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Uscire dagli schemi e salire su un palco: Bologna Violenta + Marnero @ Zazzabar, Carpi 28/04/2016

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Non posso farci niente: la musica del vivo è la mia linfa vitale e se mi chiama devo rispondere, anche se questo vuol dire avventurarmi in mezzo alle campagne della “bassa” reggiano-modenese. Dopo innumerevoli rotonde che hanno fatto impazzire pure il navigatore, arrivo allo Zazzabar, un edificio che si presenta come una sorta di casermone che sembra tutto fuorché un locale per concerti ma che all’interno si dimostra pienamente adeguato per svolgere il suo compito.
Sul palco è atteso Nicola Manzan, ossia Bologna Violenta. È da un po’ che non ho l’occasione di vederlo dal vivo e sono davvero curiosa, considerate le diverse novità nel progetto, ma dovrò attendere ancora un po’, dal momento che l’apertura della serata è affidata ai Marnero.
Ammetto l’ignoranza: fino al giorno prima del live, non conoscevo affatto questa band, ma mi è bastato un ascolto al loro ultimo splendido album, La malora, per rimanere invischiata nel loro sound. Un suono scuro, dai testi duri che vengono declamati, urlati, straziati. Un album angosciante, torbido, che non lascia spazio a definizioni di genere. La band bolognese ha il merito di riuscire a riprodurre a pieno anche dal vivo le atmosfere del disco. Un live d’impatto, che non tradisce le attese, basato in gran parte sui pezzi tratti dalla loro ultima fatica in studio e su quelli dell’album precedente, Il sopravvissuto. In poco meno di un’ora, i Marnero ci regalano uno spettacolo rabbioso e intenso. Parole che ti vengono urlate contro con violenza lasciandoti totalmente stranito.
Dopo un veloce cambio di palco, è il momento del live di Bologna Violenta. La prima novità è che Manzan non è più solo. Come è già accaduto nelle registrazioni dei suoi ultimi lavori, la one man band si è trasformata in un duo e sul palco trova posto anche la batteria di Alessandro Vagnoni. Il live è per lo più una presentazione dell’album Discordia, ultima fatica della band, con l’aggiunta di alcuni dei brani storici tratti da Il nuovissimo mondo (Trapianti giapponesi, Il nuovissimo mondo, Mi fai schifo, Maledetta dal demonio), dallo split realizzato nel 2015 con i Dogs for Breakfast e dall’album Utopie e piccole soddisfazioni.
Manzan ci ha abituati a live dal forte impatto e, anche questa volta, non delude. L’aggiunta della batteria rende il sound di Bologna Violenta ancora più compatto. Un’ora circa di scariche grind, di chitarre distorte, di colpi pesanti dati sulle pelli. Un live potente, folle, reso sconcertante dall’aggiunta dei visual. Buttare l’occhio sul megaschermo alle spalle dell’artista vuol dire trovarsi davanti uno scorrere di immagini stranianti, che non lasciano niente all’immaginazione, tanto che lo stesso Manzan, alla fine del concerto, mi confessa di avere il dubbio di “esserci andato giù un po’ pensante”.
Un paio d’ore, minuto più minuto meno. Centoventi minuti durante i quali sul palco si sono alternate due delle realtà più particolari nel panorama italiano. La sensazione che resta addosso è quella di aver assistito ad uno spettacolo quasi alienante, totalmente fuori da qualsiasi schema. Un live che conferma le ottime qualità dei Marnero e di Bologna Violenta, piazzandoli in testa nella classifica delle band più interessanti del momento.

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