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Dreamers – Maria Pia De Vito

Maria-Pia-De-Vito-Dreamers_900A quattro anni dal gustoso progetto Lazy songs, che oltre al fidato Enzo Pietropaoli al contrabasso vedeva la partecipazione del nostro beniamino Adriano Viterbini alla chitarra, Maria Pia De Vito torna a cimentarsi (ma non aveva mai smesso di farlo nei suoi set dal vivo) col mondo della canzone pop, inteso nel senso più ampio e nobile del termine a ricomprendere folk, west coast, world, soul e rock, riletti in chiave jazz o per meglio dire con fare jazzistico. Come ha raccontato la stessa cantante partenopea, “il progetto inizialmente si chiamava Drink up, Dreamers, un verso tratto da Here Comes the Flood, profetico brano di Peter Gabriel che in maniera visionaria prevedeva e presentiva di decenni l’alluvione mediatica e l’iper-connettività di questi tempi“. Poi il concetto si è messo a fuoco su un gruppo di canzoni di cinque autori, icone del songwriting d’oltreoceano come Paul Simon, David Crosby, Bob Dylan, Tom Waits e naturalmente Joni Mitchell. Cinque sognatori, i dreamers del titolo, “faro di lucidità e di professione della libertà in quanto partecipazione“. Proprio la partecipazione diventa un asse portante di questo lavoro; concettualmente in quanto sogno di un mondo diverso fondato sul benessere della collettività anziché sugli egoismi e privilegi di pochi, nonché musicalmente per il contributo paritario e affiatato dell’ensemble nella costruzione e interpretazione dei brani, che va molto al di là del concetto di cover (su questo punto si rimanda all’articolo su Hey Joe). Pig, sheep and wolves, di Paul Simon, sembra provenire da uno dei locali jazz del Greenwich Village coi suoi ritmi sincopati e dinamici in un continuo saliscendi di frenesia metropolitana. Quello che ci vuole per un brano perfetto a descrivere questo momento, raccontando, come dichiara Maria Pia, “della facile strumentalizzazione di chi non ha chiavi di lettura e si fa pecora, della demonizzazione dei cani sciolti“, e strizzando l’occhio alla metafora della Fattoria degli animali di Orwell “Big and fat / Yeah, a pig’s supposed to laugh like that / Yeah, this is hilarious / What a great time / I’m the pig who committed / The perfect crime“. The lee shore, sfrondata del bordone dell’acustica vibrante di David Crosby emerge come puro lirismo vocale, bianca perla che risale dagli abissi più profondi, sirena che vaporizza il suo verso di morte nella sabbia di una terra mitica e disabitata, popolata da percussioni aritmiche, pianoforti ondosi e flebili lumi di chitarra (condotta con misura da Roberto Cecchetto, ospite solo in questo episodio). Simple twist of fate lava via il sangue dalle tracce dello storico album di Bob Dylan con una leggerezza swing che abolisce le grida del menestrello in chiusura di battuta in favore di un fraseggio disteso, un inno gospel luminoso sussurrato e variegato che recupera tutto il potenziale melodico dell’originale, che pare quasi sciogliersi come un balsamo nel finale. Un trattamento che si ritrova in Questions for the angels, che Oliver Mazzariello arpeggia al piano come un Debussy pop oscillando tra minimalismo e romanticismo maestoso, mentre De Vito muta il canto confidenziale di Paul Simon in una prova di malinconico lirismo che pare risuonare tra le volute sinuose di un ampio salone liberty. In un omaggio ragionato e viscerale al cantautorato americano non poteva mancare il grande amore di Maria Pia De Vito, la straordinaria Joni Mitchell, cui la cantante partenopea ha dedicato nel 2005 un intero album, So right (c’era anche lì Pietropaoli), riuscendo nell’arduo compito di affrontare e far proprio un repertorio per pochissimi interpreti, con una disinvoltura e un’energia che non trova eguali nel panorama italico e forse neppure in quello internazionale. Non stupisce dunque che il nucleo di Dreamers sia composto da ben tre canzoni della canadese. Be cool era un brano andante da cool jazz, con il sassofono spensierato e profondo di Wayne Shorter, che strizzava l’occhio (era il 1982) alle chitarre pulite e taglienti di Police e Talkin Heads, rilette dalla stessa Mitchell. Qui diventa occasione di un gioco ritmo condotto dal contrabasso, guarda un po’, cool di Pietropaoli che sintetizza nel suo riff le corde dell’originale, mentre la voce si lancia in divagazioni conversate e saporiti fraseggi scat. Ma è per la successiva Chinese café che De Vito indossa l’abito più elegante portando in un club sofisticato la musica di Joni Mitchell, con Pietropaoli, Mazzariello e Paternesi che dialogano silenziosamente come Mingus, Ellington e Roach in un celebre album (anche quello di puri sognatori), mentre la voce guadagna la ribalta in raffinata scioltezza, ampio registro e tavolozza variopinta, controllando con rara maestria cambi e intonazioni. E tra quelle trame si manifesta, come se fosse sempre stato lì, uno stralcio sognante di Unchained melody e la sua passionale carica soul, che nel finale prende il sopravvento più di quanto non accadesse nella versione di Mitchell, assecondando puramente il gusto del canto. E il tris che omaggia la cantautrice canadese si chiude con la più classica Carey, dall’immenso Blue (1971), stravolto in una rilettura d’insospettata psichedelia flower power e black andante, tra brusche accelerate e cadute nel vuoto di un precipizio di spettri ululanti. Retta da un contrabasso che ha la straordinaria ritmica primordiale di un magico schiacciapensieri, il capolavoro di Dylan Time they are a-changing si tramuta nel rito sciamanico di un’etnia sconosciuta, attraverso il quale la sacerdotessa della tribù guida il suo gruppo inoltrandosi in un sentiero inerpicato e oscuro, in cerca degli oracoli che ispireranno il prossimo cambiamento del mondo. Ma è un disco di sognatori e non può che chiudersi con la speranzosa Rainbow sleeves  che Tom Waits scrisse per Rickie Lee Jones per il suo EP Girl at her volcano (1983). Un bozzetto armonioso, quasi una versione aggiornata della più classica Somewhere over the rainbow, da cantare con dolce passione come una ninna nanna amorevole e sognante. E anche a noi non resta che sognare.

Credits

Label: Jando Music – 2020

Line-up:
Maria Pia De Vito (Voce) – Julian Oliver Mazzariello (Piano) – Enzo Pietropaoli (Contrabbasso) – Alessandro Paternesi (Batteria) – Roberto Cecchetto (Chitarra)

Tracklist:

      1. PIG, SHEEP AND WOLVES
      2. THE LEE SHORE
      3. SIMPLE TWIST OF FATE
      4. QUESTIONS FOR THE ANGELS
      5. BE COOL
      6. CHINESE CAFÉ
      7. CAREY
      8. TIME THEY ARE A-CHANGING
      9. RAINBOW SLEEVES

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