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Un mix speciale: intervista a La Governante

intervista_LaGovernanta_IMG1_201512Abbiamo incontrato i siciliani La Governante perchè fautori di uno dei più interessanti esordi di questo 2015. Il loro album, La nouvelle Stupèfiante (La Fabbrica – 2015) è un disco coraggioso che riesce ad unire immaginari sonori radicalmente differenti e suggestioni cinematografiche. Un disco da ascoltare, da comprendere, e da gustare restando senza fiato.

Siete una band giovane e partire dal principio non dovrebbe essere particolarmente difficoltoso: quando e come è nata La Governante?
E’ nata circa tre anni fa, c’è stata subito sintonia, siamo riusciti a conciliare i nostri orizzonti musicali. Rendendoci conto che le cose iniziavano a funzionare ci siamo messi subito a lavorare seriamente.

La vostra musica è caratterizzata da una ricchissima ispirazione e da un forte intreccio con il mondo cinematografico. Tra voi chi è il portatore sano di questa malattia?
Un po’ tutti. Pensiamo di essere riusciti a nascondere citazioni suggestive all’interno del disco senza renderle troppo prepotenti.

Come sono nati i brani di La nouvelle Stupèfìante? Prima da suggestioni visive o sonore?
Sicuramente visive. Ispirate da momenti di vita vissuta, flashback e situazioni surreali, ma non è forse la musica spesso ad ispirare le nostre vite?

Trovo il vostro disco una tra le più belle sorprese italiane di questo anno. Ci sono tantissimi dettagli interessanti ed uno sviluppo maturo dei brani, lontano dalla necessità, che molti giovani avvertono, di doversi accostare ad altre band più famose seguendo un tracciato. La mia impressione è che la vostra strada sia del tutto personale. Costa più fatica la libertà o il doversi legare ad un filone?
Grazie, è il più bel complimento che una band possa ricevere. Le influenze ci sono nel disco, anche parecchie; per la maggior parte sonorità internazionali. Riteniamo sia importante avere dei riferimenti, è fondamentale però mischiarli bene. In studio, ad esempio, quando ci accorgevamo che qualcosa suonava troppo simile a qualcuno ci adoperavamo subito per allontanarla il più possibile. Anche se legarsi ad un filone potrebbe portare a maggiore visibilità, restiamo nella speranza che il pubblico riesca ad allargare i propri orizzonti musicali.
Noi ascoltiamo parecchia musica e nel periodo delle registrazioni eravamo presi bene con Portishead, Beach House, Slowdive, the Black Angels e Anna Calvi. Inoltre il cantare in italiano oggi ti porta un po’ a riesumare De andrè, Dalla, Battiato.

Nel vostro album c’è molta varietà musicale che si scopre coerente di brano in brano. Com’è stato possibile unire fiati alle chitarre distorte, potenti giri di basso e synth a coretti sixties?
Siamo stati molto minuziosi negli arrangiamenti, molte cose sono nate in studio durante le riprese, dove non ci siamo imposti mai una data di fine lavori. Le idee quindi venivano in modo naturale, senza forzature e quelle più stupefacenti le abbiamo lasciate nell’album.

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Tanto vociare, tante parole nel mondo del web, ma la vostra impressione è che poi davvero ci sia una corrispondenza con “chi ascolta”? 
Subito dopo l’uscita del disco sono arrivate molte recensioni, tutte positive. Questo ci ha reso felici, ma è importante non cadere nell’illusione che basti solo questo. Non trattandosi di canali “mainstream” è molto difficile trarne dei riscontri evidenti. Poi generalmente chi recensisce album è già ad un livello di attenzione più alto rispetto al pubblico medio che trovi nei diversi locali in cui vai a suonare o a chi si ritrova casualmente ad ascoltare i pezzi. Abbiamo scelto una strada in salita realizzando un album meno diretto e siamo consapevoli che ci vorrà tempo e molta insistenza.

Siete una band siciliana. Rispetto ad altre zone d’Italia, immagino che molte cose siano più complesse, e la musica non ne è esclusa. Com’è lo scenario che avete vissuto e che vivete ora relativamente al “fare musica”?
Fra Palermo e Catania, la musica non è morta ma emana una puzza terribile, come direbbe Frank Zappa. Sicuramente per un artista del Sud ci sono degli svantaggi evidenti: andare in tour fuori dall’isola è veramente dispendioso e per il booking non è facilissimo piazzare diverse date consecutive che giustifichino questo spostamento. Ci consola però il buon cibo, ed il sole quasi tutto l’anno.

Tornando alla vostra musica: dovendo sceglierne soltanto uno, quale brano contenuto nel vostro disco d’esordio ritenete vi rappresenti meglio e perchè?
Sicuramente Finchè puoi tu balla, è anche il brano con cui ci siamo conosciuti e presentati. Un biglietto da visita.

Quale brano, invece, amate maggiormente suonare?
Noi surreali, i fiati surreali sul finale ci fanno stare bene.

Il lato “visuale” della vostra produzione musicale è dunque molto curato: come sono nate le collaborazioni per i vostri primi video e per l’artwork di copertina?
L’artwork e anche il video del brano Bianconi Chansonnier sono frutto di una collaborazione con l’artista canadese Alexandra Levasseur. Abbiamo visto una sua galleria in un’esposizione e ce ne siamo innamorati.
I primi video invece, Finchè puoi tu balla e Cartoline (dai tuoi viaggi), sono frutto di improvvisazioni registiche alla costante ricerca di un modo economico per realizzare dei video decenti. Un po’ come facevano i registi francesi negli ultimi anni ’50.

I testi, oltre alle citazioni cinematografiche, sono tutti particolarmente introspettivi, narrazioni intime, ridotte ad uno stretto cerchio di rapporti umani. Pensate che questa sia una caratteristica fondante de La Governante o in futuro allargherà il suo sguardo in modo più ampio anche su altri temi? Quali?
Sì, anche se vorremmo cambiare e lasciarci quello che abbiamo fatto fino ad ora alle spalle, sicuramente l’idea del concept album ci stuzzica molto. Toccheremo altri punti, magari di attualità o chi sa di quale lingua o cultura.

Bianconi Chansonnier – video

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