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Per passione e urgenza: intervista a Lou Mornero

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A quattro anni di distanza dall’EP di debutto, il cantautore milanese Lou Mornero pubblica Grilli (Cabezon Records), il suo primo album full length. L’ho incontrato, paradossalmente senza spazio-tempo, per farmi raccontare qualche angolo del suo mondo sonoro.

Cominciamo con il raccontare la connessione tra Grilli e l’ep del 2017. Mi riferisco ai punti di connessione tra passato e presente, sia a livello di composizione che di produzione.
Sai, quando ci si approccia ad un nuovo lavoro in qualche modo gioca un ruolo anche ciò che si è fatto in precedenza, senza accezioni particolari, c’è e lì rimane, ci si può prendere spunto o cercare un distacco. Dopo di che la volontà è sempre quella di evolvere, sperimentare, curiosare, vedere che succede e con questo spirito, votato al gioco e al divertimento musicale, si è dato inizio alle varie fasi di lavorazione di Grilli. In questo senso non è cambiato nulla. Ciò che fa di Grilli un disco diverso dal predecessore è certamente l’attenzione posta alla produzione dei brani; la meticolosità riservata ai singoli suoni e alla varietà degli stessi ha occupato molto più tempo e richiesto più energie rispetto al passato e credo che lo si evinca facilmente. Rimane il fatto che un cantautore è fatto di gusti e sensibilità artistica che ne fanno in qualche modo un segno distintivo e riconoscibile e che difficilmente possono stravolgersi completamente nel tempo.

Mi ha colpito molto l’accento posto sulla collaborazione con Mottadelli ai limiti quasi di un vero e proprio duo.
Con Andrea ci conosciamo da anni, ne abbiamo fatte davvero tante insieme, alcune memorabili… Per prima cosa a lui devo la spinta iniziale alla mia carriera solista, poiché in tempi lontani espresse apprezzamenti sulla mia voce che si rivelarono poi fondamentali per convincermi a comporre canzoni cantandoci sopra. Così quando giunse il momento di realizzare il primo EP fu naturale chiedergli una collaborazione per arrangiare e produrre le mie canzoni e ancora più naturale è stato dare un seguito a quella collaborazione in questo nuovo lavoro. Non esagero nel dire che il suo ruolo su Grilli abbia un peso specifico equivalente a quello mio più autoriale, e non alludo solo alle genialate e alle idee che ha tirato fuori in fase di arrangiamento, ma sto parlando soprattutto di dedizione e intensità che ha riversato in tutto ciò che si è fatto; per farti capire, è stato capace di stare un paio di giorni su un singolo suono di cassa per tirare fuori quello che aveva in testa. Se poi penso alla canzone Grilli in particolare, in questo caso si è spinto ben oltre il ruolo di arrangiatore e produttore. Ti basti pensare che io gli passai solamente il giro di note armoniche, la voce e l’idea che avevo per il brano e lui ci ha costruito tutto quello che alla fine la rende una vera e propria canzone. Ecco dunque spiegata l’esaltazione del suo ruolo all’interno di questo progetto, per buttarla in natura si può dire che io sia la sorgente del fiume Lou e Andrea l’architetto che ne progetta e realizza gli argini che indirizzano il suo corso.

Le contaminazioni sono varie e affondano le radici nel soul, nel blues, nel dub, nel trip hop, mantendo salda una base folk rock. Al di là delle etichette, vorrei mi parlassi dei tuoi padri spirituali. Vorrei proprio i nomi dei tuoi padri d’ispirazione. Quelli che nel concreto ti hanno formato e che, in astratto, ti hanno invece anche solo dato la spinta…
Questa è dura…il fatto è che ce ne sono stati, ce ne sono e ce ne saranno di nuovi, si tratta di non chiudersi mai, è continua scoperta, la curiosità di assaggiare un po’ tutto perché c’è sempre del buono in giro. Ascolto tanta musica diversa e negli anni la mia fascinazione per suoni e atmosfere muta continuamente, ciò che non cambia mai è la ricerca di certe attitudini sincere e indipendenti che continuo a scoprire, per lo più all’estero. Mi limito perciò a fare tre nomi che probabilmente conoscono in pochi ma che magari incuriosiranno altri: The Dark Fantastic, Victor Brady e Cold Specks.

