
Gli Inaria inaugurano la nostra sezione dedicata alla rassegna Carne Fresca, Suoni dal Futuro (da un’idea di F. Risi), frutto di un grande lavoro di squadra fra Manuel Agnelli e i direttori artistici Giovanni Succi e Luca Segale. Questo giovane sestetto veronese dimostra che è ancora possibile in Italia pensare una band che sperimenti con il rock suonato e cantato in italiano. Gli Inaria hanno il dono di partire dalle lezioni del post-punk per poi contaminarsi di abrasioni slow-core, impulsi grunge dove svetta un sax senza tempo. Una scrittura poetica che legge nella rabbia malinconica di giovani imprigionati nelle gabbie invisibili di un’infernale piccola provincia. Nei tre EP usciti dal 2023 fino ad oggi (Educati al Declino, 2023; Dr*GA, 2024; La tua casa, 2025) emergono paesaggi sonori strutturati su riff ipnotici di chitarra, su impetuosi groove di batteria e su quei sorprendenti fraseggi di sax notturno. Il cantato è qualcosa che oscilla tra Paolo Benvengnù e Giorgio Canali. Gli Inaria sono veramente carne fresca e li potrete gustare dal vivo in apertura degli Afterhours allo Sherwood Festival il prossimo 9 Luglio 2025. Conosciamoli meglio!
Quando, come e perché sono nati gli Inaria?
Inaria è un progetto che nasce nel 2022, dopo che Luigi (voce) e Nazareno (chitarra) finiscono per lavorare insieme in una casa di riposo per malati psichiatrici, scoprendo di avere in comune l’amore per la musica. Da lì, attraverso province liminari ed infinite, coinvolgono Andrea (basso), Luca (chitarra), Marco (batteria) e Riccardo. È un progetto nato naturalmente da incontri causali, diventando rapidamente una necessità.
Cosa significa “suonare” rock in lingua madre per dei giovani come voi?
Perché è musica d’istinto, una band d’assalto, viscerale. Non esiste modo migliore della nostra lingua per rappresentarla.
Quali sono i vostri principali riferimenti musicali?
Ci piacciono molte cose diverse, dal post-punk all’alternative, alla musica classica e tutto quello che c’è in mezzo. Insomma abbiamo tante influenze diverse, ma alla fine litighiamo sempre ed esce un po’ quello che deve uscire.
Nel vostro sound trasversale molto originale dal piglio post-punk svetta quel sax… cosa significa per voi sperimentare e mescolare le carte?
Quando scriviamo, il sassofono è il nostro amplificatore emotivo. Mescolare suoni così puliti con altri più “sporchi” ci permette di re-inventarci ogni volta, assecondando una nostra necessità, ma è anche quello che alcuni di noi percepiscono come un dovere nello scenario musicale odierno.
Cosa significa per voi essere stati selezionati nell’ambito della rassegna “Carne Fresca, Suoni dal Futuro”?
Per una realtà piccolina e sperduta come la provincia in cui abitiamo avere un’opportunità e una rete come quella che si sta costruendo è una boccata di aria fresca, ora ci sentiamo molto meno soli.
Gli animi di Carne Fresca tipo Succi, Segale ed Agnelli vi hanno dato qualche consiglio?
Succi ci ha massacrato a causa di una lettura del sassofonista (a cui piacciono un po’ troppo i Massimo Volume). Manuel è stato più democristiano. Segale non abbiamo capito troppo bene chi sia, ma se segue il progetto è un grande.
Cosa ricordate del live al Germi LdC di Milano nel lontano Novembre (Gennaio) 2025?
Giovanni Succi che ci accoglie con la sua giacca di pelle verde, Manuel che ci studia dalla televisioncina vicino al bancone sorseggiando un drink, il calo di corrente che abbiamo causato, gli occhi del pubblico, il sottoscala brulicante, le parole di Manuel e di Giovanni dopo il concerto.
Come sarà aprire un gruppo storico come gli Afterhours nella cornice di un altro storico festival come lo Sherwood Festival di Padova? Il fatto di ritrovarvi con un’altra band di Verona come i No Sex Before Marriage vi fa sentire effettivamente parte di una scena? La vostra generazione concepisce questo concetto oppure vi sentite delle monadi?
I No sex sono i nostri fratellini, abbiamo suonato con loro in diverse occasioni, sia al nostro realise party che all’Inaria Secret Party, un evento creato da noi per promuovere artisti locali. Ritrovarci assieme allo Sherwood sarà una bella sfida. Percepiamo una discreta attenzione in giro per l’italia a quello che sta succedendo. Detto questo, se siamo o meno una scena lo deciderà chi vedrà lo spettacolo allo Sherwood.
Se un giorno qualcuno del mondo mainstream vi chiedesse di modificare radicalmente il vostro sound per raggiungere il successo mediatico, accettereste compromessi?
Dipende dai compromessi. Radicalmente probabilmente no, ma è anche vero che il sound cambia, evolve, si trasforma, e questo già lo cerchiamo di fare tra noi. All’interno della band avremmo probabilmente più no che sì, ma è anche vero che è importante non essere elitari con la propria musica. Detto questo per 5000 euro siamo vostri!
Come vi rapportate all’attuale sistema di promozione fatto di doping su ogni canale social? Lo condividete in qualche modo oppure credete ci sia un modo per arginarlo?
È una situazione difficile, perché a livello di autenticità è un mondo completamente opposto a noi. Seguire le strategie di marketing social attuali alienerebbe estremamente noi e il nostro seguito, ma è anche vero che spesso scegliere attivamente di rinunciare a certe strategie è difficile. Trovare la via di mezzo è altrettanto difficile. Noi pensiamo che costruire una realtà attraverso le persone, sia il modo più organico e lungimirante di agire. Stiamo vedendo dei piccoli semi crescere, ma la strada è ancora abbastanza in salita. Diciamo che cerchiamo di fare sempre quello che vogliamo, sperando che sia il nostro successo.
Cosa significa costruire un’alternativa per voi?
Avere la possibilità di non sottostare alle logiche di maggioranza. Avere la libertà di fare musica serenamente, dandogli tempo, ricerca, amore e spirito. È difficile vedere un’alternativa che non coincida con una progressiva erosione delle logiche di mercato/consumo dell’industria musicale di oggi. Puntiamo ad un’offerta diversa, aperta, disponibile. Non solo per noi che suoniamo e scriviamo, ma anche e soprattutto per chi fruisce, chi ricerca rappresentazione e chi si sente troppo solo (pagateci!).
Lost Highways Seek your mood, Find your lost highways!