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Dalla provincia con distorsione: intervista ai Mass Demonstration

MassDemonstration

Per il nostro approfondimento sulla rassegna Carne Fresca, Suoni dal Futuro, abbiamo incontrato i Mass Demonstration, band novarese nata nel 2021 in piena pandemia. Con un sound che mescola garage rock e post-punk, i cinque musicisti portano in scena un’energia viscerale fatta di chitarre distorte, testi diretti e una forte identità territoriale. Il loro brano Reazione Areacronica è stato selezionato per la compilation ufficiale di Carne Fresca, confermando la forza del loro approccio musicale: distorsioni, riverberi e testi in italiano che non cercano scorciatoie. Dopo l’EP d’esordio e una serie di live ad alta intensità, la band continua a costruire un percorso coerente e personale, lontano dai compromessi del mainstream. Ci raccontano cosa significa per loro suonare rock oggi, sperimentare senza paura e sentirsi parte di una scena che nasce dal basso.

Quando, come e perché è nato il vostro progetto musicale?
Siamo i Mass Demonstration, una band nata a Novara nel 2021, in piena pandemia. Quel periodo, così assurdo, ci ha fatto sentire il bisogno urgente di esprimerci in modo diretto, senza filtri, senza compromessi. Da lì è nato tutto perché non volevamo suonare per imitare qualcuno, ma semplicemente per essere noi stessi.
Il nostro suono unisce le atmosfere cupe e tese del post-punk con l’energia grezza del garage rock. Chitarre taglienti, distorsioni, riverberi ed energia pura durante i live. Siamo figli della provincia e si sente, anche nei testi, che sono decisi, prorompenti e sinceri, come il nostro modo di stare al mondo. Da poco è uscito il nostro nuovo pezzo Velluto che è un esempio perfetto di questa nostra attitudine.

Cosa significa “suonare” rock per dei giovani come voi?
Per noi suonare rock è semplicemente una forma di espressione senza compromessi. Non lo viviamo come una ribellione né come un atto di resistenza contro qualcosa, tantomeno contro la musica mainstream.
È solo il modo in cui esistiamo, il nostro linguaggio naturale. Se agli occhi di chi ci ascolta o ci guarda tutto questo assume le sembianze di una rivolta, benvenga. Ma non è il nostro punto di partenza. Noi suoniamo quello che siamo, tutto il resto è secondario.

Quali sono i vostri principali riferimenti musicali?
All’inizio le nostre influenze erano quasi tutte esterofile: ascoltavamo band come Arctic Monkeys, Oasis, Green Day, Fontaines D.C. e ci ispiravamo molto a quel tipo di sound e attitudine.
Con il tempo, però, siamo cambiati e abbiamo iniziato ad aprirci ad altri mondi, anche linguistici. Abbiamo scoperto e riscoperto il rock italiano degli anni ’90, con band come CCCP, CSI, Afterhours, Marlene Kuntz e altri che ci hanno mostrato quanto potesse essere potente scrivere e suonare in italiano, senza perdere forza.
Oggi siamo il risultato di questa doppia anima: da un lato il sangue anglosassone che ci ha formato a livello di arrangiamento e spigolosità delle chitarre , dall’altro la profondità e la sincerità dei testi in italano.

Cosa significa per voi sperimentare e mescolare le carte?
Per noi sperimentare è quasi naturale, non è una posa né uno sforzo: è qualcosa che ci portiamo dentro, è nel nostro modo di scrivere. Non ci piace usare la strada scontata e ogni brano diventa l’occasione per tirare fuori il coniglio dal cappello. Ogni passaggio, ogni arrangiamento, viene messo in discussione: vogliamo che niente suoni prevedibile. Il nostro batterista, per esempio, cerca sempre di infilare un tempo dispari in ogni pezzo, e puntualmente si finisce ai ferri corti in sala. Ma è anche da queste tensioni che nasce il nostro suono.
Velluto è forse il miglior esempio di questa attitudine: scrittura mai piatta, mai comoda. Ascoltare per credere.

