è la Blues for the working class band, quella del precedente disco e di tanti live, dei palchi americani e di tanta vita . Oso pensarvi famiglia, in qualche modo, una di quelle famiglie che non osservano le feste comandate, ma parlano la stessa lingua quando si tratta di musica. Mi sbaglio?</strong><br />
È di sicuro una famiglia “allargata”, che permette di far fronte ai molteplici impegni di tutti senza far venir meno la qualità del progetto. Condividiamo molto anche di quello che succede a ognuno di noi giù dal palco, e questo per come la vedo io ci fa salire sul palco in maniera più compatta e coesa. Si discute, si litiga, ci si incazza. Sì, è una famiglia, in un certo senso. Rispetto al disco precedente, si è aggiunto Leo Ghiringhelli alla chitarra, in pianta stabile dal tour di <strong><em>Blues for the Working Class</em></strong>; un altro che rende il palco una poltrona per me sempre più comoda… perché poi, se parliamo strettamente di linguaggio musicale, in questo disco, ci siamo tutti messi in gioco alla grande, anche affidandoci, per la ricerca del suono e della direzione artistica del progetto, nelle mani di Cooper (Antonio Cooper Cupertino, produttore di Umberto Maria Giardini e Matteo Toni, per citare i suoi ultimi lavori), che con me ha co-prodotto il disco, e non è stato sempre semplice trovare la strada al primo colpo. Cooper è stato davvero fantastico, e la Band anche, a mettersi gli uni nelle mani dell’altro e viceversa. Aver lavorato tutti con Cooper già per <strong><em>Blues for the Working Class</em></strong> ha reso le cose più semplici dal punto di vista relazionale (poi con lui questo è proprio l’ultimissimo dei problemi!), ma se mi chiedi se mi sono divertito a registrare questo disco, ecco, divertito è una parola che non userei. Emozionato, commosso, eccitato, depresso, tutto a loop. È stato (giustamente) un cazzo di  lavoro. Me la sono goduta molto di più con <strong><em>Blues for the Working Class</em></strong>. Ma questo lo vedo come un ottimo segno…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Molti i compagni di viaggio che figurano nei credits e fra i grazie: amici, colleghi, luoghi, qualche fantasma.  Un blues di volti e sapori che, te lo confesso, fanno venire voglia di un racconto, di avere fra le mani qualche fotografia …</strong><br />
I nomi e i luoghi che leggi coprono proprio la distanza temporale tra <strong><em>Blues for the Working Class</em></strong> e <strong><em>Wake Up Nation</em></strong>, mi vengono in mente Memphis, i Festival, i viaggi, le splendide persone incontrate e quelle che ci accompagnavano già da prima. Il legame di cui parlavi tra me e la Band si può, in un certo modo, allargare anche a tutti quei nomi che leggi nei credits, che sono al nostro fianco, e spero lo resteranno anche dopo aver ascoltato queste canzoni.<br />
Già che ci sono, voglio ringraziare ancora una volta tutti i musicisti che hanno suonato nel disco, oltre a noi della Band, Andy J. Forest, Paolo Bonfanti, Maurizio “Gnola” Glielmo, Fabrizio Coppola, Riccardo Maccabruni, Alex Cambise per citarne alcuni. L’hanno fatto con grande anima e assoluta disponibilità, ed è stato un onore averli a bordo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Dead and gone</em></strong><strong> apre il disco come servisse uno schiaffo per aprire gli occhi e vedere bene. Raccontaci la collaborazione con Fabrizio Coppola, di come la sua <em>La Stupidità</em> si è prestata a questo cambio d’abito senza uscirne snaturata.</strong><br />
Ho sempre considerato la canzone di Fabrizio un accuratissimo e tragico specchio dei nostri tempi, e musicalmente mi ha sempre fatto pensare a un &#8220;mantra rock-blues&#8221; che si sarebbe potuto ripetere all&#8217;infinito. Rispetto all&#8217;originale nel testo ho forse enfatizzato una certa parte di corresponsabilità nello sfascio, nel senso che, se quello che vediamo è quello che raccontiamo, stiamo permettendo in qualche modo che sia così, e quindi anche le nostre anime sono, per certi versi, morte e sepolte (dead and gone appunto). Ho fatto ascoltare a Fabrizio una preproduzione col testo in inglese, gli è piaciuta l&#8217;idea, e siamo finiti in studio insieme, dove lui ha contribuito alla grande con cori e armonica. Colgo l&#8217;occasione per ringraziarlo ancora, è un amico oltre che uno di quelli che ci mette la faccia sempre, senza sconti, e gli auguro, per tutto, buona fortuna con tutto il cuore.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img class="wp-image-20884 alignleft" title="tenca_inter020113" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/tenca_inter020113.jpg" alt="" width="230" height="346" />Fastidio. Disagio. Consapevolezza. Rabbia. Fatica. Una dose massiccia d’amore. La vita, quella vera, quella delle mani sporche e delle bocche da sfamare, della malinconia e delle cicatrici. Di quale <em>Nazione</em> stiamo parlando? Ci sopravvivrà?  Le sopravvivremo? <em>Wake up(Nation) before is too late…</em></strong><br />
