Home / Recensioni / Album / The Crucible – Motorpsycho

The Crucible – Motorpsycho

motorpsycho -cruc-1024x1024Sono trent’anni che la band norvegese sforna album a ritmo costante, malgrado occasionali cambi di formazione che non hanno intaccato la solida leadership del duo fondatore composto da Bent Sæther e Hans Magnus “Snah” Ryan. The Crucible, il crogiolo, è una sintesi efficace della loro carriera e dell’approccio individualista alla musica, intesa come personale ricerca sonora, fuori dal tempo, fuori dalle mode, dal consumo rapido, dalla superficie del caotico regno dei social. Un recipiente refrattario, capace di sopportare temperature elevate per plasmare la materia in oggetti preziosi, porcellane smaglianti, gioielli preziosi, ma anche forgiare armi affilate per mani possenti. Un titolo che evoca un immaginario visionario, epico e fantasy, antico e moderno, melodico e violento allo stesso tempo. Psychotzar col suo graffiante e granitico incedere è una perfetta ripresa dei riff hard dei Black Sabbath, corsa rapidissima verso l’orlo di un abisso di oscurità in cui precipitano arpeggi al limite della scordatura, rinforzati da barre d’acciaio, pesante metallo brandito in un vano sforzo di risalita. Lux Aeterna potrebbe essere un inedito dei Kings of Convenience, se dopo il primo minuto dell’intro acustica a due voci non si aprisse verso l’epica avvolgente dei primi album di un altro e più importante re. Lo spirito del Re Cremisi aleggia su tutto l’album come un punto di riferimento costante. La luce del titolo, ricercata in un maestoso gonfiarsi di mellotron e tastiere che si frammentano in mille rivoli e riprese del tema principale. Sembra il trionfo della melodia romantica di una sofisticata orchestra da camera, finché con dolorosa sterzata il brano collassa verso il caos nevrotico delle sperimentazioni più acide di Fripp e compagni, con il piede schiacciato a tavoletta sull’acceleratore e chitarre dai mugugni impazziti e schizoidi, che rallentando scivolano nel fiume caldo di una vischiosa corrente, fino a sfociare nel lago placido di una singola nota pulita che muore silenziosa sulla superficie dell’acqua. L’iniziale bozzetto acustico si leva da questa in cerca della luce smarrita, di una forza interiore che sgorga copiosa, impetuosa e armonica. The Crucible è una lunga suite, come si diceva una volta, articolata vari movimenti, un crogiolo, per l’appunto, in cui fondere una materia magmatica in pure forme cristalline. Così un fraseggio inquietante e ansiogeno che rievoca puntualmente l’ossessione cerebrale di Fripp si inerpica su un basso degno del migliore Chris Squire e una batteria dinamica percossa con estro e potenza da Tomas Järmyr, risultando in perfetto equilibrio tra Close to the edge degli Yes e Lark’s tongues in aspic dei King Crimson. Il secondo movimento della suite introduce il canto in un mondo di cupa ossessione, descritto da un giro armonico avvitato su stesso e scosso solo dalle grida acute della voce di Bent Sæther, mentre il terzo marcia su un ostinato riff doom dal quale emergono a fatica, come affogate in un mare di oscurità lisergica, chitarre noise che squarciano l’aria con urla di uragani e mugugni mostruosi. Si ritrova la pace in un tenue passaggio che ricorda il mondo in una bolla dell’improvvisazione strumentale di Moonchild, ancora una volta dei King Crimson. Un cuore pulsante riavvia la corsa sui binari di una sequenza erede del triplo vinile Yessong, e una chitarra pastosa e legata in un pathos vibrante che richiama l’istinto jazz-blues di Duane Allman, sfociando in una differente parte di una versione inedita di Lark’s, proveniente da una dimensione parallela. Che altro dire del ventunesimo album in studio dei Motorpsycho? I numeri ci portano al punto di partenza, 21, come nell’insuperabile 21st century schizoid man: non sono molte le band che possono misurarsi con modelli tanto alti senza farsi male, tra queste c’è sicuramente, a pieno diritto, il trio norvegese.

Credits

Label: Stickman Records / Rune Grammofon – 2019

Line-up: Bent Sæther (lead vocals, bass, guitars, keyboards, drums) – Hans Magnus “Snah” Ryan (lead guitars, vocals, keyboards, mandolin, violin, bass) – Tomas Järmyr (drums, vocals)

 

Tracklist:

1. Psychotzar
2. Lux Aeterna
3. The Crucible

Link: Sito Ufficiale Facebook

 

Ti potrebbe interessare...

Black Mountain - Destroyer

Destroyer – Black Mountain

Future Shade, nome forse ispirato dalla Dodge Destroyer, modello futuribile del 1985 ormai fuori produzione, …

Leave a Reply