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Broken politics – Neneh Cherry

Neneh Cherry - Broken politicsSembra passata un’era da quei celebri 7 seconds che nel 1994 portarono l’Africa ad una ribalta che nemmeno Fela Kuti era riuscito a raggiungere, con duetto e video memorabili assieme a Youssou N’Dour. Eppure la musicista nata trent’anni prima a Stoccolma, figlia di una pittrice svedese e un percussionista della Sierra Leone, non è mai stata tanto vicino come ora al continente paterno. Non solo perché parte del suo quinto album solista è stato in parte concepito lì, in occasione della recente scomparsa del padre biologico, Ahmadu Jah, e del suo tradizionale funerale islamico, ma soprattutto per la scelta attenta dei suoni, la concezione armonica, la costruzione dei brani. Una riscoperta delle proprie origini paragonabile a quella di musicisti afro americani come Nina Simone, al cui timbro scuro, graffiante e tribale sembra ispirarsi Cherry in brani dolorosi come Deep vein Thrombosis. Se porti il cognome del tuo padre adottivo, Don Cherry, uno dei più grandi jazzisti dell’epopea free, il richiamo a quella stagione è inevitabile. Così nella voce profonda di Synchronized devotion o nelle percussioni e nel mantra di fiati di Slow release litanie che cullano come onde, sinuose come dune sahariane, si fondono agli esperimenti ipnotici di Don, di album come Brown Rice (1975). Ma anche se talvolta i brani incorporano campionamenti e frammenti di brani tratti dal genio di Ornette Coleman, cui Neneh, come il patrigno, è stata molto legata, tutto si placa in una dimensione meditativa. Non c’è nulla qui del furore free che aveva incendiato l’esperienza col trio jazz scandinavo The Thing. Allo stesso tempo Neneh affronta come sempre le cose a modo suo, senza dimenticare il free style del suo esordio solista, Raw like sushi (1989), strizzando perfino l’occhio a Kelis (Natural skin deep). Né dimentica la partecipazione ai primi Massive Attack: è Robert ‘3D’ Del Naja in persona a portare in Kong quell’angoscia metropolitana mista al ritmo black di Prince e l’elettronica di Aphex Twin (Shot gun shack). Quello che potrebbe in apparenza sembrare un album acustico è in realtà completamente elaborato al computer, grazie all’accurata produzione di Kieran ‘Four Tet’ Hebden, che ha imbastito le  evocative basi elettroniche per le evoluzioni vocali, in quel Creative Music Studio di Woodstock, già utilizzato da Don Cherry. Ed è proprio il co-fondatore dello studio, Karl Berger, a suonare l’unico strumento acustico accreditato, il vibrafono di Synchronized devotion, con quelle pause e sbavature, quei ritardi e imperfezioni, quel calore che rende umano e autentico il progetto.

Credits

Label: Smalltown Supersound

Line-up: Neneh Cherry (vocals) – Kieran Hebden (production, mixing) – Robert “3D” Del Naja (production on “Kong”) – Professor Karl Berger (vibraphone on “Synchronized Devotion”)

Tracklist:

  1. Fallen Leaves
  2. Kong
  3. Poem Daddy
  4. Synchronized Devotion
  5. Deep Vein Thrombosis
  6. Faster Than the Truth
  7. Natural Skin Deep
  8. Shot Gun Shack
  9. Black Monday
  10. Cheap Breakfast Special
  11. Slow Release
  12. oldier


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