Nel titolo del disco e della canzone stessa, la Nazione viene quasi evocata, esortata a svegliarsi da sola, facendo affidamento sulla propria storia, sui propri valori, proprio perchè la gente non ha più gli strumenti, pratici ed emotivi, per darle e darsi una mano. Dopo aver scritto il testo, mi sono quasi immaginato uscisse dall&#8217;anima di una persona che ha magari lottato perchè la Nazione esistesse (mi viene in mente un partigiano, ad esempio, riferendosi alla nostra, di Nazione), e per la rinascita spera che sia la Nazione come entità, con quei principi e quei valori, a farcela da sola, perché ha perso ogni fiducia nella reazione degli individui che la compongono. Credo che questo scollamento tra valori insiti nel concetto (quello &#8220;sano&#8221; e non estremista) di Nazione, e popolazione (ormai sempre più “insieme di individui tra loro non connessi, se non virtualmente” piuttosto che popolo), sia alla base della pressochè totale assenza di reazione a ciò che accade e all&#8217;isolamento che ne consegue, e continua ad essere terreno fertile per i Pochi Fortunati che si arricchiscono e beneficiano di questo stallo. Quindi, la Nazione ci sopravviverà: quale Nazione sarà, su che valori si fonderà, sinceramente non lo so, ma non ho buone sensazioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tre le cover nel disco: Last Po’ Man di Seasick Steve, It’s all good di Bob Dylan e Society di Jerry Hannan. Perché loro? </strong><br />
Perchè musicalmente e concettualmente coerenti col resto delle canzoni del disco; due di esse danno una possibilità di &#8220;rifiuto&#8221; della societa&#8217;, del &#8220;New World Order&#8221; imposto, che sia la vita da homeless del protagonista di <strong><em>Last Po&#8217;Man</em></strong>, o la fuga dall&#8217;effimero e dal superfluo di <strong><em>Society</em></strong>. Tra l&#8217;altro, <strong><em>Society</em></strong> è entrata nel disco all&#8217;ultimo momento, stavamo già mixando e mi è capitato per caso di risentirla; mi è sembrata una chiusura del cerchio perfetta a livello di contenuti, così l&#8217;abbiamo registrata al volo in presa direttissima, preparandola pochissimo e affidandoci all&#8217;emozione. Poi mi ha pure permesso di ritornare a una formula solo voce/chitarra/armonica a cui sono molto legato. <strong><em>It&#8217;s all Good</em></strong> invece consente di avere uno sguardo dissacratorio e ironico ma sferzante ed amaro (come solo Dylan sa essere contemporaneamente nella stessa canzone) su quanto i millantatori prezzolati di varia e dubbia natura tentino comunque di tenere buona la gente con false rassicurazioni mentre tutto va a rotoli.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se <em>Wake up Nation</em> fosse un romanzo, quale dei pezzi potrebbe esserne il sottotitolo?</strong><br />
Credo <strong><em>The Wounds Stay With You</em></strong>. Perchè alla fine, se hai combattuto, e se pure la Nazione si sarà svegliata, e potrai ricostruire un futuro migliore, avrai pagato un prezzo. E le ferite rimangono. A ricordarti quel prezzo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Grazie Daniele. In bocca al lupo</strong>.<br />
Grazie a te e a LostHighways per il supporto.</p>
<h2 class="sectionhead">The Wounds- Stay With You &#8211; Streaming</h2>
<p><object width="270" height="18" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="data" value="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" /><param name="flashvars" value="&amp;file=http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/04_The-Wounds-Stay-With-You.mp3&amp;width=270&amp;height=18&amp;autostart=true&amp;repeat=true&amp;frontcolor=0x971B7A&amp;backcolor=0xffffff" /><param name="src" value="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="270" height="18" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" data="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" flashvars="&amp;file=http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/04_The-Wounds-Stay-With-You.mp3&amp;width=270&amp;height=18&amp;autostart=true&amp;repeat=true&amp;frontcolor=0x971B7A&amp;backcolor=0xffffff" allowfullscreen="true" /></object></p>
