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Aspettanno ‘o tiempo – James Senese

cover james_senese aspettanno o tiempoJames è Napoli. Figlio di una guerra che non vuole finire in una città che vive di lacerazioni, gioia, disastri e pulsioni. Dice di essere ‘Ngazzate nire, come dargli torto, ma lo dice quasi ridendo, col triste distacco di chi ne ha viste troppe eppur non si rassegna alla violenza brutale di una società malata, al collasso, regno del nulla culturale e di una politica allo sbando, inefficace, vuota. E  lo dice naturalmente senza peli sulla lingua, con la franchezza cruda e diretta della verità, senza sconti per nessuno (song’ ‘na bestia n’ignorante pe’ sti capocchie altisonanti / forse sto’ fore, je song’ pazz’ ma vuje m’avite rutt’ ‘o cazz’). Quale apertura migliore per un live che scorre come un fiume di groove in piena in un doppio cd che, oltre a presentare tre inediti registrati in studio, attinge al repertorio di una carriera lunga oltre cinquant’anni, ripercorsa nel lunghissimo tour seguito all’album ’O Sanghe, Targa Tenco 2017 nella sezione album in dialetto, riconoscimento che sta francamente un po’ stretto per musica che viaggia liberamente senza confini. Dall’omonimo album solista del ’91 arriva Hey James, guardare se stessi e parlare in pubblico della propria solitudine, con quella voce inevitabilmente nera quanto inevitabilmente partenopea, puro istinto e vitalità, sangue caldo, forza roca e passionale, come un sassofono in cerca di una nota, una singola nota, densa e profonda, che liberi i polmoni dalle tensioni di un giorno duro, di una vita. La stessa vita raccontata con estremo candore e voce rotta sul ritmo di leggero shuffle di Mille poesie, o nell’inedito firmato da Edoardo Bennato per James e significativamente intitolato Ll’America. Il cantautore, sulle note di una rumba dolente, inventa un testo alla Senese, je song nat’ ccà e ccà voglio restà chi se ne fotte ‘e st’America, una dichiarazione d’amore e d’appartenenza a un luogo e un sound indissolubili, stretti da un legame nudo, che non nasconde nulla, neppure le più tristi miserie, tra le sue pieghe o Sott’e lenzole. Ma la schietta vitalità prevale, confidenziale e diretta nella semplicità di una domanda, Aro’ vaje, dalla colonna sonora dell’esilarante No grazie il caffè mi rende nervoso, scritto e interpretato nel 1982 da Lello Arena e dallo stesso James nei panni di sé stesso, un basso dinamico e vitale che filtra il funky attraverso il caleidoscopio dei Weather Report e delle tastiere di Zawynul, già autore per gli Showmen di James e del compianto Mario Musella. Il secondo inedito dell’album, Route 66, con la sua lenta cadenza dal sapore tropicale, mostra l’animo elegante e raffinato di Senese, che si concede sognanti guizzi di soprano che richiamano lo stile lirico di Paul McCandless degli Oregon. ‘Chi tene ‘o mare ‘o ssaje nun tene niente‘, verso che racchiude in sé un’intera poetica, assorbita e fatta propria per un ricordo toccante e asciutto di Pino Daniele, assieme a musicisti del calibro di Ernesto Vitolo, Gigi De Rienzo e Agostino Marangolo, pilastri della seconda incarnazione dei Napoli Centrale, nonché, è appena il caso di ricordarlo, gli stessi che nel 1979 incisero la versione originale nello storico album Pino Daniele. E la classe della band viene fuori tutta nelle trame turbolenti di Acquaiuo’ l’acqua è fresca, dalla reunion dei Napoli Centrale Jesceallàh, con le vorticose variazioni di Vitolo che vola con leggerezza sui tasti e James che non se lo fa ripetere due volte. Il colore impressionistico di Marangolo introduce al mistero di Alhambra, dall’album omonimo dell’88, col suo piano esotico e un sax corposo e fumoso, da scena di delitto efferato di un noir mediorientale girato tra i vicoli di una casbah, turbato da una coda liquida di tastiere effettate che guardano ancora a Zawynul e i suoi Syndicate. Poi la band schiaccia il pedale dell’accelleratore per la ritmica frenetica di Campagna, dallo storico seminale esordio dei Napoli Centrale del 1975, che perde parte del suo sperimentalismo in favore di una dinamica trascinante e giocosa, tra tastiere in loop come nei Soft Machine più acidi e citazioni divertite da Get up (I feel like being a) Sex machine di James Brown. Torna la calma in studio dove spunta un canto basso da crooner per la bossa nova di Dint’ ‘o core (Manha de carnaval), inedita interpretazione dell’originale di Antonio Maria e Luis Bonfa per l’Orfeo Negro, breve parentesi prima del groove passionale e sentito che fa gridare di gusto E’ na bella jurnata, tanto piacevole da iniziare persino a ballare al ritmo incalzante di Love supreme. Il dramma è dietro l’angolo e il live si avvia alla conclusione con una sorta di trilogia della morte. Quella della civiltà contadina, narrata con sofferta inquietudine in Viecchie mugliere, muorte e criature, dall’esordio dei Napoli Centrale, coi suoi bassi ossessivi e le devastanti raffiche della batteria; la fine della fede, della speranza, e di troppe vite stroncate dai conflitti che ricoprono la terra c‘O sanghe; la morte, infine, dei propri cari. Ora che James di anni ne ha 73 il testo tragico di ‘O nonno mio, da Mattanza secondo album dei Napoli Centrale (1976), diventa quasi una preghiera solitaria, in un arrangiamento asciutto, privo della sognante magia dell’arpeggio acustico di Kelvin Bullen, dilatata in trame visionarie e tragici zampilli, frecce dalle punte laceranti (nun voglio ca’ pure appriesso a me cierti ciure hanna murì). Ma James non si arrende, la sua musica non cede, oltre la morte, con Simme jute e simme venute ritrova il groove della vita, dell’ironia, della sperimentazione, del jazz d’avanguardia mischiato alla tradizione, come nelle follie free di Albert Ayler, in una invocazione festosa e spirituale, e un saluto divertito e ritmato che è solo un’arrivederci. A presto James.

Credits

Label: River Nile Records / Alabianca – Warner Music Italia – 2018

Line up: James Senese (voce, sassofono tenore e soprano) – Ernesto Vitolo (tastiere) – Gigi De Rienzo (basso) – Agostino Marangolo (batteria) – Robertino Bastos e Ciccio Merolla (percussioni in Ll’ America, Dint’ ‘o core e Route 66)

Tracklist:

  1. Ll’America
  2. Sott’e lenzole
  3. Aro’ vaje
  4. Route
  5. Chi tene ‘o mare
  6. Acquaiuo’ l’acqua è fresca
  7. Alhambra
  8. Campagna
  9. Dint ‘o core (Manha de carnaval)
  10. E’ na bella jurnata
  11. Love supreme
  12. Viecchie, mugliere, muorte e criature
  13. ‘O sanghe
  14. ‘O nonno mio
  15. Simme jute e simme venute

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