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Ookii Gekkou – Vanishing Twin

Vanishin Twin ookiiVale senza dubbio la pena recuperare questa terza prova dei Vanishing Twin, uscita il 15 ottobre dello scorso anno, dopo  Choose Your Own Adventure (2016) e The Age of Immunology (2019). Perché a dispetto di una ragione sociale che allude alla luttuosa perdita patita dalla leader Cathy Lucas, la musica del quintetto londinese s’impone per un vitalismo psichedelico che agita trasversalmente i generi con una propensione all’immaginario cinematografico di certe pellicole underground prodotte tra gli anni ’60 e ’70, senza dubbio l’intervallo cronologico prediletto dalla band, che riesce nell’impresa di aggiornarne le sonorità con soluzioni sempre nuove e la barra della sperimentazione saldamente tenuta. Big Moonlight (Ookii Gekkou) in tale ottica è addirittura una versione di A night in Tunisia rivivificata in un bagno di acido allucinogeno, col suo tempo jazz e gli esotismi di un flauto sinuoso che planano morbidi sulle sabbie umide di un’oasi rischiarate dall’argentea luce lunare, sotto la quale si leva il canto profondo e armonico di Cathy Lucas, cui fa da contraltare lo stridere di un glockenspiel inceppato. Phase One Million si dipana in un groove lento che ricorda le danze torride dei Khruangbin, il gusto retrò per le chitarre ritmiche pulite, la voce suadente e ritmata che scandisce accenti e cambi di passo, coi raggi laser appena accennati degli interventi solisti fuori asse. Disorienta e inquieta Zoom, col suo basso da incubo deforme e debordante, verso pulsante di qualche mostro dalle fauci spalancate di un vecchio horror in cui la protagonista, che ha la voce di Nico dei Velvet Underground, viene malamente destata dai suoi sogni a occhi aperti, tenta una fuga disperata sulle note di un oboe in bilico sul ciglio di un burrone, per trovare infine una falsa salvezza nel classico laboratorio segreto di uno scienziato pazzo. The organism è esattamente il racconto dell’interno di quel laboratorio, in cui ampolle, alambicchi e marchingegni hanno il suono lugubre e claustrofobico di uno xilofono arpeggiato in folle sequenza, mentre mugugni, divagazioni di flauto,  marimba, harpsichord e suoni sinistri suggeriscono la presenza di pericoli in agguato nell’ombra, dove una creatura sconosciuta prende forma coi suoi interrogativi esistenziali: “And so I emerged from this quantum field / What is this simulation, and why am I here?“. E dai B-Movie sci-fi si passa In Cucina, colonna sonora esotica di un film ambientato nel deserto delle mille e una notte, un harem Medio Orientale in fermento orgiastico, al ritmo tribale retto in serrato dialogo tra la batteria di Valentina Magaletti e i tamburi di Elliott Arndt, con cambi di tempo vorticosi e aperture fatali di flauto, mentre la nenia sommessa intonata dalle donne riunite nel salone svanisce dietro i colpi sincopati di un piano free jazz. Con le sue calde chitarre arpeggiate Wider Than Itself ritrova la melodia rilassata della forma canzone e il timbro addolcito di nettare di Cathy, mentre la semplice struttura di due accordi oscillanti viene sospinta dal solo di organo tremulo verso le rive corali di David Crosby in cerca del ricordo del proprio nome, in contemplazione mistica del sole calante, che ha il suono ronzante del sax di Cassie Layton che imita un didgeridoo. Light Vessel accende tenui scintille nel campo visivo di un viaggio allucinogeno che filtra la realtà in una dimensione onirica surreale, con sfaldamenti improvvisi e precipizi da cui atterrare sul ritmo cadenzato degli Stereolab più psichedelici, e difatti la stessa Laetitia Sadier partecipa alla registrazione del brano imbracciando la chitarra elettrica. Tuttavia è nella successiva Tub Erupt che sì concretizza maggiormente tale richiamo spiritico alla formazione franco-britannico, nel fraseggio spezzato e soffiato della voce, come nelle accelerate acidule di tastiere e chitarre. Ma è il ritmo a prendere di nuovo il sopravvento nella conclusiva The Lift, il cui groove deciso è tutto un gioco allusivo, quasi erotico che completa lo spettro di varianti e pulsioni guizzanti di un combo di eccellente livello.

Credits

Label: Fire Records – 2021

Line-up:
Cathy Lucas (vocals, guitar) – Valentina Magaletti (drums), Susumu Mukai aka Zongamin (bass), Phil M.F.U. Man From Uranus (“strange sounds”) – Elliott Arndt (flute, percussion) – Ashley Bunbury (clarinet) – Joel Burton (piano) – Kenichi Iwasa (horn) – Syd Kemp (bass, engineer) – Cassie Layton (saxophone) – Agathe Max (violin) – Laetitia Sadier (guitar) – Arthur Sajas (flute, string arrangements) – Lauren Weavers (oboe)

Tracklist:

  1. Big Moonlight (Ookii Gekkou)
  2. Phase One Million
  3. Zuum
  4. The Organism
  5. In Cucina
  6. Wider Than Itself
  7. Light Vessel
  8. Tub Erupt
  9. The Lift


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