<h2 class="sectionhead">E.P.K.:Wake Up Nation</h2>
<p><iframe width="618" height="348" src="https://www.youtube.com/embed/g9V1u5RRpWk?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.losthighways.it/2013/01/09/intervista-daniele-tenca/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Wake Up Nation – Daniele Tenca</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2013/01/09/wake-up-nation-daniele-tenca/</link>
		<comments>http://www.losthighways.it/2013/01/09/wake-up-nation-daniele-tenca/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 Jan 2013 10:22:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Roberta Molteni]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Album]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.losthighways.it/?p=20876</guid>
		<description><![CDATA[Apro una bottiglia di whiskey d’annata. Ne verso due dita in un bicchiere basso, di cristallo. Il profumo caldo invade lo spazio. Play. “Sono il tuo pastore figliolo, tu la pecora smarrita / Ti riporterò al gregge e libererò la tua anima/ Ma solo se sei eterosessuale”. Ascolto e compio un gesto da pellicola: faccio &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/wake-up-nation-front.jpg"><img class="size-full wp-image-20877 alignright" title="wake up nation front" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/wake-up-nation-front.jpg" alt="" width="200" height="200" /></a>Apro una bottiglia di whiskey d’annata. Ne verso due dita in un bicchiere basso, di cristallo. Il profumo caldo invade lo spazio. Play. <em>“Sono il tuo pastore figliolo, tu la pecora smarrita / Ti riporterò al gregge e libererò la tua anima/ Ma solo se sei eterosessuale”</em>. Ascolto e compio un gesto da pellicola: faccio roteare il liquido color ambra nel bicchiere, fisso un punto preciso nella stanza e sorrido un sorriso amaro. <em>“Togli quelle puttane dalla nostra vista / Contaminano le strade sui marciapiedi là fuori”. </em>Bevo un sorso. Mi brucia la gola. Alla pelle ci pensa <strong><em>Dead and Gone</em></strong>, me la brucia via come fanno gli schiaffi, a tradimento. <em>“Le nostre anime sono morte e sepolte. I nostri cuori sono morti e sepolti”.</em> Poso il bicchiere e ascolto. Ascolto come fossi io l’anima morta, il cuore sepolto. Lo sono. È la mia nazione, la mia vita, il mio amore quello che Daniele Tenca canta con la sua voce densa e solida, autentica di una lucidità rara. Sono io la squillo, il prosivendolo, la sete, l’esilio, la testa caduta, l’emarginato, la poltrona calda occupata ai miei stessi danni. Riconosco il passo e la misura di accordi che si inseguono con lo stile del sangue, blu come i lividi, rosso come un bisogno di verità. <em>“Perché le ferite rimangono / qualsiasi cosa tu faccia / puoi persino raccontarti / che alla fine ce l’hai fatta / ma le ferite rimangono”. </em>Vedo la ferita e le mie mani tremano: di quella ferita sono complice; se non mi alzo, se non faccio o dico qualcosa di vero, adesso, quella ferita l’ho inferta io. <strong><em>Wake up Nation</em></strong> tiene in grembo una durezza e una dolcezza smisurate: la durezza della realtà, del nostro essere animali sociali, sedotti e corrotti dal corso della storia; la dolcezza di uno sguardo trasversale attraverso i sapori dello stare al mondo: la solitudine, l’amore viscerale, la rabbia atavica, il dissenso. Non c’è rassegnazione, se non laddove è il cuore che ama dettare le regole. <strong><em>Silver dress</em></strong> mette le lacrime, inutile girarci intorno. <strong><em>Default Boogie</em></strong> indovina l’umore dello stomaco quando si rompe in due e non può davvero tacere la propria versione dei fatti. Johnny Cash si siede sul tappeto, proprio di fronte a me. Stringe la mano a Bob Dylan, Jerry Hannan, Seasick Steve. Loro il whiskey lo sorseggiano dalla bottiglia. Penso a una definizione di blues che si sposi con lo spasmo rock che gioca con le mie giunture dacché ho bevuto il primo sorso di questi pezzi. Ci penso e non la trovo. Meglio così. Trovatela voi, una definizione. La trovi il tempo la definizione adatta: qualcosa che dica dell’emozione, dell’esperienza, del farlo davvero questo benedetto passo avanti. Daniele Tenca e la sua musica sono il passo avanti, quello della poesia quando si sporca le mani e la musica la scrive lei, nuda e cruda, maledetta e sanguigna, accattivante e tragica; fossero una stagione, sarebbero la quinta stagione, quella che ancora deve venire eppure è già rivoluzione. Ambrato e dal sapore intenso, <strong><em>Wake Up Nation</em></strong> è un lavoro impeccabile, corale e sanguigno. Godetene: il male che potrebbe farvi è cosa sana e giusta.