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Semplicemente, suonare: intervista ad A. Viterbini (BSBE)

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Non so per quale motivo mi ero ficcato in testa l’idea che Adriano Viterbini dei Bud Spencer Blues Explosion fosse uno spocchioso. In fondo potrebbe permetterselo: fenomenale performer, chitarrista geniale, musicista professionista al fianco di diversi artisti italiani ed internazionali. Potrebbe tirarsela, sì.
Incontro Adriano in un pomeriggio di metà settembre a Bologna, mentre intorno a noi 32 squadre composte da etichette indipendenti sudano sui campi da calcetto del Tutto Molto Bello. Seduti su una panchina, mi accorgo di avere di fronte un musicista adulto che quando parla della sua musica si illumina come un bambino che sogna di diventare un astronauta, che con umiltà racconta della sua semplice (ma enorme) passione per la chitarra, che ha scoperto nella musica un lavoro perchè davvero altro non potrebbe fare.

Siamo ad oltre un anno di uscita di BSB3 ed é possibile fare un bilancio di questo vostro lavoro. Qual é stato il riscontro del pubblico e quali sono le vostre impressioni ora a distanza di tempo?
Siamo veramente molto felici di tutto ciò che abbiamo fatto. Abbiamo suonato in più di novanta date ed il disco ci ha dato tantissime soddisfazioni anche oltre al riscontro del pubblico, intendo proprio una percezione nostra, interna al gruppo. Siamo una band che nel tempo ha acquisito e sta tuttora cercando di trovare una propria identitá perchè siamo nati in maniera non così palese e chiara. Per noi l’idea principale era assolutamente quella di suonare, al dil à delle canzoni. Così nel tempo abbiamo cercato di creare una forma canzone “nostra” e quest’ultimo disco, sia per i suoni che proprio per la scrittura, possiamo dire che ci piace più degli altri. Riuscire in questo obiettivo é per noi una grande soddisfazione, e speriamo di riuscire anche nel prossimo disco.

Nell’ultimo disco vi siete affidati anche ad un produttore: quanto ha influito e cosa ha portato ai “Bud”?
Noi abbiamo lavorato per un anno e mezzo, in sala. Dopo così tanto tempo su dei brani sai di avere in mano qualcosa ma puoi anche non avere più chiaro ciò che hai fatto e ciò che ne devi fare. Avere qualcuno con la mente fresca a disposizione del tuo lavoro, disposto a comprendere e sistemare alcune cose tecniche ed artistiche, questo può fare davvero la differenza.
Infatti anche nel prossimo disco vogliamo essere affiancati da un produttore; non so ancora chi ma un occhio esterno è fondamentale.

Qual è il brano che vi ha dato più soddisfazione in studio e quale (se diverso) nei live?
In studio credo proprio Duel. É il primo brano del disco, primo singolo, e uno dei primissimi che abbiamo scritto per BSB3. Tutto il disco gira un po’ intorno a quel brano: é la somma di ciò che ci piace, perché è grezzo ma anche melodico, e rappresenta bene la nostra attitudine e la nostra estetica musicale. Anche dal vivo, spacca! È un notevole veicolo espressivo!

Io ero tra quelli che si sono ritrovati sul palco con voi al concerto tenuto questa estate a Medicina Rock Festival, in mezzo al fortissimo temporale. Vi era mai capitata una situazione simile?
Grande! Ovviamente in altre occasioni abbiamo suonato con la pioggia, ma lì era davvero particolare perchè talmente intensa che non permetteva alla gente di poter continuare ad ascoltare, se non allontanandosi molto, sotto dei tendoni distanti dal palco (che era invece coperto). Così ho pensato fosse più saggio invitare il pubblico che stava resistendo a salire direttamente sul palco! É stato fighissimo, e quasi provvidenziale perché dopo un paio di pezzi la pioggia è finita. Così siamo riusciti a non interrompere il concerto, cosa che avrebbe rotto l’atmosfera creata. Tutti quanti ci siamo regalati una giornata speciale!

Siete freschi della premiazione da parte di KeepOn. Per quanto io non creda molto nei premi, c’è da dire che questo è diverso dai soliti: si tratta di un premio assegnato da organizzatori e promoter musicali, gestori di locali e addetti ai lavori del settore.
Esatto! È per questo che ci fa particolarmente piacere. Solitamente anche io non riconosco nei premi l’importanza che magari altri gli danno, ma mi fa piacere perchè è un premio al lavoro svolto, inteso anche proprio come professionalitá. Mi fa sentire una persona realizzata, è come per un qualsiasi lavoratore ricevere i complimenti dal direttore dell’azienda, con una stretta di mano, un complimento e magari un aumento. È così che la vedo, un riconoscimento al lavoro. E poi suona come un “continuate, state facendo bene!“, ed è una cosa bella, oltre che importantissima.
Siamo anche una realtà della scena musicale che comunque non può affidarsi a particolari riscontri di vendite discografiche, di conseguenza il nostro campo, che sentiamo più naturale, é il live: essere premiati per quello fa enorme piacere.

