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Lontanissimi da qui: God is an astronaut + The Shiver @ Zona Roveri (BO) 15/10/2015

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God is an astronaut” potrebbe benissimo essere il titolo di un bruttissimo pseudo-documentario da seconda serata: navicelle spaziali raffigurate in bassorilievi Aztechi, geroglifici egiziani dall’ambiguo significato,  rettiliani e l’ombra di Giacobbo. Al Zona Roveri di Bologna, invece, ci troviamo sotto il palco di una band irlandese che senza troppo clamore mediatico, ma con un seguito sempre più numeroso, album dopo album si attesta tra le migliori live band in circolazione in ambito post-rock-metal.
I fan della prima ora rimarranno forse un po’ stupiti da questa affermazione. Metal? Sì, assolutamente. I God is an astronaut negli ultimi tempi hanno sfoderato un assetto decisamente più aggressivo, più vicino al progressive metal che al post rock di scuola Mogwai. Le ampie dilatazioni sonore non sono le sole protagoniste della loro musica che nel tempo ha saputo modificarsi e virare verso scenari differenti.
Prima di loro sul palco del Zona Roveri si esibisce la giovane band The Shiver. Batteria, basso, chitarra, tastiere e voce femminile. L’affiatamento tra questi giovani ragazzi (italianissimi ma con alle spalle un tour europeo) è sorprendente. La loro miscela di rock alternative dai tratti piuttosto cupi è efficace e non banale. Seppur non sempre si abbia l’impressione di ascoltare brani compiuti al 100%, l’approccio e il carisma sono notevoli, così come la resa live nei fraseggi basso-chitarra, nella creazione di ripetuti momenti di tensione ed ascensioni ritmiche, oltre ad un caratteristico uso delle tastiere e delle voce. Considerando l’età, il margine di crescita è notevole: sarà solo questione di volontà da parte della band. Auguriamo a loro il coraggio di osare sulle strade del cuore evitando quelle del mercato.

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Il cambio di palco dura quasi tre quarti d’ora (decisamente troppi), ma quando i God is an astronaut salgono sul palco il pubblico viene ripagato lautamente.
I fratelli Kinsella (Torsten alla chitarra elettrica, Niels al basso), insieme a Stephen Whelan dietro la batteria e Jamie Dean a destreggiarsi tra tastiere/synth e chitarra elettrica sono una vera potenza. Il loro suono è la colonna sonora di un viaggio nello spazio siderale, fatto di accelerazioni, esplosioni, calore e ghiaccio, galleggiamenti in orbita che rivelano la velocità nel solo momento in cui con un brivido ci si accorge sfrecciare vicinissimi ad un asteroide.
Le voci, rare e distorte, sono messaggi alieni in una lingua universale capace di comunicare tutte le emozioni immaginabili, fondendosi con colori ed ombre. Soprattutto ombre, coni di non-luce. Questa sera al Zona Roveri il palco è molto buio, la penuria di illuminazione, per quanto affascinante, offre uno spettacolo ben diverso da quello che ha reso famose le performance visive della band irlandese. Quello che prende forma nel capannone della periferia bolognese è un immaginario più cupo che ben si sposa alla virata metal-prog di cui si accennava in precedenza. Persino i brani più datati, ispirati a scenari eterei e persino elettronici, assumono in questa esibizione le sembianze di remix realizzati da chitarrone ed un basso che sostiene, stupisce ed incanta per possenza e precisione.
Per quanto al centro del palco si trovi Torsten Kinsella con il volto perennemente coperto dai capelli, la figura del frontman pare assumerla quasi completamente Jamie Dean con il suo dinamismo sul palco, il continuo passare dal synth alle chitarre, con gli assoli suonati in faccia al pubblico sul bordo del palco ed in bilico sopra gli amplificatori. Lui, con un approccio appassionato ed il sorriso che parla di un musicista veramente felice di essere su quel palco, incarna l’anima semplice dei God is an astronaut, incredibile band capace di musicare i mali del mondo e dell’uomo e raccontarlo alle stelle (e tramite le stelle).

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La scaletta ha raccolto un buon numero di brani dall’ultimo Helios / Erebus (Vetus Memoria, Centralia, Agneya…) oltre ad alcuni classici più datati (Echoes, From Dust to the Beyond, Suicide by Star, Route 666) in una successione capace di suonare fluida e coesa, come un viaggio senza soste nè cali di tensione.
Se le luci questa sera non hanno aiutato il lavoro dei fotografi, l’impianto audio del Zona Roveri ha fatto la differenza in positivo: difficilmente il live dei God is an astronaut sarebbe potuto riuscire allo stesso modo in un altro locale bolognese con gli stessi volumi e con quella godibile pulizia caratteristica della band che, nonostante il clamore sonoro, riesce comunque a distinguersi per non fare dei propri brani un’unica pasta ma un orchestrale insieme di strumenti (per questo la definizione “progressive” è più vicina a loro rispetto a quella di “post-rock”).
Dopo i caldissimi applausi ed i sentiti ringraziamenti dal palco verso il pubblico, ci si accorge veramente di essere atterrati nuovamente. Ci si ritrova umani, con i limiti degli esseri terreni. Una sveglia già puntata per il mattino seguente ed una tangenziale deserta che ti divide dal letto. Un altro viaggio. Un’altra musica.

Gallery fotografica di Emanuele Gessi

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