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span> Route 61 Music &#8211; 2013</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"> Daniele Tenca (vocals, acoustic and electric guitar, parlour guitar, three strings guitar, diddley bo, lap steel, harmonica, stompbox, backing vocals), Leo Ghiringhelli (acoustic and electric guitars), Pablo Leoni (drums, percussions, frattoir), Luca Tonani (bass), Heggy Vezzano (acoustic and electric guitar, parlour guitar); con la partecipazione di: Alex Aliprandi (banjo tracks 4 e 10), Paolo Bonfanti (electric guitar track 8), Deborah Bosio, Alex Cambise e Lisa “Liz” Petty (backing vocals track 5), Alessandra Cantarella e Daniela Fedeli (backing vocals track 2), Fabrizio Coppola ( backing vocals e harmonica track 1), Antonio Cooper Cupertino (backing vocals track 7, percussions track 1 e 7, farfisa horgan tracks 4 e 8), Andy J. Forest (harmonica track 3), Maurizio Glielmo “Gnola” (electric guitar track 7), Silvia Leprai (backing vocals track 4), Riccardo Maccabruni (fender Rhodes track 5, accordion track 10), Alice Scalambrino (alternate lead vocals track 2) . Canzoni di Daniele Tenca, tranne Last Po’ Man (Seasick Steve, 2006), It’s all good (Bob Dylan, 2009), Society (Jerry Hannan, 2007). Prodotto da Antonio Cooper Cupertino e Daniele Tenca. Produzione esecutiva: Daniele Tenca e Ermanno Labianca | Route 61 Music.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>Dead And Gone</li>
<li>Big Daddy</li>
<li>What ain’t got</li>
<li>The Wounds Stay With You</li>
<li>Silver Dress</li>
<li>Default Boogie</li>
<li>Last Po’ Man</li>
<li>What Did You Do?</li>
<li>Wake Up Nation</li>
<li>It’s All Good</li>
<li>Society</li>
</ol>
<p><span style="color: #971b7a;">Links:</span><a href="http://www.danieletenca.com/danieletenca.com/home.html">Sito</a>, <a href="https://www.facebook.com/pages/Daniele-Tenca/43100714777?ref=ts&amp;fref=ts">Facebook</a></p>
<h2 class="sectionhead">The Wounds- Stay With You &#8211; Streaming</h2>
<p><object width="270" height="18" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="data" value="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" /><param name="flashvars" value="&amp;file=http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/04_The-Wounds-Stay-With-You.mp3&amp;width=270&amp;height=18&amp;autostart=true&amp;repeat=true&amp;frontcolor=0x971B7A&amp;backcolor=0xffffff" /><param name="src" value="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="270" height="18" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" data="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" flashvars="&amp;file=http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/04_The-Wounds-Stay-With-You.mp3&amp;width=270&amp;height=18&amp;autostart=true&amp;repeat=true&amp;frontcolor=0x971B7A&amp;backcolor=0xffffff" allowfullscreen="true" /></object></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.losthighways.it/2013/01/09/wake-up-nation-daniele-tenca/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Vi presentiamo Addio cane!: intervista a Piefrancesco  Adduce (Guignol)</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2012/04/24/intervista-guignol/</link>
		<comments>http://www.losthighways.it/2012/04/24/intervista-guignol/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 07:48:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Roberta Molteni]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.losthighways.it/?p=18388</guid>