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Proprio a riguardo del live: sul palco siete due, ma con voi ci sono altre persone che danno importanti apporti. Quali?
Noi sul palco abbiamo un tecnico, che è anche un bravissimo musicista. Con noi fa anche dei controcanti e dei bassi con il synth. Abbiamo anche un fonico che ci consente di offrire una decisiva botta in più. Senza di loro il nostro concerto sarebbe un’altra cosa, quindi per questo sono assolutamente membri della band.

A distanza di pochi anni, realtà musicali che ora condividono palchi e pubblico hanno potuto godere di un sistema di promozione e attenzione mediatica molto diversa. Penso per esempio ai Verdena, alla loro partecipazione ad un MtvDay, ai video in rotazione in tv… notate anche voi differenza con il vostro presente? Se vi foste affermati un po’ prima, quali scenari si sarebbero aperti?
Per quanto riguarda i Verdena, sono talmente bravi che se fossero usciti adesso avrebbero comunque avuto una marcia in più. Noi abbiamo quello che ci meritiamo: se ai nostri concerti vengono 400 persone, significa che ci meritiamo 400 persone. Con ogni disco si cerca di fare cose sempre migliori sperando di arrivare ad ancora più gente. Poi ci può essere la fortuna che aiuta, il periodo con un pubblico diverso, ma alla fine… suoniamo e cantiamo in un certo modo talmente particolare che a me pare ci vada già di lusso così!

Parlaci delle esperienze all’estero vissute e se saranno ripetute ed ampliate.
Sì, tutto bellissimo! Ci piacerebbe aprirci e fare alcune cose in lingua inglese, continuare a fare ciò che stiamo facendo ma ampliando il raggio d’azione.

Ora una manciata di domande sul tuo disco solista in prossima uscita, Film O Sound. Di recente ho letto una tua intervista del 2008 nella quale dicevi “mi piacerebbe collaborare con i Verdena” e poi consigliavi l’ascolto dell’ultimo disco di Bombino… profeticamente parlavi di collaborazioni che ora troveremo nel tuo disco! Caso o determinazione?
Sai, quando uno ha un sogno si impegna per realizzarlo. Ho sempre sperato di poter collaborare con Alberto ed ora lo abbiamo fatto. Con Bombino ho suonato per un periodo ed ora lui è anche sul mio disco. Per me Film O Sound è proprio un riassunto di tante cose che mi piacciono. Immagina una bacheca con tanti appunti. Sono felicissimo di come è venuto, è una delle cose più belle che io abbia mai registrato.

Rispetto al precedente tuo album solista, quali sono le differenze?
Innanzitutto é prodotto da Marco Fasolo dei Jennifer Gentle: questa cosa per me é importante perché ne sono un vero fan… sapere che in questo lavoro ci ha messo le sue mani, le sue orecchie, porta tutto su un altro piano rispetto a quello che avrei fatto io. Lo trovo un disco proprio bello da ascoltare, lo ascolto tutti i giorni e non mi stanco mai… è una cosa rarissima per me! Film O Sound è una raccolta di esperienze con persone e musicisti con cui ho sempre sognato di lavorare. Ci sono musicisti incredibili: Enzo Pietropaoli suonava con Chet Baker!

Dal vivo come porterete il disco?
Lo porteremo live in diverse formazioni, qualcuna un po’ più allargata, poi credo anche in duo, un approccio live ispirato al jazz. Sarà uno spettacolo un po’ diverso da Goldfoil. Più di pacca!

Il tuo sguardo sulla musica è trasversale: addentrato nella scena underground, spesso vicino a quella più mainstream quando affianchi Fabi-Silvestri-Gazzé, poi hai anche le esperienze all’estero e con diversi musicisti stranieri. Dal tuo punto di vista, come vedi la musica in Italia? Proprio oggi siamo ad un evento particolare che cerca di fare rete tra diverse realtà. La musica è malata come molti dicono? Ci sono cure?
Si può fare sempre meglio ma credo che tutto dipendi molto dai singoli, dalla capacità e forza di credere nei propri sogni. Questo tipo di lavoro è troppo legato alla passione e spesso, è vero, in Italia i sogni vengono poco considerati, pensa alla solita frase ma trovati un lavoro!. Fortunatamente molti ragazzi, specie i più giovani, se ne fregano e credono in loro. Si trovano così a raggiungere obiettivi, a creare etichette che poi fanno davvero i soldi, a creare scene, a cambiare l’opinione pubblica su molte cose. Questo c’è sempre stato, ma ora anche di più! Mi pare un periodo storico fortunato per chi fa musica. Ora devi solo pensare a fare le tue cose, e farle bene!

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