Home / Recensioni / Album / Song Machine, Season One: Strange Timez – Gorillaz

Song Machine, Season One: Strange Timez – Gorillaz

gorillaz_2La macchina che crea canzoni è fondamentalmente una grande festa celebrativa di una carriera ormai ventennale, un party sfrenato che, come segno dei tempi, è concepito come una serie di animazione: Gorillaz’ Song Machine project, con pubblicazione degli episodi a cadenza mensile, a partire dall’inizio del 2020, ciascuno con un ospite d’eccezione. Un evento dilatato nel corso dell’anno che mette in fila nell’album uscito a fine ottobre in deluxe edition più del doppio dei brani visti fino a quel momento nella serie sul web, prova dell’esuberanza incontenibile del mattatore Albarn, che ha raccolto un cast stellare per un festeggiamento memorabile: basta leggere l’elenco dei featuring per saltar su dalla sedia. Il contributo di ciascun celebrante è reso in perfetta simbiosi con lo spirito del progetto Gorillaz, tutte le voci conservano il proprio stile e sentire, portando il proprio universo musicale in brani che allo stesso tempo risultano innegabilmente in linea con le creazioni di Albarn e soci, che assorbono come spugne i contributi versati. E questo vale tanto per i capitoli di matrice più spiccatamente elettronica, che sono alla base del side project del leader dei Blur, sia per gli interventi di ospiti blasonati di più consolidata e riconoscibile inventiva. Ne sia prova l’esplosivo pezzo d’apertura Strange timez, scritto in collaborazione con Robert Smith,  che non perde nulla delle istanze wave dark dei Cure e del canto estraniante e barrettiano del suo frontman (“Here we go on degrading, no horse play, no diving / Cuttin’ glass with scissors, whilst the great leaders reclining“), conservando al contempo quell’approccio scanzonato e sfrontato che informa la produzione polivalente e camaleontica dei Gorillaz. Lo stesso avviene in The Valley of the Pagans in cui il groove elettronico della cartoon band si amalgama alla verve sopra le righe di Beck, e trattandosi si una festa pare che da un momento all’altro possa saltar fuori Jack Black come nel folle video di Sexx Laws. Così mentre il falsetto soul di Leee John tinge di striature black le trame anguste di The Lost Chord i suoni virtuali da nostalgici dei primi video games e il digitale passatista di Pac-Man si aggiornano nel rap da bassifondi di Schoolboy Q. Altrove, come in Chalk Tablet Towers si respira non una fusione quanto piuttosto una perfetta condivisione di intenti e il pop luccicante e raffintao di St. Vincent sposa il songwriting dinamico di Albarn in uno dei momenti più alti e godibili dell’album, che rinnova con invidiabile freschezza la lezione anni ’80 di una Cindy Lauper. Del tutto inaspettato è invece il duetto con Elton John, certo non nuovo a collaborazioni di lusso, che in The Pink Phantom fa il verso al Fantasma del palcoscenico di Brian De Palma. Forti di un’ironia che richiama il delirante duello di pianoforte tra Paperino e Duffy Duck in Roger Rabbit, Damon interpreta il ruolo del pianista vocalmente affranto mentre Elton tuona con un vocione baritonale che omaggia il glam soul di Bowie. Ancora la wave rivive nel basso ondeggiante di Peter Hook dei Joy Division che dinamizza l’atmosfera di Aries, anche grazie a un controcanto insistito, “high tide”, che monta il brano come un’improvvisa alta marea. E per chiudere il tuffo nel passato, Friday 13th rispolvera il dub dei Clash di Sandinista con le spoken words impastate e croccanti di Octavian. Dead Butterflies ammicca al soul elettronico e destrutturato dell’ultimo Bon Iver, con quel canto svogliato e colloso di Damon che si alterna alla roca malizia ispanica dell’altrimenti sconosciuta Roxani Arias e agli aggrovigliati accenti rap di Kano. Désolé è senza dubbio il miglior groove dell’album, grazie al vento africano che soffia dalle potenti corde vocali di Fatoumata Diawara. Il momento più irresistibile e trascinante della festa, con quel basso stoppato e sinuoso che è un po’ la firma dei Gorillaz da Feel good Inc. in poi, quel morbido piano da cocktail, le percussioni etniche, i corposi fiati afro-beat e le orchestrazioni che tengono alta la tensione. Tanto vibrante e catartica che nessuno dei partecipanti sembra riuscire a lasciare la session inscenando ben tre false chiusure, tra crescendo d’archi, punti coronati degli ottoni e vertiginose girandole vocali di Diawara. Poteva essere il giusto finale, ma avrebbe portato Albarn troppo lontano da casa, allora ecco che l’elettronica da cartoon riprende il sopravvento nella discesa a rotta di collo punk di Momentary Bliss, dalle indolenti frasi di Slowthai giù fino allo sfrenato ritmo post-hardcore degli Slaves. Una celebrazione/consacrazione che viene condensata così nella tracklist ufficiale, ma che aggiunge nell’edizione estesa altre sei tracce di pari livello. Dall’hip-hop sperimentale di Opium, assieme al duo EarthGang, che esplora le dinamiche del ritmo percussivo e vocale e si concede escursioni di piano jazz, al sensuale slow-funk di Simplicity, con la ritmica danza di ombre di Joan As Police Woman; dalle chitarre psichedeliche degli Unknown Mortal Orchestra, che si tendono minacciose sopra le trame inquietanti di Severed Head, alla contaminazione cyberpunk di With Love to an Ex, che si colora di un futuribile sapore etnico grazie al rap della sudafricana Moonchild Sanelly, passando per la spensieratezza hip-hop di MLS, con gli intrecci vocali di JPEGMafia e Chai, fino al rap arrabbiato e nevrotico di How Far? col featuring di Tony Allen e Skepta.