		<description><![CDATA[Addio cane! (Automatic/CasaMedusa/AtelierSonique/CNI) è il quarto album firmato Guignol. Vede la luce dopo due anni dall’uscita di Una risata ci seppellirà, due anni di intensa attività live, di confronti artistici, umani ed intellettuali e di profondi cambiamenti che hanno coinvolto la band. L’uscita ufficiale è prevista per il prossimo cinque maggio. Losthighways ha il piacere &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><em><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/GUignol_inter010412.jpg" alt="" width="300" height="201" />Addio cane!</em></strong> (Automatic/CasaMedusa/AtelierSonique/CNI) è il quarto album firmato Guignol. Vede la luce dopo due anni dall’uscita di <strong><em>Una risata ci seppellirà</em></strong>, due anni di intensa attività live, di confronti artistici, umani ed intellettuali e di profondi cambiamenti che hanno coinvolto la band. L’uscita ufficiale è prevista per il prossimo cinque maggio. Losthighways ha il piacere di ospitare l’anteprima di tre inediti (<strong><em>In omaggio il tuo Dio</em></strong> è anche in free download) e di presentarvi queste nuove undici canzoni con un’intervista cui Pierfrancesco Adduce, volto storico del gruppo, autore dalla penna pungente, dall’animo musicale rivoluzionario e gentile, si è prestato con autenticità, lasciando che fra le frasi si fermassero i colori vivi di mesi di vita e lavoro. È bello poter entrare nelle stanze di un disco dalla porta principale, calpestarne le mattonelle senza che i tuoi ospiti indossino maschere, senza nessun azzeccagarbugli ad imbustare sentenze. Buon viaggio, e ricordatelo: non occorre mettersi in fila e nemmeno lasciare a casa le proprie fobie. Quello che conta è entrare e lasciarsi offrire un amaro come si deve. (Foto di Lucia Meazza  &#8211; <a href="http://www.stereodinamica.it/" target="_blank">www.stereodinamica.it</a>)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il quarto album vede la luce dopo due anni esatti dall’uscita di <em>Una risata ci seppellirà</em> e si porta addosso lo stesso identico odore: l’odore intenso dell’autenticità, della coerenza e della lotta. Credo che Guignol, oggi, non sia semplicemente un nome proprio di gruppo, ma un progetto, una direzione. Mi sbaglio?</strong><br />
Lo è nel momento in cui accompagna come un cagnaccio (per l&#8217;appunto!) fedele le nostro esistenze. La mia di sicuro, in bene e in male, più o meno consapevolmente, nel senso che si porta con se le &#8220;scorie&#8221;, le emozioni, le idiosincrasie, il meglio e il peggio delle mie/nostre giornate. La lotta, se ho inteso quello a cui ti riferisci, ha a che vedere con l&#8217;oggettivo, quello che ci circonda, quello in cui affoghiamo sempre peggio, quello che vorremmo, spereremmo cambiasse, pur sapendo che sarà sempre condotta ad armi impari e che possiamo, riusciamo a incidere poco o nulla in tal senso&#8230; ma poi c&#8217;è, soprattutto, quella con se stessi, e li se ne esce spesso piuttosto malconci, più che contro tutto il resto. Questo nuovo disco è li a raccontare soprattutto questo tipo di conflitto.<br />
E&#8217; una direzione che vorremmo poter dire, anche citando qualcuno, ostinata e contraria, lo è per il semplice fatto di essere ancora qui a proporre il nostro lavoro quando ogni segnale intorno a noi, sociale e non, a livello di gruppo e a livello personale, sconsiglierebbe di farlo ed è una direzione in cui  la rotta è soggetta a forti turbolenze, è traballante, un po&#8217; ubriaca, un po&#8217; incosciente, solitaria al solito, ma l&#8217;unica possibile, l&#8217;unica che sappiamo e che ci corrisponde.<br />
L&#8217;esigenza di questo disco è dettata forse dal fatto di dover chiudere e saldare dei conti che spesso o sempre non tornano, per poi riaprirli subito dopo come e più di prima!<br />
È il ribadire ostinato di chi non vuole cedere o rassegnarsi ma è anche un appuntamento con se stessi, a nudo e senza sconti, li dove parte il tutto, la lotta e il conflitto che non si risolvono, come la vita del resto, che non ha soluzioni, ma solo possibili vie, il più delle volte inspiegabili.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Pensando al disco, quindi…</strong><br />
<strong><em>Addio Cane!</em></strong> è per quanto mi riguarda il più urgente e completo tra i nostri lavori, è il naturale proseguimento del precedente <strong><em>Una risata ci seppellirà</em></strong>, ma è anche tutto ciò che credo mancasse a quel lavoro.<br />
E&#8217; stato scritto durante il tour precedente, si è scritto da sè praticamente&#8230; è quindi il più spontaneo e immediato tra i nostri dischi e rappresenta la fine di un ciclo artistico e di vita, uno sguardo caustico, divertito e atterrito al contempo rivolto in un primo momento fuori e poi dentro di sé subito dopo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La nazione/città/circo di Farfalla, dei 12 marmocchi, dei polli in batteria si è popolata di nuove creature/allucinazioni che, rubando la voce alla sete, quella delle anime, ci raccontano il desiderio, la violenza, la bellezza, la fede, il cemento. Presentiamoli a chi ci legge, cane compreso.</strong><br />
