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I migliori dischi stranieri del 2020

15. Song For Our Daughter – Laura Marling

laura_marling_2020Il settimo disco solista di Laura Marling, pensato come una sorta di lettera per un’ipotetica figlia futura, esce sincrono in questo mondo, dove il presente spaventa e non dà certezze per il futuro. La sua essenza emotiva traspira in ogni traccia dove la parola d’ordine è puntare alla delicatezza e alla forza del sentimento che puoi raggiungere solo con un’attitudine minimal-folk. La sua essenza emotiva traspira in ogni traccia dove la parola d’ordine è puntare alla delicatezza e alla forza del sentimento che puoi raggiungere solo con un’attitudine minimal-folk.

14. There Is No Year – Algiers

MobileOgni giorno di questo 2020 sarà peggiore del precedente. Politicamente parlando è finita anche la speranza di una rivoluzione. Ecco perchè il terzo capitolo degli Algiers, tra le band americane più esplicitamente anticapitaliste ed antifasciste di questi ultimi anni, si colora di sonorità cupe ed oscure, a raffigurare un mondo distopico, post-apocalittico dove l’unica via di salvezza è fuggire in attesa del suono primordiale. There is No year continua a distillare quell’originale sound degli Algiers dove si intersecano post-punk, gospel mutante e blues funkeggiante con la nuova propulsione di sintetizzatori pulsanti, ritmi elettronici, rumorosi e meccanizzati.

13. The Beauty of Survival – Foreign Fields

Foreign-Fields-The-Beauty-of-Survival-album-coverBrian Holl ed Eric Hillman ancora una volta si sono rinchiusi in un piccolo rifugio con una stufa a legna nel Wisconsin. E lì ancora una volta senza telefono, senza internet, in compagnia solo dei loro strumenti hanno ritrovato il calore umano primordiale. Folktronica rarefatta che disegna sentieri di speranza in questi mesi cupi di quarantena, e dire che questo disco è stato pensato prima dell’epidemia, quasi un disco profetico o un disco semplicemente realizzato da due artisti che sentono il mondo, sentono i nostri Terrible Times.

12. Through Shaded Woods – Lunatic Soul

LS_2020_740x740Ritrovarsi nelle ombre dei boschi, attraversarli, affrontare le proprie paure, i propri incubi interiori significa avere coraggio di riappropriarsi della propria vita e della libertà verginale per riunirsi panteisticamente alla madre Natura. Danzare rituali primordiali con seducenti ancelle, sentire lo spirito sciamanico degli antichi Druidi, tutto questo è possibile nel settimo album solista di Mariusz Duda, leader dei Riverside. E’ un disco denso, dove si riesce a far percipire l’attitudine prog senza mai suonare la chitarra elettrica, dove tutto è affidato a percussioni tumultuose, bassi infuriati e atmosfere inquietanti e pacifiche, che creano strati di bellezza e luce, oscurità e tristezza, fede e coraggio. Da Navie fino a Oblivion l’ascoltatore viene condotto in una trance melodiosa, dove emergono gli echi dei Dead Can Dance in una magica jam session con gli Yes.

11. Color Theory – Soccer Mommy

color_theory_soccer_mommyIl “bedroom” pop di Sophia Regina Allison aka Soccer Mommy continua a distillare brutalità e tenerezza. Dopo il fortunatissimo Clean, usa la metafora di tre colori per rappresentare le sfumature emozionali della sua tormentata vita tra problemi familiari e di salute mentale: il blu a rappresentare la tristezza e la depressione; il giallo a simboleggiare la malattia fisica e mentale; ed infine il grigio a rappresentare l’oscurità, il senso di vuoto e la perdita. L’originalità artistica di questa ventiduenne cantautrice americana è la sapiente capacità di sperimentare con il pop come il voler simulare il suono di un “vecchio nastro polveroso” che si è deformato nel tempo, attraverso l’uso di campionamenti di tastiere e arrangiamenti di corde tratti da vecchi dischi floppy.

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