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I migliori dischi italiani del 2020

15. Le nuove avventure di Capitan Capitone – Daniele Sepe

Le-nuove-avventure-di-Capitan-Capitone_featCon una ciurma in gran parte rinnovata, più numerosa e variegata per età e provenienza dei componenti, Capitan Capitone, al secolo Daniele Sepe, torna con un nuovo capitolo delle sue avventure marinaresche, approdando sulla spiaggia di Miseno con un bottino di note e armonie giocosamente depredate in tutti i mari del mondo. Un leader, come i grandi direttori d’orchestra jazz, ma non una primadonna, al punto da non figurare neppure nei lunghissimi e dettagliati credits di questa nuova Brigada Internazionale, una masnada scanzonata e variopinta che dichiara guerra alla guerra e per questo sceglie la via del mare, simbolo di libertà, apertura e comunicazione.

14. Cinema Samuele – Samuele Bersani

samuele-bersani-2020-cdUn ritorno d’amore, unanime, linfa riconosciuta e benefica alla musica italiana. Cinema Samuele, capitolo nono di casa Bersani, è un tratto narrativo, il solito, che spalanca le pagine e ci ricorda di un amico: nel suo diario il nostro diario, nel suo racconto le nostre fotografie di sempre. Dietro la musica di Samuele solo la sua cifra di cantautore, da sempre originale, personale, autentica, immaginifica. Una pellicola che impressiona nella nostra vita il passato e il futuro, come puri giochi di luce proiettata, tra i titoli d’inizio e quelli di coda.

13. I mortali – Colapescedimartino

colapesce-e-dimartino-i-mortali-COVER-2020La nuova leva cantautorale degli anni duemila, una fetta almeno, insieme con classe, affiatamento e all’unisono pop i questo I mortali. Obiettivo: giungere (finalmente) al grande pubblico. Una collaborazione con Carmen Consoli, produzione e scrittura smaliziata a livelli da record, una partecipazione strappata sempre in coppia al prossimo Sanremo 2021. Le carte ci son tutte, insomma. Ma questo disco ha anche qualcosa d’altro, uno sguardo complice tutto siciliano, un’amarezza d’altri tempi sciolta in malinconia, uno sguardo disincantato. Un concentrato perfetto di quello che ha prodotto certo indie pop d’autore negli ultimi vent’anni, forse un po’ di maniera, ma onestissimo.

12. Swamp King – Little Albert

A1enhGBEM3L._AC_SL1500_Little Albert è il progetto del chitarrista trevigiano Alberto Piccolo, che si era fatto notare per barlumi di oscurissime virtù metal underground nei suoi Messa. Qui invece si mette in proprio e prende solo in prestito il suo amor di vagabondaggi per lande stoner e doom per imbastire un disco che è un tributo personalissimo al blues del Delta. Il suo tratto elettrico e fuligginoso è sponda smaliziata a una voce piena già di echi e suggestioni. Ci si aspettava prosopopee oscure, invece ne esce fuori un disco quasi da catalogo del blues. Come biglietto da visita è pregevole, insomma.

11. WHOA – Birthh

Birthh – WHOALa ventiduenne fiorentina Alice Bisi, in arte Birthh, astro nascente dell’indie folk nostrano regala con questo suo secondo disco un’opera dal respiro internazionale ed intenso. E per una che ha diviso il palco con PJ Harvey e che vanta gente come Lucius Page e Robert LB Dorsey in cabina di regia, non dovremmo più star a parlare di confini geografici. La morbidezza di questo WHOA è così rassicurante proprio perché non assimilabile a molto altro in giro. Vengono alla mente Feist o addirittura Edie Brickell, ma resta il suo volto e il suo timbro al centro di tutto.

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