Sono figure e  vicende vissute anche in prima persona, ricordate o rese deformi da un sguardo un po&#8217; visionario, un po&#8217; &#8211; mi piace pensare- alterato dalle polveri sottili che ci coprono dentro e fuori.<br />
C&#8217;è una nota comune di vitalità disperata, che si manifesta in modo eccessivo e anche violento, di una violenza sempre latente, sottotraccia, quasi fosse un dato ambientale imprescindibile che pervade il tutto.<br />
In <strong><em>Addio cane!</em></strong> la bestia sta lì ferma e ti fissa, immobile, come un monito, un&#8217;epifania, fino a che non parla rivolgendosi all&#8217;uomo.<br />
E&#8217; la figura di un sogno che ho fatto tempo fa, probabilmente per via dei tanti randagi incontrati nei pomeriggi accecanti estivi nel Sud Italia, al riparo all&#8217;ombra di qualche muro di tufo.<br />
Parodie di popolo conformista in <strong><em>Quello che vi dirò</em></strong> devoto come un gregge alle mode e alle tendenze (con riferimenti anche all’ambiente musicale italiano) dietro figure di artisti-marionette.<br />
Ci sono intime confessioni di debolezza in <strong><em>In omaggio il tuo Dio</em></strong>, fragilità ma anche consapevolezza intorno ai propri vizi, irrinunciabili, croce e delizia di un’esistenza infantile, bambina, come unica possibile, perché unico, vero, autentico abbandonarsi. C&#8217;è la ricerca di un Dio di facile consumo, come ultimo comodo rifugio dopo troppe promesse e illusioni andate deluse.<br />
Ne <strong><em>La Scimmia</em></strong> si racconta il vano ritorno al passato, alla ricerca di sé, il perdersi per ritrovarsi, sperduti in un doppio ego e in perenne conflitto con l’altro sé, in agguato, sempre pronto a tornare  e a prendere il sopravvento, come un demone, come una scimmia dispettosa e beffarda.<br />
In <strong><em>Padri e Madri</em></strong> un piccolo quadro di famiglia piccolo borghese, tra rancori, conti da saldare, vite intere da rinfacciarsi, vanità e vanaglorie da esibire, bugie da perpetuare.<br />
<strong><em>Girotondo</em></strong><strong>,</strong> è una canzone sulla perdita dell’innocenza, l’entusiasmo e la vitalità giovanili e sui tanti muri di gomma del potere, il saggiarne, alla fine, l’essenza violenta, corrotta e autoritaria. L’Italia di oggi, l’Europa della grande crisi e il nord Africa delle primavere arabe ecc…<br />
In<strong> <em>Un giorno fra i tanti</em> </strong>il senso di soffocamento  nell’alienante afasia  di un ufficio lavorativo.<br />
In <strong><em>Blues del buco</em></strong> le irresistibili dipendenze psicologiche o fisiche intonate su vascelli metropolitani in rotta verso <strong><em>In nessun luogo</em></strong>, tra delirio da intossicamento e fantascientifici, futuribili, desolate città future.<br />
Il torto di ostinarsi a vivere, pur provenendo dal lato “sbagliato” del mondo ne <strong><em>Il torto</em></strong> che è anche il singolo del disco.<br />
E infine <strong><em>Cani e figli tuoi</em></strong> sull&#8217;Italia post Tangentopoli, quella post Berlusconi, quella dei 150 anni dall’Unità, in fondo incapace di una vera e propria rivoluzione, sempre e comunque vittima di se stessa, della propria storia, del proprio carattere antropologico, vario, diverso nelle epoche e nei suoi particolarismi ma in fondo sempre troppo simile e riconoscibile.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Parliamo di musica: cosa ha determinato l’impronta sonora di <em>Addio cane!</em>?</strong><br />
L&#8217;impronta sonora è stata determinata dal fatto di avere le canzoni già ben abbozzate di base, ma in forma molto essenziale, testi su chitarra, basso, batteria, con il gruppo che nel frattempo ha cambiato fisionomia: la fuoriuscita di due elementi ha innescato una generale revisione del tutto, con l&#8217;inserimento sui brani di due musicisti, vecchie conoscenza nostre, già collaboratori e saltuariamente sul palco con noi, ma mai così<br />
dentro alle nostre cose, soprattutto per quanto riguarda i suoni, come Francesco Campanozzi, già con i vari Le Gros Ballon, Fabrizio Coppola, Alessandro Fiori, e  Paolo Perego degli Amor Fou.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Qual è il cuore pulsante del disco? Con quale dei nuovi pezzi presentereste idealmente ad un pubblico che non vi conosce il vostro nuovo lavoro?</strong><br />
Non c&#8217;è un vero cuore pulsante, tutti gli episodi vivono di vita propria e ci piacciono per ragioni diverse.<br />
