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Psyché – Psyché

PsychèPrendendo nome dall’antica parola greca per mente o anima, il trio partenopeo Psyché – composto da Marcello Giannini (Guru, Nu Genea, Slivovitz, Flo), Andrea De Fazio (Parbleu, Nu Genea, Funkin Machine) e Paolo Petrella (Nu Genea) – dichiara subito il proprio baricentro Mediterraneo, popolato di divinità, toponimi e rimandi evocativi all’antichità, aggiornati attraverso il filtro di una psichedelia ritmica e ipnoticamente minimale. Kuma, dal nome della prima colonia greca su terraferma italica presso Napoli,  si addensa intorno a un fraseggio in linea con gli strumentali torridi dei Khruangbin, cambiando passo a metà del discorso come nella svolta epocale della doppia storia di Psycho, sviluppando un tema di rapide frasi spezzate di piacevoli impulsi. Cumbia mahare gestisce il ritmo, proprio del genere nato in Colombia, prima con basso ostinato poi con ostinazione chitarristica e allargamenti percussivi, ritornando al disegno iniziale con perfetto moto circolare. Amma è una canzone senza parole, pop malinconico che chiude in abbraccio silenzioso il Mediterraneo e l’Africa subsahariana, attraverso una chitarra pulita tra i Tinariwen e Fatoumata Diawara, soffiata da divagazioni esotiche di fiati e suoni allucinati che sibilano tra i canali stereo. Angizia, dea dei serpenti venerata dai Marsim, delinea un immaginario cinematografico, colonna sonora ideale di un torbido thriller retrò coi protagonisti cotti dal sole essiccatore del deserto, in madido amplesso. La title track, che è pure la ragione sociale del trio, sì muove nello stesso territorio immaginifico, che si fa al contempo concretissimo nel ritmo incessante che tiene sempre alta la tensione, permettendo alla chitarra di Giannini di muoversi liberamente in un continuo cambio di temi, soluzioni e colori. Viene così modulato in presa diretta il vago sapore sudamericano del disco, secondo uno schema che si rispecchia nelle escursioni techno eseguite dal vivo dal duo Guru, in cui Giannini è affiancato da Salvatore Rainone alla batteria. Manea, etrusca divinità della morte (da non confondere quindi con l’uguale lemma napoletano, voce del verbo maneggiare, terza persona singolare), trasporta questo approccio in una nuova forma canzone, in cui le voci sì moltiplicano sovrapponendo note di chitarra che si dissolvono in una nebbia che sparge fremiti ad ogni passaggio. Hekate, greca divinità della magia, fonde la canzone classica partenopea, con una melodia che non sfigurerebbe di fianco al capolavoro di Carosone, Maruzzella, con un dinamico senso del ritmo che deriva dal tango per scivolare in una fitta boscaglia di effetti dub, precipitando poi dentro un gorgo psichedelico dal quale il tema iniziale riemerge con inedita connotazione western. Kelebek naviga al rallentatore verso i mari caldi dei caraibi, trovando un senso di rilassata dilatazione e una semplificazione minimale che fuori di contesto farebbe pensare a The Edge, al suo complesso mondo di echi e riverberi che fecero in parte la fortuna degli U2 (ma non vi aspettate Pride o With or without you, siamo in territori molto diversi). Sì chiude così, nel segno di una tranquilla melodia, un lavoro che pure ha nel ritmo inesauribile uno dei suoi punti di forza e che promette di travolgere con carica incontenibile qualsiasi palco.

Credits

Label: Four Flies Records – 2023

Line-up:
Paolo Petrella (Bass, Synth, Keyboards, Percussion) – Andrea De Fazio (Drum, Percussion, Synth) – Marcello Giannini (Guitar, Baglama, Vocals, Synth, Percussion) – Massimo Di Lena (Percussion)

Tracklist:

    1. Kuma
    2. Cumbia Mahàre
    3. Amma
    4. Angizia
    5. Psyché
    6. Manea
    7. Hekate
    8. Kelebek

 

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