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Guida ragionata all’apocalisse: intervista a Lorenzo Castiglioni (Drunken Butterfly)

Epsilon è il nuovo album dei Drunken Butterfly che sarà pubblicato da Irma Recors. Con quest’intervista lasciamo spiegare a Lorenzo Castiglioni (voce, chitarre, tastiere, synth) cosa è e cosa contiene Epsilon nel suo profondo.
Il primo video estratto dal disco è stato realizzato sulle note e le parole di Risacca. Una registrazione semplice ed efficace, dove la band può esprime la propria potenza live, il furore e l’intensità dei temi trattati.
(Il video di Risacca è in streaming esclusivo per LostHighways.it; Epsilon è in streaming autorizzato; foto di Leonardo Rinaldesi; si ringraziano i Drunken Butterfly ed Irma Records per la collaborazione).

Siete arrivati al quinto album. Non è cosa da poco. Ne siete coscienti? In questa Italia, in tanti mollano il colpo molto prima…
Di anni ne sono passati parecchi da quando, con Fabrizio, abbiamo iniziato a suonare cover dei Nirvana nel garage sotto casa. Ma vedi, se fai musica in maniera onesta, sincera, si tratta di un’urgenza espressiva, di una necessità fisiologica, come mangiare e dormire. Non c’entrano le mode, l’eventuale successo che riesci ad ottenere ed il fatto che tu possa riuscire a far diventare la musica il tuo lavoro. Esiste soltanto l’amore incondizionato per la musica ed il fatto che proprio non riesci a stare senza provare, fare concerti e produrre dischi. I Drunken sono come una famiglia per me, e posso dire con certezza che tutti gli altri la pensano allo stesso identico modo.

Dopo il brillante risultato ottenuto con L’ultima risata, ora i Drunken Butterfly tornano in parte alle origini o almeno ad una certa urgenza espressiva. Mi sbaglio?
Il tour di sonorizzazione è stata un’esperienza fantastica e del tutto nuova, ma si è trattato comunque di una fase del nostro percorso artistico. La nostra tendenza è sempre stata quella di esplorare territori nuovi per ogni disco che produciamo, ci annoiamo a ripetere sempre gli stessi schemi e cerchiamo di sperimentare il più possibile con la strumentazione che utilizziamo, con l’approccio nei confronti dei brani che andiamo a comporre. In questi ultimi anni abbiamo esplorato i territori del rock più dilatato, psichedelico, ci siamo concentrati più che altro sulle melodie e sugli arrangiamenti. Ad un certo punto abbiamo sentito di esserci espressi al nostro meglio e di aver battuto quella strada in maniera completa. Ci è tornata la voglia di aggredire gli strumenti, di suonare una musica più potente, moderna e diretta. Un po’ come è stato ai nostri inizi, ma con l’esperienza maturata in dieci anni di attività.

L’innovazione che appare più lampante, anche ad un orecchio non particolarmente allenato, sicuramente è l’uso massiccio dell’elettronica,  sia nello sfondo che in primissimo piano. Come mai questa scelta?
L’utilizzo delle chitarre è diminuito, il pianoforte è praticamente sparito. Al contrario i sintetizzatori sono presenti in maniera massiccia, praticamente in tutti i brani. Abbiamo utilizzato addirittura delle apparecchiature da DJ. Durante la composizione di questo disco ho più volte sorriso pensando al fatto che, più che suonare strumenti, ho premuto pulsanti. Ci teniamo a precisare, però, che non abbiamo utilizzato, se non in rari casi, basi elettroniche: quello che senti nel disco è suonato da noi, e così sarà anche per quanto riguarda il live.

A tratti il fragore sfiora addirittura sonorità industrial: è qualcosa che da sempre avete nelle vostre corde o per voi è stata una nuova scoperta/necessità?
Un paio di anni fa io e Fabrizio abbiamo assistito al concerto degli Einsturzende Neubauten a Bologna: li conoscevamo già ma vederli dal vivo è stata una folgorazione. Tutta quella strumentazione creata da loro, vederla utilizzata in funzione di ogni singolo brano, ci ha dato degli stimoli incredibili. Oltre agli Einsturzende, amiamo da sempre i Nine Inch Nails, veri maestri nel mescolare l’elettronica ad un rock potente e sonorità industrial. Probabilmente queste sono state le influenze più importanti all’interno di questo disco, anche se noi cerchiamo sempre di cogliere il bello da tutto ciò che ascoltiamo, di frullarlo per poi imprimere il nostro personale marchio di fabbrica.

L’ultima risata è un disco particolarmente claustrofobico, ma spesso la sonorizzazione del film di Murnau ha imposto alcune aperture melodiche. In Epsilon il clima si fa ancora più asfittico: dove la melodia tenta di aprirsi un poco con la tastiera la batteria riesce subito ad ingabbiarla. Quali sono state le influenze durante la scrittura dei brani?
Hai colto perfettamente l’essenza del disco e le sue differenze rispetto a quello precedente. Ne L’Ultima Risata nascono prima le melodie, gli intrecci delle chitarre e del pianoforte, la sezione ritmica rifinisce il tutto in maniera elegante e raffinata. In Epsilon è esattamente il contrario: i brani nascono da una sezione ritmica granitica e agli altri strumenti è imposto di adeguarsi. Abbiamo sostanzialmente rovesciato il nostro modo di comporre, è stato un esercizio impegnativo, a volte anche difficile, ma altrettanto stimolante.