Lo presenteremmo idealmente e anche di fatto con brani come <strong><em>Il Torto</em> </strong>che sarà anche il singolo in promozione, <strong><em>In omaggio il tuo Dio</em> </strong>di sicuro, <strong><em>La scimmia</em></strong> per dirne un altro, o <strong><em>Padri e madri</em></strong>.<br />
Sono tutti brani che riteniamo molto ben suonati e ben riusciti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img style="margin: 2px 6px; float: left;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/guignol_inter040412.jpg" alt="" width="230" height="269" />Come hanno interagito i componenti della band nella messa al mondo delle canzoni? Quale ruolo hanno avuto i collaboratori di sala, i produttori?</strong><br />
Le canzoni dei Guignol nascono in genere da miei spunti per chitarra e voce portati poi al gruppo in sala prove. Le abbiamo provate qui e li nei ritagli di tempo, in trio, a Milano. Registravamo dei provini grezzi con lo Zoom e mandavamo dei file a Giulio, il nostro bassista che vive in Centro Italia. Quindi dopo poche prove insieme abbiamo capito che avevamo seriamente qualcosa che aveva forma e sostanza. Nel frattempo il gruppo si è un po&#8217; sfaldato sul finire del tour di <strong><em>Una risata ci seppellirà</em></strong>, che è stato lungo e faticoso, per tante ragioni personali, economiche, lavorative, ecc. Abbiamo raccolto le  forze residue, i nostri brani e devo dire anche, la mia ferma ferrea convinzione di avere un buon disco in embrione tra le mani.<br />
Quindi  Francesco Campanozzi e Paolo Perego hanno avuto un ruolo fondamentale, entrando di fatto quasi come 5° e 6° elemento del gruppo e dando un grosso apporto in termini di idee e soluzioni sonore che, per come stavamo messi, quasi al lumicino, difficilmente avremmo raggiunto. Francesco è un polistrumentista che già ci ha accompagnato live più volte, al basso o alla chitarra, abile tecnicamente e molto versatile (non per nulla collabora a vari progetti, dai NOA che furono a Fabrizio Coppola, ai Le Gros Ballon, Piano Machine, Alessandro Fiori e quindi Guignol): la sua presenza ha inciso molto sui suoni delle chitarre, delle tastiere, sui colori in generale e in fase di mix. Paolo (attualmente bassista degli Amor Fou, ex NOA, Raffaella Destefano, Fabrizio Coppola e altri) ha preso parte in modo altrettanto vario e decisivo più che altro in fase di mixaggio, ed è anche lui indifferentemente, bassista, chitarrista, batterista, ecc. Attualmente accompagna i Guignol dal vivo proprio alla batteria.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il disco verrà presentato ufficialmente con un live il prossimo 5 maggio a Milano. Avremo l’occasione di un paio di anteprime (a Pontremoli il prossimo 27 aprile e a Roma il 28). Seguiranno svariate date in tutta Italia. Cosa aggiunge ad un disco l’occasione del live? Cosa vorreste/vi piacerebbe aggiungesse a questo disco in particolare?</strong><br />
L&#8217;occasione del live è l&#8217;occasione vera ed effettiva che giustifica il fatto di suonare, non c&#8217;è confezione disco che tenga. La musica è una cosa viva e deve essere suonata in diretta ai vivi. La finalità del disco è quella che porta i musicisti davanti a un pubblico ed è il vero banco di prova di tutto. Ci piacerebbe aggiungesse l&#8217;opportunità di raggiungere un pubblico più numeroso ma anche più critico e attento, meno passivo magari. Quello di emozionarlo e colpirlo allo stomaco, oltre che alla testa, possibilmente, è compito nostro e finchè dura siamo lieti di continuare a tentare questo mestiere.</p>
<p><span style="color: #971b7a;">Link: <a onclick="javascript: pageTracker._trackPageview('/downloads/ In_Omaggio_Il_Tuo_Dio);" href="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/In_Omaggio_Il_Tuo_Dio.zip"> In Omaggio Il Tuo Dio &#8211; Free Download</a></span></p>
<h2 class="sectionhead"> Addio Cane &#8211; Preview</h2>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="320" height="90" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="data" value="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" /><param name="flashvars" value="&amp;file=http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/guignol_2012_list.xml&amp;height=90&amp;width=320&amp;displaywidth=0&amp;autostart=true&amp;repeat=true&amp;frontcolor=0x971B7A&amp;backcolor=0xffffff" /><param name="src" value="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="320" height="90" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" flashvars="&amp;file=http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/guignol_2012_list.xml&amp;height=90&amp;width=320&amp;displaywidth=0&amp;autostart=true&amp;repeat=true&amp;frontcolor=0x971B7A&amp;backcolor=0xffffff" data="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf"></embed></object></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.losthighways.it/2012/04/24/intervista-guignol/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>È necessario – Diego Mancino</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2012/04/18/e-necessario-diego-mancino/</link>
