
Continua il viaggio tra le proposte emergenti con una nuova tappa della rassegna Carne Fresca, Suoni dal Futuro, dedicata alle voci più promettenti del panorama alternativo italiano. Stavolta al centro dell’approfondimento c’è Jack Nur, giovane cantautore e produttore marchigiano che con il suo progetto musicale ha già saputo attirare l’attenzione per autenticità, sperimentazione e spirito ribelle. Nato tra le scuole medie e gli anni del lockdown, il percorso di Jack Nur mescola radici rurali, influenze indie, cantautorato americano e incursioni nel rap e nel jazz. Finalmente una grande occasione al Germi di Milano e poi il palco di prestigio del NoSound Fest a Servigliano (FM), in occasione della data del tour celebrativo dei vent’anni di Ballate per Piccole Iene degli Afterhours. Scopriamo meglio Jack Nur!
Quando, come e perché è nato il tuo progetto musicale?
Il progetto Jack Nur nasce tra il periodo delle medie e quello del Covid, quando iniziai a pubblicare su YouTube dei primi tentativi di composizione di musica elettronica con GarageBand. Io vengo da un piccolo paesino in campagna nell’entroterra marchigiano, e, durante il secondo anno delle scuole medie, la mia classe vinse un bando europeo che consisteva nella realizzazione di un cortometraggio semi-professionale. Durante il lavoro si resero conto che per la musica avrebbero avuto problemi con i diritti d’autore, quindi mi proposi di comporre la colonna sonora dell’intero clavoro, utilizzando il vecchio Mac di mio padre. Così iniziai a comporre musica elettronica. Con il covid e durante gli anni successivi iniziai a dare una forma al progetto ed iniziai a scrivere testi e musica dei primi brani.
Cosa significa “suonare” rock per un giovane come te?
Significa distaccarsi dal gusto commerciale del mercato per fare altro, in qualunque stile, genere o forma. Sono contro la visione di una musica divisa in generi e sottogeneri tra i quali non vi può essere contatto o contaminazione, e fare rock significa seguire quel vitalismo interiore che accomuna tutti gli amanti della musica. Da quando sono piccolo, sono sempre entrato in contatto con una moltitudine di generi contemporaneamente: mentre in casa ascoltavo Springsteen e i Black Keys, fuori con gli amici iniziava la rivoluzione trap ed iniziavamo a riscoprire l’hip-hop delle origini, poi studiavo musica classica, mentre davo esami e seguivo corsi anche di pianoforte jazz. É molto difficile definire cosa sia o cosa non sia “rock”, è un modo di vivere e di vedere il mondo della musica, secondo me.
Quali sono i tuoi principali riferimenti musicali?
Amor Fou, Bruce Springsteen, Marracash, Kendrick, Radiohead, per citarne alcuni. Ascolto veramente di tutto e amo alla follia mondi e stili di musica diversi, da cui cerco di prendere ed imparare le cose che più mi piacciono: i paesaggi sonori dei Radiohead, i testi di Marra, il groove di Mac Miller, la scrittura di Bon Iver. Ogni artista si racconta in modo diverso ed in ogni canzone trovo delle lezioni interessantissime da cui imparare.
Cosa significa per te sperimentare e mescolare le carte?
Per me significa seguire l’istinto e la volontà artistica che in quel momento ti porta a percorrere una strada in un arrangiamento o nella scrittura di un testo, che magari si distacca dallo stile o dal genere precedente. Sperimentare ti porta in direzioni inaspettate, fino a creare qualcosa di nuovo, di tuo. Anche solo per il gusto di provare arti diverse, essere “rock”, appunto. Senza la sperimentazione non ci saremmo mai distaccati dal canto gregoriano e sperimentando siamo in grado di trovare non solo nuovi suoni o tecniche, ma veri e propri modi di scrivere musica e testi.
Cosa significa per te essere stato selezionato nell’ambito della rassegna “Carne Fresca, Suoni dal Futuro”?
