Home / Editoriali / Tra corde che vibrano: Gnut + Mattia Boschi e Nicolas J. Roncea @ Reacuto (BO) 26-04-2015

Tra corde che vibrano: Gnut + Mattia Boschi e Nicolas J. Roncea @ Reacuto (BO) 26-04-2015

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A volte basta così poco per stare bene, godere di buona musica in un ambiente amico, semplice. Capita spesso al Reacuto di Bologna, un luogo composto da tre sale prove, un atrio ed un giardino-orto. Semplice come stappare una birra o smangiucchiare qualcosa, chiacchierare scrutando senza paura il cielo grigio di una domenica pomeriggio di Aprile.
I ragazzi del Reacuto hanno portato a Bologna due bravissimi artisti: il piemontese (di fatto) Nicolas J. Roncea ed il napoletano (di sostanza) Gnut. I due sono accomunati dall’uso della chitarra acustica ma offrono due realtà piuttosto diverse, non per questo non conciliabili.
Il folk-rock di Roncea è freddo nella costruzione, caldo nei toni e nella interpretazione. La simpatia dell’artista appare subito dalle prime battute che introducono il concerto (“Non sarete mica quel tipo di pubblico che ascolta davvero in silenzio?”) prima di lasciare spazio alla sua chitarra e ad una voce che non ti aspetti. Ruvida, intonata, incanta il pubblico attentissimo seduto a terra. La folgorazione arriva proprio dalle prime note incalzanti di Forever with her ghost per poi proseguire nella bellissima Storm. La tensione avvolge Find me sciogliendosi in una particolare ed azzeccatissima cover di That’s life (Frank Sinatra): immaginate un boscaiolo che taglia legna mentre piove intonando il brano di “The Voice”, ecco, più o meno così. Sand in my eyes, carica di illusione e dura realtà, suona piena ed appassionata portandoci ai saluti di congedo dell’artista “Sono davvero contentissimo di essere qua!”. Doverosi e sentitissimi applausi a questo artista che dal vivo suona ancora meglio che su disco.
Dopo una pausa birra-sigaretta-chiacchiera, al microfono va Claudio Domestico (in arte Gnut); con lui, oltre alla ormai mitica chitarra Ciaccarella, c’è il bravo Mattia Boschi al violoncello (Marta sui tubi).
L’arpeggio delicato di Dimmi cosa resta apre alla magia cordiale di Claudio. Poesia delicata e semplice, resa ancor più morbida (ma talvolta anche più tagliente) dalle note di violoncello. Non è tardi saltella di ottimismo: “Ma quanto è bello stare qua? Fuori piove e noi siamo qua dentro con questo buon vino!”, dice Gnut prima di augurare a tutti di trovare Quello che meriti.
Foglie di dagdad (“Prima o poi tornerai al sole, che importa se ora piove?”) e Fiume lento (“Ed è dolce sentirti qui prima di perderci in mare aperto”) scorrono increspandosi di emozioni e schizzi di poesia. La simpatia di Claudio e Mattia nelle pause tra un brano e l’altro compensano quei macigni di parole e suggestioni che nascono in Estate in dagdad e da Solo una carezza. Romantica e struggente, L’amore succede ci porta nel cuore di Napoli, tra i vicoli di pietra ed il vento dal mare, quella stessa brezza che Gnut affronta Controvento. “Notte dimmi se sai se avrò il mio tempo, se c’è un turno… aspetterò”: Credevo male si muove malinconica tra il silenzio assoluto del pubblico; lo stesso Claudio, al termine del brano, dirà a Mattia “Mi hai fatto emoziona’!”. L’anima jazz dell’autore napoletano gioca con il ritmo in Solo con me, brano nel quale Mattia Boschi spinge tantissimo sul violoncello rovente. Il concerto si conclude con Passione. Rossa ed inebriante, come il “vino dei colli” che più volte Gnut ha apprezzato quest’oggi. Il brano napoletano è cantato da buona parte del pubblico in un delicato coro che deflagra in una risata quando Mattia ironizza sul fatto che in questo posto siano “tutti terroni”.
Sentimento, poesia e sorrisi: quando la musica riesce a compiere questa fusione ha davvero raggiunto lo scopo più profondo, splendidamente popolare ed umano.
E in tanto fuori, ormai non piove più.

Foto di Carol Alabrese

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