Se ti chiedessi di parlarmi del fil rouge del disco a livello tematico?
L’unico che potrei citare è semplicemente il più complesso da trattare e mi riferisco alla lunga e mutevole esperienza che si chiama vita. Di base non faccio altro che trasporre in testi musicati alcune esperienze personali, per lo più emotive e sensoriali. E quando non si tratta esattamente di questo non scappo comunque da considerazioni e riflessioni che vi ruotano inevitabilmente attorno. È ciò che conosco meglio, o così credo, ma non per questo ne possiedo pieno controllo e mi piace così… sapere che l’imprevedibile ne farà sempre parte aggiunge sapore al tutto, non credi?

Concordo! Parlami della voce di Paolo Saporiti in Happy birthday songwriter.
E che voce!! Tutto è nato dalla necessità che avevo di sentire una sonorità diversa sulla terza strofa della canzone, desideravo una voce più squillante, che abbandonasse l’intimità della mia timbrica e nel contempo aggiungesse eleganza e intensità. Così mi è venuto in mente Paolo Saporiti, che artisticamente conosco da anni e delle cui note ho fatto indigestione, specie se penso alla sua canzone Arrivederci Roma. È andata che gli ho semplicemente inviato il brano chiedendogli di partecipare e lui ha gradito e accettato con un’immediatezza che mi ha infuso una bella dose di felicità. Il risultato è la canzone finita nell’album, seguita dal video uscito a inizio gennaio. Sapere che esistono artisti che, nonostante importanti traguardi raggiunti, sono comunque pronti a lanciarsi nel vuoto in compagnia di chi non si conosce è qualcosa che mi fa star bene. La musica dovrebbe azzerare le differenze e unire gli intenti e i talenti. Sarò sempre grato a Paolo per il regalo che mi ha fatto!

Non è un momento facile per la musica, soprattutto perché il motore live è fermo. Cosa significa scegliere di far uscire comunque un disco, sia in termini di reazione emotiva personale che di rischi?
Personalmente non vedo rischi per quelli come me che si muovono in questo mondo più per passione e urgenza espressiva che altro. Non facendo musica da classifica e senza scopi lucrativi e arrivisti non cambia un granché, ogni momento è quello buono per far infettare la rete coi propri suoni. Devo dire che nel mio caso specifico il progetto non prevede una dimensione live al momento e questo ha evitato ulteriori considerazioni che potessero ostacolare la scelta di fare uscire il disco. E poi stando più in casa magari si ha più tempo da dedicare ad ascolti rilassati… magari.

Secondo te, questa stasi dei live potrebbe spingere a rivedere le feroci dinamiche del consumo virtuale, così volatile e falsificato (penso ai fenomeni meteore dagli streaming truccati), e dunque portare a rivedere la pianificazione dei vari step del lancio di un progetto? Sogno una riqualificazione del prodotto artistico, fin dalle sue fasi inziali… riusciremo a rallentare?
Sogno con te, ma “i sogni son desideri” che spesso rimangono tali e quindi a poco porta illudersi che qualcosa cambierà (in meglio). La realtà dei giorni nostri è quella che hai descritto, che nel mio piccolo e in senso più lato tratto ne La cosa vuota. Evidentemente ai signori dei piani alti del settore sta bene così o comunque se la fanno andare bene, non mi pare di sentire voci fuori dal coro, sicché l’unica via possibile è evitare di uniformarsi, fregarsene e seguire la propria rotta, se sincera. Questo non significa andar contro, significa che se è in voga qualcosa che a te sembra stupido o inutile sei dotato dell’intelligenza necessaria per schivare e passare oltre e fare secondo la tua coscienza. Sempre che ne abbia una.

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