L’improbabile piena dell’Oreto più che un disco è una poesia gentile, nella migliore tradizione del cantautorato italiano, dove la musicalità dei testi si accompagna a sonorità melodiche e leggere, nell’accezione calviniana di una certa “leggerezza della pensosità”. Con questo quinto album solista, ricco di omaggi letterari, Antonio Di Martino esplora con grazia il tempo e i sentimenti, regalandoci un disco fatto di armonie morbide e riflessive, mai invadenti, ricco di suggestioni, sia nella ricerca musicale che nei testi. Un disco da assaporare ad occhi chiusi, nell’intimità di un viaggio solitario. Un piccolo gioiello che Dimartino ci regala, con questo nuovo album uscito l’8 maggio 2026.
Il cantautore palermitano descrive e racconta, lasciando all’ascoltatore il tempo di entrare nel flusso delle emozioni, senza giudizi, senza conclusioni: le dieci canzoni sembrano quasi pagine di diario ritrovate, dove la musica evoca immagini di ordinaria quotidianità, dense di tutti quei sentimenti che ci accompagnano nel fluire della vita che, in questo disco, sembra proprio scorrere davanti ai nostri occhi come le acque del fiume: la sabbia che si sgretola sotto i piedi, un cane che se ne va, libri prestati, stivali troppo stretti. Ogni brano porta con sé istantanee vivide in cui ciascuno di noi può ritrovare appunti dei propri ricordi. I brani sembrano piccoli racconti poetici, legati tra loro anche nell’aspetto musicale, in un’alternanza di chiusure e aperture che rendono meravigliosamente potente la metafora centrale del fiume che scorre, dove il fluire della vita non è solo raccontato ma è tangibile, nella musica, negli accordi, nelle pause, nei ritmi.
L’oro del fiume apre in maniera delicatamente struggente, accompagnata da un bell’arpeggio di chitarra che raccoglie, come pietre d’oro, parole come insicurezza, paura, silenzio, quelle emozioni talvolta più difficili e intime, chiuse nel silenzio che si prende tutto. Forse è proprio questo il brano più simbolico, esplora la corrente della vita nel costante altalenarsi di desideri, pensieri e illusioni. Quei dubbi appena accennati diventano manifesti in Contemplare il cielo attraverso le dita che arriva con un’atmosfera inquieta, un incedere lento e cadenzato, per poi aprire in modo corale e lasciare il posto ad una riflessione sulla società, dove lo stupore dell’infanzia ci riporta a quella dimensione di magia e mistero che ci avvolge dolcemente mentre contempliamo l’esistenza intorno a noi, attraverso piccoli gesti. Meravigliosa incoscienza è il brano che più sembra essere influenzato da quel cantautorato italiano che riporta a Battisti, mentre l’inizio arpeggiato di Mare dolce ci riaccompagna nelle pieghe dello stile così caratteristico di Dimartino, dove la voce insegue lo scorrere dei pensieri senza mai essere banale.
Il disco prosegue con Agua, ¿dónde vas? che traduce in musica la poesia di Federico Garcia Lorca, con un ritmo sempre delicatamente sostenuto ma fluido, poi con Gusci vuoti dove una leggera amarezza, rievocata in immagini quasi drammatiche, ci ricorda la nostra ricerca della forma dell’amore e del dolore. Il senso, forse, nel nostro vivere e fluire. Il cambio di registro sul finale della canzone sembra quasi volerci dare un attimo di respiro per poi introdurre le atmosfere di Petricore, quasi un invito a fermarci e riempirci di quel profumo di pioggia che cade sul terreno, pioggia che ingrossa i fiumi come i ricordi che riempiono i nostri pensieri. Fluire degli argini è la canzone più cinematografica, ricca di immagini dettagliate che ben esplorano la densità dei sentimenti, sempre con la grazia distintiva di Dimartino che ritorna con decisione al tema del fiume, e ci sorprende chiudendo con una musica vitale che in Conrad diventa solenne e quasi celebrativa. Chiude il disco Storia della mia rabbia dove l’autore esplora la forma del sentimento talvolta più ingestibile, eppure svanito in un orizzonte di consapevolezza che, talvolta, può anche renderci migliori, e un po’ meno soli.
Il viaggio lungo gli argini di questo disco così intimo ed emozionante ha tutto il sapore di una passeggiata estiva, dove la vita si racconta nella sua totalità, fatta di momenti di dolcezza, di dubbi e consapevolezze, che Dimartino ha reso poesia.
Sony Music – 2026
Tracklist
- 1. L’oro del fiume
- 2. Contemplare il cielo attraverso le dita
- 3. Meravigliosa incoscienza
- 4. Maredolce
- 5. Agua, ¿dónde vas?
- 6. Gusci vuoti
- 7. Petricore
- 8. Fluire degli argini
- 9. Conrad
- 10. Storia della mia rabbia
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