Insomma, ce n’è per tutti i gusti e non si può che attendere trepidanti la seconda stagione.

Credits

Label: Gorillaz Productions/ Parlophone/ Warner – 2020

Line-up:

Gorillaz:
Damon Albarn (vocals, 1–16; keyboards, 2–6, 8–10, 12–18; bass, 2–6, 8, 10, 13, 14, 18; drum programming, 2, 10, 16; guitar, 4, 5, 7, 8, 10–14, 16–18; backing vocals, drums, percussion, 4; synthesizer, 4, 7; piano, 6, 12; melodica, 16, 17) – Jamie Hewlett (artwork, character design, video direction) – Remi Kabaka Jr (drum programming, 1, 2, 5–9, 11–16; percussion 1, 3–5, 7, 10, 12, 13, 15, 17; drums 3, 4, 7)
Additional musicians:
Robert Smith (vocals, guitar, keyboards, bass guitar, 1) – Etta Albarn Teulon (trumpet, 1; additional vocals, 12) – Beck (vocals, 2) – Rudy Albarn (drums, 2, 18; percussion, 2) – Leee John (vocals, 3) – James Ford (drums, percussion, 3, 7, 10; keyboards, 3, 10; guitar, 3; synthesizer, drum programming, 7; balafon percussion, zither, 10) – Schoolboy Q (vocals, 4) – Prince Paul (backing vocals, 4) – John Smythe (guitar, 4) – Weathrman (bass, keyboards, synthesizer, 4) – St. Vincent (vocals, keyboards, 5) – Elton John (vocals, piano, 6) – 6lack (vocals, 6) – Georgia (drums, percussion, 7) – Peter Hook (bass, additional vocals, 7) – P2J (drum programming, 7, 12) – Octavian (vocals, 8) – Kano (vocals, 9) – Roxani Arias (vocals, 9) – Mike Will Made It (drum programming, 9) – Alice Pratley (violin, 10) – Augustin Ledieu (backing vocals, 10) – Ciara Ismail (violin, 10; strings, 17) – Davide Rossi (strings, string arranger, 10) – Emmanuel Laniece (backing vocals, 10) – Fatoumata Diawara (vocals, 10) – Isabelle Dunn (cello, 10; strings, 17) – Neima Naouri (backing vocals, 10) – Nicola Hicks (viola, 10) – Nora Fedrigo (electronics, 10) – Sylvain Bellegarde (background vocals, 10) – Sébastien Blanchon (horn, 10) – Vanina de Franco (backing vocals, 10) – Slowthai (vocals, 11) – Slaves (guitar, drums, vocals, 11) – Mike Dean (drum programming, 11) – EarthGang (vocals, 12) – Roberto Fonseca (piano, 12) – Joan As Police Woman (vocals, erhu, guitar, keyboards, upright bass, 13) – GoldLink (vocals, 14) – Unknown Mortal Orchestra (vocals, bells, 14) – Moonchild Sanelly (vocals, 15) – JPEGMafia (vocals (16) – Chai (vocals, keyboards, drums (16) – Tony Allen (vocals, drums (17) – Skepta (vocals, 17) – Konoto Sato (strings, 17) – Stella Page (strings, 17)

Tracklist:

    1. Strange Timez (featuring Robert Smith)
    2. The Valley of the Pagans (featuring Beck)
    3. The Lost Chord (featuring Leee John)
    4. Pac-Man (featuring Schoolboy Q)
    5. Chalk Tablet Towers (featuring St. Vincent)
    6. The Pink Phantom (featuring Elton John and 6lack)
    7. Aries (featuring Peter Hook and Georgia)
    8. Friday 13th (featuring Octavian)
    9. Dead Butterflies (featuring Kano and Roxani Arias)
    10. Désolé (Extended version) (featuring Fatoumata Diawara)
    11. Momentary Bliss (featuring Slowthai and Slaves)
    12. Opium (featuring EarthGang)
    13. Simplicity (featuring Joan As Police Woman)
    14. Severed Head (featuring GoldLink and Unknown Mortal Orchestra)
    15. With Love to an Ex (featuring Moonchild Sanelly)
    16. MLS (featuring JPEGMafia and Chai)
    17. How Far? (featuring Tony Allen and Skepta)

Link: Sito Ufficiale Facebook

Momentary Bliss – Video

Album – streaming

Ti potrebbe interessare...

Tindersticks - Distractions

Distractions – Tindersticks

Si fatica a credere che le canzoni di questo tredicesimo album dei Tindersticks siano Distractions, …

Leave a Reply