I testi, tornati ad essere co-protagonisti, raccontano di malesseri sociali ed interiori. Le emozioni più intime sono poste sullo stesso piano di alcune piaghe dell’umanità intera. Cosa vi spaventa del mondo e cosa vi affascina? Su cosa puntate la vostra attenzione, nel bene e nel male?
Noi crediamo che la società così come è strutturata ed organizzata in questo momento non può durare, è destinata al collasso. I politici hanno rovinato tutto, hanno dimenticato quali sono i loro doveri pensando solamente ad arricchirsi e a difendere i privilegi della casta. Oltre a questo, la produzione capitalistica ha causato dei danni irreparabili alla natura. Gli scenari post apocalittici, descritti da McCarthy nel suo romanzo  La Strada, non sono così improbabili e lontani. L’unica cosa che possiamo fare è cercare di proteggere i nostri cari e vivere una vita dignitosa.

Perchè “Epsilon”? Quale significato si cela dietro questo nome?
Epsilon in fisica rappresenta l’appartenenza dell’elemento all’insieme, e questo è un concetto che ci è piaciuto fin da subito. Questo disco è sicuramente il più corale che abbiamo mai realizzato, l’album in cui, più di ogni altro, ognuno di noi ha dato veramente il massimo. Oltre a questo, Epsilon è la casta più bassa nella società immaginata da Huxley nel suo Mondo Nuovo. È il gruppo sociale relegato a svolgere i lavori più degradanti e al quale viene somministrata una droga chiamata soma, che sostanzialmente annulla tutti i sentimenti, cancella le emozioni, rendendo così tutti innocui. Tutto il disco è fortemente impregnato di questi concetti: il controllo mentale, le nuove forme di dittatura che non si impongono più soltanto attraverso la violenza fisica, ma che si realizzano grazie a strumenti mediatici.

Risacca è il brano che oggi presentate in anteprima su LostHighways; ne è stato realizzato un video essenziale, che però ben rappresenta la potenza del brano stesso e del vostro nuovo suono. Si nota che indossate delle divise. Mi ricordano quelle rappresentate cinematograficamente nel film Nineteen Eighty-Four
Il richiamo è esattamente quello. Proprio per i temi trattati nel disco, abbiamo deciso che sarebbe stato particolarmente azzeccato e provocatorio indossare noi stessi delle divise, rappresentare la massificazione che caratterizza la società dei giorni nostri. Dopodiché abbiamo spinto il concetto ancora più oltre: abbiamo creato il codice a barre DRNKNBTTRFL e lo abbiamo stampato sia sulle nostre divise che sulle t-shirt del merchandising. Un po’ come nel film V per vendetta dove, ad un certo punto, tutti i cittadini cominciano ad indossare la maschera.

Per comprendere ancora meglio il vostro disco (ammetterete che non si tratta di un ascolto facile ed immediato), mi incuriosisce sapere come sono nati i brani: cosa è venuto prima? Musica o testi?
I testi sono stati l’ultima componente ad essere inserita nei brani. Inizialmente non sapevamo neanche se il disco sarebbe stato strumentale o cantato, e in quale lingua. Poi, con il passare del tempo, ci è apparso chiaro che con i testi i brani avrebbero acquisito una forza ancora maggiore. Io avevo già chiari in mente tutta una serie di concetti che avrei voluto esprimere in un disco, una serie di tematiche da trattare e situazioni da descrivere. Così ho iniziato a buttare giù le prime frasi e, nel giro di poco tempo, i testi erano belli e pronti.

Un brano si intitola Istanbul: un breve passaggio, inaspettatamente delicato ed affascinante. La città turca è nei vostri ricordi? Cosa ha evocato in voi?
Si tratta di un viaggio che ho fatto lo scorso Dicembre. Credo che Istanbul sia una delle città più affascinanti del mondo, sicuramente la più bella che abbia mai visto. L’atmosfera è surreale, con tutti quei muzlin che richiamano i fedeli alla preghiera tramite altoparlanti istallati in cima alle moschee; un ricordo che mi sono portato a casa e che ho poi inserito come sottofondo in Epsilon è proprio la registrazione di un muzlin durante la sua funzione nella Moschea Blu. Istanbul è un crocevia di razze, un luogo dove le culture occidentali ed orientali si mescolano come in nessun altro posto al mondo.

Chiudendo il cerchio e tornando al principio di questa intervista, ditemi in un flash cosa cancellereste dall’attuale sistema musicale italiano e cosa di buono già esistente andrebbe invece esaltato?
Il problema è che oggi suonare in Italia è diventata una moda, tutti producono dischi e vogliono suonare dal vivo. Molto spesso però non ci sono idee valide, si riduce tutto ad un “copiaticcio” di gruppi già esistenti. Credo che troppo spesso si sottovaluti il fatto che decidere di portare avanti un progetto musicale è un’impresa mastodontica. Ci vogliono passione, tempo e soldi da investire, serietà e determinazione, soprattutto oggi che un gruppo musicale va inteso come una sorta di macchina autarchica: non si tratta più soltanto di fare musica ma anche di avere idee di marketing, di curare tutti gli aspetti come l’immagine, il merchandising, i video, la parte internet. Ci vogliono competenze insomma.

Epsilon – Streaming

Risacca – Anteprima video

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