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Tra visioni pop e garage rock: intervista ai Christian The Seagull

ChristiantheSeagull

In questo nuovo frammento di Carne Fresca, la rassegna che percorre le vene più vive e irregolari della nuova scena rock giovanile italiana, facciamo tappa al Sud, tra le correnti laviche dell’Etna e i segnali televisivi disturbati degli anni ’90. Lì, nel crocevia fra Catania e Manchester, è nato nel 2020 il progetto Christian The Seagull: un trio psych/garage rock che mescola pedali fuzz, punk australiano, ironia pop italica e una vena iniziatica che trasforma l’ascolto in un rituale collettivo. Li abbiamo incontrati dopo il loro ritorno dai palchi europei e alla vigilia di un concerto che li vedrà affiancare gli Afterhours il 13 Agosto all’Anfiteatro Falcone e Borsellino di Zafferana Etnea (CT), all’interno di un tour celebrativo che unisce generazioni e visioni. Tra aneddoti, riflessioni e risate, emergono il loro modo di concepire la musica come corpo e scrittura, il rifiuto del compromesso e il desiderio costante di svelare un’alternativa che esiste, basta avere il coraggio di accorgersene.

Quando, come e perché è nato il vostro progetto musicale?
Il progetto è nato nel 2020. Ci conoscevamo già da tempo perché facevamo parte di altre band della scena musicale catanese, e da tempo volevamo lavorare insieme. Condividevamo gli stessi gusti musicali e una passione comune per la cultura pop italiana, che abbiamo deciso di raccontare in chiave esoterica/iniziatica (cosa che ci faceva molto ridere). Nonostante in quel momento vivessimo in tre paesi diversi e fossimo costretti a lavorare a distanza, abbiamo scritto molto materiale, che poi abbiamo finalizzato in sala prove non appena si è presentata l’occasione di rivederci.

Cosa significa “suonare” rock per dei giovani come voi?
Ascoltiamo generi molto diversi tra loro, quindi avremmo potuto intraprendere anche altre strade. Probabilmente il rock, a differenza di altri generi, mantiene una componente live e una dimensione di scrittura “fisica” che richiede inevitabilmente, in ultimo, la presenza di tutti per finalizzare e sentire davvero il pezzo.

Quali sono i vostri principali riferimenti musicali?
Ascoltiamo tanta musica diversa. Per questo progetto, le nostre influenze principali sono il garage-rock e lo psych dell’east coast Americana e il punk Australiano degli ultimi anni.

Cosa significa per voi sperimentare e mescolare le carte?
Ci piace andare oltre la mera esibizione musicale, sfruttando anche il linguaggio visivo. Sul palco portiamo, ad esempio, una TV che trasmette video televisivi degli anni ’80 e ’90: è un modo per evocare visivamente ciò che i brani raccontano, senza bisogno di spiegarli. Questo tipo di contaminazione arricchisce l’esperienza live e ne amplia il significato, trascendendo il semplice concerto.

Cosa significa per voi essere stati selezionati nell’ambito della rassegna “Carne Fresca, Suoni dal Futuro”?
Siamo molto felici di essere stati selezionati. Significa per noi essere riconosciuti come parte di una scena che non è solo locale, ma che è un pezzo di una moltitudine di piccole realtà che affrontano le nostre stesse sfide e che possono interagire e crescere insieme. Se siamo mosche bianche, siamo uno sciame di mosche bianche.

Gli animi di Carne Fresca tipo Succi, Segale ed Agnelli vi hanno dato qualche consiglio?
Piu che consigli, abbiamo ricevuto supporto e apprezzamento. Questo ci fa dedurre che il consiglio sia quello di continuare a suonare! Speriamo di non aver capito male.

Cosa rappresenta per voi Germi LdC di Milano?
Il nostro primo concerto a Milano è stato proprio al Germi per la rassegna Carne Fresca. Non sapevamo bene cosa aspettarci. Ci è capitato di suonare in posti in cui avevamo grandi aspettative, per poi renderci conto che la gente, anche se tanta, era lì di passaggio, disinteressata alla musica. Lì è stato diverso. La gente ci va per la musica, e anche lo staff era lì ad ascoltarci. La serata è andata una bomba e siamo molto contenti.

Come sarà aprire un gruppo storico come gli Afterhours? Il fatto di ritrovarvi con altre band in un cartellone così prestigioso vi fa sentire effettivamente parte di una scena? La vostra generazione concepisce questo concetto oppure vi sentite delle monadi?
Siamo molto contenti di far parte di questa esperienza e abbiamo grandi aspettative. Crediamo che le scene esistano, ma siano frammentate e spesso poco visibili, anche se artisticamente molto valide. Durante il tour in giro per l’Italia abbiamo incontrato realtà profondamente radicate, piene di figure interessanti e talentuose, che è difficile scoprire persino online. Questo ci ha fatto capire che c’è un fermento reale, che iniziative come Carne Fresca amplificano.

Se un giorno qualcuno del mondo mainstream vi chiedesse di modificare radicalmente il vostro sound per raggiungere il successo mediatico, accettereste compromessi?
Se avessimo voluto fare mainstream, l’avremmo fatto sin dall’inizio. Facciamo un genere che non è di massa perché ci piace, e probabilmente questa cosa non cambierà. Dunque la risposta è no, grazie.

Come vi rapportate all’attuale sistema di promozione fatto di doping su ogni canale social? Lo condividete in qualche modo oppure credete ci sia un modo per arginarlo?
Pensiamo che oggi artisti e band siano costretti a investire troppo tempo (e spesso anche denaro) nella promozione sui social, che toglie il tempo alla dimensione artistica, alla scrittura. Per noi ovviamente è un megafono inevitabile, ma cerchiamo sempre di creare contenuti che divertano prima di tutto noi stessi, invece di inseguire quello che piace all’algoritmo.

Cosa significa costruire un’alternativa per voi?
Le alternative esistono già: non sempre c’è bisogno di inventarne di nuove. Spesso sono piccole, nascoste, ma ci sono. Serve solo qualcuno che abbia il coraggio di riconoscerle, scommetterci, e costruire intorno a loro un contesto in cui possano crescere

CHRISTIAN THE SEAGULL – John Frog the God-Emperor of the Pond LIVE – Green Session – Video

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