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Resilience Blues – Xayra

recensione_xayra-resilienceblues_IMG_201605A me capita con i dischi ma talvolta anche con gli affetti. Ad altri capita con i libri o con gli hobby, con le passioni e le cose belle. Ce ne innamoriamo, le consideriamo magnifiche, poi per qualche motivo le trascuriamo in un angolo. Quando la polvere posatasi su di esse arriva a farci starnutire, allora il ricordo ci schiaffeggia un po’ facendoci pure sentire in colpa.
Riascoltando ora Resilience Blues, a distanza di diversi mesi dai tanti ascolti consecutivi di puro innamoramento, scopro che nulla è cambiato.
Xayra è il nome che unisce quattro giovani musicisti romani intorno a delicate melodie tra pop e rock, una voce perfetta nella sua semplicità a dipingere storie di controllata malinconia.
Proprio come testimonia il primo brano, nonché titletrack, la prima fatica discografica degli Xayra gode di uno splendido equilibrio musicale. La malinconia di cui prima si vive nei testi così come nelle sonorità che portano nella seconda decade del 2000 un bel po’ di amore nostalgico per ciò che fu la musica dei ’90. Se alcuni brani sono ben fatti e piacevoli (Resilience Blues, Bipolar lament), altri sono assolutamente irresistibili come la coloratissima I might be happy (voglia di correre, mangiando un ghiacciolo, sfrecciando su uno skateboard che non sono mai stato in grado di portare) e come la ballatona malinconica Bye bye, myself che ricorda gli esordi dei nostrani A toys orchestra. Se Huge empire of nonsense tumbling down very politely sembra uscita da Mellon collie and the infinite sadness, … and then, the sacrifice è il brano che trasforma gli Xayra in Mr. Hide. Worries + Faults si scioglie lenta e sinuosa tra le note di chitarra fino all’elettrico finale che apre la strada all’incalzante Useless escape from my sweet terrible nowhere.No pleasure at all  è il brano più cupo, senza spiragli di luce; il successivo An endless aeon of silly silly sorrow è invece il brano più tormentato, tra quiete e tempesta, come una nave in balia di qualcosa ben più grande di sé. L’album si conclude con Looking for an aeroplane full of hope, dove la speranza è espressa in modo fresco da chitarra acustica, voce e armonica.
Negli Xayra ci potete trovare citazionismo, ingenuità, poca creatività… oppure un’energia genuina e sincera, disarmante, tanto rara quanto preziosa, addirittura necessaria.
Decidete voi da che parte stare.

Credits

Label: Autoprodotto – 2015

Line-up: Gian Mario Bachetti (basso) – Italo Ragno (batteria) – Costantino Ragno (chitarre elettriche) – Massimiliano Speri (chitarre elettriche, chitarra acustica, piano, synth, armonica, voce); hanno inoltre colalborato: Fabio Grande (produzione, piano, synth, seconde voci) – Lorenzo Autorino (seconde voci) – Jimmy from Ohio (synth)

Tracklist:

  1. Resilience blues
  2. Bipolar lament
  3. I might be happy
  4. Bye bye, myself
  5. Huge empire of nonsense tumbling down very politely
  6. …and then, the sacrifice
  7. Worries + faults
  8. Useless escape from my sweet terrible nowhere
  9. No pleasure at all
  10. An endless aeon of silly silly sorrow
  11. Looking for an aeroplane full of hope

Link: Bandcamp, Facebook

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