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Salotto Muzika Bologna: le prime due serate della stagione 2013-2014

Il Salotto Muzika torna ad aprire le sue porte ai tanti che amano quel clima informale e raccolto che ha caratterizzato negli anni tutta la rassegna. Un salotto tipicamente italiano, accogliente, caldo. Ha cambiato casa più volte, e in questo 2013 a Bologna ha traslocato negli spazi del Locomotiv. Il Salotto Muzika ha trovato quindi una nuova casa attrezzatissima, degna di grandi emozioni da vivere sopra e sotto il palco.
Si ringrazia La Fabbrica per la collaborazione.

Dimartino + Giovanni Truppi @ Salotto Muzika – Locomotiv BO, 04/10/2013

Il primo live della stagione fredda porta a Bologna un amico del Salotto Muzika: Dimartino. Fresco di pubblicazione, l’ep Non vengo più mamma è un ottimo pretesto per tornare a suonare live, testando alcune di quelle sonorità più elettroniche che tanto spiccano in questo ultimo lavoro discografico.
Il compito di aprire la serata è affidato a Giovanni Truppi. Napoletano di nascita e romano d’adozione, il trentenne impressiona il pubblico con il suo cantautorato sghembo. Portando sul palco i brani dal suo ultimo album
Il mondo è come te lo metti in testa, Truppi esagera con il personaggio perdendo l’essenza della musica. Solo con la sua chitarra Truppi risulta una caricatura che a molti stanca le orecchie troppo presto, tagliando in modo brusco quel sottile beneficio del dubbio che sempre si è disposti a sopportare di fronte a performance del genere: pazzo o genio?
Quella di Truppi non è stata una bella esibizione, perchè chi si accolla l’onere di salire su un palco deve dimostrare di saper fare qualcosa con qualità: Truppi lo saprebbe fare (lo aveva dimostrato con il suo precedente album
C’è un me dentro di me), quindi perchè bighellonare ancora con il cliché del cantautore stordito?
Poi sale sul palco Antonio Di Martino con la sua band composta da Giusto Correnti alla batteria e Angelo Trabace alle tastiere e synth. La differenza di suoni è abissale: può anche non piacere, ma la musica di Dimartino è innegabilmente avvolgente e completa. La melodia, sempre molto studiata per apparire semplicemente “bella”, funziona alla grande con il suo alternarsi di colori.
Se Truppi provoca l’ascoltatore, la musica di Dimartino lo accarezza e lo tira a sé giocando sui crescendo, sui ritornelli, e sulla bella voce di un cantante/paroliere di prima qualità. Calibrato anche quando urla nel canto, Dimartino è uno di quei pochi nel panorama musicale indipendente che di fronte ad un microfono sembra esserci nato.
Si inizia con Come le stelle, da Non vengo più mamma, poi Cambio idea, uno dei quattro brani portati in scaletta dall’esordio di Cara maestra abbiamo perso. Dimartino, così come Brunori Sas, ha il merito di essere riuscito a scrivere brani che sono quasi degli inni per una generazione povera di riferimenti, che sente il bisogno delle citazioni di Pasolini, Monicelli, Battisti, De Gregori e chi più ne ha più ne metta. Dimartino e la sua band lo fanno con eleganza e convinzione, senza mai apparire sforzati. Ascoltando Non voglio più imparare, Piccoli peccati, Cartoline da Amsterdam, Venga il regno il pubblico si sente unito nelle esperienze vissute, nell’ambiente che vede intorno a sé. E canta. Canta tutti i brani senza sbagliare una parola. Forse non impara nulla che sia oltre sé stesso, ma già soltanto scorgere il proprio volto riflesso in quei brani che lo fanno scuotere e ballare, è un lusso fresco e leggero, come un vestito estivo che la stagione ha chiuso nell’armadio.
L’emozione è palpabile come un generale senso di benessere: non c’è tensione ma distensione. Qualche brivido, forte e amaro, arriva quando Antonio canta “
vengano gli uomini neri pescati morti dal mare”, frase che, appena all’indomani dell’immane sciagura accaduta vicino alle coste di Lampedusa, suona come un fendente nel petto, come un’ennesima conferma che tutto ciò accade da veramente troppo troppo tempo.
I brani tratti da
Non vengo più mamma riescono ad integrarsi benissimo nella scaletta, nonostante il piglio decisamente più aggressivo: Non torneremo più alterna magnificamente il potente riff di basso e tastiere ai momenti più delicati del ritornello, ed in questi passaggi è racchiusa tutta la bravura di una band che dal vivo è meglio che su disco. La serata, prima di concludersi con L’amore sociale, tiene in serbo anche un’altra piccola perla, nera: Sobborghi di Piero Ciampi, cupa come il petrolio, bellissima.
La prima serata del Salotto Muzika si conclude dopo aver offerto al pubblico un live energico e di qualità con una band che riesce in tutto a convincere e far pensare che sì, meriterebbe molto più di ciò che ha già.

