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Straight Songs of Sorrow – Mark Lanegan

Mark-Lanegan-Straight-Songs-Of-SorrowCi sono vite che sono mille. Sono mille viaggi andata e ritorno dall’Inferno. In queste vite pochi sopravvivono, soprattutto quelli che hanno attraversato la scena grunge di Seattle. Il demone autodistruttivo dello spleen di quel movimento ha mietuto numerose vittime anche quando la tempesta sembrava essere stata domata (vedi Chris Cornell). Tra questi maledetti sopravvissuti ci sono i beati dannati come Eddie Vedder e Dave Grohl ed i miseri dannati come Mark Lanegan. Ed ecco Straight Songs of Sorrow, la colonna sonora perfetta di questo tipo di vita, raccontata nella sua recente autobiografia Sing Backwards and Weep. L’ex frontman degli Screaming Trees in 15 canzoni riesce nell’impresa, essere diretto, affondare le mani nella disperazione di un dolore passato ma mai dimenticato. Quei fantasmi albergavano in lui da anni e lui li ha fatti uscire senza argini, li ha cristallizzati in un blues oscuro, di spasmi elettronici vintage. Come se Charles Bukowski e Arthur Rimbaud si raccontassero attraverso le ambientazioni soniche di Nick Cave e Tom Waits. Il dolore di cui parla Mark Lanegan è quello di chi è passato da un burrone ad un altro, da una dipendenza ad un’altra, eroina, crack, sesso ed altri vizi che l’hanno condotto in vicoli ciechi fino a diventare un senzatetto e ad un passo dalla morte. Questo flusso di coscienza non è in solitario come l’autobiografia ma figlio di collaborazioni uniche: Greg Dulli (The Afghan Whigs), Simon Bonney (Crime & the City Solution), Jack Bates (Smashing Pumpkins, figlio di Peter Hook), Adrian Utley (Portishead) e John Paul Jones dei Led Zeppelin. Ma i contributi migliori vengono dal violino straziante di Warren Ellis in  Daylight In The Nocturnal House e Stockholm City Blues e dalla moglie Shelley Brien che con la sua voce in This game of Love e le sue tastiere Casio, registrate al cellulare in Eden Lost And Found, impreziosiscono il mood di spontaneatà grezza, caratterizzante tutto il disco. Straight Songs of Sorrow guarda dietro una vita tormentata, saluta i demoni del passato e volge lo sguardo verso un’alba di una nuova resurrezione. Dischi da uno storytelling vero e genuino, che vanno solo vissuti come una catarsi senza tempo, vanno sorseggiati come un whisky invecchiato più di 25 anni.

Credits

Label: Heavenly Recordings – 2020

Label: Mark Lanegan.

Tracklist:

1. I Wouldn’t Want To Say
2. Apples From A Tree
3. This Game Of Love
4. Ketamine
5. Bleed All Over
6. Churchbells, Ghosts
7. Internal Hourglass Discussion
8. Stockholm City Blues
9. Skeleton Key
10. Daylight In The Nocturnal House
11. Ballad of the Dying Rover
12. Hanging On
14. At Zero Below
15. Eden Lost And Found
Link: Sito ufficiale.

Skeleton Key – Video

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