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Easy Rider e Woodstock: la libertà nella sacralità del momento

Easy Rider e Woodstock sono usciti rispettivamente nel 1969 e nel 1970. Il primo è un film diretto da Dennis Hopper, protagonista, insieme a Peter Fonda, di un volo in moto attraverso gli Stati Uniti, il secondo è un documentario di Michael Wadleigh che vide la partecipazione del giovane Martin Scorsese come assistente e ritrae momenti del concerto epocale che si tenne a Woodstock nell’agosto del 1969. Entrambi sono stati presentati al Torino Film Festival di quest’anno, nella sua trentunesima edizione, all’interno della sezione New Hollywood – Il nuovo cinema americano tra il 1967 e il 1976 e rappresentano un momento di musica altissimo, mai più raggiunto in quelle proporzioni.

Il fiume scorre
fluisce verso il mare
dovunque esso vada
è lì che voglio essere

(The Byrds/Roger McGuinn – Ballad of Easy Rider)

Questa ballata fu scritta per il film Easy Rider e pare che i primi versi fossero opera di Dylan. Rappresenta quella libertà che, per prima cosa, è uno stato esistenziale, poi può rappresentare un cambiamento politico. Quel desiderio di essere che guidò nelle campagne di Woodstock giovani provenienti da ogni dove, si intasò l’autostrada di New York, si chiuse un’epoca. Vita e morte insieme, è questo che pervade le due pellicole.

Se il sole si è rifiutato di splendere
Non m’importa, non me ne importa
Se le montagne son cadute nel mare
Lascia che sia, non è affar mio
ho il mio mondo da vivere
e non ho bisogno di fare come te

(Jimi Hendrix, If 6 was 9)

La libertà esistenziale, espressa nelle canzoni sopra, confligge con la paura di chi deve ancora liberarsene. Noto è il dialogo sul tema fra George Hanson (Jack Nicholson) e Billy (Dennis Hopper) in Easy Rider : “Parlare di libertà ed essere liberi sono due cose diverse… quando vedono un individuo veramente libero, allora hanno paura”. Mentre Captain America (Peter Fonda) sa già fin dall’inizio che il suo sguardo alla libertà andrà a morire nel vuoto delle convenzioni sociali, il suo amico Billy se ne rende conto soltanto alla fine. Anche Woodstock si aprì con un rito iniziatico alla libertà, partendo da quella corporea. Richie Havens si esibì in trance, la sua chitarra e la sua voce espressioni del dolore di generazioni di oppressi.

Freedom
Freedom
…Sometime I feel like a motherless child
…A long way from my home

(Richie Havens, Freedom)

Sul palco in legno, improvvisato per problemi organizzativi, si esibirono in tre giorni, anche all’alba, artisti che impressionarono, non soltanto per la loro statura musicale. La libertà allora coincise con la sacralità del momento che essi onorarono anche nella gestualità delle loro esibizioni, vestiti da profeti nella misura in cui al futuro tramandavano che è il momento ad essere divino: comunicare con la musica, il proprio corpo e le parole. Da questo noi siamo molto lontani, soprattutto quando, per essere liberi, copiamo una moda (“Non ho bisogno di fare come te”, diceva Hendrix) e nel film sulle nostre giornate non c’è armonia di gesti né dialoghi fuori copione. Su come il pubblico visse in quei giorni la propria libertà è stato già detto molto. Variegato, anch’esso vita e morte (la scarsa informazione sull’uso di certe droghe fu un fatto importante). Dopo Richie Havens si esibirono l’attivista Joan Baez, Arlo Ghutrie, figlio del più noto ispiratore di Dylan, John Sebastian, collaboratore di The Doors (Jim Morrison, sotto processo per presunta oscenità, non fu invitato), un giovanissimo Santana, The Who, Janis Joplin che sarebbe morta l’anno seguente, Jefferson Airplane, Joe Cocker e The Band, tanto per citarne alcuni. La chiusura spettò alla musica nel suo essere sublime, quella che fece intimidire, a dir poco, i chitarristi del periodo.

(Jimi Hendrix, Star Spangle Banner)

La vita e la morte. Hendrix storpiò l’inno americano e riprodusse con il suo quinto arto gli orrori della guerra in Vietnam, gli spari, gli aerei in picchiata. Easy Rider e Woodstock rappresentano sicuramente la fine di un’epoca per l’America: seguirà il riaffermarsi di una cultura repressiva, altre guerre ed episodi di violenza. Solo quattro mesi dopo il festival di Woodstock, il concerto gratuito dei Rolling Stones ad Altamont si svolse in un clima di terrore e venne ucciso dalla sicurezza un diciottenne di colore, Meredith Hunter. Tuttavia, prima che sogni infranti di libertà, Easy Rider e Woodstock ne sono l’incarnazione, una nella sua trasposizione cinematografica, l’altra nella sua realizzazione terrena.

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