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Sogni pesaresi – Jumping the shark

recensione_jumpintheshark-sognipesaresi_IMG_201505Fa scalpore in Italia se una band formata da due ragazzi diciannovenni pubblica il suo secondo EP. È un segno della nostra arretratezza e che siamo un paese di e per vecchi. Quando i Beatles pubblicarono Sgt. Pepper’s, che era il loro ottavo album, Paul McCartney non aveva ancora compiuto 25 anni. Il problema non è l’anagrafe quanto il nuovo, la freschezza e la validità di un progetto, un’idea: Tommaso Tarsi (chitarra, piano e cori) e Leonardo Antinori (batteria e voce) sono certo giovanissimi, ma ciò che conta è la giovinezza della musica che propongono. Un lavoro completamente autoprodotto, in streaming su bandcamp, programmaticamente intitolato Sogni Pesaresi; sogni vividi nati, come dicono, dal mare e dai gelati sulla spiaggia. E infatti un collage di battiti riverberati ci porta nella dimensione onirica di Inutile prima di te, che si rivela subito un rock blues fatto di riff e suoni affilati come sciabole, in cui la chitarra di Tarsi ricorda un po’ il Jack White di Icky thump, sebbene il ruolo di Antinori alla batteria sia ben più complesso di quello interpretato da Meg dei White Stripes: una netta distinzione di ruolo tra la ritmica e il solista è di fatto abolita, in maniera ancor più evidente che nell’analoga esperienza dei BSBE, tra i modelli più diretti della band (si direbbe). Il canto è più spesso un urlo, ma senza rabbia, che può anche diventare un colloquiale ‘lasciamo perdere’ e suonare come un vuoto improvviso e spiazzante mentre rilancia l’ultimo refrain e l’intreccio strumentale del finale. Si alternano sospensioni e cadute verticali, senso di vuoto e velocità in Leonardo nel bidone, con un titolo che è un segnale prestabilito per tuffarsi a capofitto e sconquassare una trama già variegata. E anche qui il suono grezzo ma sempre preciso e complesso del blues discende da Jack White, arricchito da divagazioni lunatiche e hard adrenalinico come nella successiva Stress, una ruvida scossa che non sfocia nel metal dei Melvins, cui pure viene accostato il duo pesarese, mantenendo una strana quadratura irrazionale che guarda più ad una psichedelica vorticosa. Lo conferma la partenza esotica di Cartika/Tu me fais du bién, segnata dal saz turco di Marco Cesarini, che procede attraverso ritmi sostenuti in controtempo, in cui si stenta a riconoscere un quattro quarti, fino al sognante ingresso del tema vocale della seconda parte, una visione di dolcezza che sfuma leggera nella risucchiante coda psichedelica, un serrato groviglio di loop, di mugugni di fiere morenti e astronavi alla deriva (come non pensare a Third stone from the sun?). E guizzi hendrixiani risuonano nel morbido arpeggio glissato di Buonanotte, che si fa inquieto nella seconda strofa, sotto liriche semplici che ironicamente citano Disney per poi gridare disperate, verso un finale di batterie poliritmiche e pattern dalle chiose spezzate al limite del fuori tempo (al primo passaggio lasciano perplessi, ma poi si ripetono uguali e si capisce che sono voluti). Chiude il lavoro una inattesa ballata lenta, Le lacrime del coccodrillo, quasi un Dalla avvolto dall’anidride solforosa, che vede la partecipazione di Andrea Gobbi al basso mentre Tarsi si cimenta al piano, il cui timbro distorto immerso in ronzanti rumori di fondo crea volutamente un tappeto retrò sul quale si dipana la romantica melodia.
Tutto in poco più di una ventina di minuti, ora attendiamo con ansia l’album.

Credits

Label: autoprodotto

Line-up: Leonardo Antinori (batteria e voce principale) – Tommaso Tarsi (chitarra, piano e voce) – Marco Cesarini (saz turco) – Andrea Gobbi (basso)

Tracklist:

  1. Inutile prima di te
  2. Leonardo nel bidone
  3. Stress
  4. Cartika/Tu me fais du bièn
  5. Buonanotte
  6. Le lacrime del coccodrillo

Link: Sito Ufficiale, Facebook

Sogni pesaresi – streaming

Buonanotte – video

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