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Vivere di pancia ogni concerto e suono: Intervista ai Dirty Noise

DirtyNoise

Un altro sguardo sulla rassegna Carne Fresca, Suoni dal Futuro. Questa volta ci addentriamo nel mondo pulsante dei Dirty Noise, quartetto milanese formatosi nel gennaio 2023 (Luca Rigamonti, Emma Agnelli, Luca Cribiú, Camilla Olgiati). La loro attitudine cruda e sincera li ha portati in un territorio sonoro che mescola new wave, post-punk, rock e pop, con un approccio istintivo e poco filtrato. Il loro stile non si rifà a un genere preciso, ma nasce dal bisogno di dare forma a emozioni e atmosfere vissute in modo diretto. Nel singolo Limiti risulta un suono ruvido, sincero, che alterna momenti più melodici a esplosioni più abrasive, con influenze che spaziano dai primi Fontaines D.C. ai primi Radiohead, ma filtrate attraverso una sensibilità personale e generazionale.
Ecco cosa ci hanno raccontato, tra idealismo sonoro, rifiuto dei compromessi e la forza di costruire uno spazio proprio.

Quando, come e perché è nato il vostro progetto musicale?
Il nostro progetto musicale, con questa formazione, è nato nel 2023, dopo anni nell’ignoranza e nel dubbio. Siamo sempre stati mossi dalla stessa esigenza che con l’ultima formazione si è espressa al meglio. Sul “come” possiamo dire che ci siamo incontrati, tra amicizie di una vita e incontri insoliti.

Cosa significa “suonare” rock per dei giovani come voi?
Per noi suonare significa dare un suono a emozioni incontrollabili o a atmosfere che crediamo uniche e irripetibili. Con gli strumenti riusciamo a coglierle e a viverle a modo nostro, con il nostro vero tatto, senza per forza rifarsi a un genere.

Quali sono i vostri principali riferimenti musicali?
Sono molto diversi tra di noi, abbiamo tutti influenze diverse, a parte qualche coincidenza su gruppi come Fontaines D.C. e Radiohead.

Cosa significa per voi sperimentare e mescolare le carte?
Per adesso abbiamo solo fatto quello che ci veniva naturale, cercando di rimanere fedeli al nostro suono e basta. Anche perché al momento siamo troppo scarsi per sperimentare.

Cosa significa per voi essere stati selezionati nell’ambito della rassegna “Carne Fresca, Suoni dal Futuro”?
È stata un’ esperienza che ci ha dato tante occasioni ed emozioni fantastiche, per la prima volta ci siamo sentiti presi sul serio anche come movimento. Grazie a questa rassegna abbiamo creato tante amicizie che vanno al di là della musica. Abbiamo preso coscienza che ci sono tantissime altre persone che si vivono la musica nel nostro stesso modo, in tutt’Italia.

Gli animi di Carne Fresca tipo Succi, Segale ed Agnelli vi hanno dato qualche consiglio?
Ci siamo sentiti seguiti e ascoltati da tutte e tre queste personalità che hanno visto in noi qualcosa da crescere e da portare avanti. Saremo sempre molto grati per questo.

Cosa rappresenta per voi Germi LdC di Milano?
Per noi è un luogo simbolico e un punto di ritrovo, un luogo nostro dove anche al di fuori della rassegna ci siamo trovati per suonare e rivederci. Conserviamo molti dei ricordi più speciali.

Come è stato aprire un gruppo storico come gli Afterhours? Il fatto di ritrovarvi con altre band in un cartellone così prestigioso vi fa sentire effettivamente parte di una scena? La vostra generazione concepisce questo concetto oppure vi sentite delle monadi?
Aprire agli Afterhours è stata un’emozione fortissima. Calcare lo stesso palco dove poche settimane prima avevamo visto i Fontaines D.C. è stata un’emozione che ancora non sappiamo spiegare, per intensità e forza. É stato come vivere un sogno lucido che avevamo sempre vissuto dal punto di vista del pubblico.
Siamo parte di una scena dove ognuno è stato monade ma adesso può trovare il proprio spazio nel mondo, con i propri simili. Abbiamo capito che non siamo soli o pazzi ma che la musica è un filo conduttore. Non è solo un ideale.

Se un giorno qualcuno del mondo mainstream vi chiedesse di modificare radicalmente il vostro sound per raggiungere il successo mediatico, accettereste compromessi?
Non siamo nessuno ma non corromperemo mai la nostra natura per avere profitti e visibilità. Non ci farebbe schifo il succeso, ma non ci venderemmo per niente e nessuno. Nessun compromesso, le nostre canzoni rimarranno sempre lo specchio della nostra essenza.

Come vi rapportate all’attuale sistema di promozione fatto di doping su ogni canale social? Lo condividete in qualche modo oppure credete ci sia un modo per arginarlo?
Preferiamo costruire la nostra dimensione nel mondo reale, palco dopo palco. Possiamo dire che non ci riconosciamo in un sistema che seleziona i talenti in base all’efficacia e agli stream, in base a quanto è commerciale. Per noi questo significa la morte della musica vera, della musica che contiene un messaggio e della musica suonata semplicemente per bisogno. La nostra musica non appartiene a nessun meccanismo o dinamica di commercio, appartiene alle nostre dinamiche e meccanismi di cui vogliamo riappropriarci. I social ammazzano l’esperienza reale di andare ad un concerto e incontrare suoni e persone che mai pensavi di poter conoscere. Il fatto che sia l’unico mezzo per farsi sentire è una triste realtà, ma non siamo disposti ad accettarla, non siamo arrivati a oggi/qui grazie a tik tok.

Cosa significa costruire un’alternativa per voi?
Noi non l’abbiamo mai vissuta come un’alternativa, per noi non è mai esistito nessun algoritmo perché la musica suonata va sentita dal vivo, da esseri viventi. Non dev’essere scelta da automi.
Quello che stiamo costruendo è un nostro spazio e un nuovo mondo dove bisogna essere presenti e pronti a vivere di pancia ogni concerto e suono. La nostra generazione deve solo capire che può essere una grande rivoluzione.
Significa lasciare un segno nel mondo reale, dove ci scontriamo con vere emozioni. Sono quelle che cerchiamo di riportare nei nostri pezzi che, dunque, se ne fanno eco.

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