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Le Gros Ballon – What’s left of dreams: anteprima video

Le Gros Ballon sono Marco Capra e Francesco Campanozzi. Ecco cosa resta dei sogni è uno dei primi pezzi che hanno composto. La canzone li ha seguiti nel percorso creativo che li ha visti produrre un disco omonimo (Le Gros Ballon, CasaMedusa, aprile 2010) ed un EP (La Nuit, CasaMedusa, novembre 2010) in poco più di un anno. A lanciare l’EP fu la title-track La Nuit, accompagnata dal video realizzato da Stefano De Ponti. Oggi Ecco cosa resta dei sogni si veste della voce di Denise e prende forma d’immagine. Losthighways è lieta di ospitare l’anteprima video di What’s left of dreams, per la regia di Stefano De Ponti. Le Gros Ballon ce lo presentano. Buona visione.

Mi permetto di usare l’aggettivo gentile riferendomi al video. Come è nata l’idea?
Grazie, gentile è un bel modo di descrivere il video. In effetti volevamo che le immagini rispettassero in qualche modo l’atmosfera delicata e sognante, quasi immateriale, della canzone. L’idea del video di What’s left of dreams è nata insieme a Stefano De Ponti, videomaker, musicista e amico di lunga data. Ci piaceva l’idea d’animare una storia che avesse uno sviluppo ciclico, una  metafora della vita stessa: l’attesa attraverso il sonno; la nascita attraverso il risveglio; le esperienze che viviamo quasi fossero aspirazioni, miraggi; la fine che ci insegue e che poi fine non è, perché forse è ancora un sogno in divenire. Anche il cinema che amiamo si ispira molto spesso al sogno, così come fanno Michel Gondry o Spike Jonze. Stefano è riuscito a tradurre molto bene il progetto che avevamo in mente in immagini, affidandosi alla tecnica del passo uno e facendo un lungo e minuzioso lavoro.

È molto interessante la sua evoluzione, come l’incipit e la chiusa riescono a coincidere nello spazio segnato da simboli. Immancabile, il pallone…
Sì, il pallone – la mongolfiera rossa, come ci piace chiamarla – è il nostro simbolo ed è uno dei possibili significati del nostro nome, Le Gros Ballon. Ci piace immaginare questo pallone volare, senza peso, in terre sconosciute, così come la nostra musica cerca di fare. Fin dall’inizio del progetto l’idea di associare il nostro nome alla mongolfiera ci ha rapito: è un mezzo che permette di volare piano, dall’alto si possono avere punti di vista differenti da quello che si ha ancorati a terra. Tornando al video, ecco il gufo, simbolo antico di saggezza, ma anche di morte, che ci accompagna nel cambiamento. I pesci nuotano in un’acqua viva, così fertile da nutrire la terra e l’albero dell’illusione, e sono anche loro simbolo di mutamento, poiché testimoni del viaggio. Le foglie nel loro tempo rigoglioso e nella loro caduta: potremmo essere noi queste foglie, protagonisti fluttuanti di una strana realtà, sospesi tra il reale e l’apparenza. Ecco i sogni, le nostre aspirazioni, una rivoluzione ciclica che sentiamo iniziare e finire nel tempo di una notte, di cui ci rimane una impercettibile scia nella memoria, pochi istanti chiarissimi che poi si fanno nebbia.

Rappresentazione e musica. Quali scelte presuppongono? Può l’immagine definire una direzione nel percorso musicale di un artista?
Immagini e musica hanno per noi un intreccio stretto. Nei live sul palco con noi c’è Antonello Raggi (Yellow Capra, Matita, Satanismybrother) che, oltre ad intervenire musicalmente con synth e percussioni, si occupa della parte visuale curando le immagini che accompagnano il live, anche creandole ad hoc mentre stiamo suonando con riprese in tempo reale. Antonello riesce a trasporre ciò che avviene tra noi e i nostri strumenti in qualcosa che altrimenti non si potrebbe vedere. E’ l’immediatezza della rappresentazione ad interessarci: noi siamo parte di qualcosa che viene riprodotto anche nello stesso momento in cui avviene. E’ un invito a non guardare a noi mentre suoniamo: ciascuno, all’interno di questa visione, è libero di seguire il proprio film, di immaginare la propria trama. La nostra musica si è prestata varie volte a diventare colonna sonora. Due documentari hanno scelto i nostri brani: Il lupo in calzoncini corti di Nadia Dalle Vedove e Lucia Stano (delle quali andiamo fieri, perché vincitrici del Premio Migliore Documentario al Festival Mix 2011 di Milano) e Ciao Italia di Fausto Caviglia e Barbara Bernardi. Per un terzo documentario girato in Sudan, Testimoni occasionali, Ruggero Longoni ci ha affidato la composizione dell’intera colonna sonora; sono almeno una trentina di brani che ci piacerebbe pubblicare in futuro.

What’s left of dreams vede la partecipazione di Denise. È lei a dare voce al sogno. Come ha preso vita la canzone?
What’s left of dreams è in realtà uno dei primissimi brani che abbiamo composto, nel caldo luglio milanese di due anni fa. Il brano è nato nella prima sessione di pura improvvisazione, quella che ha dato vita al progetto e che ci ha portato a realizzare il nostro primo e omonimo album. Tra le quattordici tracce del disco, Ecco cosa resta dei sogni è piaciuta molto a Denise. All’epoca ci siamo conosciuti tramite MySpace  e dopo uno scambio stimolante di mail si è arrivati ad un provino in versione cantata. Ci siamo finalmente incontrati di persona nello studio di CasaMedusa (il nostro quartier generale a Milano). Lì è nata What’s left of dreams nella versione che sentite nel video e che è contenuta nell’EP La Nuit. E’ stata una collaborazione spontanea e piacevole. Ci siamo poi incontrati di nuovo l’anno scorso sul palco della rassegna musicale Neverland d’inverno e lì abbiamo presentato il brano insieme per la prima volta dal vivo.

Il pezzo è tratto da La nuit, EP uscito nel 2010 per CasaMedusa. Dobbiamo aspettarci un prossimo album? Quali altri progetti avete in fieri?
Certamente! Dopo l’album omonimo e l’EP La Nuit arriverà a breve un nuovo disco. Per ora possiamo anticipare che, come il primo, è frutto dell’improvvisazione allo stato puro: raccoglie le idee, le ispirazioni e gli strumenti più diversi. Stiamo ultimando sovraincisoni e mix dei brani in studio proprio in questi giorni, saranno una ventina circa. Contiamo di fare uscire l’album quest’inverno. E’ stato concepito sulle rive del lago di Bolsena, in giornate di totale immersione nella musica, accompagnati dal cibo e dal buon vino della Tuscia, e dalla placida calma delle rive del lago. Questa cornice ha influenzato molto l’ispirazione delle improvvisazioni. Esiste infatti tra i brani un filo conduttore, almeno è quello che percepiamo noi, visto da diversi punti di vista: l’acqua e la sensazione di navigare verso qualcosa di sconosciuto. Un nuovo viaggio, insomma.

What’s Left Of Dreams – Video

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