Home / Recensioni / Album / Purge The Weevil From Your Midst– Hum of Gnats

Purge The Weevil From Your Midst– Hum of Gnats

Oramai il sottobosco dei cosiddetti bedroom artists che perlustrano le sterminate possibilità del do it yourself in esoteriche produzioni solitarie da cameretta sta diventando anche in Italia un foltissimo mondo nascosto tutto da investigare e che sa celare sorprese ben lontane, spesso, dall’essere periferiche e di poco conto. Ezio Piermattei, artista abruzzese attivo ormai sulle scene indipendenti da almeno tre anni, è una di quelle realtà che ci pare sempre piacevole investigare e approfondire. Dopo una prima parentesi rock con i suoi Levis Hostel, sposa devozioni d’avanguardia colta proprio lo scorso anno con la creatura multiforme Poisucevamachenille, in cui palesa personali languori e propensioni verso un modo di comporre musica senza sovrastrutture, partendo da un approccio dissimulatore e quasi anarchico. Hum of Gnats rilancia la posta e marcia in direzione di una prassi ancor più radicale e sperimentale di composizione, ricchissima di samples, accostamenti bizzarri, rovesciamenti di fronte che mai danno l’idea di uscir fuori dal contesto (o di restarci troppo a lungo). Un lavoro psichedelico ma sempre più lontano da un modelling rock-oriented della psichedelia e sempre più vicino a un discorso avanguardistico, per come negli anni ’70 poteva esserlo quello di un Battiato ingiustamente marginalizzato in opere come M.lle Le Gladiator e Clic. Si passa dalle tetre intemperanze dadaiste e concrete devote forse a L’œuvre Musicale di  Pierre Schaeffer presenti in Hop Score, che da un momento all’altro pare quasi possano implodere e crollare su loro stesse, al ritualismo voodoo denso di fumogeni di Hex-exercises in Stalinism, alle serigrafie droniche quasi free-jazz alla Albert Ayler di Hey, Rube!, che chiudono in un accoratissimo ritualismo d’organo e coro nella parte conclusiva, alla degna chiusura di Hat, Infundibuliform Hat che si abbandona ad una giungla di tribalismi, sincopi, scriccioli dissonanti, baccanali casuali e chi più ne ha più ne metta.
Se dovesse seguire la parabola battiatesca dagli esperimenti ai capolavori pop, dovremmo aspettarci anche da lui l’evoluzione da bruco a farfalla che, quantomeno, lo porterebbe ad uscire dai soliti bunker maleodoranti dell’anonimato. Per ora ci limitiamo a dire che, per il secondo lavoro di fila, il nostro si impone come uno degli sperimentatori più talentuosi del Bel Paese. Domani poi chissà.

Credits

Label: Strungaphone Recordings – 2011

Line-up: Ezio Piermattei (clarinet, piano, percussion, viola, synthesizer, plastic bouzouki, accordion, sampler, guitar, recorder, vocals) – Napo Camassa (soprano sax on Hop Score)

Tracklist:

  1. Hop Score
  2. Hex-exercises in Stalinism
  3. Hey, Rube!
  4. Hat, Infundibuliform Hat

Links:Bandcamp

Ti potrebbe interessare...

recensione_giuseppefiori-spazidivitascomodi_IMG_201711

Spazi di vita scomodi – Giuseppe Fiori

Giuseppe Fiori esordisce con Spazi di vita scomodi, il suo primo album solista. In realtà …

Leave a Reply