Cosa significa per voi essere stati selezionati nell’ambito della rassegna “Carne Fresca, Suoni dal Futuro”?
Essere selezionati per Carne Fresca è stato per noi un momento importante, perché per la prima volta ci siamo trovati all’interno di un contesto fertile, dove le band emergenti vengono davvero ascoltate e valorizzate. È un ambiente in cui ci si sente al sicuro, parte di qualcosa, e questa dimensione condivisa ci accomuna a tutte le altre realtà coinvolte.
Siamo ben consapevoli della fortuna che abbiamo avuto a essere scelti e proprio per questo vogliamo sfruttare al massimo questa opportunità.

Gli animi di Carne Fresca tipo Succi, Segale ed Agnelli vi hanno dato qualche consiglio?
Sì, i consigli sono arrivati. Quello che ci ha colpito di più è stato un consiglio di Manuel Agnelli, la sera che l’abbiamo conosciuto al CIQ: ci ha spinti a scrivere in italiano e ci ha ricordato quanto sia fondamentale, per chi vuole mettersi in gioco nella musica, imparare ad avere pazienza.
Anche Giovanni Succi ci ha detto qualcosa di fondamentale, che in fondo già sentivamo nostro: visto che sul palco continuavamo a ripetere che veniamo da Novara, ci ha detto che dovremmo esserne fieri. Che la provincia è una radice, non un limite.
Sono piccole frasi, ma quando arrivano da persone così, in momenti così, fanno davvero la differenza.

Cosa rappresenta per voi Germi LdC di Milano?
Germi lo conoscevamo già, ed è strano come in così poco tempo sia diventato per noi un punto di riferimento, quasi un rifugio. È uno di quei posti rari in cui senti che succedono cose vere, dove le idee si muovono, dove le opportunità nascono in modo naturale. È anche il luogo dove si è svolta la prima rassegna di Carne Fresca, quindi per noi e per molti ha un valore quasi “storico’’. Più che un locale, Germi è una fucina. E sapere che ne facciamo parte, anche solo in minima parte, è qualcosa che ci portiamo dietro con orgoglio.

Come è stato aprire un gruppo storico come gli Afterhours? Il fatto di ritrovarvi con altre band in un cartellone così prestigioso vi fa sentire effettivamente parte di una scena? La vostra generazione concepisce questo concetto oppure vi sentite delle monadi?
È stata un’esperienza fantastica, quasi inverosimile. Come realizzare un sogno: uno di quelli che speri un giorno possa accadere, ma non sai davvero quando e quando succede, ti sembra assurdo.
Come dicevamo prima, tutta questa rassegna ci ha fatto sentire parte di qualcosa di più grande. Come una famiglia, con tantissimi fratelli. La nostra generazione forse non ha una scena definita come quelle del passato, ma esperienze come questa dimostrano che il senso di appartenenza è ancora possibile. Basta metterlo nelle mani giuste.

Se un giorno qualcuno del mondo mainstream vi chiedesse di modificare radicalmente il vostro sound per raggiungere il successo mediatico, accettereste compromessi?
Ad oggi diremmo assolutamente no. Non perché vogliamo fare i puristi o i martiri, ma semplicemente perché non saremmo in grado di vendere la nostra integrità musicale e non.
Poi, è anche vero che è facile parlare finché non ti trovi davvero in quella situazione. Ma proprio per questo cerchiamo di costruire qualcosa che possa camminare da solo, senza dover cedere il volante a qualcun altro.

Come vi rapportate all’attuale sistema di promozione fatto di doping su ogni canale social? Lo condividete in qualche modo oppure credete ci sia un modo per arginarlo?
Il nostro rapporto con i social, a dire il vero, è piuttosto sano. Cerchiamo di non esserne dipendenti, ma nemmeno di ignorarli o demonizzarli: sappiamo che possono essere uno strumento ausiliare molto potente.
C’è una condivisione parziale da parte nostra, perché capiamo perché tutto questo sia nato: la promozione musicale è cambiata, e bisogna farci i conti.
Non siamo per le crociate contro i social, ma nemmeno per l’adattamento cieco. Ci stiamo dentro, ma a modo nostro.

Cosa significa costruire un’alternativa per voi?
Per noi costruire un’alternativa significa provare a percorrere un sentiero che nessuno, o pochi, hanno avuto il coraggio di seguire fino in fondo, non solo di facciata.
Per molti è più importante dirlo che farlo davvero, mentre noi siamo sinceramente convinti che questa sarà la nostra vita.

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