C’è qualcosa di quasi miracoloso negli Shinedown. In un’epoca in cui il rock sembra aver smarrito la propria grammatica, loro continuano a suonare come gli ultimi superstiti di un linguaggio antico, figli di un decennio — i Novanta — in cui le chitarre erano confessioni e i ritornelli un modo per restare vivi. Eppure EI8HT non è un esercizio di memoria. È un disco che usa le radici come trampolino, non come ancora. Fin dalle prime note di Safe and Sound si avverte quella fame primordiale che apparteneva alle band cresciute tra post‑grunge, alternative e hard rock da stadio. Ma qui c’è qualcosa di diverso: una lucidità nuova, una freschezza che non imita il passato, lo trasforma. Gli Shinedown non suonano come una band che sopravvive. Suonano come una band che resiste per evolversi. Le chitarre sono ancora lì, ruvide e scolpite, come se venissero da un’epoca in cui il rock era una necessità. Ma la produzione, i colori, le aperture melodiche raccontano un’altra storia: una band che ha imparato a usare la propria storia come carburante, non come museo. In questo equilibrio fragile e potente si inserisce Three Six Five, il brano più emotivamente esposto del disco. Non è solo una ballad rock: è un pugno allo stomaco, un canto sul tempo che scivola via e sulle assenze che lasciano voragini. Eric Bass ci ha messo dentro tutto: il padre, la cognata sconfitta dal cancro, la zia, un mentore — quattro perdite in due anni. La canzone è un desiderio impossibile: tornare indietro, fermare l’orologio, stringere ancora chi non c’è più. Ma è anche un invito a vivere, a non rimandare, a restare vicini a chi conta davvero. È un tema profondamente novantiano — identità, fragilità, memoria — filtrato attraverso una scrittura moderna, luminosa, che vibra tra hard rock e ballad emotiva. E poi c’è Searchlight, il cuore vulnerabile del disco: una ballad che cerca un punto fermo nel buio, una voce che chiama da lontano e spera in una risposta. È un brano che parla di orientamento emotivo, di quella luce che ognuno di noi tenta di seguire quando tutto sembra sfocato. La voce di Brent Smith qui non è solo potente: è umana, incrinata, quasi sospesa. È la prova che gli Shinedown non hanno paura di mostrare la loro parte più fragile, quella che negli anni Novanta avrebbe riempito le radio e oggi riempie le arene. EI8HT è un disco che porta addosso le cicatrici degli anni Novanta — l’ombra dei Soundgarden, la malinconia degli Alice in Chains, la potenza melodica dei Def Leppard — ma le trasforma in qualcosa di nuovo, fresco, contemporaneo. Il resto del disco alterna impatto e delicatezza: Bear With Me e Burning Down the Disco conservano la furia controllata dei primi anni Duemila, mentre Dizzy e The Pilot chiudono il cerchio con una dolcezza che sa di resa, ma non di sconfitta. EI8HT non è un disco comodo. È un disco che rifiuta la comfort zone, che preferisce rischiare piuttosto che replicare. Gli Shinedown non celebrano i loro record, non si adagiano sulla loro storia. La usano come un ponte verso qualcosa che ancora non esiste. E così questo ottavo capitolo diventa un atto di fede nel futuro del rock, un futuro che non rinnega le sue radici ma le reinventa, le piega, le plasma. Gli Shinedown sono rimasti in piedi quando molti si sono fermati. E oggi, con EI8HT, dimostrano che essere superstiti non significa essere sopravvissuti. Significa essere ancora capaci di sorprendere.
Credits
Label: Atlantic Records – 2026
Line-up: Brent Smith (voce) – Zach Myers (chitarre) – Eric Bass (basso, tastiere, produzione) – Barry Kerch (batteria).
Tracklist:
1. Safe and Sound
2. Bear With Me
3. Three Six Five
4. Burning Down the Disco
5. Dizzy
6. So Glad That You Asked
7. Searchlight
8. Outlaw
9. Wide Open
10. Dance, Kid, Dance
11. Deep End
12. At the Bottom
13. Killing Fields
14. Back to the Living
15. The Pilot
Link: Sito ufficiale.
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