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Come se Faust scrivesse sui tasti di un synth: intervista a Corrado Nuccini (Giardini di Mirò)

intervista_GdM_IMG1_201409Il 19 Settembre, oggi, esce il sesto album dei Giardini di Mirò, Rapsodia Satanica. Sette anni fa sonorizzavano il film Il Fuoco di Giovanni Pastrone ed ora ripetono l’esperienza con la pellicola di ispirazione dannunziana firmata Nino Oxilia: Rapsodia Satanica, appunto. La storia racconta di Alba D’Oltrevita, l’anziana aristocratica che vende l’amore a Mefistofele in cambio dell’eterna giovinezza. Era il 1917 e Lydia Borelli interpretava il suo personaggio, nel film muto, con ironia ed eleganza accompagnata dalle musiche di Pietro Mascagni. L’atmosfera di Rapsodia Satanica è una cornice di decadenza che abbraccia tumulti interiori e ciò vale sia per il film che per il disco della band di Reggio Emilia. Lasciamo che siano loro a farci scoprire qualcosa in più sul loro ultimo lavoro tanto atteso.

Dopo avere sonorizzato il film Il Fuoco, esperienza rivelatasi positiva, eccovi di nuovo nei panni di cinefili a trasformare le musiche di Rapsodia Satanica. Vi piace pensare che questo misurarvi anche con l’arte cinematografica sia una sorta di sfida?
Non so se l’idea che mi muove è quella della sfida però posso giurati che il correttore automatico ha scritto sei volte la parola SFIGA prima di rassegnarsi.

Ispirazioni e composizioni per variazioni faustiane: potrebbe essere un incipit che richiama il vostro disco. Se ce ne sono, oltre alla pellicola in questione, da quali scenari avete attinto per questo “componimento libero”?
Dal pozzo dove dentro sta il suono dei Giardini di Mirò. Tra l’Emilia e Chicago, tra la Brennero e Berlino. Con una novità: un po’ di blues mediterraneo. Forse colpa delle nostre vacanze sulle isole greche o in Turchia.

Oltre al post rock, all’elettronica e alla psichedelia che da sempre vi caratterizzano, quali sono gli elementi nuovi che avete introdotto? Quali influenze sonore avete scelto per ricamare la malinconia grottesca su una vicenda faustiana?
Ne parlavano prima. Blues, influenze mediterranee, percussioni, mai come ora, solenni e marziali.

Con oltre dieci anni di attività sapete, ormai, ascoltare, capire, forse soprattutto sentire, il vostro pubblico. Che sensazioni dà, oggi, essere là sul palco? La vostra generazione sta offrendo ai giovani un’ambiente migliore o peggiore di come era ai vostri esordi? Pensate che le performance di sonorizzazione siano accolte in modo diverso dalle persone rispetto ad un normale live?
Non amo fare discorsi sul come vedo il pubblico, mi sembrano, alla fine dei conti, paternalistici e da vecchio trombone ed essendo io uno “splendido quarantenne” ti dico che l’unica cosa che posso assicurare al nostro pubblico è il massimo dell’impegno e della passione in quello che facciamo sia che portiamo in scena una sonorizzazione o un disco di canzoni.

Siete sempre stati un gruppo che si è tenuto fuori dal chiacchiericcio/gelosie dell’ambiente dell’underground italiano. Proprio per questo, dall’alto della vostra noncuranza per questa parte posticcia della musica, fateci una fotografia sullo stato attuale del panorama italiano contemporaneo. Quali sono i musicisti che suscitano il vostro interesse?
Quelli con cui collaboriamo in primo luogo. Nel mio caso Emidio Clementi, Angela Baraldi su tutti ma ho stima e simpatia per tanti. Cesare Basile… ma sono tanti, da Teho Teardo a Stefano Pilia. Mi piacciono anche i Mokadelic e il loro lavoro fatto per il cinema.

intervista_GdM_IMG2_201409Rapsodia Satanica assorbe nel suo vortice di punte elettroniche, intervallate dalle schiarite dolenti e ipnotiche del versante shoegaze. È quello che si potrebbe definire la ricerca sonora degli estremi: il sacrificio e l’amore non corrisposto di due personaggi divisi. Quanto ha influito il tipo di registrazione nel risultato finale del disco?
Registrare insieme, in presa diretta, è una scelta precisa. Il suono d’insieme esce molto meglio e così tutte le coloriture che nascono dalla session. Poi in secondo luogo correggiamo le cose che non ci piacciono ed il gioco è fatto.

La sperimentazione, ovvero quella dose di ricerca sonora spesso solo ambita e non concretizzata, tende ad espandere la conoscenza musicale. Pensate che i musicisti italiani siano in grado di competere con i colleghi stranieri su questo piano?
Ci sono forse paesi dove s’è sviluppata maggiore professionalità sulla musica. Però questa convinzione che in Italia siano tutti principianti e all’estero professionisti, non so, mi lascia dei dubbi. Moroder, Morricone, Rota, ma anche  solo Teho Teardo per parlare di un musicista vicino a me, è un grande professionista, cultore del bel suono che, come già detto, stimo e apprezzo.

Di recente Jukka ha collaborato con Max Collini (Offlaga DiscoPax) ad un progetto di letture sonorizzate, così come hai fatto anche tu con Emidio Clementi (Massimo Volume). Ci sono delle differenze tecniche e di “ispirazione” tra la sonorizzazione di una componente visuale e quella di una componente testuale?
Dipende dal lavoro. Nelle cose che ho fatto io con Emidio Clementi la risposta è sì. I reading li prepariamo mescolando spunti musicali, con citazioni sonore, loop ambientali, cura per le immagini e quant’altro. Come ha lavorato Jukka non lo so. Ho visto lo spettacolo e ho apprezzato le musiche, quindi, comunque abbia lavorato, ha fatto bene.

Nuotiamo in quantità spropositate brani che possono essere scaricati da diversi canali e proprio per questo si perde la totalità dell’ascolto di un disco. Voi sembrate andare completamente contro corrente, visti i vostri ultimi album dai quali è difficile estrapolare un singolo brano. Nessuna “forma canzone” nel senso tradizionale, vi dedicate piuttosto alla composizione di dischi concept che esistono solo nella loro integrità. Andate volutamente controcorrente? Pensate che possa essere riscoperto l’amore per l’album inteso come opera?
A noi interessa la nostra identità sonora. Ci piace che se ci ascolti trovi qualcosa di identitario, nostro. Il resto, non ci tocca così tanto.

Come prima tappa del tour di Rapsodia Satanica c’è Torino, città dal sempreverde fascino esoterico, culla ideale per questa “prima”. Vi accoglierà un luogo speciale come il museo del Cinema: vedete in questo un riconoscimento del vostro lavoro?
Sì, molto. Ringraziamo molto il Museo e la persona di Stefano Boni, è merito suo se abbiamo fatto questo percorso. La sua mail del 2007 dove ci invitava a sonorizzare Il Fuoco è stato l’inizio di tutto.

Rapsodia Satanica – video trailer

Rapsodia Satanica – Giardini di Miro’ – trailer from 2P on Vimeo.

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