Per me è stato ed è un onore immenso, non solo per l’opportunità in sé che ci è stata data e che viene continuamente rinnovata, ma soprattutto per aver trovato nel mondo di Germi un ambiente umano incredibile. Il team di Carne Fresca è super accogliente e disponibile con tutti noi, e ci propone continuamente nuovi progetti ed idee veramente belle, che mi fanno sentire sempre più fortunato di essere stato selezionato all’interno di quel circuito.
Gli animi di Carne Fresca tipo Succi, Segale ed Agnelli vi hanno dato qualche consiglio?
Sì, assolutamente, sempre corretti e utili. Ricevere consigli a questi livelli, anche se portano con sé critiche, comporta un ascolto ed una cura verso il singolo progetto che vale da sola una lezione ed una gioia immensa. I consigli che per ora ho ricevuto sono infatti stati quasi tutti di aspetto tecnico, per aiutarmi a migliorare la dimensione live ed il modo in cui performo. Sono arrivati anche consigli su come relazionarsi alla stampa ed ai media, in modo da fare interviste o dichiarazioni pertinenti e mai scontate.
Cosa rappresenta per te Germi LdC di Milano?
Un’isola sicura ed accogliente dove vivere di bella musica e persone stupende. Molti sottovalutano la potenza del contatto e delle relazioni umane nel mondo della musica, ma io credo che sia uno degli aspetti più importanti.Nel mio caso, è forse la parte di questo “lavoro” che amo di più: vivere la musica assieme alle altre persone, specialmente poi se le altre persone sono soggetti del mondo della musica con cui si può instaurare un bel rapporto.
Come è stato aprire un gruppo storico come gli Afterhours? Il fatto di ritrovarvi con altre band in un cartellone così prestigioso vi fa sentire effettivamente parte di una scena? La vostra generazione concepisce questo concetto oppure vi sentite delle monadi?
Si è trattato di una grande opportunità, a parte l’ansia che ho avuto nel momento del concerto! Sì, grazie a Carne fresca mi sento parte di una scena nemmeno locale, ma nazionale, fatta di band artisticamente fortissime e di amici nati nel mondo di Germi. Sebbene con alcune non condivida gli stessi linguaggi sonori, umanamente siamo tutti ragazzi che amano la musica e cercano in qualche modo di creare qualcosa di importante con essa, in un mondo fatto di musica sempre meno importante.
Se un giorno qualcuno del mondo mainstream vi chiedesse di modificare radicalmente il vostro sound per raggiungere il successo mediatico, accettereste compromessi?
Assolutamente no. “Radicalmente” implica che la decisione venga presa da questo soggetto del mondo mainstream e che io non abbia voce in capitolo nel mio progetto, quindi assolutamente no. Se nella sperimentazione che porterò avanti dovessi scendere a compromessi o cambiare sound (ma sicuramente non “radicalmente”), sarà quasi sicuramente per mia volontà.
Come ti rapporti all’attuale sistema di promozione fatto di doping su ogni canale social? Lo condividete in qualche modo oppure credete ci sia un modo per arginarlo?
Condivido il fatto di sfruttare la potenza mediatica di social come tiktok o Instagram per portare un oggetto artisticamente valido al pubblico tramite un mezzo discutibile eticamente come i social. Io li uso parecchio, mi piace e mi diverto ad utilizzarli e fortunatamente l’unico aspetto negativo che, per ora, ho riscontrato è la quantità di tempo perso che a volte impiego nello scrollare. Ho ricevuto e ricevo ogni tanto commenti negativi, insulti e così via, ma non lo considero un aspetto negativo, semplicemente per il fatto che non mi frega e non me ne è mai fregato nulla.
Cosa significa costruire un’alternativa per te?
Come per Germi, cercare di creare un’ “isola felice” dove circondarsi di persone, arte ed etica come alternativa agli aspetti negativi del mainstream. Riuscire ad arrivare al punto di autoprodursi e distribuirsi (obiettivo che prima o poi spero di raggiungere nella mia carriera) è forse il modo migliore per emanciparsi, e magari infine raggiungere la molto difficile scelta di togliersi dalle piattaforme streaming che ormai finanziano guerre e genocidi con i soldi che noi artisti involontariamente gli diamo.
Lost Highways Seek your mood, Find your lost highways!