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Il violino dell’inconscio: intervista a Lino Cannavacciulo

lino_02Insight  ci ha stregati per l’approccio minimale che solca le onde dell’anima. L’ultimo lavoro del violinista napoletano Lino Cannavacciulo è un disco di neo-classica con un’attitudine alla colonna sonora. Una grande potenza emotiva espressa con l’intensità di strumenti classici quali il piano ed il violino. Abbiamo voluto approfondire la musica del maestro Lino Cannavacciulo incontrandolo in un pomeriggio speciale di questa primavera.

Da Pausilypon a Insight, da un approccio sinfonico arioso tipico della word-music a quello più minimale della neo-classica. Come sono nate le melodie e le scelte sonore di quest’ultimo tuo lavoro?
Già Pausilypon, basato su un’orchestra sinfonica e cori, aveva un riferimento al mondo della musica classica, determinato anche da una mia origine di stampo accademico. Insight è nato proprio da una mia esigenza di asciugare il tutto, di essere più essenziale possibile, partire con un organico ridotto senza troppi virtuosismi del genere. Volevo vivere artisticamente un momento più intimista.

Ci sono meno atmosfere mediterranee, ma il mare è sempre presente. in questo caso è quello dell’inconscio umano. Vogliamo approfondire il concept del “vedersi dentro” che è alla base di questo disco?
Ognuno di noi attraversa questi momenti. Io la vedo molto semplicemente, senza schemi intellettuali. Questo è stato un momento in cui io ho mirato a questo linguaggio e a questo stile minimale. Per quanto concerne il Mediterraneo, non l’ho mai abbandonato perchè appartiene alla mia natura, ho solo voluto esprimermi con un punto di vista diverso, dal di dentro.

Come è nata Light?
Light nasce in ricordo di un mio carissimo amico musicista, Gino Evangelista (scomparso nel 2016 ndr). E’ ispirato al suo modo di essere.

Ascoltando Insight a me sono venuti in mente Michael Nyman, Yann Tiersen, gli spunti sperimentali di Ólafur Arnalds e Jóhann Jóhannsson…
Ti ringrazio, per me è un paragone molto importante. Io sono compositore di me stesso. Assolutamente non ho la presunzione di stare ai livelli di questi nomi così grossi.

Numerose sono state le tue collaborazioni, tra le tante in questi giorni spicca quella con Enzo Avitabile, doppio David di Donatello per il film Indivisibili. Un tuo pensiero su questo evento. Gli artisti napoletani riescono ad emergere rispetto al panorama nazionale pur mantenendo una propria identità artistica non sempre incentrata sulla sola comercializzazione della musica…
A me fa sempre piacere che un artista napoletano riceva dei riconoscimenti, come il David di Donatello. Per Enzo mi fa piacere non tanto per le collaborazioni che ci sono state fra noi, ma per un lungo periodo che ci siamo frequentati al tempo del conservatorio. Gli artisti partenopei hanno una marcia in più, quella della napoletanità che significa contaminazione derivata dalla storia della nostra terra.

Sappiamo quanto sia difficile avvicinare le nuove generazioni all’ascolto attento della musica in generale. Quanto un disco come il tuo, ricco di melodia emotiva, può attirare l’attenzione dei ragazzi verso la neo-classica?
Quando faccio un disco non penso mai a quello che può accadere all’esterno. Per me è importante riuscire ad esprimere l’idea creativa che ho in mente, poi se ottengo i consensi, tanto di guadagnato. Tutto nasce da una mia esigenza.

Ponevo questa domanda per evidenziare proprio questo approccio alla neo-classica diverso da quello che può essere rispetto a musicisti come Dave Garret, che pur di arrivare al pubblico giovane si prestano ad operazioni uncino come quello di rifare i pezzi rock con il violino…
Sono punti di vista, se un artista si sente a suo agio in queste operazioni, ben vengano, sono giochi di mercato che già si proponevano negli anni settanta. Io la penso diversamente, pur riconoscendo il grande talento di artisti come Garret.

Questo approccio minimale può essere visto come l’inizio di un nuovo corso della tua carriera o è solamente una tappa verso sempre nuove sperimentazioni?
No, sono un tipo molto istintivo. Artisticamente parlando mi piace sperimentare, provare tutto, non mi piace ingabbiarmi in schemi. Il prossimo potrebbe essere sulla stessa scia o completamente diverso.

Porterai live Insight? Ci sarà un tour?
Non ho in mente una vera e propria tournée ma una serie piccola di eventi in contesti suggestivi adatti alle atmosfere del disco.

Come vedi questa musica liquida che ha perso fisicità nella fruizione? Quali sono gli effeti di questi cambiamenti nel modo di creare e ascoltare la musica?
Non è una questione di cambiamenti, quelli ci sono sempre stati nei periodi storici, come nel cinquecento, nel seicento, nel novencento con l’avvento del rock, del jazz, del prog. La sperimentazione è andata di pari passo con l’evoluzione tecnolgica dell’elettronica, vedi i moog dei Pink Floyd e Genesis negli anni settanta. Ora ci sono i computer, le macchine che ti aiutano nel processo compositivo ma è sempre importante l’uso che si fa di questi mezzi. Puoi realizzare dei grandi prodotti artistici e musica usa e getta indipendentemente dagli strumenti che usi e come divulghi la tua arte.

Album – streaming

Light – video

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