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Inside The Cable Temple – Omnipotent Youth Society

Omnipotent Youth SocietyUn anno anomalo sotto ogni aspetto, ne sia prova la quantità di band orientali di cui ci siamo occupati, Kikagaku Mojo, OOIOO, Prairie WWWW, Mong Tong e ora i cinesi 萬能青年旅店 alias Omnipotent Youth Society, anche se la traduzione letterale in italiano sarebbe forse più correttamente “Ostello della gioventù onnipotente”, mentre il titolo dell’album, che segue addirittura di dieci anni l’esordio, suona più come “Viaggio nella foresta dell’Hebei del sud ovest“, decisamente diverso dalla versione inglese ufficiale (almeno, così dicono gli esperti). La sognante apertura di fiati patafisici che si rincorrono sul nostalgico fondo di un vecchio film di Hollywood di 早 Zao (presto, mattina) apre la strada all’ingresso in scena di 泥河 Ni He (fiume fangoso) e di quella che potrebbe sembrare una band irlandese con tanto di fiddle, non fosse per il canto in cinese, che dirotta verso il folk rock di Roy Harper e Pentangle, strizzando l’occhio al violino impetuoso di Mauro Pagani, con puntate sanguigne delle chitarre e incursioni vibranti degli ottoni sorrette da un drumming roboante. Dopo la meritata pausa di 平等云雾 Ping Deng Yun Wu (nuvola di uguaglianza), un intermezzo di bucolica noise, l’asse si sposta sullo slow blues sghembo e malinconico di 采石 Cai shi (estrazione), con piano da bettola e chitarrone acustico affilato e squillante, cui fanno da contraltare un contrabasso jazz e una tromba oscura. Ma poi tutto si stravolge in un jazz rumoristico e melodico a un tempo sotto i colpi sferzanti di scariche elettriche e timpani possenti, precipitando paurosamente in un delirante e tempestoso vortice free degno della Scuola di Canterbury, tra squarci dissonanti e deflagrazioni atomiche. La pace la riporta una dolce ballata sul tema del viaggio, 山雀 Shan Que (tette), preludio armonico per 绕越 Rao Yue (circonvallazione), che sferra un attacco di pesanti riff hard in lotta con briose divagazioni jazz, in un mix psichedelico da fantascienza retrò tra Third stone from the sun di Hendrix e le provocazioni di Roland Kirk. Dopo la rarefatta introduzione Hebei Mo Qilin (Mo Qilin è un mitologico unicorno nero del periodo Ming, Hebei la regione dove sono nati e cresciuti due membri della band) lancia il guanto di sfida agli scandinavi Motorpsycho: con quel fraseggio sostenuto e ossessivo, rinforzato dai fiati in chiusura, che lascia il campo a strofe soffuse che si dilatano in gustose jam in cui l’andamento saltellante e acido della chitarra si staglia contro gli interventi solari di tromba e clarinetto in arioso contrappunto con gli archi e in continuo ritorno al riff iniziale, tra fiammate di chitarra che nulla invidiano al migliore blues revival sixties. Una pienezza che lascia il posto alla quiete diradata della lunga e morbida ballata 郊眠寺 Jiao mian si (il tempio del sonno), che chiude l’album con il sapore di un nostalgico rimpianto per un mondo perduto, la consapevolezza di un impossibile ritorno a casa che annega in un docile canto, un coro che è un rifugio confortevole di condivisione ed empatia: proprio quello di cui si sente più che mai bisogno. Per fortuna, la Cina è vicina.

 

Credits

Label: 维音唱片 – 2020

Line-up: Dong Yaqian/Er Qian (lead vocals, guitar) – Ji Geng (bass) – Yang Yougeng/Xiao Geng (drums) – Shi Li (trumpet) – Feng Yuliang (sax) – Lu Zhi (cello) – Nathaniel Taihang Gao (sax alto)

Tracklist:

    1. 早 Zao (Presto, mattina)
    2. 泥河 Ni He (Fiume fangoso)
    3. 平等云雾 Ping Deng Yun Wu (Nuvola di uguaglianza)
    4. 采石 Cai shi (Estrazione)
    5. 山雀 Shan Que (Tette)
    6. 绕越 Rao Yue (Circonvallazione)
    7. 河北墨麒麟 Hebei Moqilin
    8. 郊眠寺 Jiao mian si (Il tempio del sonno)

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