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Più preziosa dell’oro: Joan as Police Woman @ Bronson (RA), 11/04/2014

live_joanaspolicewoman@bronson_IMG_1Tra la pianura ed il mare, qualche casetta residenziale, la sede del partito Repubblicano Italiano e lembi di asfalto consumato da camion e turisti: qui si trova il Bronson. Siamo a due passi da Ravenna, a Madonna dell’Albero, in un luogo che continua a vivere e splendere in una provincia italiana che (non si sa bene per quale sorta di magia) riesce ad essere uno dei fulcri della vita musicale di una regione.
Dopo il Teatro Parenti di Milano, prima del Viper Theater di Firenze e dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, il piccolo club ravennate ha l’onore ed il merito di ospitare la grande songwriter americana Joan Wasser, in arte Joan as Police Woman. La pubblicazione del suo ultimo album
The Classic è recente e gli elogi della critica internazionale echeggiano ancora nell’aria. Joan, con una solidissima carriera alle spalle, è riuscita con quest’ultimo album a scrollarsi un’immagine cupa e malinconica portando nella sua musica una manciata di ingredienti luccicanti come l’oro che caratterizza la copertina dell’album così come il look di questa sera.
Accolta da un pubblico molto affettuoso, la cantante newyorkese si presenta sul palco con una maglietta dorata che lascia scoperte le sue spalle scolpite, dettaglio che dice moltissimo sulla forza di questa donna.
Insieme alla sua band (batteria, chitarre, tastiere/moog/sax) Joan si destreggia tra il microfono, le tastiere, la chitarra ed il violino, assorbendo completamente l’attenzione di tutto il pubblico. È lei la star, magnetica, brava ed emozionante.
Si inizia con il ritmo di
What would you do e poi il singolo Holy City. Joan ha la musica, la possiede, è cosa sua nel profondo, e nonostante un inizio un po’ freddo e distaccato, bastano pochi minuti per vederla trasformarsi. Il suo volto, spesso immortalato con eleganza da vari fotografi su diverse testate musicali e glamour, qui si trasfigura tra le vibrazioni delle note, nelle spigolosità delle parole. Le espressioni, la fronte corrugata, la forza della musica è tesa nei muscoli delle braccia di Joan e nelle pieghe del suo volto. La voce esce talvolta delicata, spesso grandiosa e potente.
Mentre i suoi fidi musicisti si destreggiano egregiamente con i loro strumenti, lei incanta per la semplicità con la quale le riesce ogni cosa.
Il pubblico del piccolo club è in assoluta adorazione di questa piccola grande donna che si trova di fronte, ama questa musica dal forte groove il cui ritmo è essenza alla pari del canto e delle parole, esplode in un applauso fragoroso dopo essere stato accarezzato dalla dolcezza di
Get direct e The ride (da Real life).
La leggerezza lievemente jamaicana di
Ask me porta fino al Bronson l’odore di salsedine, mentre la successione della sfavillante Shame e la famosa The magic (da The deep field) scatena il pubblico che non può più trattenersi e finalmente si scuote, si muove, si libera nel colore delle note.
live_joanaspolicewoman@bronson_IMG_2Siamo al termine del concerto e tutta la band ci regala una chicca divertente: la giocosa verità della voce si mostra al meglio nell’esibizione a cappella del brano
The Classic, con tanto di ritmiche vocali e simpatico balletto.
Ai concerti rock spesso si nota che l’energia in movimento tra palco e pubblico non è altro che quella emessa dalla band riflessa dagli spettatori: questa sera al Bronson la situazione è diversa e pure Joan sembra accorgersene. Gli applausi e gli urli del pubblico durano più del solito, forse si riesce addirittura a sentire il calore emesso da tutte quelle mani ormai paonazze: è certo che il pubblico ci sta mettendo tanto del suo, delle proprie emozioni. Per qualche attimo Joan appare sensibilmente stupita, quasi imbarazzata, e dietro quella sua immagine di donna forte riesce forse a nascondere questo piacevole ed intimo imbarazzo.
C’è tempo per un’ultima canzone prima di congedarsi: lei da sola sul palco ad intonare la bellissima e lenta
Your song, brano pubblicato nell’edizione di The Classic presente su iTunes.
Con questo bagaglio di sensazioni belle, di musica vera, diretta, senza artifizi ed inutili orpelli, è giunta l’ora di tornare a casa. Si imbocca l’autostrada, si continua a parlare di musica, di concerti, di prossimi appuntamenti da seguire, con la speranza (ultima a morire) di avere un giorno anche in Italia una nostra Joan, una cantautrice libera ed internazionale, con tutta quella forza da donare.

(Galleria fotografica di Emanuele Gessi; si ringrazia Bronson Produzioni)

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