Virginina Miller + Elisa Genghini @Salotto Muzika – Locomoti B, 10/10/2013

Venga il regno è stato uno degli album più attesi della stagione per una band storica del panorama italiano. La prova del live è fondamentale, in questo caso, anche per comprendere al meglio l’album e gli stimoli che lo hanno forgiato. Il Salotto Muzika di Bologna si conferma luogo ideale per queste attesissime prime.
La serata è anticipata dall’esibizione di Elisa Genghini, prossima all’esordio discografico con il suo album
Catturarti è inutile.
Elisa sale sul palco con la sua chitarra acustica, accompagnata da Federico Trevisan (chitarra elettrica) ed Alessandro Gnudi (basso). La Genghini si siede su uno sgabello troppo alto per lei, e inizia a cantare e suonare decisa a superare l’imbarazzo iniziale. Canzoni d’amore che sfiorano l’ironia descrivendo in modo molto semplice la quotidianità di una coppia nel microcosmo della vita di una ragazza come tante. Ma il problema è proprio questo: cosa spinge a salire su un palco cantando la normalità che è di chiunque con le stesse parole che chiunque potrebbe usare? Elisa è carina nei modi, simpatica nelle canzoni, ma in questo live non è riuscita ad imprimere nulla che permane. Se però è vero che non si smette mai di crescere, se vorrà Elisa riuscirà a stupirci in futuro.
Sul palco i Virginiania Miller salgono dopo pochi minuti di attesa. La band al completo prende posizione: le prime note sono quelle di
Lettera di San Paolo agli operai. “Perché io, io credo in Dio / e credo in voi / Credo nel Partito Comunista / e nei Pink Floyd”. Nel silenzio della sala, queste parole semplici suonano perfette per questo live che dal pubblico è vissuto con un approccio quasi mistico, tanta è la fede riposta nella band.
Il concerto è volto a presentare
Venga il regno, e da qui si parte, senza lasciare indietro nemmeno un brano. L’algida bellezza di Due, il tepore di Una bella giornata, l’amore di Effetti speciali: tutti i brani suonano perfettamente immortali. Il set prosegue senza sbavature, eccezionale nella sua precisione ma forse povero di un certo trasporto stoppato dalla confidenza non ancora trovata sul palco con i nuovi brani. C’è attenzione, misura, cautela, cura in ogni nota, ma Simone Lenzi in quei brani c’è dentro da sempre, quindi è nei suoi occhi il trasporto e la passione.
La batteria di Valerio Griselli possiede la grazia capace di sostenere basso e chitarra ritmica (rispettivamente Daniele Catalucci e Antonio Bardi), mentre la tastiera di Giulio Pomponi riesce ad essere protagonista e gregario, sempre e comunque fondamentale così come la chitarra solista di Matteo Pastorelli che sa essere dolce ma anche scagliare fendenti.
Tutti i santi giorni e poi L’eternità di Roma chiudono la prima parte del live, poi arrivano gli evergreen. Uri Geller, La verità sul tennis, L’uomo di paglia, Formiche, brani che arrivano ad avere anche più di quindici anni e suonano freschi e sempre vivi.
I Virginiana Miller ora sono più sciolti, sorridenti, liberi da ogni costrizione e forti della loro esperienza. I brani scivolano uno dietro l’altro trascinando il pubblico. Simone Lenzi va a prendere la sua gente, la cerca con gli occhi e li coinvolge con uno sguardo. La voce diventa tonante ma anche morbida: è il tempo de
La carezza del papa e con essa tutta quella forza emozionale racchiusa in quel “segno di amore sicuro / di contatto e calore animale / senza tante parole”.
Dispetto
, Oggetto piccolo (a) e poi Acque sicure. Il pubblico non è sazio; gli applausi riportano i Virginiana Miller a calcare il palco del Locomotiv, sudati ma visibilmente felici.
La band livornese ci saluta con
Tutti al mare, esorcizzando la stagione fredda che avanza fuori da questo angolo di paradiso questa sera creato apposta per noi.

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