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Siamo diventati più cinici: intervista ad Ed Harcourt

EdHarcourt_900_1Solo i cantautori veri, quelli che riescono a percepire profondamente il flusso delle cose, possono tradurre in canzoni lo stato di una società. Il momento storico di cinismo sociale e ambientale che stiamo vivendo è stato fonte di ispirazione per il settimo disco del songwriter inglese Ed Harcourt. Entrare in Furnaces, significa farsi un giro sulle montagne russe che toccano l’Inferno ed il Paradiso, Jeff Buckley e Tom Waits, un groviglio di emozioni che disorientano l’ascoltatore dal punto di vista sonico e testuale. La produzione di Flood (già a lavoro con artisti del calibro di Nick Cave & The Bad Seeds, PJ Harvey e Foals) ha reso perfetta e poliedrica l’originale densità compositiva di Ed Harcourt. Già dai primi singoli che anticipavano l’uscita del disco ci siamo innamorati di Furnaces, di quell’occhio fuori dal mucchio ed abbiamo subito fortemente cercato e realizzato quest’intervista con Ed Harcourt. (Si ringrazia Giulia Distasio – Sping Go!).

Ascoltando le prime canzoni di Furnaces si coglie un’emergenza espressiva per descrivere l’insana oscurità nella quale l’uomo è caduto e la sua capacità di ripetere sempre gli stessi errori nei confronti della natura e dei suoi successori. C’è una speranza, una possibilità di sopravvivere a questo flusso di distruzione e desensibilizzazione?
Alla luce delle atrocità che si verificano in tutto il mondo, è difficile non essere cinici. Si percepisce una strana sensazione: come se fossimo bloccati in un loop di morte e distruzione. Sui social media impera la necessità di essere a tutti i costi sulla notizia, credo sia una delle evidenze di questo cinismo. Basandosi su fatti e dati, il terrorismo era molto peggio 30/40 anni fa, ma al momento è dilagante la sensazione di precipitare verso qualcosa di veramente spaventoso. Penso all’ascesa del nazionalismo di estrema destra, all’odiosa ideologia dell’ISIS, ai crimini di guerra commessi dall’Occidente verso i civili innocenti di tutto il mondo, all’emergenza dei rifugiati. L’uomo ha sempre avuto una propensione alla guerra per sete di potere e di petrolio. Il mondo può essere in grado di ricostituirsi se smette di succhiare, ma le aziende estremamente potenti e influenti hanno troppo controllo sui nostri governi. Il capitalismo sta fallendo, e gli anarchici non hanno soluzioni adeguate. La religione pretende di dare risposte, ma usa solo la paura come mezzo di controllo. Un po ‘come i media di destra, ad essere onesti. Il nostro nuovo governo qui nel Regno Unito ha ora deciso che il Fracking (tecnica estrattiva di petrolio e gas naturale). “Fiumi di fuoco per chiunque? Comunità profanate? Ecco 13 dollari per la vostra perdita. Ci dispiace vi abbiamo rovinato la vita”. Il mio disco deriva da tutto questo. Ed è davvero più di un’osservazione, nel mezzo di uno squallido e spavaldo tintinnio di soldi.

Il suono di Dionysus e The World Is On Fire sembra continuare lo stesso approccio musicale e le stesse scelte stilistiche che hanno caratterizzato il tuo precedente mini-album Time of Dust, ma portato ad un estremo livello. Sembra saltare dal Paradiso all’Inferno, da aperture angeliche a momenti demoniaci, da Jeff Buckley a Trent Reznor. Equilibrio tra atmosfere sonore e temi trattati… Che ruolo ha giocato Flood per realizzare questo suono così variabilie ed intenso?
Dall’interno all’esterno, dal grembo alla tomba, baby! Si avverte proprio questo bizzarro esitare al momento del “pronti e via”. Per molto tempo ho cercato di scrivere qualcosa usando un mezzo espressivo che mi intrigasse, come l’armonica a bicchieri, poi ho seguito il coniglio bianco giù nel buco: diventando o un piccolissimo tremante topo o un lupo gigante. Certamente la musica e le parole sono magiche rispetto ad ogni altro bisogno, danno e prendono, spingono e catturano, colpiscono per attenzione, fluttuando e sommergendo in una gloriosa fuga. Questo è il modo in cui dovrebbe sempre essere scritta la musica. Flood è stato il capo maestro-ombra del mio suono, tessendo una rete di imbroglio e onore, fornendo la carne alle canzoni, piegando le spine, spruzzando lo spettro e contorcendo ogni pezzo in qualcosa di nuovo e differente. Non avrei potuto realizzare questo disco senza un astuto bastardo come lui.