		<comments>http://www.losthighways.it/2012/04/18/e-necessario-diego-mancino/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 09:50:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Roberta Molteni]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Album]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.losthighways.it/?p=18322</guid>
		<description><![CDATA[La controversa questione delle aspettative: puoi cercare in ogni modo di impedire che ti influenzino, che parlino per te e prima di te, ma non ce la fai. Ti poni nei confronti del nuovo, se c’è un vecchio, con i sensi tesi a qualcosa che, volente o nolente, credi già di possedere. Delle volte il &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Diego-Mancino-E-Necessario-200x200.jpg" alt="" width="200" height="200" />La controversa questione delle aspettative: puoi cercare in ogni modo di impedire che ti influenzino, che parlino per te e prima di te, ma non ce la fai. Ti poni nei confronti del nuovo, se c’è un vecchio, con i sensi tesi a qualcosa che, volente o nolente, credi già di possedere. Delle volte il nuovo appaga questa tua sete di comodo. Talvolta, invece, il nuovo ti lascia di sasso, lì, inebetito, con i soliti strumenti percettivi che ti cadono dalle mani e la sensazione di dover ripartire da capo. Con <strong><em>È necessario</em></strong> succede esattamente questo. Diego Mancino cambia direzione: si dedica a queste nuove undici canzoni con la finezza cantautorale che lo distingue prestandosi però ad una sintesi estrema, al parto del senso giocato su dinamiche fonetiche e melodiche che trovano nel movimento, nel ritmo, nello sguardo puntato dritto verso il futuro il proprio baricentro. Elettronica, hip hop, R&#8217;n&#8217;B, pop: la voce perfetta, oserei rara, di Diego Mancino singhiozza la propria spogliata unicità lungo i binari minimalisti dei piatti, della chimica ritmica, delle ipnosi. Prodotto da Dj Myke (Jovanotti, Calibro 35, The Bloody Beetroots, Cor Veleno) e da Marco Zangirolami (Fabri Fibra, Nesil, Dargen D’Amico, Caneda, Ensi, Raige), il disco osa un cantautorato cui occorre prestarsi senza preconcetti, posando l’arma carica dell’abitudine, rinunciando alla compostezza delle poltroncine. Scritto per e dedicato a  <em>chi non vuole abituarsi alla fine</em>, <strong><em>È necessario</em></strong> è una sintesi pungente di suggestioni che riguardano la lotta: la lotta che è lo stare al mondo in questo mondo, gabbia di sottrazione e fughe; la lotta che è il crederci, farlo comunque, credere nel futuro, nella bellezza, nel lecito, nel potere dei corpi, dell’amore, delle direzioni diverse. Diego Mancino firma un disco che sceglie di privilegiare la carica emotiva liberandola, dandole un corpo disabituato a schemi e fantasmi, un corpo tutto tendini, siero e articolazioni, un corpo vivo, che reinventa a proprio modo certe favole di burattini e burattinai. Si ha la sensazione che la verità di queste canzoni arriverà meglio nella dimensione live e non è una brutta sensazione: spesso lasciare aperta la porta delle stanze fa entrare l’aria necessaria a disinnescare la miccia della noia.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span> YUMA &#8211; 2012</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Testi di Diego Mancino. Co-Prodotto da Dj Myke e Marco Zangirolami <span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>Colpa della musica</li>
<li>È necessario</li>
<li> Come dei ragazzi</li>
<li> Nei baci no</li>
<li> Qui è così</li>
<li> Ogni ora è adesso</li>
<li> Sexy</li>
<li> Solo un momento</li>
<li> Per il futuro</li>
<li>L’estate di domani</li>
<li>Milioni di minuti</li>
</ol>
<p><span style="color: #971b7a;">Links:</span><a href=" http://www.diegomancino.com">Sito</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.losthighways.it/2012/04/18/e-necessario-diego-mancino/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
