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Oltre la poesia: Umberto Maria Giardini @ La Tenda Modena, 29/01/2016

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A distanza di un anno dalla prima data del tour di Protestantesima al Locomotiv di Bologna, ci presentiamo puntuali di fronte al palco che a breve ospiterà Umberto Maria Giardini. Pochi chilometri di distanza tra la città felsinea e quella della Ghirlandina, ma nel mezzo ci sono quasi 365 giorni.
Protestantesima, il secondo album firmato con la sigla UMG dopo la chiusura del progetto Moltheni, splende di una bellezza senza tempo; con la sua poetica viscerale e travolgente l’autore di origini marchigiane riesce a far della sua arte un dono universale.
Dopo un’intensa apertura di serata con l’esibizione del cantautore modenese Fargas, il palco de La Tenda viene lasciato alla band di Umberto: Marco Marzo alle chitarre, Michele Zanni a synth, moog e basso, Giulio Martinelli alla batteria, ed ovviamente Umberto Maria Giardini a voce, chitarre, sorrisi e passione.
Il locale modenese riesce ad essere caldo e confortevole nonostante la fredda struttura metallica che contiene lo spazio: il palco è posto in un angolo a formare un cuneo che volge coloro che si esibiscono in un immaginario scambio di sguardi con l’enorme polpo che si staglia sulla parete dell’edificio all’esterno, dipinta da Ericailcane e Blu.
Urania è un brano ostico, particolarmente ostico per iniziare l’esibizione la cui scaletta risulterà infine quasi immutata rispetto a quella di un anno fa. Così come una parata militare si apre la strada nella sua avanzata tra autorevole ritualità e potenza figurativa, la marcia di Urania spacca il silenzio e apre una frattura nella percezione del pubblico, come ad avvertirlo di essere di fronte ad una proposta musicale ben diversa da quanto si è soliti trovare nei vari club italiani in un qualsiasi venerdì sera.
Effettivamente è proprio così: Umberto Maria Giardini è assolutamente unico e nessuno è mai riuscito, anche da debita distanza, a proporre uno stile musicale e poetico simile al suo nel quale ritrovare riferimenti precisi. La forma stessa del progetto artistico UMG è talmente originale e svincolata da ogni moda o cliché che non può trovare espressioni diverse se non nello stesso autore che l’ha concepita: tutti possiamo cibarcene, ma nessuno può digerirla e farla propria.
In questa particolare atmosfera i tasti del moog lasciano scie lisergiche nell’aria in Anticristo così come nella successiva Omega fino alla splendida apertura melodica delle chitarre nel brano Protestantesima.
Come una sequenza al rallentatore, Anni luce offre uno sguardo dal taglio cinematografico al rapporto tra due persone, ai rancori, al dolore pungente della disillusione.
Il vaso di Pandora si eleva nel canto di Umberto, proiettandosi nel limpido intreccio di chitarre, tastiera ed una batteria imprendibile. Splendore vero, altissimo.
Eri innamorata di un delfino / che per starti più vicino annegò / e tu triste e addolorata / rinnegasti l’acqua blu in cui eri nata. / Ora che non ci sei più / comprendo quando e quanto sia importante amare. / La luce che emanavi tu / illuminava il mondo, il cielo e le profondità del mare.” Con queste parole Sibilla riluccica nei riflessi di un amore liquido ed avvolgente.
L’arpeggio ossessivo di Quasi nirvana esplode nel finale anticipando l’estasi de Il trionfo nei tuoi occhi.
Oltre che per il precedente album La dieta dell’imperatrice, nella serata c’è spazio anche per un salto temporale ben più ampio e travolgente: da Fiducia nel nulla migliore (Moltheni), Educazione all’inverso stupisce per la sua natura corrosiva, portando tra il pubblico il seme di una buona e calda nostalgia.
Una breve pausa tra gli applausi scroscianti di un locale fitto di gente (dettaglio non così scontato per la città di Modena), e poi il rientro sul palco per il commiato offerto da una band che è stata capace di proporre nuovamente un concerto di altissimo livello, impreziosendo la poetica di Umberto.
Pregando gli alberi in un ottobre da non dimenticare è l’ultimo brano della serata, quello che porta ai saluti, ai grazie, agli immancabili ed assolutamente necessari (e già impazienti) “arrivederci”.

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