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Per far danzare la mente: Saluti da Saturno in “Dancing Balera” @ Locomotiv (BO), 10/12/2013

Capita spesso che ci si affidi alla musica per essere consolati. Altre volte, invece, nella musica si cerca l’energia per reagire ai problemi quotidiani, le parole giuste dette con la rabbia necessaria a svegliarci, quelle quattro note infilate nella successione perfetta che ci danno la carica. Altre volte ancora capita che nella musica si cerchi qualcosa di più fraterno e universalmente “caldo”, e questo dovrebbe essere lo spirito giusto per avvicinarsi alla musica dei Saluti da Saturno.
Chi ha avuto modo di conoscere Mirco Mariani, anche solo per uno scambio di parole e sorrisi, sa benissimo che si tratta di una persona fuori dal comune la quale si circonda di altrettanti amici assolutamente esterni ad ogni scala di “normalità”. Cosa aspettarsi quindi da una loro esibizione live? Qualcosa di unico, certamente!
Per il concerto in questione è stato coniato il termine “dancing balera”, che andava ad unire il titolo dell’ultimo album (
Dancing Polonia – 2013) ad un spirito da balera romagnola, appositamente ricostruito in quel di Bologna.
Per l’occasione, si diceva, il Locomotiv si sarebbe trasformato in un’autentica balera romagnola ma vedo una manciata di tavolinetti di fronte al palco, qualche lucina in più sopra le nostre teste, e nient’altro di nuovo: intorno a me ho sempre il solito Locomotiv uguale, sia che sul palco si trovino Dente o Dirty Beaches (qualcuno dovrà rendere conto del fatto che erano state promesse “gustose sorprese”, nella mia testa subito diventate illusorie “piadine per tutti!”). Dov’è la balera?
Lo spettacolo inizia presto. Un musicista con la fisarmonica si aggira tra il pubblico intonando una melodia che invita a raccolta, così come facevano nelle feste di paese per avvisare dell’inizio della serata danzante. A lui segue un altro musicista con il sax ma le sue note sono distorte e volutamente sbilenche, sgangherate tanto da strappare sorrisi come riescono le ripetute cadute di un goffo clown.
Sul palco giunge tutta la band in una versione nuova rispetto al passato: Mirco Mariani alla voce, chitarra e tastiere (chiedete a lui il nome esatto degli strumenti che suona, perchè io non gli sto più dietro), Marcello Monduzzi alla chitarra, Massimo Simonini al theremin e Ivanov Slahto alla fisarmonica, sax e clarinetto.
Si parte con un vero e proprio salto nel passato: Io che amo solo te (Sergio Endrigo, dal 45giri che non a caso conteneva anche il brano intitolato Vecchia balera) ed un estratto audio da Amarcord di Fellini (il discorso delle manine: “…vagano, vagano, vagano!”).
Seguono poi i brani in ordine sparso dai tre dischi dei Saluti da Saturno
Parlare con Anna, Valdazze, Dancing Polonia, oltre ad alcuni pezzi di repertorio “da balera”:Besame mucho che è diventata Baciami tanto, la delicatissima strumentale La paloma azul, e l’immancabile Romagna mia cantata in coro da un pubblico ancora troppo timido.
C’è spazio per tutto in questo live: per le digressioni free jazz, per i momenti “revival” (se così si può dire), per i tanti sorrisi e scambi divertenti con il pubblico. Mirco è un fiume in piena, anzi una vera e propria onda di energia e umanità. Il piacere di suonare è inutile se non condiviso con una forza dirompente volta a frantumare ogni barriera. Verso il pubblico Mirco usa una violenza buona: ha chiamato sul centro del palco una giovane coppia facendola ballare durante tutto il brano; ha fatto danzare una ragazza con Marcello, il silente chitarrista; ha accettato con gioia la richiesta di invitare sul palco alcune altre persone (queste con meno gioia, almeno in principio) solo per farle parlare, per creare un siparietto simpatico, per mettere al centro “la persona” sfidando gli imbarazzi.
Casa
, Un giorno nuovo, Letami, Anniversario, la natalizia Nave di neve: queste sono solo alcune delle tappe di un viaggio unico nella delicatezza delle parole, nella follia delle atmosfere reinventate. Ritmi e suoni sono rinati: sax, clarinetto e chitarre nel passato dei Saluti da Saturno non erano mai stati così in primo piano, mentre i sapienti disturbi del theremin, a differenza che su disco, hanno preso realmente forma nelle pose plastiche di Simonini rendendo tutto davvero più magico.
È stato un viaggio che ha avuto il profumo del sogno, che porta il dispiacere del risveglio ma consente di affrontare al meglio il nuovo giorno. Un viaggio che ha portato il pubblico indietro, ma non nel tempo, bensì nell’animo, all’essenza dei rapporti umani e della musica che unisce la gente con semplicità.
Inondati di umanità torniamo a casa. Camminando e chiacchierando con gli amici ci accorgiamo e godiamo del fatto che la mente stia continuando a danzare, nella grande balera che è la nostra testa. E sappiamo che non smetterà per ancora qualche ora, forse giorni. Speriamo.
(foto di Emanuele Gessi, si ringrazia SferaCubica per la collaborazione)

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