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The Last Shadow Puppets live @ Ferrara Sotto Le Stelle, 5/07/2016

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Ore 20.15: “autostrada e geolocalizzazione poetica”.
Arriva luglio e, come ogni anno, si porta in spalla le sue serate calde, a tratti afose, soffiate da lievi brezze, i suoi tramonti arancione pastello, il suo roboante esercito di zanzare fameliche ed i suoi concerti all’aperto, quelli che aspettavi da mesi, quelli che quando hai comprato i biglietti avevi ancora la maglia della salute, le mani ghiacciate e la tachipirina in tasca.
Ore 20.30: “birra e geolocalizzazione fisica”.
A Ferrara, luglio non ha risparmiato nessuno dei suoi accessori stagionali (zanzare affamate comprese). Sul palco del Ferrara sotto le stelle c’erano i Last Shadow Puppets.
La location è di quelle che ti fa ringraziare di vivere in un paese così architettonicamente e storicamente magico. Piazza Castello Estense: una fortezza che, quando il sole cala, è ancora più arancione dei suoi mattoni ambrati.
Ore 20.45: “attesa e tanto volume”.
Sul palco salgono gli YAK, gruppo punk inglese dai volumi e dall’attitudine decisamente impertinente. Ci tengono carichi, ci preparano per gli ospiti principali che con con altrettanta puntualità ci danno il benvenuto.
Ore 21.45: “it’s time to r’n’r”
Un quartetto di archi degno del girl power anni ’90 ci saluta in un’atmosfera drammaticamente cinematografica. E poi eccoli, i due “damn rockers” della terra di Albione: Miles Kane e Alex Turner.
Kane ha una giacca scura, è elegante; Turner in canotta bianca, mocassini senza calzini e ciuffo patinato.
Le urla delle ladies delle prime file provano a disintegrare il muro del suono: è arrivato il rock’n’roll, baby, non hai più scampo.
Un’ora e un quarto (grazie ai bis) in cui si pesca un po’ dal primo album The Age of the Understatement del 2008 ed un po’ dall’ultimo Everything You’ve Come to, uscito pochi mesi fa.
La voce di Turner, calda, profonda e precisa ci ricorda i crooner dei tempi che furono. E’ perfettamente calato nella parte, in un crescendo di movenze pelviche teatrali ed ammicanti.
Kane si alterna alla voce; la sua è la parte del cattivo, con quell’accento da sobborgo inglese che, per pochi istanti, ci riporta all’anima del buon vecchio Liam.
Il pubblico segue, canta, si muove; i cambi sono rapidi. La cosa strana è che la piazza si sia riempita solo per metà.
Si parte con Sweet Dream, passando poi per The Age of the Understatement, Miracle Aligner, Aviation ed il nuovo singolo Bad Habits, per citarne alcune.
Diciassette brani in scaletta tra cui persino una sognante cover di Moonage Daydream, tributo a David Bowie.
Tra i due frontman c’è alchimia, c’è sintonia: il gioco degli ammiccamenti, delle mosse teatrali che accompagnano ogni nota, riesce alla perfezione. I TLSP non sono più i fratelli minori degli Artic Monkeys. Hanno una loro identità precisa, una loro omogeneità stilistica ed esecutiva.
Le prime file non riescono a smettere di urlare idolatranti. Turner non riesce a smettere di muovere il bacino e pettinarsi il ciuffo.
E’ musica sexy per gente con un temperamento neodrammatico, parafrasando i due.
Ore 23.15: “ricordarsi dove si è parcheggiato la macchina e conclusioni”.
Mai scordarsi l’Autan durante i live estivi, soprattutto quelli nella bassa. Sostenere i festival che propongono live di qualità del genere: grazie Ferrara Sotto Le Stelle. Basta con le disquisizioni pro o contro la Brexit: il rock’n’roll, la brillantina ed i palchi sotto le stelle saranno gli unici a poterci salvare.

Foto di Luca Gavagna – leimmagini.it

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