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And he who forgets will be destined to remember: Pearl Jam live @San Siro (MI), 20/06/14

livereport_PearlJam@SanSiro_IMG1-2014-07Difficile descrivere a parole le emozioni con cui la storica band di Seattle, lo scorso 20 Giugno, ha infiammato gli oltre 60.000 fan giunti allo stadio San Siro di Milano per una notte di musica che si è rivelata memorabile.
Tre ore di concerto precedute da un’esibizione di Eddie Vedder che, voce, chitarra e maglietta della nazionale italiana indosso, regala Porch al suo pubblico poco prima dell’inizio della partita dell’Italia ai Mondiali in Brasile.
Verso le 21.00 però il concerto vero e proprio ha inizio… appena Eddie e i suoi mettono piede sul palco il San Siro esplode: per chi con i Pearl Jam e il grunge è cresciuto il respiro si ferma e un pugno nello stomaco è solo il primo segnale di stare per vivere un momento unico ed irripetibile.
La scaletta sarà incredibile ed i primi brani ne sono già la prova. Si parte con Release, monumentale pezzo di Ten dedicato al padre mai conosciuto di Eddie Vedder. Il pubblico intona in coro ogni parola ed eccoci catapultati dalle prime note alle ultime, suonate a mezzanotte, in un mondo altro, parte di un tutto pulsante e vivo. Sono emozioni devastanti quelle che i Pearl Jam regalano alternando ballate romantiche ed intense al rock energico, rabbioso e trascinante che fa ballare, saltare e tremare uno stadio intero.
Seguono la stupenda Nothingman da Vitalogy, Sirens dall’ultimo album Lightning Bolt e Black, song icona del gruppo e di un’intera generazione che canta ora in coro: I know someday you’ll have a beautiful life, I know you’ll be a star in somebody else’s sky, but why why why can’t it be, why can’t it be mine?!
Go, Do The Evolution, Corduroy, la meravigliosa Given To Fly con Eddie che fa ridere tutti dandosi dello“stronso” per averne sbagliato l’attacco; dopo qualche altra divertente parolaccia in italiano è il tempo di Sad ed Even Flow. Per altre due volte durante il concerto Eddie si cimenta con l’italiano per parlare al suo pubblico, segno ulteriore di amore e rispetto nei suoi confronti e di voglia profonda di entrarvi pienamente in contatto.
Ho fatto tanti brutti sogni recentemente così tante […] visioni che ora ho paura di chiudere gli occhi, penso di aver letto troppi giornali, ma ora che guardo e vedo tutti voi qui a Milano è un grande sogno! Grazie a tutti”.
In una società sempre più competitiva ed egocentrica l’altro è spesso niente più che un ostacolo da superare, ma nel mare di voci che cantano all’unisono, che gioiscono per le stesse cose, che dividono e gridano con le parole delle canzoni gli stessi dolori e le stesse speranze, i brutti sogni spariscono per davvero. Ed ancora oggi, nell’atto di chiudere gli occhi, è quell’onda di sensazioni incredibili ad investire chiunque sia stato lì.
livereport_PearlJam@SanSiro_IMG2-2014-07I Pearl Jam li avevo già visti a Bologna nel 2006, concerto stupendo, acustica perfetta, ma quest’emozione infinita di San Siro non potrò mai dimenticarla… essere vicini più volte a piangere di gioia per tanta condivisione, questo è il regalo più grande che un gruppo rock possa fare, ridarci la fiducia negli altri, che questo mondo folle sembra sempre più, con i suoi orrori, volerci strappare via.
A chiudere il concerto, si fa per dire, Why Go e l’immensa Rearviewmirror, indescrivibile. “ I hardly believe, finally the shades… are raised…
Giù dal palco per una manciata di minuti, e poi, acclamati a gran voce dal pubblico di nuovo in scena per una lunga serie di bis, tra questi Better Man, Jeremy e Spin The Black Circle.
Eddie, sorriso aperto e scanzonato da eterno bravo ragazzo, ricorda il concerto di Milano del giugno del 2000 “Un grande show… ma ero sotto un treno”, parla della fine del suo primo matrimonio con la compagna storica Beth Liebling, “E poi ho incontrato una ragazza che è diventata mia moglie e la madre delle mie figlie, stasera sono qui con me”: “She’s the star in my sky”. Dopo questa premessa, Just Breath non può che essere ancora più meravigliosa, e il respiro forte che Eddie prende lo sentiamo dentro, tutti.
Quando sembra impossibile poter avere ancora di più da questo gruppo, altri tre bis, a luci accese, Alive, la cover di Neil Young Rockin in The Free World in cui suona il giovanissimo figlio di Matt Cameron alla chitarra e Yellow Ledbetter.
Usciamo dallo stadio trasognati, sudati, sfiniti da salti e balli, ubriachi di musica e gioia e con la consapevolezza di aver assistito ad un evento unico.
L’aria è fresca, guardarsi negli occhi fra amici è ritrovare in tutti gli sguardi quella scintilla di purezza propria della musica dei Pearl Jam, di Eddie Vedder, artista unico, voce meravigliosa che ci accompagna tutti da più di vent’anni.
La musica, quella vera è questo: scambio, emozione, vita.

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