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Folfiri o Folfox – Afterhours

afterhours_folfiri o folfoxA quattro anni da Padania e dopo l’ennesimo cambio di formazione (Fabio Rondanini e Stefano Pilia prendono il posto di Giorgio Prette e di Giorgio Ciccarelli), gli Afterhours tornano splendendo di nuova luce riversata nell’album doppio Folfiri o Folfox, in uscita il 10 giugno per Universal.
Si tratta di un disco sorprendente, spiazzante perché la struttura sonora, la consapevolezza vocale accompagnano tematiche così estremamente umane da fare dell’intimità la chiave di volta di una lettura che non salva dalla commozione e dal coinvolgimento immediato.
Folfiri o Folfox è, senza ombra di dubbio, il capitolo più intenso e profondo della band di Milano.
Il titolo fa riferimento ai trattamenti chemioterapici che hanno segnato la malattia del padre di Agnelli. Cancro è una parola che fa paura, eppure l’esorcismo è tutto nell’elogio della vita e nella ricerca della propria felicitá. Il dolore spinge la reazione. E questo tipo di dolore ha accomunato, per vie diverse, i membri degli Afterhours portandoli ad una particolare condivisione di sentimenti ed intenti. La delicatezza e l’impeto, la dolcezza e la rabbia, la mano fredda della morte e la spinta del richiamo alla vita sono gli estremi di un unico viaggio che passa per lo squarcio del lutto e della sua elaborazione. Un viaggio personale che porta anche ad una nuova visione del passato e della conseguente liberazione, a riflessioni sul fatalismo di certa medicina e sulla superstizione, sull’impossibilità di arrivare alla comprensione di presunti piani divini e sull’importanza della scelta per non soccombere alla rassegnazione. Un viaggio vorticoso di melodia e dissonanza nel corso del quale non manca la critica più affilata e ironica alla nostra società.
Stupiscono le atmosfere acustiche in cui la chitarra e il piano sostengono la voce splendida di un Agnelli che va oltre quanto già superbamente dimostrato negli anni addietro, lasciandoci immaginare “anche” come potrebbe essere un suo ipotetico futuro in solitaria con una vocalità tanto espressiva e un immaginario così lontano dai cliché del cantautorato della nostra Penisola.
Riesce ad essere così diretto, così trasparente nel racconto del dolore e della rivoluzione interiore che ne segue in episodi come Grande, L’odore della giacca di mio padre, Oggi, Se io fossi il giudice che non si può far altro che sprofondare in un processo di immedesimazione, perché la morte, la malattia, la speranza nella cura, la forza del conforto  e la rinascita sono mondi che noi tutti abitiamo. Come una preghiera laica, Grande è di sicuro l’apertura più emozionante e toccante che Agnelli abbia scritto. E svela il segreto della perdita, come può essere quella di un padre, di suo padre: il dolore non era la destinazione. Non è un caso, non lo è affatto, che questa meravigliosa opera discografica si chiuda con questi versi: devi tornare a vivere (Se io fossi il giudice). Una costruzione ad anello quindi, la disperata invocazione e il suo lato cupo dell’incipit si sciolgono nella reazione e nell’ariosità, la tensione declinata lungo le diciotto tracce si acquieta nell’epilogo.
Avvolge e centra una presa istantanea il pop regale di Non voglio ritrovare il tuo nome, una delle ballate nere più belle degli Afterhours.
Non si perda mai di vista il fatto che questo è un disco doppio di sfrenata, colta ed elegante ricerca sonora e di grande prova testuale che ha il rock come sovrano, nell’attitudine e nei contenuti. Il rock governa la commistione di generi, amalgamandoli nel segno di una cifra stilista quanto mai vitale e singolare. La varietà e i cambi di umore convivono. Angoli tetri, sferzate di elettricità, valanghe di distorsioni, armonia e conflitto animano in ciascun brano una dinamica delle parti avventurosa e mai scontata. Il mio popolo si fa, Ti cambia il sapore, San Miguel, Cetuximab, Folfiri o Folfox, Noi non faremo niente sono tra i brani che sfacciatamente mettono a nudo un furore creativo che non lascia scampo, conquista cuore e testa. Qualche tipo di grandezza si impone come uno dei momenti più travolgenti e graffianti , con quei riff poderosi che restituiscono il grunge al nostro presente.
Folfiri o Folfox è un elisir esaltante che porta la musica rock degli Afterhours in equilibrio tra classica e avanguardia.
Un capolavoro colmo di Amore.
Ci piace pensare che il Wallace di Questa è l’acqua avrebbe amato alla follia Folfiri o Folfox.

Credits

Label: Universal – 2016

Line-up: Manuel Agnelli – Rodrigo D’Erasmo – Xabier Iriondo – Rroberto Dell’Era– Fabio Rondanini – Stefano Pilia.
Prodotto da Tommaso Colliva e Manuel Agnelli
Produzione addizionale: Rodrigo D’Erasmo
Registrato da Tommaso Colliva, Paolo Mauri, Daniele “il Mafio” Tortora presso Germistudio/Abbiategrasso e Officine Meccaniche/Milano
Registrazioni addizionali: Manuel Agnelli e Rodrigo D’Erasmo presso Germistudio/Abbiategrasso, Stefano Pilia e Fabio Rondanini presso Home Studios
Mixato da Tommaso Colliva presso Toomi Labs/London e San Pedro Studio/Milano
Masterizzato da Giovanni Versari presso La Maestà Mastering,Tredozio (FC)
Arrangiato da Manuel Agnelli, Rodrigo D’Erasmo e Afterhours
Consulenza e editing: Paolo Mauri, Francesca Risi, Emma Agnelli
Artwork: Thomas Berloffa
Foto di copertina: Manuel Agnelli, da un’idea di Emma Agnelli – Foto retro: Thomas Berloffa

Tracklist:

Disco 1
01. Grande
02. Il mio popolo si fa
03. L’odore della giacca di mio padre
04. Non voglio ritrovare li tuo nome
05.Ti cambia il sapore
06. San Miguel
07. Qualche tipo di grandezza
08. Cetuximab
09. Lasciati ingannare (una volta ancora)
Disco 2
01. Oggi
02. Folfiri o Folfox
03. Fa male solo la prima volta
04. Noi non faremo niente
05. Né pani né pesci
06. Ophrix
07. Fra i non viventi vivremo noi
08. Il trucco non c’è
09. Se io fossi il giudice

Links:Sito Ufficiale, Facebook

Non voglio ritrovare il tuo nome – Video

Folfiri o Folfox – Streaming

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