Quale canzone di Furnaces preferisci e perchè?
Ah, difficile questa domanda! Per essere onesto, non ho nessuna preferenza. Spesso tratto le mie canzoni come miei figli, non puoi caricare di elogi uno perchè gli altri possono diventare gelosi. Quello che veramente spero è che dovrò cantarle così tante volte che mi ammalerò per tutte loro.

Possiamo parlare delle collaborazioni di questo album? Una sinergia da sogno quella con Stella Mozgawa delle Warpaint, Tom Herbert degli Invisible & Polar Bear, Hannah Lou Clark, e il percussionista Michael Blair?
Michael Blair è un mio carissimo amico, noi abbiamo sognato insieme sul palco tante volte ed aveva sempre espresso il desiderio di lavorare in studio in qualche forma. Ha suonato su Rain Dogs e Franks Wild Years di Tom Waits, per me è stato molto eccitante averlo nella registrazioni di Furnances. Io sono sicuro abbia usato il Grammy Award di Flood su un pezzo, colpendolo con una bacchetta o qualcosa di simile! Tende a pizzicare, battere oggetti e a generare suoni incredibili da essi! Flood aveva proprio prodotto l’ultimo disco delle Warpaint così abbiamo discusso circa l’ipotesi di coinvolgerla, lei è incredibile. Avevo un sorriso a trentadue denti quando l’ho vista suonare sul mio disco. Stupendo sentirla. In qualche canzone avere lei, me stesso, Raife Burchell & Michael Blair… in qualche modo Flood riusciva a far funzionare il tutto. Tom Herberth ha suonato con me per un certo periodo e così lo dovevo per forza portare a bordo nel disco. Il suo contributo in Immortal è stato prezioso per me. Hannah è una delle mie migliori amiche, amo la sua voce così tanto che vorrei un giorno realizzare con lei un disco di duetti.

Ti va di parlare del video di Dionysus (Live at Knebworth)? E’ favoloso…
Ero bloccato su una isola in Knebworth nel calore ardente e in preda di qualche oca malevola, temeva volessi rubare una delle sue uova! Avevo un piccolo amplificatore a batteria e la mia fidata chitarra Hofner. Matt, il regista, aveva un drone con una telecamera collegata ed anche un’altra attaccata ad una barca a remi! In una mezza giornata abbiamo buttato giù il tutto, abbiamo pensato che sarebbe stato divertente questo live atipico con un pubblico composto solo da queste oche malevoli!

Parliamo anche dell’artwork del disco?
Con molto piacere! La copertina è stata dipinta all’immenso, brillante e straordinario Ralph Steadman, un uomo che ho ammirato e venerato sin da quando ho letto Paura e delirio a Las Vegas; ho divorato tutti i libri di Hunter S. Thompson, parlano come se fossero un monologo interiore, la verità e l’ilarità del vivere fusi in un unico flusso, ma ero ancora più suggestionato dalle illustrazioni demenziali che li accompagnavano. Dopo aver incontrato Ralph dieci anni fa, dopo aver suonato il pianoforte per un album di canti marinareschi (Ralph cantava di un ragazzo di cabina che era stato quasi mangiato da un equipaggio morente di fame), l’ho praticamente pedinato e l’ho tenuto sotto tiro, chiedendogli di fare forma ad uno tsunami di fuoco per la copertina del mio disco. Quello che ho ricevuto è stato molto di più delle mie aspettative. Vedendo anche i titoli delle canzoni nella sua scrittura, è stata un’esplosione di gioia. E’ stato molto generoso, molto gentile, una delle persone più nobili che io abbia mai incontrato, e noi tutti dovremmo amare la sua arte. Grazie Ralph!

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Furnaces – First singles streaming

Dionysus (Live At Knebworth) – video

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